Fotografia concettuale: mani di diverse persone che si protendono verso una luce simboleggiante la cura sanitaria, sovrapposte a una mappa stilizzata delle Filippine con la sagoma di un aereo che decolla in lontananza. Obiettivo 50mm, profondità di campo selettiva, illuminazione drammatica.

Filippine: Medici e Infermieri in Fuga, la Copertura Sanitaria Universale Rischia?

Sapete, quando si parla di sistemi sanitari forti e accessibili a tutti, il cuore pulsante sono sempre loro: medici, infermieri, tutto il personale sanitario. Sono la linfa vitale, quelli che trasformano le politiche sulla carta in cure reali per le persone. Diversi studi, infatti, ci dicono chiaro e tondo che avere abbastanza personale sanitario qualificato è direttamente collegato a una popolazione più sana. L’obiettivo, quindi, dovrebbe essere semplice: avere le persone giuste, con le competenze giuste, nel posto giusto, a fare le cose giuste. Sembra facile, no?

Eppure, in molti paesi a basso e medio reddito, questa è una vera e propria chimera. C’è una carenza cronica di personale, spesso concentrato nelle città più grandi, lasciando scoperte le aree rurali. Questa situazione è un ostacolo enorme per raggiungere la famosa Copertura Sanitaria Universale (UHC), quel sogno di garantire a tutti cure di qualità a costi sostenibili.

Prendiamo le Filippine, un caso emblematico. Hanno varato la loro legge sulla Copertura Sanitaria Universale nel 2019, un passo da gigante! Ma poi è arrivato il COVID-19 a scombinare i piani. E come se non bastasse, le Filippine sono uno dei maggiori “esportatori” di infermieri e altri professionisti sanitari nel mondo. Una vera e propria fuga di cervelli che lascia il paese con un numero di medici ben al di sotto del rapporto ideale (parliamo di 7.92 medici ogni 10.000 abitanti nel 2021, quando l’ideale sarebbe 10) e una carenza stimata di 127.000 infermieri. Capite bene che implementare la UHC in queste condizioni è una sfida titanica.

Mi sono imbattuto in uno studio qualitativo affascinante che ha cercato di scavare a fondo proprio su questo tema nelle Filippine. Hanno parlato con tutti: dai politici ai dirigenti sanitari a livello nazionale e locale, dai direttori di ospedali pubblici e privati ai medici, infermieri, operatori sanitari di comunità, fino ai pazienti stessi. Volevano capire quali fossero i veri nodi che bloccano l’implementazione della UHC dal punto di vista del personale sanitario e quali fossero le pratiche migliori per attrarre e trattenere questi professionisti vitali.

Ostacoli all’Ingresso: Quando Iniziare è Già Difficile

Lo studio evidenzia problemi fin dall’inizio del percorso professionale. Molti neolaureati, pur preparati clinicamente, si sentono poco equipaggiati per affrontare le complessità della UHC, come le procedure governative o le competenze trasversali. È come dare a un pilota un aereo fantastico ma senza il manuale completo per tutte le condizioni di volo!

Un altro scoglio enorme è il reclutamento. Le politiche di assunzione governative sono spesso rigide e considerate poco pratiche. Requisiti stringenti rendono difficile trovare candidati, anche per ruoli non direttamente a contatto con i pazienti. Il risultato? Infermieri che dovrebbero stare al fianco dei malati finiscono per fare lavoro d’ufficio o di gestione dati. A questo si aggiunge il tetto di spesa per il personale imposto ai governi locali (massimo 45% del budget annuale per stipendi), che limita la capacità di assumere abbastanza persone e di offrire salari e benefit competitivi.

Ritratto di un giovane medico filippino pensieroso seduto alla sua scrivania in un ufficio governativo spartano, circondato da pile di documenti. Obiettivo 35mm, luce naturale dalla finestra, profondità di campo media, bianco e nero film.

Infine, la concentrazione di specialisti e ospedali di formazione nella capitale, Manila, lascia scoperte le province, rendendo difficile l’accesso a cure specialistiche per gran parte della popolazione.

Problemi sul Lavoro: Trattenere Chi C’è è un’Impresa

E una volta dentro? Le cose non migliorano sempre. Le condizioni di lavoro sono spesso descritte come “povere”. Secondo un intervistato del settore pubblico, più che gli stipendi (comunque non competitivi con l’estero), sono proprio le cattive condizioni a spingere i professionisti a cercare fortuna altrove.

Il divario salariale è un tema caldo. Il settore privato fatica a competere con gli stipendi governativi per gli infermieri, causando una perenne carenza. D’altro canto, anche nel pubblico, sebbene gli stipendi degli infermieri siano aumentati, non reggono il confronto con le offerte internazionali, specialmente per il personale altamente qualificato, alimentando la fuga dei cervelli.

Ci sono poi problemi specifici:

  • Mancanza di personale qualificato per la gestione finanziaria: Sia nel pubblico che nel privato, manca gente capace di gestire le finanze, un aspetto cruciale con le nuove riforme UHC. A volte, la formazione offerta è giudicata inadeguata (“ci fanno solo rispondere a quiz online”).
  • Costi esorbitanti per la formazione: Molti corsi di aggiornamento necessari per implementare la UHC sono a pagamento, spesso a carico del professionista o della struttura. Questo è un forte disincentivo, soprattutto per il privato, e mette a rischio persino il rinnovo delle licenze operative delle strutture se nessuno è disposto a pagare.
  • Mancanza di sicurezza lavorativa: I programmi di dispiegamento nazionale del personale (come “Medici nei Barrios”) sono vitali ma temporanei. Quando il contratto finisce, l’investimento fatto su quella persona rischia di andare perso.
  • Integrazione parziale degli operatori comunitari: Il coinvolgimento degli importantissimi barangay health workers (operatori sanitari di villaggio) e volontari varia molto. Alcuni sono attivamente coinvolti nella promozione della UHC, altri si sentono lasciati indietro.

Fattori di Uscita: La Grande Fuga e la Gestione delle Crisi

Il fattore principale che spinge il personale sanitario fuori dal sistema filippino è, senza dubbio, la forte attrazione della migrazione all’estero. È descritta come un problema “cronico e universale”. A questo si aggiunge una gestione delle crisi non sempre ottimale, che può portare alla perdita di personale chiave, anche a livello dirigenziale e politico, compromettendo lo sviluppo di policy efficaci.

Foto dinamica di un gruppo di infermieri filippini che camminano frettolosamente in un corridoio d'ospedale affollato. Teleobiettivo zoom 100mm, velocità dell'otturatore elevata per congelare il movimento, tracciamento del movimento, luce fluorescente ospedaliera.

Pratiche Vincenti: Qualche Raggio di Sole

Ma non è tutto nero! Lo studio ha scovato anche delle pratiche brillanti messe in atto da alcune strutture per provare a invertire la rotta:

  • Borse di studio e programmi di “return service”: Alcune strutture private offrono borse di studio a studenti di infermieristica in cambio di un periodo di lavoro garantito dopo la laurea. Una mossa intelligente per assicurarsi personale.
  • Benefit non monetari: Borse di studio per i figli o altri familiari a carico del personale sanitario, un incentivo potente per la ritenzione.
  • Opportunità di crescita professionale: Offerta di tasse universitarie gratuite per master o altri programmi post-laurea.
  • Formazione specialistica all’estero: Strutture governative organizzano borse di studio per formare specialisti all’estero, sempre con l’obbligo di tornare a lavorare nelle Filippine.
  • Formazione specifica sulla UHC: Integrare la formazione sulla UHC nei programmi di inserimento per i nuovi assunti e aggiornare il personale esistente, per renderli ambasciatori della riforma tra i pazienti.

Riforme Necessarie: Guardare Oltre il Settore Sanitario

Le pratiche che vi ho raccontato sono ottime, ma da sole non bastano. Lo studio sottolinea che per far funzionare davvero la Copertura Sanitaria Universale nelle Filippine servono riforme profonde, che vanno ben oltre il settore sanitario.

Bisogna mettere mano al Local Government Code, la legge che ha decentrato la sanità ai governi locali. Se da un lato dà autonomia, dall’altro crea rigidità (come il tetto di spesa per il personale) e disuguaglianze, perché non tutti i governi locali danno la stessa priorità alla salute. Serve più flessibilità e un meccanismo per assicurare che tutti remino nella stessa direzione per la UHC.

C’è poi tutto il capitolo dell’istruzione. I curricula tradizionali sono troppo orientati alla cura e poco alla sanità pubblica, alla gestione, alle competenze sociali necessarie oggi. Servono programmi specifici per la medicina di base, più scienze sociali e sanità pubblica nei corsi di laurea, e un’esposizione precoce e prolungata alla realtà delle comunità. Anche la formazione degli specialisti va ripensata in un’ottica di equità, per contrastare la loro concentrazione nelle aree urbane.

Persino il sistema di reclutamento pubblico (civil service) andrebbe riformato, perché i requisiti attuali rendono difficile riempire i posti vacanti, anche quelli non clinici.

Ampia veduta aerea di un paesaggio rurale filippino con un piccolo centro sanitario comunitario al centro. Obiettivo grandangolare 15mm, luce del tardo pomeriggio, messa a fuoco nitida su tutto il panorama, colori vividi.

Infine, un punto cruciale riguarda gli accordi bilaterali sul lavoro con i paesi che “importano” personale sanitario filippino. Questi accordi, pensati per proteggere i lavoratori migranti, sono spesso visti come ingiusti perché facilitano la fuga di cervelli senza considerare la sostenibilità del sistema sanitario filippino. È necessario un approccio diplomatico più forte per creare accordi più equi e sostenibili, che prevedano investimenti nel sistema sanitario filippino, limiti alla migrazione, trasferimento tecnologico, a beneficio di entrambe le parti.

Insomma, la strada per la salute universale nelle Filippine è in salita, e passa inevitabilmente per la valorizzazione del suo bene più prezioso: il personale sanitario. Le sfide sono enormi, ma identificare i problemi e le possibili soluzioni, come fa questo studio, è il primo passo fondamentale per sperare di trasformare il sogno della UHC in una realtà concreta per tutti i filippini.

Fonte: Springer

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