Fotografia macro di mani esperte che lavorano meticolosamente su un piccolo oggetto artigianale, forse tessuto o ceramica, su un banco di lavoro in un modesto laboratorio siriano. Luce naturale controllata che entra da una finestra, mettendo in risalto i dettagli e la texture. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, messa a fuoco precisa.

Piccole Imprese, Grande Forza: Come le Sovvenzioni Riscrivono il Futuro in Siria

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta molto a cuore e che, devo ammetterlo, ha un po’ ribaltato alcune mie convinzioni. Parliamo di Siria, di un contesto difficilissimo segnato da anni di conflitto e declino economico, ma parliamo anche di speranza, di resilienza e della forza incredibile delle piccole imprese.

Vi racconto di un programma di sovvenzioni per piccole imprese gestito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) in collaborazione con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC). Dal 2016, hanno dato una mano concreta a famiglie siriane colpite dal conflitto, offrendo loro sovvenzioni – parliamo di circa 1000 franchi svizzeri a famiglia – per avviare piccole attività commerciali. L’obiettivo? Molto diretto: aumentare il reddito familiare per permettere loro di coprire i bisogni essenziali. Semplice, no? Ma l’impatto, come abbiamo scoperto in una valutazione del 2023, va ben oltre il semplice guadagno.

Un Contesto da Brividi, Risultati Sorprendenti

Prima di tuffarci nei risultati, fermiamoci un attimo a pensare al contesto. La Siria, dal 2011, vive una situazione drammatica: guerra civile, economia al collasso, inflazione alle stelle, restrizioni su importazioni ed esportazioni, per non parlare del terremoto del 2023 che ha colpito duramente la regione di Aleppo. Onestamente, prima di analizzare i dati, avrei scommesso poco sul successo di un programma di micro-credito in un ambiente del genere. Sembrava un investimento azzardato, quasi controintuitivo. E invece… i risultati ci hanno mostrato una realtà diversa, sfidando quello che potremmo definire un “pregiudizio economico”.

La valutazione si è concentrata sulle famiglie che avevano ricevuto il sostegno almeno due anni prima. E qui arriva la prima sorpresa: abbiamo trovato un tasso di sopravvivenza delle imprese a 2 anni dell’80%! E non finisce qui: il tasso di sopravvivenza a 5 anni si attestava al 47%. Fermi tutti: questi numeri sono incredibilmente alti! Pensate che sono paragonabili, e in alcuni casi superiori, ai tassi di sopravvivenza delle piccole imprese nei paesi OCSE, economie stabili e sviluppate. In un contesto come quello siriano, è un risultato che fa riflettere.

Come mai questa tenacia? La nostra ipotesi è che, data la scarsità di alternative lavorative in un’economia così provata, queste piccole attività non fossero solo un’opportunità, ma spesso l’unica ancora di salvezza, un vero e proprio meccanismo di coping per tirare avanti.

Non Solo Soldi: Il Potere Nascosto delle Reti

Ma andiamo oltre i tassi di sopravvivenza. Cosa significa questo per le famiglie? Le famiglie che continuavano la loro attività avevano un reddito medio annuo di circa 17 milioni di lire siriane. Sembra tanto, ma in realtà, questo importo permetteva loro, a malapena, di coprire i bisogni essenziali, allineandosi quasi perfettamente al paniere minimo di spesa calcolato dal World Food Programme. Quindi, sì, le sovvenzioni aiutavano a raggiungere una soglia minima di sussistenza, un obiettivo cruciale dal punto di vista umanitario.

Qui però entra in gioco l’aspetto che, personalmente, trovo più affascinante: l’effetto rete. Abbiamo scoperto che tutte le famiglie supportate, indipendentemente dal fatto che continuassero o meno l’attività iniziale, beneficiavano di una maggiore partecipazione alla rete di mercato. Cosa significa? Significa accesso a informazioni economicamente vantaggiose.

Fotografia macro di mani esperte che lavorano meticolosamente su un piccolo oggetto artigianale, forse tessuto o ceramica, su un banco di lavoro in un modesto laboratorio siriano. Luce naturale controllata che entra da una finestra, mettendo in risalto i dettagli e la texture. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, messa a fuoco precisa.

E qui c’è la chicca, che conferma le teorie sulle reti sociali, come quelle del sociologo Mark Granovetter: la fonte principale di queste informazioni preziose non erano i legami forti (familiari e amici stretti), ma i legami deboli, ovvero le interazioni con conoscenti, clienti, altri commercianti. Pensateci: chiacchierando con un cliente o un fornitore, si viene a sapere di una nuova opportunità, di un mercato emergente, di un modo più efficiente per fare qualcosa.

Anche Chi Si Ferma, Va Avanti

Questo effetto rete è così potente che sembra portare benefici anche a chi, per vari motivi, ha dovuto interrompere l’attività avviata con la sovvenzione. Circa il 41% delle famiglie intervistate rientrava in questa categoria. Le ragioni erano diverse:

  • Emergenze mediche (27%)
  • Danni dal terremoto (8%, solo ad Aleppo)
  • Inflazione elevata (12%)
  • Furti o frodi (un preoccupante 12%)
  • Covid (4%)

Eppure, anche queste famiglie mostravano un reddito medio superiore a quello delle famiglie che non avevano ancora ricevuto il supporto (il nostro gruppo di confronto). Com’è possibile? La nostra ipotesi è che l’esperienza imprenditoriale, anche se breve, abbia aperto le porte a nuove conoscenze e opportunità. Magari hanno chiuso la piccola bottega, ma grazie ai contatti creati, hanno trovato un impiego o avviato un’altra attività diversa, forse più adatta o redditizia scoperta proprio grazie a quella rete iniziale. Il 93% di loro, infatti, era ancora impegnato in qualche forma di attività economica o lavoro dipendente. L’attività iniziale, anche se “fallita” sulla carta, aveva comunque lasciato un’eredità positiva.

L’Importanza della Distinzione: Umanitario vs. Sviluppo

È fondamentale capire la differenza tra obiettivi umanitari e di sviluppo. Un programma umanitario come questo punta a soddisfare i bisogni immediati, a garantire la sopravvivenza e la resilienza qui e ora. Non mira necessariamente alla crescita economica a lungo termine o a far convergere i redditi con chi non ha ricevuto aiuti, come ci si aspetterebbe da un programma di sviluppo classico (dove, peraltro, studi recenti hanno sollevato dubbi sulla costo-efficacia a lungo termine delle sole sovvenzioni).

In un contesto come la Siria, senza una ripresa economica all’orizzonte, l’obiettivo umanitario di “tenere a galla” le famiglie e preservare un tessuto economico di base è vitale. E da questo punto di vista, il programma sembra essere stato non solo efficace, ma anche costo-efficace. Una stima molto grezza suggerisce che l’investimento iniziale della sovvenzione viene “recuperato” in termini di reddito familiare aggiuntivo nel giro di 3-4 anni. Tutto quello che viene dopo è un “bonus”, senza contare i benefici intangibili della rete.

Ritratto ambientato di un negoziante siriano sulla quarantina all'interno del suo piccolo negozio di alimentari o spezie ad Aleppo. Sorride leggermente, circondato da scaffali pieni. Luce soffusa, profondità di campo ridotta per sfocare lo sfondo. Obiettivo prime 35mm, stile documentaristico.

Cosa Abbiamo Imparato (e Cosa Possiamo Fare Meglio)

Questa valutazione ci ha insegnato tanto. Innanzitutto, che le sovvenzioni alle piccole imprese possono avere un impatto positivo significativo sulla resilienza delle famiglie anche in condizioni macro-economiche disastrose, specialmente se esiste un settore informale vivace. Non dobbiamo sottovalutare la capacità di adattamento e l’ingegno delle persone.

Secondo, l’effetto rete è reale e potente. Aver avviato un’attività, anche piccola, anche temporanea, espone le persone a un flusso di informazioni e opportunità che altrimenti non avrebbero raggiunto. E sono i contatti “casuali”, i conoscenti, a fare spesso la differenza. Questo suggerisce che forse, nel progettare questi programmi, dovremmo pensare anche a come facilitare ulteriormente queste connessioni.

Certo, ci sono state delle sfide. La raccolta dei dati sulla rete, ad esempio, è stata complessa. Ottenere informazioni dettagliate sui contatti e sulla loro influenza richiede tempo e un approccio più approfondito di quanto ci sia stato possibile nella nostra valutazione. Per il futuro, sarebbe ideale separare l’analisi del reddito da quella della rete, magari con team e campioni distinti, per poter “scavare” più a fondo.

Infine, questa esperienza apre una riflessione interessante sulla collaborazione tra chi lavora sul campo, come noi operatori umanitari, e chi studia questi fenomeni a livello teorico, come i sociologi esperti di reti. Noi possiamo offrire “laboratori” reali per testare le teorie, e loro possono fornirci chiavi di lettura più sofisticate per capire e massimizzare l’impatto dei nostri interventi.

In conclusione, la storia di queste piccole imprese siriane è una testimonianza potente di come, anche nelle circostanze più avverse, un piccolo aiuto mirato, unito alla tenacia umana e al potere invisibile delle connessioni sociali, possa fare una differenza tangibile. Non risolve tutti i problemi, certo, ma accende una luce di speranza e costruisce mattoni fondamentali per la resilienza.

Fotografia grandangolare di una vivace ma non affollata strada di mercato in una città siriana come Damasco Rurale. Persone che interagiscono presso bancarelle che vendono prodotti locali. Luce del tardo pomeriggio. Obiettivo grandangolare 20mm, messa a fuoco nitida su tutta la scena.

Fonte: Springer

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