Svezia Divisa: La Polarizzazione del Lavoro è Davvero un Affare da Città?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi affascina e, ammettiamolo, un po’ mi preoccupa: la polarizzazione del lavoro. Avete presente quel fenomeno per cui sembrano crescere solo i lavori super qualificati (e ben pagati) e quelli a bassissima qualifica (e spesso pagati meno), mentre la fascia media, quella che una volta era la spina dorsale dell’economia, sembra assottigliarsi sempre di più? Ecco, proprio quello.
Molti studi ne parlano, soprattutto negli Stati Uniti, ma io mi sono chiesto: come stanno le cose in un paese come la Svezia, noto per il suo modello sociale, i sindacati forti e una distribuzione dei redditi più equa? E soprattutto, c’è differenza tra città e campagna? È questo che ho voluto esplorare, guardando i dati svedesi tra il 2007 e il 2019.
Cos’è esattamente la Polarizzazione del Lavoro?
Prima di tuffarci nei dati svedesi, capiamoci un attimo. La polarizzazione del lavoro, in parole povere, significa che l’occupazione cresce agli estremi della scala delle competenze:
- Lavori ad alta competenza (High-skill): Pensate a ingegneri informatici, analisti finanziari, medici. Richiedono alta formazione e spesso sono ben retribuiti.
- Lavori a bassa competenza (Low-skill): Qui troviamo servizi alla persona, pulizie, ristorazione. Spesso non richiedono titoli di studio elevati e le retribuzioni sono tendenzialmente più basse.
- Lavori a media competenza (Mid-skill): Questi sono i lavori che stanno soffrendo di più. Spesso si tratta di mansioni impiegatizie di routine o lavori manifatturieri che un tempo erano molto diffusi.
Le cause? Si punta spesso il dito contro la tecnologia (l’automazione e i computer che sostituiscono le mansioni di routine) e la globalizzazione (la delocalizzazione della produzione). Ma c’è anche chi suggerisce che l’aumento della ricchezza dei “top earners” faccia crescere la domanda di servizi personali, spingendo così i lavori low-skill.
La Svezia: Un Laboratorio Interessante
Come dicevo, la Svezia è un caso particolare. Ha istituzioni del mercato del lavoro molto diverse da quelle, ad esempio, statunitensi: salari più compressi, alta sindacalizzazione, contrattazione collettiva diffusa. Se la polarizzazione si manifesta anche qui, significa che è un fenomeno davvero pervasivo, che probabilmente riguarda gran parte dei paesi OCSE.
Quindi, mi sono messo a spulciare i dati sulle imprese private svedesi (quelle a responsabilità limitata, che comunque rappresentano una fetta enorme dell’occupazione privata) dal 2007 al 2019. Ho classificato le imprese in base al livello medio di istruzione dei loro dipendenti a livello di settore industriale: low, mid e high-skill. Non ho guardato solo l’occupazione, ma anche il numero di imprese e i loro ricavi, per avere un quadro più completo. E la domanda chiave era: questi trend cambiano se guardiamo le aree urbane rispetto a quelle rurali?
Il Quadro Nazionale Svedese: Più “Upgrading” che Polarizzazione Pura
A livello nazionale, cosa ho scoperto? Beh, in Svezia tra il 2007 e il 2019 c’è stata più che altro una sorta di “job upgrading”. L’occupazione nei settori ad alta competenza è cresciuta (+2.9%), quella nei settori a media competenza è calata (-2.6%), mentre quella nei settori a bassa competenza è rimasta più o meno stabile (+0.3%). Quindi, non proprio la classica polarizzazione a “U” vista altrove, dove anche il fondo scala cresce parecchio.
Interessante anche vedere cosa è successo alle imprese e ai ricavi:
- Il numero di imprese high-skill è aumentato notevolmente (+5.4 punti percentuali sulla quota totale).
- Il numero di imprese low-skill e mid-skill è diminuito.
- La quota dei ricavi delle imprese high-skill è rimasta sorprendentemente costante.
- Le imprese low-skill, pur diminuendo di numero, hanno aumentato la loro quota di ricavi (+4% verso fine periodo), suggerendo una sorta di consolidamento: meno imprese, ma più grandi.
Insomma, a livello nazionale, la storia sembra essere quella di un’economia che si sposta verso competenze più alte, con qualche aggiustamento nel settore low-skill, ma senza una vera esplosione ai due estremi.

La Svolta: La Differenza tra Città e Campagna (e Stoccolma!)
Ma la vera sorpresa è arrivata quando ho iniziato a disaggregare i dati geograficamente, usando una classificazione che distingue aree rurali remote, aree rurali vicine alle città, aree urbane remote, aree urbane “normali”, altre aree metropolitane e, infine, la capitale, Stoccolma, trattata separatamente.
Ed ecco il punto cruciale: la polarizzazione del lavoro, nel senso forte di crescita sia high-skill che low-skill, l’ho trovata quasi esclusivamente a Stoccolma!
Guardate qui:
- Occupazione Low-Skill: A Stoccolma è cresciuta moltissimo tra il 2007 e il 2019, molto più che in qualsiasi altra parte della Svezia, incluse le altre grandi città. Nel resto del paese, è rimasta praticamente piatta.
- Occupazione Mid-Skill: È diminuita ovunque, ma il calo è stato più marcato nelle aree densamente popolate, Stoccolma inclusa.
- Occupazione High-Skill: È aumentata in tutte le regioni, specialmente nelle aree urbane e metropolitane (Stoccolma compresa).
Quindi, mentre la Svezia nel suo complesso mostrava “job upgrading”, Stoccolma viveva una vera e propria polarizzazione, con un boom significativo dei lavori a bassa qualifica accanto a quelli ad alta qualifica.

Perché Proprio Stoccolma? Qualche Ipotesi
La domanda sorge spontanea: perché questa dinamica così marcata proprio nella capitale? Le ragioni possono essere diverse e probabilmente interagiscono tra loro:
- Economie di agglomerazione: Le città offrono vantaggi alle imprese (vicinanza, infrastrutture) e una base di consumatori densa, che favorisce soprattutto i servizi low-skill.
- Domanda di servizi: Le città, specialmente quelle con popolazioni più ricche e concentrate (come Stoccolma, dove i redditi sono cresciuti di più), hanno una domanda maggiore di servizi personali, ristorazione, trasporti, ecc.
- Nuove forme di lavoro: La gig economy, la sharing economy, le piattaforme digitali prosperano negli ambienti urbani e spesso creano opportunità nel settore low-skill.
- Immigrazione: Le città attraggono più immigrati, che spesso trovano impiego iniziale in lavori a bassa qualifica. Anche se, va detto, l’aumento della quota di stranieri nel periodo studiato è stato percentualmente minore a Stoccolma rispetto alla media nazionale, quindi forse non è l’unica spiegazione. Potrebbe essere che Stoccolma attragga migranti (interni o internazionali) che finiscono in questi lavori.
È come se il settore high-tech e dei servizi avanzati di Stoccolma si portasse dietro una crescente “corte” di servizi a basso salario per soddisfare le esigenze dei suoi lavoratori ben pagati.
E l’High-Skill? Una Sorpresa Relativa
Un altro risultato che mi ha fatto riflettere è che la crescita dell’occupazione e del numero di imprese high-skill a Stoccolma non è stata significativamente superiore a quella delle altre aree metropolitane svedesi. Uno si aspetterebbe che la capitale, centro nevralgico dell’innovazione, avesse una marcia in più.
Perché? Forse Stoccolma aveva già fatto gran parte della sua trasformazione verso i servizi avanzati prima del 2007. O forse i costi elevatissimi (case, uffici) e la congestione iniziano a frenare un’ulteriore espansione. O ancora, magari le politiche di sviluppo regionale hanno iniziato a distribuire un po’ meglio la crescita high-skill anche in altre città.

Conclusioni (Provvisorie): Un Fenomeno Urbano?
Quindi, tirando le somme del mio viaggio nei dati svedesi fino al 2019: la polarizzazione del lavoro sembra essere, almeno per ora, un fenomeno prevalentemente urbano, e in Svezia specificamente legato alla sua capitale, Stoccolma. Nel resto del paese, la tendenza dominante è stata quella di un miglioramento generale delle competenze richieste (“job upgrading”).
Abbiamo anche visto cose interessanti sulla struttura delle imprese: consolidamento nel settore low-skill (meno imprese ma più grandi), contrazione generale del mid-skill (soprattutto nelle città) e crescita del numero di imprese high-skill un po’ ovunque, ma senza un corrispondente aumento della loro quota di ricavi totali.
Certo, i miei dati si fermano al 2019. Cosa sarà successo dopo, con la pandemia e l’accelerazione di certe tendenze? E soprattutto, cosa succederà con l’avvento sempre più prepotente dell’Intelligenza Artificiale, che potrebbe rimescolare le carte in tavola, magari colpendo anche lavori finora considerati “al sicuro”? Alcuni studi recenti suggeriscono che l’AI potrebbe addirittura avvantaggiare i lavoratori mid-skill, invertendo potenzialmente la tendenza alla polarizzazione.
Sarà fondamentale continuare a monitorare questi sviluppi, specialmente per capire se il “modello Stoccolma” si estenderà ad altre città o se rimarrà un’eccezione. Una cosa è certa: il mondo del lavoro sta cambiando a una velocità impressionante, e capire queste dinamiche è cruciale per non farsi trovare impreparati.
Fonte: Springer
