Psicologia e Obiettivi Sostenibili: Viaggio al Cuore della Ricerca Globale!
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un’avventura affascinante nel mondo della ricerca. Vi siete mai chiesti come la psicologia, quella disciplina che studia la mente e il comportamento umano, possa aiutarci a costruire un futuro migliore e più sostenibile? Beh, io sì! E così mi sono tuffato/a in un’analisi approfondita, una specie di “mappatura” della scienza, per capire esattamente quale sia il contributo della psicologia agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) fissati dalle Nazioni Unite.
Ricordate gli SDGs? Sono quei 17 obiettivi ambiziosi che l’ONU ha lanciato nel 2015 per “trasformare il nostro mondo” entro il 2030. Parliamo di sconfiggere la povertà (SDG 1) e la fame (SDG 2), garantire salute e benessere (SDG 3), istruzione di qualità (SDG 4), parità di genere (SDG 5), acqua pulita (SDG 6), energia sostenibile (SDG 7), lavoro dignitoso (SDG 8), innovazione (SDG 9), ridurre le disuguaglianze (SDG 10), città sostenibili (SDG 11), consumo responsabile (SDG 12), lotta al cambiamento climatico (SDG 13), proteggere la vita sott’acqua (SDG 14) e sulla terra (SDG 15), promuovere pace e giustizia (SDG 16) e rafforzare le partnership globali (SDG 17). Un programma enorme, vero?
La psicologia entra in gioco perché, alla fine dei conti, raggiungere questi obiettivi dipende moltissimo dai nostri comportamenti, dalle nostre scelte, dalle nostre motivazioni. Come mai adottiamo (o evitiamo) comportamenti sostenibili? Come possiamo incoraggiare azioni più rispettose dell’ambiente? Come percepiamo i rischi ambientali? La psicologia ha gli strumenti per indagare tutto questo e per sviluppare strategie efficaci, sia a livello individuale che collettivo, influenzando anche le decisioni politiche.
Svelare i Segreti della Ricerca: Come Abbiamo Fatto?
Per capire come la psicologia si sta muovendo in questo campo, ho usato un metodo chiamato analisi bibliometrica. Immaginate di fare i detective della scienza: si raccolgono tutti gli studi pubblicati su un certo argomento (in questo caso, psicologia e SDGs) da un grande database scientifico (ho usato il Web of Science Core Collection, WoSCC) e si analizzano i dati. Chi pubblica di più? Su quali argomenti specifici? Da quali paesi? In quali riviste? Quali sono le parole chiave più usate?
Ho utilizzato anche un software fighissimo, VOSviewer, che crea delle mappe visive per mostrare le connessioni tra ricercatori, paesi, parole chiave. È un po’ come creare la mappa stellare della ricerca! Abbiamo setacciato migliaia di pubblicazioni fino al 20 dicembre 2023 per avere il quadro più aggiornato possibile.
La Psicologia e gli Obiettivi: Dove si Concentra l’Attenzione?
Allora, cosa abbiamo scoperto? Prima di tutto, un dato impressionante: su oltre 750.000 studi di psicologia analizzati, una fetta consistente si collega agli SDGs. E qual è l’obiettivo che attira di più l’attenzione degli psicologi? Rullo di tamburi… l’SDG 3: Salute e Benessere! Ben il 33,06% degli studi psicologici legati agli SDGs si concentra su questo tema cruciale: assicurare una vita sana e promuovere il benessere per tutti, a tutte le età. Non sorprende, visto che la salute mentale e il benessere psicologico sono al centro della nostra disciplina.
Un altro dato interessante è che la maggior parte degli studi (36,90%) rientra nella categoria della “psicologia multidisciplinare”. Questo significa che gli psicologi non lavorano isolati, ma collaborano sempre più spesso con esperti di altre discipline per affrontare le complesse sfide della sostenibilità. È un segnale fantastico!
E quando sono stati pubblicati questi studi? C’è stato un vero e proprio boom nel 2022 (25,4% del totale), anche se le prime ricerche risalgono addirittura al 1993! Questo picco recente, probabilmente influenzato anche dalla pandemia di COVID-19 che ha acceso i riflettori sulla salute globale e sulle interconnessioni mondiali, dimostra un interesse crescente e urgente per questi temi. La maggior parte delle pubblicazioni sono articoli di ricerca (77,40%).

Chi Fa Ricerca e Dove? Uno Sguardo Globale
La ricerca psicologica sugli SDGs è un fenomeno globale. Abbiamo trovato studi provenienti da ben 77 paesi! Gli Stati Uniti sono in testa con il 17,02% delle pubblicazioni, seguiti a ruota dalla Cina (14,89%) e dalla Spagna (10,37%). Le percentuali sono abbastanza vicine, segno di un interesse diffuso.
Tuttavia, quando si guarda alla lingua, la situazione è molto meno equilibrata: il 97,34% degli studi è pubblicato in inglese. Questo è un classico nel mondo scientifico, ma solleva interrogativi sull’accessibilità della ricerca per chi non padroneggia questa lingua.
La cosa più incoraggiante è la collaborazione internazionale. Abbiamo identificato ben 187 collegamenti tra paesi diversi che lavorano insieme su questi temi, formando 12 “cluster” principali di collaborazione. Paesi come Australia, Brasile e Germania sembrano essere particolarmente attivi nel creare ponti con ricercatori di altre nazioni. Questo approccio collaborativo è fondamentale, perché le sfide della sostenibilità non conoscono confini. Affrontarle richiede sforzi coordinati e la condivisione di conoscenze diverse, tenendo conto anche delle specificità culturali che influenzano i comportamenti “pro-ambiente” nelle diverse società.
Autori e Riviste: Chi Guida la Danza?
Chi sono i ricercatori più prolifici in questo campo? Analizzando autori con almeno una pubblicazione e una citazione, emerge il nome di Annamaria Di Fabio dell’Università di Firenze, con 6 pubblicazioni e una media di 6 citazioni per articolo. È interessante notare, però, che ci sono autori con meno pubblicazioni ma un numero di citazioni più alto, indicando un impatto significativo dei loro lavori. Le reti di co-autorship mostrano due cluster principali di collaborazione tra ricercatori.
E dove vengono pubblicati questi studi? La rivista Frontiers in Psychology è quella che ospita il maggior numero di articoli sugli SDGs (ben 90!). Tuttavia, se guardiamo alle citazioni, è il Journal of Community e Applied Social Psychology a spiccare, suggerendo che i suoi articoli abbiano avuto una risonanza maggiore nella comunità scientifica. Questo potrebbe dipendere da vari fattori, come le politiche di accesso aperto della rivista o il numero di database in cui è indicizzata, che ne aumentano la visibilità. La scelta della rivista, quindi, non è solo una questione di prestigio, ma può influenzare concretamente la diffusione e l’impatto della ricerca.

Le Parole Chiave: Di Cosa Parliamo Davvero?
Analizzare le parole chiave usate dagli autori è come origliare le conversazioni della comunità scientifica. La parola chiave più usata, ovviamente, è “sustainable development goals“. Ma emergono anche temi centrali come “climate change” (cambiamento climatico), “decent work” (lavoro dignitoso), “positive psychology” (psicologia positiva), “motivation” (motivazione), “social sustainability” (sostenibilità sociale) e “green innovation” (innovazione verde).
Tra i concetti psicologici più frequenti troviamo “mindfulness”, “depression” (depressione), “cognitive style” (stile cognitivo) e “biases” (pregiudizi). Questo ci dice che la ricerca si concentra molto su come i nostri stati mentali, le nostre emozioni e i nostri modi di pensare influenzano (e sono influenzati da) le questioni di sostenibilità. Dal punto di vista metodologico, spiccano “qualitative research” (ricerca qualitativa) e “machine learning”. La presenza di paesi specifici come Cina e Ghana tra le keyword suggerisce anche l’esistenza di studi con un focus regionale.
Cosa Significa Tutto Questo? E Adesso?
Questa analisi ci dice chiaramente che la psicologia sta dando un contributo importante agli SDGs, specialmente nell’area della salute e del benessere. La tendenza verso studi multidisciplinari e collaborazioni internazionali è un segnale molto positivo. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare.
La forte concentrazione sull’SDG 3, seppur comprensibile, lascia un po’ indietro altri obiettivi altrettanto cruciali dove la psicologia potrebbe dire la sua, come la lotta alla fame (SDG 2), la promozione di energia pulita (SDG 7) o il lavoro dignitoso (SDG 8). C’è un potenziale enorme e ancora poco esplorato.
Inoltre, dopo il picco del 2022, sembra esserci stato un leggero calo nel numero di pubblicazioni nel 2023. È un dato su cui riflettere: forse le risorse si sono ridotte? L’attenzione si è spostata altrove dopo l’emergenza pandemica? È fondamentale mantenere alta l’attenzione e l’impegno.

Un Appello all’Azione (e Qualche Limite)
Cosa possiamo fare, dunque? Noi ricercatori dovremmo:
- Concentrarci sugli SDGs meno studiati, integrando prospettive psicologiche con altre discipline.
- Condurre più studi longitudinali per capire gli effetti a lungo termine degli interventi sulla sostenibilità.
- Promuovere ancora di più le collaborazioni internazionali.
- Scegliere con cura le riviste per massimizzare la visibilità dei nostri lavori.
Ma non basta. I decisori politici dovrebbero:
- Integrare le conoscenze psicologiche nella progettazione delle policy, sfruttando i principi della scienza comportamentale per renderle più efficaci.
- Investire di più nella ricerca psicologica applicata alla sostenibilità.
- Aumentare la cooperazione internazionale e finanziare università e ricercatori impegnati su questi fronti.
Certo, anche questo studio ha i suoi limiti. Abbiamo analizzato solo un database (WoS), escludendo magari ricerche pubblicate su riviste nazionali o in altre lingue. E le parole chiave usate potrebbero non aver catturato proprio tutto. Ma credo che offra comunque una panoramica preziosa.
In conclusione, la psicologia ha un ruolo vitale da giocare nella partita per un futuro sostenibile. Stiamo già facendo molto, soprattutto per quanto riguarda la salute e il benessere, ma possiamo e dobbiamo fare di più, esplorando nuovi territori e lavorando insieme, oltre i confini disciplinari e geografici. La sfida è enorme, ma la comprensione della mente umana è una delle chiavi più potenti che abbiamo per affrontarla.
Fonte: Springer
