Un gruppo eterogeneo di scienziati e operatori, uomini e donne, collabora attivamente in un contesto di ricerca sul controllo vettoriale in Africa. Fotografia di reportage, obiettivo da 50mm, luce naturale filtrata, che cattura l'interazione e la diversità del team. Toni neutri con accenti di colore vivace dalle attrezzature.

Uomini e Donne nella Lotta ai Vettori in Africa: Missione Inclusività Possibile?

Amici, oggi vi porto in un viaggio affascinante, e a tratti complesso, nel cuore dell’Africa, per parlare di un tema cruciale: l’inclusività di genere nel controllo dei vettori. Sapete, quelle zanzare e altri insetti che trasmettono malattie come la malaria. Un campo storicamente dominato dagli uomini, ma dove, per fortuna, le cose stanno iniziando a cambiare. Ma come? E quali sono le vere sfide e opportunità viste dagli occhi di chi ci lavora ogni giorno, uomini e donne?

Uno studio recente ha cercato di fare luce proprio su questo, intervistando e sondando ricercatori, tecnici, studenti e operatori del settore in ben 16 paesi africani, con un focus particolare sulla Tanzania. E credetemi, i risultati sono uno spaccato di vita reale che fa riflettere.

Un Mondo (Ancora) a Tinte Maschili, Ma con Sfumature Interessanti

Partiamo dai numeri, che spesso parlano chiaro. Beh, salta subito all’occhio una disparità notevole: il 70,3% degli uomini ha ricoperto ruoli di leadership, contro solo il 40,7% delle donne. In generale, gli uomini sono la maggioranza nella maggior parte dei ruoli nel controllo vettoriale. C’è un’eccezione interessante nel mondo accademico, dove fino al master si mantiene una certa parità, ma poi, a livello di dottorato, la bilancia pende di nuovo verso gli uomini.

E il matrimonio? Sembra pesare di più sulle spalle femminili. Pensate che il 44,1% delle donne impiegate nel settore è nubile, rispetto al solo 18,7% degli uomini. Questo dato, da solo, ci dice già molto sulle pressioni e sulle scelte che le donne si trovano ad affrontare.

La maggior parte degli intervistati, sia uomini che donne, concorda su un punto: i team misti rafforzano il coinvolgimento della comunità. Un aspetto fondamentale, perché se non coinvolgi le persone, le campagne di prevenzione servono a poco. Tuttavia, quando si parla di creatività, costi e morale del team, le opinioni divergono. Alcuni sostengono che conti solo il merito, altri vedono la diversità come essenziale per ottenere risultati migliori. Le donne, in particolare, tendono a respingere con più forza l’idea che l’inclusività sia inefficace o addirittura dannosa.

Gli Ostacoli Quotidiani: Norme Culturali e Bilanciamento Vita-Lavoro

Ma quali sono gli scogli più grandi verso una vera inclusività? Le risposte sono un mix di fattori culturali e pratici.

  • Norme culturali: In molte comunità, l’idea che una donna partecipi a lavori sul campo che richiedono di passare la notte fuori casa è ancora un tabù. Questo limita enormemente le opportunità di carriera per molte professioniste.
  • Pressioni lavoro-famiglia: La cura dei figli e della casa ricade ancora prevalentemente sulle donne. Conciliare questi impegni con un lavoro esigente, che spesso richiede trasferte, è una vera impresa.
  • Strutture di supporto carenti: Spesso mancano banalmente strutture adeguate sul posto di lavoro, come stanze per l’allattamento o flessibilità oraria.

Gli uomini, dal canto loro, riconoscono i benefici di lavorare con colleghe donne, ma sottolineano anche le difficoltà legate alle aspettative sociali e alla necessità di adattare l’ambiente di lavoro. Ad esempio, alcuni uomini hanno raccontato di come le attività sul campo, spesso faticose e in luoghi remoti, debbano talvolta “rallentare” per accomodare le colleghe, o di come si debbano gestire mariti “gelosi”.

Interessante notare come molti partecipanti abbiano sottolineato che certe attività, per la loro natura o per le richieste fisiche, sembrano più adatte a un genere specifico. Pensiamo alla cattura di zanzare con esche umane (human landing catches), all’irrorazione di insetticidi in fiumi o al dormire in capanne sperimentali per attrarre zanzare. Un ricercatore maschio ha detto: “L’equilibrio di genere potrebbe apparire diverso in vari compiti e ruoli nel controllo vettoriale, ma le istituzioni dovrebbero mirare a raggiungere livelli accettabili di rappresentanza di genere nel personale complessivo.” Un’altra leader di progetto donna ha aggiunto: “Gli uomini sono molto utili nelle attività che richiedono molta energia fisica, mentre le donne sono preziose per attività che necessitano di particolare vigilanza perché, il più delle volte, hanno un occhio per i dettagli e sono più meticolose rispetto agli uomini. Trovo che avere un team composto da uomini e donne sia la cosa migliore.

Un team misto di operatori sanitari, uomini e donne, che lavorano sul campo in un villaggio africano per il controllo dei vettori. Alcuni preparano attrezzature, altri parlano con i membri della comunità. Luce naturale del tardo pomeriggio, obiettivo da 35mm per un ritratto di gruppo in azione, con profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo del villaggio. Colori caldi e terrosi.

Molti hanno anche evidenziato come le ragazze vengano spesso scoraggiate fin da piccole dallo scegliere materie scientifiche, percepite come “difficili” e “impegnative”, interferendo con le responsabilità sociali come la maternità e la cura. E non è raro che il numero di impiegate diminuisca quando iniziano a formare una famiglia.

La Questione Delicata delle Molestie e della Violenza di Genere

E qui tocchiamo un nervo scoperto. Sebbene la stragrande maggioranza (84,1%) abbia dichiarato di non aver mai subito violenza di genere, le donne sono risultate più propense a denunciare casi di molestie sessuali. Dei 23 intervistati che hanno riportato esperienze di violenza di genere (GBV), il 52,2% ha subito molestie sessuali. E la cosa più preoccupante? Il 73,9% di chi ha subito GBV non ha denunciato l’incidente. I motivi? Mancanza di conoscenza su dove denunciare, paura di perdere il lavoro, vergogna, sfiducia nel sistema giudiziario.

Le donne intervistate hanno parlato della necessità che le istituzioni definiscano chiaramente cosa sia la molestia sessuale, un termine spesso ambiguo. Hanno espresso frustrazione per la mancanza di procedure di denuncia e di supporto per le vittime, sottolineando come, anche quando si denuncia, si finisca per essere giudicate per come ci si vestiva o ci si comportava. Una scienziata ha raccontato: “Personalmente ho subito molestie sessuali… non ho potuto denunciare o dire a nessuno perché prima di tutto mi sono incolpata, pensando a cosa avrei potuto fare per fargli pensare che fosse quello che volevo.

Gli uomini, d’altro canto, hanno espresso la sensazione che ci siano doppi standard nel trattare le denunce di molestie, che tenderebbero a favorire le donne. Alcuni hanno parlato di false accuse da parte di donne che non volevano lavorare. Inoltre, lo status quo sociale, che dipinge la mascolinità come forte, impedisce agli uomini di denunciare, poiché verrebbe visto come un segno di debolezza. “È molto difficile per un uomo parlare di una cosa del genere o, peggio ancora, denunciarla, perché anche se dici ai tuoi colleghi uomini che una donna mi ha molestato, ti riderebbero in faccia,” ha confidato uno scienziato.

Leadership e Preferenze: Conta il Genere del Capo?

Più della metà degli intervistati ritiene che il genere del proprio manager influenzi significativamente l’ambiente di lavoro. Alcune donne preferiscono leader donne perché si sentono più comprese e supportate, soprattutto su questioni specifiche femminili. “È importante che le donne siano in posizioni di leadership nel controllo vettoriale perché a volte un uomo non può capire le difficoltà o le cose che magari le donne più giovani stanno vivendo,” ha detto una scienziata. Altre, invece, sono indifferenti o addirittura preferiscono capi uomini, temendo che alcune donne in posizioni di potere possano diventare ostili verso altre donne per paura della competizione, dato che le opportunità di leadership femminile sono ancora scarse.

Una ricercatrice ha condiviso un’esperienza amara: “Le donne che pensavamo ci avrebbero supportato… sono state invece le stesse persone che ci hanno alienato, accusandoci di voler rubare i loro mariti e dicendoci di sopportare diverse ingiustizie… Questo è il motivo per cui preferirei un supervisore maschio a uno femmina.

Quando si è trattato di preferenze per i membri del team, le opinioni erano variegate: alcuni non avevano preferenze purché la persona fosse qualificata, altri preferivano un team bilanciato, altri ancora team di soli uomini o sole donne, spesso basandosi su stereotipi su cosa uomini e donne “possono” o “non possono” fare.

Un ufficio moderno e luminoso in un'istituzione di ricerca africana. Una donna è seduta alla sua scrivania, assorta nel lavoro al computer, mentre sullo sfondo, in una sala riunioni vetrata, si intravede un gruppo di colleghi, uomini e donne, in una discussione animata ma costruttiva. Macro lens, 60mm, focus sulla donna in primo piano, illuminazione controllata per evidenziare la serietà e la concentrazione.

La Strada Verso l’Inclusività: Cosa Si Può Fare?

Nonostante le sfide, la consapevolezza dell’importanza dell’inclusività sta crescendo. Ma come trasformare questa consapevolezza in azioni concrete? Ecco alcune raccomandazioni emerse dallo studio:

  • Cambiamenti sistemici: Partire dal livello familiare, insegnando a ragazzi e ragazze che possono svolgere gli stessi compiti, fino alla formulazione e implementazione di politiche che promuovano ambienti equi.
  • Strutture e servizi “gender-sensitive”: Ad esempio, stanze per l’allattamento per le madri, orari di lavoro più flessibili per chi ha figli piccoli (sia madri che padri!).
  • Estensione del congedo di paternità: Per incoraggiare un maggiore coinvolgimento dei padri nella cura dei figli fin dai primi giorni. Si è parlato di estenderlo da 7 ad almeno 14 giorni.
  • Programmi di mentorship: Per favorire lo sviluppo professionale continuo, affiancando professionisti esperti a “mentee”.
  • Organismi indipendenti per le denunce di violenza di genere: Per superare la paura di ritorsioni se il molestatore è il proprio capo.

Una studentessa post-laurea ha riassunto bene il concetto di cambiamento sistemico: “Penso che tutti i sistemi inizino a livello familiare, dovremmo iniziare da noi stessi e da ciò che insegniamo ai nostri figli, ragazzi e ragazze dovrebbero imparare che entrambi possono fare le stesse cose…

Un Quadro Complesso, Ma Non Senza Speranza

Questo studio ci mostra un quadro complesso, dove le disparità di genere nel controllo vettoriale in Africa sono ancora significative, soprattutto ai vertici. Le norme culturali, le responsabilità familiari e le aspettative sociali pesano ancora molto, soprattutto sulle donne, limitandone la partecipazione e l’avanzamento di carriera.

Tuttavia, c’è una diffusa consapevolezza dei benefici dell’inclusività. La chiave, come suggerisce lo studio, è incorporare una “lente di genere” che tenga conto delle diverse prospettive ed esperienze di uomini e donne. Non si tratta solo di contare quante donne e quanti uomini ci sono, ma di capire i fattori che perpetuano le differenze e di progettare politiche e strategie per contrastarli a tutti i livelli.

C’è ancora molta strada da fare, ma studi come questo sono fondamentali per illuminare il cammino e guidare gli stakeholder verso la creazione di ambienti di lavoro veramente equi e, di conseguenza, programmi di controllo vettoriale più efficaci e sostenibili per tutti. Perché, alla fine, la salute è un diritto di tutti, e per garantirla serve il contributo di tutti, senza distinzioni.

Fonte: Springer

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