Segreti Verdi dall’Etiopia: Le Piante che Tengono Lontano Zanzare e Altri Flagelli
Un Viaggio nel Cuore Verde dell’Etiopia
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante, non in un luogo esotico qualsiasi, ma nel cuore pulsante della saggezza popolare etiope, precisamente nella valle del Ghibe, nel sud-ovest del paese. Immaginatevi un luogo dove la natura è ancora sovrana e dove le comunità locali custodiscono da generazioni segreti preziosissimi: l’uso delle piante per difendersi. E non parlo di difendersi da chissà quali bestie feroci, ma da nemici molto più piccoli, insidiosi e spesso pericolosi: le zanzare e altri artropodi fastidiosi.
Sapete, in molte parti del mondo, e l’Etiopia non fa eccezione, le zanzare non sono solo un prurito estivo. Sono vettori di malattie terribili come la malaria, che ancora oggi miete vittime e frena lo sviluppo. La malaria, pensate, nel 2022 ha causato circa 249 milioni di casi e oltre 600.000 morti nel mondo! In Etiopia, il principale “colpevole” è la zanzara Anopheles arabiensis.
La Lotta Tradizionale: Un’Alternativa Naturale
Certo, esistono gli insetticidi chimici, le zanzariere trattate (LLINs), la disinfestazione residuale indoor (IRS). Sono strumenti importanti, non c’è dubbio. Ma hanno i loro limiti. Alcune zanzare pungono all’aperto o nelle prime ore della sera, quando non siamo sotto le zanzariere. E poi c’è il grosso problema della resistenza agli insetticidi: questi piccoli diavoli si adattano e diventano immuni ai prodotti chimici. Aggiungiamoci la preoccupazione per l’impatto ambientale e sulla nostra salute, e capite bene perché la ricerca di alternative è diventata cruciale.
Ed è qui che entra in gioco la saggezza antica. Da sempre, l’uomo ha osservato la natura e imparato a usare le piante per curarsi e proteggersi. In Etiopia, questa conoscenza è tramandata oralmente, di padre in figlio, di madre in figlia. Un patrimonio immenso, ma anche fragile, perché poco documentato e a rischio di scomparire con l’avanzare della modernità. Per questo, mi sono appassionato a uno studio specifico condotto proprio lì, nella valle del Ghibe, tra marzo e ottobre 2024. L’obiettivo? Documentare quali piante usano le comunità locali (Yem, Gurage, Hadiya e Oromo) per tenere a bada zanzare e altri insetti molesti.
Come Abbiamo Scoperto Questi Segreti?
Non è stato semplice, ma estremamente gratificante. Abbiamo parlato con tantissime persone, ben 361! Tra loro c’erano 77 “informatori chiave”, persone riconosciute dalla comunità per la loro profonda conoscenza delle erbe (guaritori tradizionali, anziani saggi), selezionati appositamente. Gli altri 284 erano “informatori generali”, scelti casualmente tra gli abitanti dei villaggi nei distretti di Enor, Deri Saja Zuria, Misha e Sekoru.
Abbiamo usato interviste semi-strutturate, chiacchierate informali, discussioni di gruppo (focus group) per confrontare le informazioni, e abbiamo anche fatto passeggiate guidate con gli informatori per vedere le piante nel loro ambiente naturale e raccogliere campioni. Immaginatevi camminare tra colline e campi, ascoltando storie e segreti sussurrati dal vento e dalla voce di chi vive in simbiosi con quella terra. Ogni pianta raccolta è stata poi identificata da esperti botanici all’Università di Addis Abeba.

L’Arsenale Verde della Valle del Ghibe
E cosa abbiamo scoperto? Un vero e proprio tesoro botanico! Ben 53 specie di piante, appartenenti a 31 famiglie diverse, vengono utilizzate tradizionalmente contro gli insetti. Le famiglie più “gettonate”? Le Lamiaceae (la famiglia della menta, per intenderci, con 10 specie) e le Asteraceae (quella delle margherite, con 4 specie).
La maggior parte di queste piante (il 66%) viene usata come repellente, mentre il restante 34% ha proprietà sia repellenti che insetticide. E l’obiettivo numero uno, citato dal 96.6% degli intervistati, sono proprio le zanzare.
Quali sono le “superstar” di questa farmacia naturale? Ecco la top ten delle piante più citate:
- Allium sativum L. (l’aglio comune! Citato dall’89%)
- Croton macrostachyus Hochst. ex Delile (81%)
- Olea europaea subsp. cuspidata (Wall. G.Don) Cif. (una sottospecie dell’olivo, 77%)
- Coleus abyssinicus (Fresen.) A.J.Paton (69%)
- Calpurnia aurea (Aiton) Benth. (63%)
- Juniperus procera Hochst. ex Endl. (un tipo di ginepro, 63%)
- Echinops kebericho Mesfin (una pianta endemica etiope, 58%)
- Eucalyptus globulus Labill (l’eucalipto, 56%)
- Melia azedarach L. (l’albero dei rosari, 52%)
- Phytolacca dodecandra L’Hér. (36%)
È affascinante vedere come piante comuni come l’aglio o l’eucalipto siano affiancate da specie meno note o endemiche, ognuna con il suo ruolo specifico.
Foglie, Fumo e Succhi: I Metodi Tradizionali
Ma come vengono usate queste piante? La parte più utilizzata è la foglia (53% dei casi), seguita dai germogli (16%), radici (9%), semi (7%) e corteccia (5%). Questo è positivo, perché raccogliere foglie è generalmente meno dannoso per la pianta rispetto a radici o corteccia.
I metodi di applicazione sono vari e ingegnosi:
- Bere il succo: Sembra strano, ma è il metodo più citato (60%) per respingere gli insetti, soprattutto le zanzare. L’idea è che il corpo emani sostanze volatili sgradite agli insetti.
- Fumigazione: Bruciare parti della pianta (spesso foglie secche) per allontanare o uccidere gli insetti con il fumo (28%). Un metodo antico, usato in molte culture. Il fumo potrebbe mascherare gli odori umani che attirano le zanzare o contenere composti attivi.
- Bagni di fumo/vapore: Esporre il corpo al fumo o al vapore delle piante (13%).
- Applicazione di polvere: Cospargere polvere di foglie secche (8%), magari per proteggere i raccolti immagazzinati.
- Applicazione di succo sulla pelle: Spalmare il succo fresco direttamente sul corpo (7.5%).
- Posizionamento diretto: Mettere foglie fresche negli ambienti o vicino al letto (7.5%).
La maggior parte delle piante (68%) viene raccolta allo stato selvatico, mentre solo una piccola parte (13%) è coltivata negli orti domestici. Prevalgono le erbe (36%) e gli arbusti (32%).

Conoscenza a Rischio e Piante Minacciate
Questo studio ha rivelato anche aspetti importanti sulla trasmissione e la conservazione di questo sapere. È emerso che la conoscenza non è distribuita uniformemente:
- Differenze geografiche/etniche: C’erano differenze significative tra i quattro distretti studiati. Ad esempio, la somiglianza nell’uso delle piante era maggiore tra Deri Saja Zuria (popolo Yem) e Sekoru (popolo Oromo), suggerendo forse scambi culturali o ambienti simili.
- Età: Gli anziani (over 60) conoscevano un numero significativamente maggiore di piante rispetto ai giovani. Questo è un campanello d’allarme: il passaggio generazionale di questa conoscenza è a rischio, forse per scarso interesse dei più giovani.
- Genere: In questo studio, gli uomini hanno riportato in media più piante delle donne. Questo potrebbe dipendere da ruoli sociali specifici legati alla raccolta o all’uso delle piante in quelle comunità, anche se in altri studi etiopi è emerso il contrario.
- Esperienza: Come prevedibile, gli informatori chiave (guaritori, esperti) conoscevano molte più piante rispetto agli informatori generali.
Purtroppo, molte di queste preziose piante sono minacciate. Le cause principali? L’espansione agricola che riduce gli habitat naturali, il pascolo eccessivo, la raccolta per legna da ardere e carbone, e l’uso per costruzioni e mobili. Alcune piante, come Olea europaea subsp. cuspidata e Juniperus procera, sono molto ricercate per molteplici usi (legna, recinzioni, medicina, costruzioni), mettendole sotto forte pressione. I guaritori stessi lamentano la crescente difficoltà nel reperire alcune specie, costretti a viaggiare più a lungo e più lontano.
Il Futuro è Verde?
Cosa ci dice tutto questo? Che nella valle del Ghibe esiste un patrimonio incredibile di conoscenze etnobotaniche per il controllo degli insetti. Molte delle piante identificate, come Eucalyptus globulus, Calpurnia aurea, Phytolacca dodecandra, Melia azedarach, Juniperus procera, Lippia abyssinica, Croton macrostachyus e Olea europaea subsp. cuspidata, sono già state oggetto di studi preliminari in Etiopia e altrove, mostrando promettenti attività larvicide, repellenti o adulticide contro le zanzare.
Questo conferma che la saggezza tradizionale può essere una guida preziosa per la scienza moderna nella ricerca di nuove soluzioni ecologiche, sostenibili e a basso costo per combattere vettori di malattie come la malaria.
Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare. In particolare, piante molto citate e preferite localmente come Coleus abyssinicus, Croton macrostachyus ed Echinops kebericho sono state studiate meno approfonditamente. Sarebbe fondamentale valutarne scientificamente l’efficacia e la sicurezza, sia in laboratorio che sul campo, proprio contro le zanzare che trasmettono la malaria in Etiopia.
Questo studio non è solo un elenco di piante. È un appello a preservare un sapere ancestrale che sta scomparendo e a esplorare il potenziale immenso che la natura ci offre per affrontare sfide sanitarie globali in modo più rispettoso dell’ambiente e delle persone. Un tesoro verde che aspetta solo di essere compreso e valorizzato.
Fonte: Springer
