Povertà Energetica in Europa: Viaggiamo Davvero Insieme o Siamo Divisi in “Club”?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema che mi sta molto a cuore e che, purtroppo, tocca la vita di milioni di persone in Europa: la povertà energetica. Non è solo una questione di bollette salate, ma un fenomeno complesso legato a ingiustizie, discriminazioni e persino a quella che viene chiamata “aporofobia energetica”, ovvero la paura o l’avversione verso i poveri nel contesto energetico. Immaginate di non potervi permettere di scaldare casa d’inverno o di dover scegliere tra pagare la luce e fare la spesa. Sembra lontano, vero? Eppure, è una realtà più vicina di quanto pensiamo.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante (trovate il link alla fine!) che ha cercato di capire se i paesi europei si stiano avvicinando tra loro nel modo di affrontare questo problema. In pratica, si sono chiesti: stiamo convergendo verso soluzioni comuni, formando dei “club” di paesi con percorsi simili, o stiamo andando ognuno per la sua strada?
Cos’è la Povertà Energetica e Perché Dovrebbe Interessarci?
Prima di tuffarci nei risultati, capiamo meglio di cosa parliamo. La povertà energetica è un mostro a più teste. Non significa solo non avere soldi per le bollette, ma anche vivere in case inefficienti che disperdono calore, soffrire il freddo (o il caldo eccessivo, pensate all’effetto “isola di calore urbana” nelle nostre città!), e subire conseguenze negative sulla salute e sulla vita sociale. È un’ingiustizia che impedisce alle persone di vivere dignitosamente e che ostacola persino la democrazia energetica.
Lo studio ha preso in esame 31 paesi europei tra il 2005 e il 2022, usando tre indicatori chiave, basati su quello che le persone stesse dichiarano:
- Arretrati sulle bollette (Arrears): Quante famiglie non riescono a pagare regolarmente le utenze (luce, gas, ma anche acqua).
- Incapacità di tenere la casa adeguatamente calda (Inadequately Warm): Quante famiglie dichiarano di non potersi permettere un riscaldamento sufficiente.
- Presenza di perdite, umidità o marciume (Leaks): Case con tetti che perdono, muri umidi, finestre o infissi marci, segno di infrastrutture scadenti e inefficienti.
Questi indicatori, pur essendo “soggettivi” (basati su dichiarazioni), ci danno un quadro molto realistico delle difficoltà quotidiane vissute da tante famiglie.
L’Europa Viaggia a Velocità Diverse? La Caccia ai “Club” Energetici
L’idea dello studio era applicare un test statistico chiamato “log t regression test” e un metodo di “club clustering” per vedere se questi 31 paesi stessero convergendo. Convergere significa che, nel tempo, le differenze tra i paesi su un certo indicatore si riducono. Si possono formare dei “club”: gruppi di paesi che convergono tra loro verso un certo livello (magari un livello basso di povertà energetica, o purtroppo anche uno alto), ma divergono rispetto ad altri gruppi.
La domanda era duplice: c’è una convergenza generale in Europa nella lotta alla povertà energetica? E le differenze geografiche creano forse delle divergenze, dei percorsi separati?
Ebbene, la prima risposta è stata un po’ deludente: no, l’Europa nel suo complesso non sta convergendo su nessuno dei tre indicatori. Anzi, le strade sembrano divergere. Ma è qui che entra in gioco l’analisi dei “club”…

Risultati Sorprendenti: Chi Converge e Chi Resta Indietro?
L’analisi ha identificato diversi “club” di paesi per ogni indicatore, gruppi che seguono traiettorie simili. Vediamo cosa è emerso:
Arretrati sulle bollette (Arrears):
Qui la situazione è interessante. Paesi con pochissimi arretrati, come Norvegia e Svezia, mostrano una convergenza “debole” (vanno già bene e migliorano lentamente insieme). Al contrario, paesi con tassi altissimi, come Grecia e Turchia, mostrano una convergenza “assoluta” (sembrano destinati a rimanere insieme in una situazione difficile, purtroppo). Geograficamente, emerge una divisione centro-periferia: i paesi centrali dell’Europa se la cavano meglio di quelli ai margini. Si sono formati 4 club convergenti e un gruppo di paesi che non converge con nessuno.
Incapacità di tenere la casa calda (Inadequately Warm):
Anche qui, Norvegia e Islanda (che partono da livelli bassissimi di questo problema) mostrano convergenza assoluta. Per questo indicatore, la divisione geografica è più netta: Nord contro Sud. I paesi nordici stanno decisamente meglio. Qui si sono formati ben 4 club finali (dopo averne uniti alcuni iniziali).
Perdite, umidità, marciume (Leaks):
Questo indicatore riguarda la qualità delle abitazioni. Ancora una volta, il Nord Europa performa meglio delle regioni del Sud e dell’Ovest. La divisione geografica è di nuovo di tipo Nord-Sud. Per questo indicatore sono stati identificati 4 club iniziali.
Questi risultati ci dicono che l’Europa è tutt’altro che unita nella lotta alla povertà energetica. Ci sono chiaramente gruppi di paesi che viaggiano a velocità diverse e verso destinazioni (livelli di povertà energetica) differenti. Le condizioni abitative, spesso legate al clima e alla storia edilizia (pensate alle case del Sud Europa, meno preparate ai freddi intensi ma ora anche alle ondate di calore estive), giocano un ruolo cruciale.

Il Ruolo del Portafoglio: Il PIL Conta (Ma Non Sempre Come Pensi)
Per rendere l’analisi ancora più solida, i ricercatori hanno fatto un “controllo di robustezza” usando un altro modello statistico (ordered logit) per vedere quanto il PIL pro capite (la ricchezza media per abitante) influenzi l’appartenenza a un club piuttosto che a un altro.
I risultati confermano che, in generale, un PIL pro capite più alto è associato a una maggiore probabilità di appartenere a un club con bassa povertà energetica, almeno per quanto riguarda gli arretrati e la capacità di riscaldare casa. Sembra logico: più soldi ci sono in media, più è facile pagare le bollette e avere case confortevoli.
Tuttavia, c’è un dato curioso per l’indicatore “Leaks” (perdite, umidità, ecc.), almeno guardando ai club *iniziali*: un PIL pro capite più alto sembrava ridurre la probabilità di essere in un club con *bassi* livelli di questo problema. Questo potrebbe sembrare controintuitivo, ma forse indica che la qualità strutturale delle case è legata a fattori più complessi e storici, non solo alla ricchezza attuale. Ad ogni modo, questo aspetto meriterebbe ulteriori approfondimenti.
La cosa importante è che il PIL pro capite è un fattore significativo, ma non spiega tutto. Le politiche specifiche, le condizioni climatiche, la qualità del patrimonio edilizio e le scelte energetiche nazionali fanno una grande differenza.
Cosa Possiamo Fare? Implicazioni Politiche e Sfide Future
Questa ricerca non ci dà solo una fotografia della situazione, ma offre spunti preziosi per le politiche future. Se l’Europa diverge, significa che non basta una soluzione unica per tutti. Servono interventi mirati, “su misura” per i diversi club e le diverse realtà geografiche.
Ecco alcune idee che emergono:
- Incentivare le ristrutturazioni: Specialmente nei paesi del Sud e dell’Est Europa, dove i problemi di “Leaks” e “Inadequately Warm” sono più diffusi. Bisogna aiutare le famiglie a migliorare l’efficienza energetica delle loro case, combattendo anche l’effetto “isola di calore” nelle città.
- Spingere sulle rinnovabili accessibili: Adottare fonti di energia rinnovabile (come micro-reti solari) può rendere le famiglie meno vulnerabili agli shock dei prezzi energetici, un problema sentito sia a Nord che a Sud, come mostra l’indicatore “Arrears”.
- Combattere l’esclusione sociale: La povertà energetica porta all’isolamento (pensate a chi si vergogna di invitare amici a casa perché fa freddo). Servono politiche sociali che supportino le persone, combattano la “aporofobia energetica” e promuovano la cooperazione.
Questi risultati mettono anche un po’ in discussione il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030, in particolare l’SDG 1 (sconfiggere la povertà in tutte le sue forme) e l’SDG 7 (energia pulita e accessibile per tutti). C’è ancora molta strada da fare in Europa.
Certo, lo studio ha i suoi limiti, come la difficoltà di trovare dati così dettagliati al di fuori dell’Europa. Ma proprio per questo, ci stimola a cercare modi per monitorare questo fenomeno ovunque, magari usando indicatori simili che catturino anche le dimensioni sociali del problema.
Insomma, la povertà energetica è una sfida complessa e sfaccettata. Capire come i diversi paesi europei si stanno muovendo, chi converge e chi diverge, è fondamentale per disegnare politiche più giuste ed efficaci. Non possiamo lasciare indietro nessuno in questa transizione energetica che vogliamo sia equa per tutti.

Fonte: Springer
