Immagine fotorealistica di una goccia di sangue che cade in una provetta, macro lens 100mm, illuminazione drammatica controllata, alta definizione, sfondo scuro.

Donare Sangue in Iran: Cosa Ci Spinge Davvero? Uno Sguardo Inaspettato alle Preferenze

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di fondamentale, un gesto che salva vite ogni giorno: la donazione di sangue. Sappiamo tutti quanto sia vitale avere scorte di sangue sicure negli ospedali, ma spesso, soprattutto in alcuni paesi, queste scorte scarseggiano. Come fare, allora, per incoraggiare più persone a compiere questo atto di generosità? La risposta non è sempre scontata e passa per la comprensione profonda di cosa spinge le persone a donare.

Proprio su questo tema mi sono imbattuto in uno studio affascinante condotto in Iran nel 2024, che ha cercato di capire le preferenze di studenti universitari e docenti riguardo alla donazione di sangue. Perché proprio loro? Perché rappresentano una fetta importante della popolazione, spesso giovane e istruita, e capire cosa li motiva può darci indicazioni preziose per campagne di sensibilizzazione più efficaci.

Il Contesto Iraniano: Un Sistema Basato sul Volontariato

Prima di tuffarci nei risultati, è interessante sapere che l’Iran ha una storia organizzata di trasfusioni che risale agli anni ’70, con la creazione dell’Organizzazione Iraniana per la Trasfusione di Sangue (IBTO). Un traguardo notevole è che, dal 2007, l’IBTO ha raggiunto il 100% di donazioni volontarie e non remunerate. Fantastico, no? Ogni provincia ha centri di raccolta dove il sangue viene prelevato, controllato rigorosamente per le infezioni trasmissibili, conservato e distribuito agli ospedali. Nonostante un buon tasso di donazione rispetto a paesi con reddito simile (nel 2017 si parlava di 26 donatori ogni 1000 persone), c’è sempre bisogno di capire meglio come mantenere e aumentare questi numeri, soprattutto considerando la crescente complessità delle cure mediche che richiedono più emoderivati.

Lo Studio: Capire le Preferenze con un Esperimento di Scelta

Ma come hanno fatto i ricercatori a “misurare” le preferenze? Hanno usato una metodologia chiamata Discrete Choice Experiment (DCE). In pratica, hanno presentato ai partecipanti (895 studenti intervistati faccia a faccia e 220 docenti tramite sondaggio online) una serie di scenari ipotetici di centri di donazione. Ogni centro aveva caratteristiche diverse, come:

  • Compensi monetari per i donatori
  • Test di screening standard
  • Donazioni in denaro a enti di beneficenza
  • Privilegi per i riceventi (es. priorità per i familiari)
  • Tempo di viaggio per raggiungere il centro
  • Certificati di donazione
  • Permessi lavorativi retribuiti (solo per i docenti)

I partecipanti dovevano semplicemente scegliere quale centro preferivano in ogni scenario. L’idea di base è che la scelta rivela cosa una persona valuta di più (la sua “utilità”). Hanno poi analizzato i dati separatamente per studenti e docenti usando modelli statistici specifici (logit condizionale e misto). Curiosità: solo l’11,5% degli studenti aveva donato almeno una volta, contro il 50,9% dei docenti!

Fotografia di un moderno centro trasfusionale in Iran, luce naturale morbida, persone diverse in attesa serena, obiettivo prime 35mm, profondità di campo.

Cosa Motiva gli Studenti? Sicurezza e Comodità al Primo Posto

E veniamo ai risultati per gli studenti. Cosa è emerso? Beh, preparatevi a qualche sorpresa. L’attributo più desiderato in assoluto non era il denaro, ma la garanzia di test di screening standard (coefficiente: 1.484). Questo ci dice quanto sia importante per loro la sicurezza del processo e, forse, anche ricevere informazioni sulla propria salute. Subito dopo, troviamo un fattore molto pratico: un tempo di viaggio breve, specificamente 15 minuti (coef: 1.023). La comodità conta, eccome! Al terzo posto, un incentivo più “sociale”: il privilegio di ricevere sangue per i propri familiari in caso di necessità (coef: 0.519). Infine, anche la possibilità che una somma di denaro venga donata a enti di beneficenza ha il suo peso (coef: 0.434). Il compenso diretto al donatore? Meno rilevante.

E i Docenti? Tempo, Permessi e Ancora Sicurezza

Passiamo ai docenti. Qui le priorità cambiano leggermente, riflettendo forse una fase diversa della vita e della carriera. L’attributo preferito è risultato essere un tempo di viaggio di 30 minuti (coef: 0.587) – un po’ più di tolleranza rispetto agli studenti, ma sempre un fattore chiave. Strettamente legato, al secondo posto, troviamo un incentivo molto concreto: 1,5 giorni di permesso lavorativo retribuito (coef: 0.584). Questo suggerisce che per i professionisti impegnati, il tempo “perso” per la donazione è una barriera significativa che può essere superata con un incentivo adeguato. Al terzo posto, ritroviamo i test di screening standard (coef: 0.578), confermando l’importanza della sicurezza anche per questo gruppo. Seguono poi il privilegio per i familiari (coef: 0.407) e le donazioni a enti di beneficenza (con una preferenza per somme più alte, coef: 0.398 per 600 milioni di IRR, circa 850 USD al cambio dell’epoca).

Primo piano macro 90mm di una provetta di sangue in laboratorio, illuminazione controllata, alta definizione, focus preciso sul campione, sfondo leggermente sfocato.

Incentivi Non Monetari: La Chiave del Successo?

Quello che trovo davvero interessante è che, per entrambi i gruppi, gli incentivi non monetari o quelli legati alla comunità (beneficenza, privilegi familiari) e alla praticità (tempo di viaggio, permessi) sembrano avere un ruolo predominante rispetto al compenso economico diretto. Questo è perfettamente in linea con i principi della Donazione Volontaria Non Remunerata (VNRBD), su cui si basa il sistema iraniano e quello di molti altri paesi. La maggior parte dei partecipanti, infatti, si è dichiarata disposta a donare senza alcun compenso (83,6% dei docenti e 75,9% degli studenti).

Questo non significa che gli incentivi non servano, anzi! Lo studio dimostra che sono ben accetti, ma devono essere quelli giusti. Capire queste sfumature è fondamentale per disegnare strategie di reclutamento mirate. Ad esempio, enfatizzare la qualità e la sicurezza dei controlli, migliorare l’accessibilità dei centri di donazione riducendo i tempi di viaggio, o negoziare permessi retribuiti potrebbero essere mosse vincenti.

Uno Sguardo Oltre i Confini e Qualche Riflessione

Questi risultati non sono isolati. Studi simili condotti negli Stati Uniti e in Germania hanno trovato preferenze analoghe, con il tempo di viaggio e i permessi retribuiti tra gli incentivi più apprezzati dagli studenti universitari. La questione dei compensi monetari diretti resta dibattuta a livello globale: sebbene alcuni paesi li usino, c’è la preoccupazione che possano attrarre donatori a rischio e compromettere la sicurezza del sangue. L’approccio iraniano, focalizzato sul volontariato e potenzialmente rafforzato da incentivi non monetari ben studiati, sembra quindi una strada promettente.

Certo, lo studio ha le sue limitazioni: è stato condotto in una specifica provincia e su un campione istruito, quindi generalizzare i risultati all’intera popolazione iraniana richiede cautela. Inoltre, gli scenari erano ipotetici. Tuttavia, ci offre spunti preziosissimi.

Scatto grandangolare 20mm di un calendario da ufficio con un giorno cerchiato 'Donazione Sangue - Permesso', luce da finestra laterale, focus nitido sul calendario.

In conclusione, questa ricerca iraniana ci ricorda che per promuovere un gesto così importante come la donazione di sangue, non basta fare appelli generici. Bisogna ascoltare le persone, capire cosa le motiva e cosa le frena, e adattare le strategie di conseguenza. Gli incentivi non monetari, legati alla sicurezza, alla comodità, al tempo e al senso di comunità, sembrano essere particolarmente potenti. Un messaggio importante per chiunque lavori nel campo della salute pubblica e per tutti noi, potenziali donatori.

Fonte: Springer

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