Peso e Demenza: Uomini e Donne Invecchiano Diversamente? Le Sorprese dalla Norvegia
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che tocca molti di noi da vicino: come il nostro peso e la nostra forma fisica, nel corso della vita, possano influenzare il rischio di sviluppare demenza in età avanzata. E, sorpresa sorpresa, sembra che le cose non siano esattamente uguali per uomini e donne. Mi sono imbattuto in uno studio norvegese davvero affascinante, il HUNT4 70+, che ha seguito migliaia di persone per decenni, e i risultati, lasciatemelo dire, fanno riflettere parecchio.
Sapete, si parla tanto di prevenzione della demenza, una condizione che, purtroppo, è prevista triplicare nei prossimi 30 anni a livello globale. Tra i tanti fattori modificabili su cui possiamo agire, l’obesità a mezza età (quella che si misura con l’indice di massa corporea, il famoso BMI) è spesso indicata come un fattore di rischio chiave. Ma la ricerca, finora, è stata un po’ ondivaga, con risultati non sempre concordi. Alcuni studi dicono che sia l’obesità che l’essere sottopeso a mezza età aumentano il rischio, altri puntano il dito solo sull’obesità, altri ancora suggeriscono che dopo i 65 anni essere un po’ sovrappeso potrebbe addirittura proteggere! Confusi? Un po’ lo ero anch’io.
Il problema del BMI, però, è che non ci dice *dove* accumuliamo il grasso. E qui entra in gioco la circonferenza vita (WC), che misura l’adipe addominale, quello considerato più “pericoloso” per la salute metabolica. Anche qui, i risultati sulla demenza sono contrastanti. Alcuni studi legano una WC elevata dopo i 65 anni a un rischio maggiore, altri no, altri ancora trovano associazioni solo in certe fasce d’età. Insomma, un bel puzzle.
E poi c’è la questione delle differenze di genere. La demenza colpisce più le donne che gli uomini, ma perché? Pochi studi hanno esplorato come peso e circonferenza vita giochino un ruolo diverso nei due sessi riguardo al rischio di demenza, e con risultati spesso contraddittori.
Lo studio HUNT: uno sguardo lungo 35 anni
Ecco perché lo studio HUNT è così prezioso. Immaginate: hanno seguito quasi 10.000 persone (più donne che uomini, il 54%) dai 70 anni in su, raccogliendo dati sul loro BMI fino a quattro volte dal 1984 al 2019 (un arco di 35 anni!) e sulla circonferenza vita tre volte dal 1995 al 2019. A tutti i partecipanti sopra i 70 anni, nell’ultima fase (HUNT4 70+), è stata fatta una valutazione clinica approfondita per diagnosticare eventuali casi di demenza o deterioramento cognitivo lieve (MCI). Un lavoro enorme e meticoloso. L’obiettivo? Capire come le *traiettorie* di BMI e WC nel corso della vita adulta si collegano al rischio di demenza dopo i 70 anni, e vedere se ci sono differenze tra uomini e donne. Hanno anche guardato all’effetto combinato di BMI e WC.

Cosa abbiamo scoperto: il peso a mezza età conta, ma…
Allora, cosa è emerso? Tenetevi forte. Sia gli uomini che le donne che hanno poi sviluppato demenza avevano, in media, un BMI e una circonferenza vita più alti quando erano più giovani (parliamo di 20-30 anni prima della diagnosi, nelle fasi HUNT1 e HUNT2). In particolare:
- L’obesità a mezza età (HUNT1, circa 33 anni prima) era legata a un rischio maggiore di demenza sia negli uomini che nelle donne.
- Il sovrappeso a mezza età (HUNT1) aumentava il rischio solo negli uomini.
- Avere una circonferenza vita elevata (HUNT2, circa 22 anni prima) o essere in sovrappeso/obesi *con* una circonferenza vita elevata (HUNT2) aumentava significativamente il rischio negli uomini.
Quindi, sì, il peso e la distribuzione del grasso a mezza età sembrano decisamente giocare un ruolo, soprattutto per gli uomini quando si considera l’adipe addominale.
Il colpo di scena: cosa succede invecchiando?
Ma ecco la parte più interessante, e forse controintuitiva. Avvicinandosi all’età della diagnosi (70+ anni), queste differenze tendevano a diminuire, specialmente nelle donne. E addirittura, al momento della diagnosi (HUNT4):
- Essere in sovrappeso era associato a un rischio di demenza inferiore sia negli uomini che nelle donne.
- Avere una circonferenza vita elevata era legato a un rischio inferiore nelle donne, ma non negli uomini.
- Combinando i dati, gli uomini in sovrappeso/obesi ma con una circonferenza vita normale avevano un rischio minore. Le donne in sovrappeso/obese ma con una circonferenza vita elevata avevano un rischio minore.
Sembra quasi un paradosso, vero? Essere più “in carne” in tarda età potrebbe essere protettivo. Questo fenomeno, noto come “paradosso dell’obesità”, è probabilmente legato al fatto che la demenza stessa, nelle sue fasi precliniche, può causare una perdita di peso involontaria.

Le traiettorie: percorsi diversi per uomini e donne
Lo studio ha analizzato proprio come cambiano BMI e WC nel tempo. Immaginate delle curve che descrivono il peso e la circonferenza vita negli anni. Bene, queste curve erano diverse per chi ha sviluppato demenza rispetto a chi no, e diverse tra uomini e donne.
Riassumendo:
- Donne: Partivano da un BMI e WC più alti in gioventù se poi sviluppavano demenza, ma questa differenza si annullava intorno agli 11 anni prima della diagnosi (HUNT3). Al momento della diagnosi (HUNT4), le donne con demenza avevano BMI e WC più bassi rispetto alle coetanee senza demenza. La “protezione” del sovrappeso e dell’alta WC emergeva proprio in questa fase finale.
- Uomini: Anche loro partivano da BMI e WC più alti se poi sviluppavano demenza. La differenza di BMI si riduceva nel tempo, diventando non significativa alla diagnosi. Ma la circonferenza vita rimaneva tendenzialmente più alta negli uomini con demenza anche più avanti nel tempo (HUNT3), sebbene la differenza alla diagnosi fosse minima e non significativa. Per loro, il sovrappeso alla diagnosi era protettivo, ma l’alta WC no. La combinazione sovrappeso/obesità + alta WC era un forte fattore di rischio 22 anni prima, mentre alla diagnosi era la combinazione sovrappeso/obesità + WC normale ad essere associata a minor rischio.
Questi percorsi divergenti suggeriscono che l’impatto del peso e della sua distribuzione sul rischio di demenza, e forse anche l’impatto della malattia preclinica sul peso, non è lo stesso per i due sessi.
Perché queste differenze? Ipotesi sul tavolo
Cosa può spiegare queste differenze tra uomini e donne? Gli autori dello studio avanzano alcune ipotesi:
- Ormoni e Menopausa: Nelle donne, i cambiamenti ormonali legati alla menopausa influenzano il metabolismo e la distribuzione del grasso, fattori che potrebbero interagire con il rischio di demenza.
- Distribuzione del Grasso: Gli uomini tendono ad accumulare più grasso a livello addominale (centrale), mentre le donne più sui fianchi e cosce (periferico). Il grasso centrale è metabolicamente più “attivo” e legato a rischi come insulino-resistenza, diabete, ipertensione – tutti fattori di rischio anche per la demenza. Questo potrebbe spiegare perché la WC elevata a mezza età sembra un segnale d’allarme più forte per gli uomini.
- Impatto della Malattia Preclinica: La perdita di peso che spesso precede la diagnosi di demenza potrebbe essere più marcata o iniziare prima nelle donne, spiegando perché alla diagnosi appaiono più “magre” delle loro coetanee sane.

Cosa portiamo a casa?
Questo studio è un tassello importante per capire la complessa relazione tra corpo, invecchiamento e salute del cervello. Ci dice che non basta guardare il BMI o la circonferenza vita in un singolo momento, ma è fondamentale considerare l’intera traiettoria di vita. E, soprattutto, ci ricorda che uomini e donne non sono uguali di fronte a questi rischi.
I messaggi chiave?
- Mantenere un peso sano e una circonferenza vita controllata a mezza età sembra importante per ridurre il rischio di demenza futura, specialmente per gli uomini per quanto riguarda il grasso addominale.
- In tarda età, un leggero sovrappeso potrebbe non essere dannoso, anzi, forse protettivo, ma questo è probabilmente un riflesso della malattia stessa e non un invito a ingrassare!
- Le differenze tra uomini e donne sono significative e meritano più attenzione nella ricerca e, potenzialmente, nelle strategie di prevenzione personalizzate.
Insomma, la storia del nostro peso è scritta nel tempo e ha sfumature diverse per lui e per lei. Monitorare la nostra composizione corporea lungo tutta la vita adulta e adottare stili di vita sani rimane la strategia migliore che abbiamo per prenderci cura del nostro corpo e della nostra mente.
Fonte: Springer
