Pragmatismo nella Scienza dell’Implementazione: Perché la Tua Voce (Sì, Proprio la Tua!) è Fondamentale
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta molto a cuore e che, secondo me, è cruciale nel mondo della ricerca, specialmente quella che cerca di migliorare i servizi sanitari: la Scienza dell’Implementazione e il concetto di pragmatismo. Sembrano paroloni, vero? Ma aspettate, cerchiamo di capire insieme perché sono importanti e, soprattutto, perché la prospettiva di chi vive sulla propria pelle i sistemi sanitari – gli stakeholder, come li chiamano i ricercatori – è assolutamente vitale.
Cos’è questo “Pragmatismo” nella Ricerca?
Partiamo dalle basi. La Scienza dell’Implementazione è quel campo di studi che cerca di capire come far arrivare le scoperte scientifiche e le buone pratiche nella vita reale, nei servizi di tutti i giorni. Bello, no? Il problema è *come* farlo funzionare davvero. Qui entra in gioco il pragmatismo. In questo contesto, “pragmatico” significa che i metodi usati per implementare questi cambiamenti devono essere pratici, utili, adatti al mondo reale e alle persone coinvolte.
Finora, però, c’è un “ma”. Spesso, la definizione di pragmatismo usata in questo campo è stata un po’… ristretta. È stata ereditata dal movimento della “evidence-based healthcare” (la sanità basata sulle prove di efficacia), che è importantissimo, per carità, ma tende a concentrarsi molto su dati quantitativi, misurazioni oggettive, e pareri di “esperti”. Si sono sviluppati strumenti, come le scale psicometriche, per misurare quanto “pragmatico” sia un metodo. Pensate a scale come la “PAPERS” (Psychometric and Pragmatic Evidence Rating Scale). Utili, certo, ma rischiano di lasciare fuori qualcosa di fondamentale.
Il Pezzo Mancante: La Prospettiva degli Stakeholder
E qual è questo pezzo mancante? Siete voi! O meglio, tutte quelle persone che hanno esperienza diretta dei servizi sanitari: pazienti, familiari, cittadini. Gli stakeholder “pubblici”, per usare un termine tecnico. Il punto è che la loro idea di cosa sia “pratico” o “utile” potrebbe essere molto diversa da quella di un ricercatore o di un manager sanitario.
Se ci pensate, ha senso. Cosa significa “pratico” per chi deve affrontare una malattia cronica ogni giorno? O per chi si prende cura di un familiare anziano? Magari non è solo una questione di numeri e statistiche, ma anche di relazioni, di qualità della vita, di sentirsi ascoltati e compresi.
Il rischio, se non allarghiamo la nostra lente “pragmatica”, è di sviluppare metodi di implementazione che sulla carta sembrano perfetti, ma che poi nella pratica si scontrano con la realtà, non vengono accettati o, peggio, creano nuovi problemi. È come progettare una sedia bellissima ma scomodissima: tecnicamente è una sedia, ma è davvero “pragmatica” se nessuno vuole sedercisi?

La Nostra Ricerca: Dare Voce a Chi Vive la Sanità
Proprio per affrontare questo problema, abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso. Invece di partire dalle definizioni accademiche, abbiamo creato un gruppo di lavoro composto da otto stakeholder con diverse esperienze del sistema sanitario. Volevamo sentire direttamente da loro cosa pensassero del pragmatismo e di come viene misurato nella scienza dell’implementazione.
Non è stato facile, lo ammetto. Parlare di psicometria, scale di valutazione e filosofia pragmatica non è proprio una chiacchierata da bar! Per facilitare la discussione, abbiamo preparato del materiale informativo semplice e accessibile: un breve video, un volantino, persino una scheda con punti su cui riflettere. L’obiettivo era mettere tutti a proprio agio e stimolare un dibattito aperto e sincero.
Ci siamo incontrati tre volte online, per permettere a tutti di partecipare comodamente. E le discussioni sono state incredibilmente ricche!
Cosa Hanno Detto gli Stakeholder? Le Loro Preoccupazioni
Sono emerse diverse riflessioni importanti, che possiamo riassumere in alcuni punti chiave:
- Complessità e Astrattezza: Molti hanno trovato l’argomento difficile e un po’ astratto. C’era una preferenza netta per discutere di risultati concreti, tangibili, piuttosto che di costrutti teorici o scale di misurazione complesse come la PAPERS.
- Dubbi sulla Misurazione: È emersa una certa esitazione nel giudicare l’importanza relativa dei vari “item” di una scala o nel proporre alternative. C’era scetticismo sulla possibilità di “classificare” o “valutare” misure di esito in modo oggettivo, per via dei possibili bias, limiti e della soggettività intrinseca. Molti hanno sottolineato la necessità di affiancare approcci qualitativi a quelli quantitativi.
- Il Rischio di Bias: Una preoccupazione forte riguardava la possibilità che scale “fisse” diventassero obsolete o distorte nel tempo. Il pragmatismo, hanno detto, richiede un pensiero dinamico, capace di adattarsi e di mantenere sempre un margine di interpretazione per evitare pregiudizi. L’inclusività e l’ascolto di punti di vista diversi sono stati visti come antidoti fondamentali.
- L’Approccio Olistico: È stato sottolineato con forza che l’esperienza umana è complessa, multidimensionale. Non siamo solo sintomi clinici o numeri su una scala. Fattori sociali, relazionali, la qualità della vita in senso ampio devono entrare nella progettazione delle misure. Si è riconosciuto che nessuna scala, per quanto ben fatta, può catturare completamente questa complessità.
- L’Importanza delle Prospettive Diverse: Forse il punto più cruciale. Tutti hanno convenuto sull’importanza di incorporare attivamente prospettive diverse nella valutazione delle misure. A volte, la prospettiva di una singola persona, in un dato momento, può rivelare verità universali che sfuggono alle grandi statistiche. Bisogna fare attenzione all’approccio “taglia unica” (one-size-fits-all), perché i giudizi di valore sono soggettivi e ciò che è pragmatico per la maggioranza potrebbe non esserlo per una minoranza significativa.

Perché Tutto Questo è Rivoluzionario (o Dovrebbe Esserlo)
Queste riflessioni, provenienti da persone “comuni” (ma esperte per vissuto!), toccano nervi scoperti della scienza dell’implementazione. Ci dicono che il modo in cui abbiamo definito e misurato il pragmatismo finora è parziale. Si collega a dibattiti filosofici più ampi sul pragmatismo (quello vero, quello di Peirce, James, Dewey!), che sottolineano come il significato di un concetto derivi dai suoi effetti pratici nel mondo reale.
La dipendenza quasi esclusiva dai metodi “evidence-based” quantitativi rischia di creare un cortocircuito. Questi metodi, per loro natura, tendono a dare più peso a certe voci (spesso quelle degli “esperti”) e a certe forme di “prova”, potendo involontariamente discriminare o ignorare altre realtà. Il pragmatismo “ideale” dei costrutti psicometrici può non coincidere affatto con il pragmatismo “reale” vissuto dagli stakeholder durante l’implementazione.
Questo ci porta a una domanda fondamentale: la scienza dell’implementazione deve per forza aderire così rigidamente ai soli principi “evidence-based” tradizionali? Forse è ora di abbracciare con più convinzione approcci come la ricerca-azione partecipativa o la co-produzione, dove gli stakeholder non sono solo “consultati”, ma diventano partner attivi in tutto il processo di ricerca, dalla definizione del problema alla progettazione delle soluzioni e alla valutazione dei risultati.
Guardando al Futuro: Un Pragmatismo Più Inclusivo
Attenzione, questo non significa buttare via strumenti come la scala PAPERS o l’importanza della psicometria. Sono utili, ma non possono essere l’unica risposta. Dobbiamo affiancarli con metodi qualitativi, con l’ascolto attivo, con un impegno costante a includere voci diverse.
Il vero pragmatismo non può essere ridotto a una formula o a un punteggio. È un processo continuo di valutazione, riflessione e adattamento, che tiene conto delle diverse preoccupazioni e prospettive in ogni situazione specifica.
La sfida è grande: coinvolgere gli stakeholder su temi complessi richiede tempo, risorse e un cambiamento di mentalità. Non basta un questionario superficiale. Bisogna educare, coinvolgere profondamente, creare spazi di dialogo autentico. Il nostro piccolo studio con otto partecipanti è solo un assaggio, ma speriamo apra la strada.
In conclusione, se vogliamo che la scienza dell’implementazione sia davvero efficace e utile, dobbiamo ampliare la nostra visione del pragmatismo. Dobbiamo considerare gli stakeholder non solo come destinatari passivi degli interventi, ma come partner essenziali nella formulazione stessa dei nostri metodi, delle nostre misure, delle nostre strategie di ricerca. Solo così potremo costruire servizi sanitari che funzionino davvero, per tutti.
Fonte: Springer
