Concetto astratto della libertà umana rappresentato da una figura stilizzata che emerge da catene deterministiche spezzate verso una luce incerta e aperta, simboleggiando la lotta tra determinismo e libero arbitrio. Fotografia concettuale, obiettivo 50mm, profondità di campo ridotta per focalizzare sulla figura, toni contrastanti tra l'oscurità delle catene e la luminosità della possibilità.

Libertà: Un’Idea Intoccabile? Mettiamo alla Prova il ‘Punto di Vista Pratico’

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un’idea affascinante, un po’ filosofica ma con risvolti molto concreti: la nostra libertà. Sapete, alcuni pensatori, specialmente quelli che si ispirano a Kant, sostengono una cosa curiosa: la libertà non sarebbe una proprietà “reale”, qualcosa che abbiamo o non abbiamo come il colore degli occhi, ma piuttosto un’idea, un presupposto che siamo *costretti* ad adottare quando agiamo, quando decidiamo cosa fare. Lo chiamano il “punto di vista pratico”.

L’idea di base è furba: se la libertà è solo un modo di pensare necessario per agire, allora non importa cosa scopre la scienza sul nostro cervello o sul determinismo cosmico. La nostra sensazione di essere liberi sarebbe al sicuro, intoccabile dalle scoperte del “punto di vista teorico” (quello della scienza, dell’osservazione esterna). Bello, no? Una libertà a prova di bomba scientifica.

Però, come spesso accade quando qualcosa sembra troppo bello per essere vero, scavando un po’ emergono dei problemi. E non problemi da poco. In questo articolo voglio mostrarvi perché, secondo me, questa visione della libertà come “punto di vista pratico” non regge, nonostante il suo fascino iniziale. Metterò in luce due tipi di grattacapi: alcuni riguardano la metafisica (come funziona il mondo, in pratica) e altri l’epistemologia (cosa possiamo sapere).

La Visione di Korsgaard: Libertà al Riparo?

Per capire meglio, prendiamo una delle sostenitrici più brillanti di questa idea, Christine Korsgaard. Lei dice cose tipo: “Il pomeriggio si stende davanti a me, e devo decidere se lavorare o giocare. Supponiamo che tu possa prevedere cosa farò. Questo non ha alcun effetto su di me: devo comunque decidere cosa fare”. E aggiunge: “La libertà scoperta nella riflessione non è una proprietà teorica che può essere vista anche dagli scienziati che considerano la deliberazione dell’agente in terza persona e dall’esterno”.

Vedete i punti chiave?

  • La conoscenza teorica (anche la previsione perfetta delle mie azioni) non tocca la mia necessità pratica di decidere. La libertà pratica è isolata.
  • La libertà è una scoperta della riflessione, della prima persona, non qualcosa di osservabile dall’esterno come un fatto scientifico.
  • Non c’è un punto di vista “superiore” che decide quale sia quello “vero” (pratico o teorico). Esistono entrambi.

L’ambizione qui è enorme: salvare una concezione forte di libertà (non solo compatibile col determinismo, ma quasi trascendente) senza dover fare i conti con la scienza. Sembra quasi la quadratura del cerchio! Ma è qui che iniziano i dolori.

Primo piano di una persona che guarda intensamente un bivio su un sentiero nebbioso, simboleggiando la deliberazione e la scelta. Fotografia ritrattistica, obiettivo 35mm, profondità di campo accentuata, toni bicromatici seppia e grigio scuro per un'atmosfera riflessiva.

Problema Metafisico 1: L’Interazione Fantasma

Il primo grosso problema è l’interazione. Se la libertà è solo un’idea necessaria nel “punto di vista pratico”, come fa a interagire col mondo “reale”, quello descritto dal punto di vista teorico? Come può la mia decisione (presa sotto l’idea di libertà) causare un effetto nel mondo fisico?

Riprendiamo l’esempio di Korsgaard: decido di lavorare invece di giocare. Bene. Ma perché questa decisione si traduca nel fatto che io *effettivamente* mi metta a lavorare (un evento osservabile nel mondo teorico), ci deve essere un qualche tipo di impatto causale. Se il mondo teorico è completamente determinato, come dice Korsgaard (al punto che le mie azioni potrebbero essere prevedibili), allora la mia deliberazione “libera” sembra essere solo un teatrino mentale senza potere reale sul mondo. Devo *pensare* di essere libero per decidere, ma questa decisione non può cambiare il corso degli eventi già scritto. La libertà diventa inerte, incapace di plasmare l’esperienza.

E l’interazione funziona anche al contrario. L’esperienza, il mondo teorico, sembra influenzare eccome la nostra capacità di essere liberi e deliberare. Pensate agli effetti delle droghe: alcune sostanze possono compromettere gravemente la nostra capacità di ragionare e scegliere liberamente, altre (come certi farmaci) possono aiutarci a recuperarla. Come spieghiamo questo se i due punti di vista sono così separati? Se la libertà è solo un’idea pratica, come può essere potenziata o danneggiata da eventi fisici/chimici (teorici)?

Questa separazione netta rende difficilissimo spiegare come la nostra libertà influenzi il mondo e come il mondo influenzi la nostra libertà. E queste interazioni sembrano, beh, piuttosto reali e importanti!

Problema Metafisico 2: Chi Ha Diritto al Punto di Vista Pratico?

C’è un altro inghippo metafisico. Perché io, essere umano, devo agire “sotto l’idea di libertà” e la mia sedia no? Kant diceva che questo dipende dall’essere “esseri razionali con una volontà”. Ma aspettate un attimo… “essere razionale”, “avere una volontà”… non sono queste delle proprietà? Proprietà che sembrano descrivere come siamo fatti, cose che potremmo (almeno in linea di principio) osservare o studiare dal punto di vista teorico?

Korsgaard vuole evitare la metafisica, ma qui sembra cascarci dentro. Per spiegare perché alcuni esseri (noi) hanno un punto di vista pratico e altri (sedie, ragni) no, dobbiamo fare riferimento a capacità come la ragione, la riflessione, la deliberazione. Ma queste sono caratteristiche del mondo “reale”, teorico. Sembra quindi che il punto di vista pratico non sia così indipendente: sorge solo quando certe condizioni teoriche sono soddisfatte.

Questo mette in crisi l’idea che la libertà pratica sia al sicuro da qualsiasi scoperta scientifica. Se la scienza un giorno mettesse seriamente in dubbio la nostra capacità di ragionare o deliberare come pensiamo di fare, questo minerebbe la base stessa su cui poggia il punto di vista pratico. L’isolamento non è più così garantito.

Immagine macro ad altissimo dettaglio di un microchip complesso accanto a una cellula nervosa stilizzata, simboleggiando il confine sfumato tra determinismo fisico/teorico e capacità cognitive/pratiche. Obiettivo macro 90mm, illuminazione controllata per evidenziare texture e dettagli minuti.

Problema Epistemico: Come Faccio a Sapere Che TU Sei Libero?

Arriviamo all’ultimo grosso problema, quello della conoscenza (epistemologia). Se la libertà è, come dice Korsgaard, una “scoperta nella riflessione”, accessibile solo dalla prospettiva della prima persona (“io” che delibero), come faccio a sapere che gli altri sono liberi? Come faccio a sapere che tu, che stai leggendo, hai un “punto di vista pratico” e non sei solo un automa complesso?

Korsgaard afferma che la libertà non è una proprietà teorica visibile dall’esterno, scientificamente. Ma se è così, come distinguiamo nella nostra esperienza quotidiana tra esseri che consideriamo agenti liberi (altri umani adulti, tipicamente) e cose che non lo sono (ragni, sedie)? Lo facciamo continuamente! Osserviamo comportamenti, parliamo, interagiamo, e attribuiamo libertà e responsabilità. Sembra che usiamo proprio osservazioni “teoriche”, in terza persona, per farci un’idea della libertà altrui.

Vedo una persona in un negozio che confronta due pacchetti di caffè, sembra indecisa: sto osservando (dal punto di vista teorico, esterno) qualcuno che sta probabilmente deliberando (usando il suo punto di vista pratico). Certo, potrei sbagliarmi, ma spesso ci azzecchiamo. Questa conoscenza “terza persona” della libertà altrui è fondamentale per le nostre vite sociali e morali.

La visione di Korsgaard, enfatizzando la natura esclusivamente prima persona della libertà pratica, rende molto difficile giustificare queste nostre normalissime attribuzioni di libertà agli altri. Sembra quasi condannarci a una sorta di solipsismo pratico: sono sicuro della mia libertà (perché la presuppongo), ma non posso esserlo della tua.

Korsgaard, per difendersi, mescola un po’ le carte, mettendo nello stesso calderone “proprietà teoriche”, “scienziati” e “osservazione in terza persona”. Ma sono cose diverse! Si può parlare di proprietà teoriche senza essere uno scienziato, e si può avere conoscenza in terza persona che non è strettamente scientifica (come quando capisco che un amico è triste). E soprattutto, perché la libertà non potrebbe manifestarsi, almeno in parte, anche in queste dimensioni?

Gruppo di persone diverse che interagiscono e discutono animatamente attorno a un tavolo, visto da una prospettiva leggermente esterna. Fotografia sociale, obiettivo 24mm, bianco e nero cinematografico (film noir), che cattura espressioni e linguaggio del corpo suggerendo deliberazione condivisa e riconoscimento reciproco, ma con un'ombra di incertezza sulla conoscenza della libertà altrui.

Conclusioni: Abbandonare l’Isolamento

Alla fine della fiera, l’idea di isolare la libertà nel “punto di vista pratico” per proteggerla dalla scienza e dal determinismo, per quanto ingegnosa, sembra creare più problemi di quanti ne risolva.

  • Problemi metafisici: Rende inspiegabile come la libertà interagisca con l’esperienza e viceversa, e fatica a spiegare perché solo alcuni esseri abbiano questo punto di vista pratico senza ricorrere a proprietà teoriche.
  • Problemi epistemici: Rende difficile, se non impossibile, giustificare la nostra conoscenza della libertà altrui, fondamentale per la vita sociale e morale.

Forse, invece di cercare un isolamento impossibile, dovremmo cercare una visione della libertà che sia parte del mondo, che possa interagire con esso e che possa essere conosciuta, almeno in parte, anche dall’esterno. Questo potrebbe richiedere di ripensare sia la libertà sia la natura stessa (magari non è tutto così meccanicisticamente determinato come pensiamo?), come suggeriscono alcune correnti filosofiche (libertarismo, ad esempio).

Il tentativo di blindare la libertà in una fortezza “pratica” la rende forse sicura, ma anche isolata, inerte e difficile da riconoscere negli altri. Forse è ora di abbattere quei muri e vedere cosa succede. Che ne pensate?

Fonte: Springer

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