Un'aula elettorale in Germania, con persone di diversa origine in fila per votare, alcune sorridenti, altre concentrate. Luce soffusa tipica di un interno, prime lens 35mm, depth of field, atmosfera di impegno civico.

Immigrati e Politica in Germania: Tra Appartenenza e Distacco, Chi Partecipa Davvero?

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante, un po’ sociologico e un po’ politico, per capire meglio come le persone con una storia di immigrazione si relazionano con la politica in Germania. Il titolo originale di uno studio che mi ha molto colpito è “Nähe oder Distanz?”, ovvero “Vicinanza o Distanza?”. E credo che questa domanda colga perfettamente il nocciolo della questione. Parliamo di persone che, direttamente o tramite i loro genitori, hanno scelto la Germania come casa. Ma quanto si sentono “vicine” al sistema politico tedesco, e quanto invece ne percepiscono una certa “distanza”? E soprattutto, come questo influisce sulla loro voglia di partecipare?

Un Paese Mosaico: La Germania e l’Immigrazione

Pensate un po’: in Germania, oltre un quarto della popolazione ha una storia di immigrazione. Un numero enorme, che ci fa capire quanto sia cruciale che l’integrazione funzioni, sia per chi arriva, sia per il Paese che accoglie. L’integrazione non è solo trovare un lavoro o imparare la lingua; è sentirsi parte di una comunità, condividere valori (pur mantenendo la propria identità, ci mancherebbe!) e, ovviamente, avere voce in capitolo nelle decisioni che riguardano tutti. Ecco perché la partecipazione politica è un termometro così importante della salute di una democrazia multiculturale.

Se gruppi interi di persone si sentono esclusi o non rappresentati, la fiducia nel sistema può vacillare. Immaginate di sentire che i vostri problemi, le vostre speranze, non vengono ascoltati dalla politica: è naturale sentirsi un po’ alienati, no? Quindi, capire come e perché le persone con background migratorio partecipano (o non partecipano) è fondamentale.

Non Solo Voto: Le Tante Facce della Partecipazione

Quando pensiamo a “partecipazione politica”, la prima cosa che ci viene in mente è il voto, giusto? Certo, andare alle urne è importantissimo, è la forma di partecipazione più diffusa e con un impatto diretto. Però, c’è un “ma”: in Germania, come in molti altri Paesi, per votare alle elezioni nazionali e regionali bisogna avere la cittadinanza tedesca. Questo significa che circa la metà delle persone con storia migratoria non può esprimere la propria preferenza in questo modo. Un bel limite!

Ma la politica non si fa solo nelle urne. Ci sono mille altri modi per far sentire la propria voce:

  • Firmare petizioni
  • Indossare spille o adesivi di campagne politiche (un classico!)
  • Partecipare a manifestazioni pacifiche
  • Boicottare prodotti per motivi politici
  • Attivarsi online, condividere opinioni, creare dibattito
  • Fare volontariato in organizzazioni con scopi politici o sociali

E qui le cose si fanno interessanti, perché spesso chi non può votare, o chi si sente meno rappresentato dalle istituzioni tradizionali, trova in queste forme alternative un canale per esprimersi. Anzi, a volte, soprattutto le seconde generazioni, sono persino più attive in certe forme di protesta rispetto a chi non ha un background migratorio. Chissà, forse perché sentono più forte l’urgenza di farsi sentire?

Un gruppo multietnico di persone discute animatamente attorno a un tavolo in un moderno centro comunitario ben illuminato, luce naturale che entra da grandi finestre, prime lens 35mm, profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo per concentrarsi sulle espressioni coinvolte dei partecipanti.

Cosa Ci Dicono i Dati? Uno Sguardo da Vicino

Per capirci qualcosa di più, ci siamo basati su dati solidi, come quelli del Barometro sull’Integrazione dell’SVR (Consiglio di Esperti per l’Integrazione e la Migrazione) e su diverse indagini dell’European Social Survey. Parliamo di migliaia e migliaia di interviste, quindi non di chiacchiere da bar! L’obiettivo era proprio quello di vedere se questa “vicinanza” o “distanza” verso la Germania e il suo sistema politico avesse un impatto particolare sulla partecipazione, soprattutto delle seconde generazioni, quelle nate e cresciute in Germania da genitori immigrati.

L’idea di partenza, o meglio, l’ipotesi, era che sentirsi parte del Paese e avere fiducia nelle istituzioni spingesse a partecipare di più, specialmente nelle forme più “ufficiali”. Al contrario, aver subito discriminazioni potrebbe allontanare da queste forme e spingere di più verso la protesta. Sembra logico, no?

Principi Democratici: Sorprendentemente Condivisi

Una delle prime cose che emerge, e che forse vi sorprenderà, è che le persone con storia migratoria, incluse quelle nate all’estero, condividono i principi fondamentali della democrazia liberale tedesca in misura molto simile alla popolazione senza background migratorio. Certo, ci sono piccole differenze su singoli aspetti, ma nel complesso l’adesione a valori come elezioni libere, libertà di espressione, diritto di manifestare è altissima per tutti. Anzi, su temi come la protezione delle minoranze o della privacy, a volte la sensibilità è persino maggiore tra chi ha origini immigrate.

E la fiducia nelle istituzioni? Altra sorpresa: in media, le persone con background migratorio mostrano più fiducia nelle istituzioni statali tedesche rispetto al resto della popolazione! Questo è particolarmente vero per la prima generazione. Forse perché hanno scelto la Germania anche per la sua stabilità democratica, o perché il confronto con il sistema politico del Paese d’origine è spesso a favore della Germania. Quindi, la base per una partecipazione attiva c’è tutta!

Generazioni a Confronto: Chi Fa Cosa?

Quando andiamo a vedere nel dettaglio, le cose si complicano un po’, come sempre nella vita reale.

  • La prima generazione, quella immigrata direttamente, tende a partecipare meno, soprattutto al voto. Comprensibile: ci sono barriere linguistiche, una minore familiarità con il sistema, e magari si è arrivati in età adulta. Però, con il passare degli anni di residenza, la partecipazione tende ad aumentare. La socializzazione fa il suo corso!
  • La seconda generazione è un caso a sé. Nati e cresciuti in Germania, con il sistema scolastico tedesco, ci si aspetterebbe una partecipazione simile a quella dei coetanei senza background migratorio. E in parte è così, ma non sempre.

In generale, chi ha un background migratorio partecipa un po’ meno alle forme elettorali e alla raccolta firme, ma quando si tratta di indossare una spilla di una campagna o partecipare a una manifestazione, le differenze si assottigliano o addirittura si invertono, con una maggiore propensione soprattutto da parte delle seconde generazioni verso le manifestazioni.

Una giovane donna della seconda generazione, con un'espressione determinata, attacca una spilla di una campagna politica sulla sua giacca, in un contesto urbano. Obiettivo prime 50mm, luce naturale pomeridiana, leggero bokeh sullo sfondo per enfatizzare il soggetto.

Il Peso dell’Appartenenza e della Discriminazione

E qui torniamo alla nostra domanda iniziale: vicinanza o distanza?
Il senso di appartenenza alla Germania gioca un ruolo chiave, soprattutto per la seconda generazione. Sentirsi tedeschi, o comunque parte integrante della società tedesca, aumenta significativamente la probabilità di andare a votare. È come dire: “Questo Paese è anche mio, quindi voglio dire la mia”.

La discriminazione, purtroppo, rema contro. Chi ha subito discriminazioni a causa delle proprie origini tende a partecipare meno al voto, specialmente se appartiene alla seconda generazione. È un segnale preoccupante: sentirsi trattati ingiustamente può portare a una sorta di disillusione verso le forme di partecipazione più istituzionali. Tuttavia, questa stessa esperienza può spingere a un maggiore impegno in altre forme, come le proteste. È come se la frustrazione trovasse un altro canale per esprimersi, più diretto, forse percepito come più incisivo per denunciare un’ingiustizia.

La fiducia nelle istituzioni, in generale, spinge a partecipare di più, ma curiosamente, per la seconda generazione, un’altissima fiducia nelle istituzioni non sembra tradursi automaticamente in una maggiore affluenza alle urne rispetto al resto della popolazione con lo stesso livello di fiducia. È un dato su cui riflettere: forse per loro entrano in gioco altre dinamiche, altre priorità o altre forme di impegno civico.

Risorse, Motivazione e Quel “Non So Che”

Ovviamente, non è tutto bianco o nero. Ci sono tanti fattori che influenzano la partecipazione politica, indipendentemente dalle origini:

  • Risorse: un livello di istruzione più alto, una buona competenza linguistica, un reddito stabile, sentirsi competenti in materia politica… tutto questo aiuta. E qui, a volte, le persone con background migratorio partono svantaggiate, ma col tempo e con le generazioni queste differenze tendono a ridursi.
  • Motivazione: l’interesse per la politica, il sentirsi coinvolti socialmente.
  • Mobilitazione: essere invitati a partecipare, avere candidati che rappresentano anche i propri interessi.

Le analisi mostrano che molti di questi fattori “classici” funzionano allo stesso modo per tutti. Però, anche tenendo conto di tutto questo, rimangono delle differenze, soprattutto per la seconda generazione, in alcune forme di partecipazione. C’è ancora un pezzetto del puzzle che ci sfugge.

Per esempio, per la seconda generazione, un alto livello di istruzione sembra essere un predittore ancora più forte per l’impegno politico (diverso dal voto) rispetto al resto della popolazione. D’altro canto, per partecipare a manifestazioni o indossare spille, l’istruzione sembra contare un po’ meno per loro rispetto agli altri.

Una piazza affollata durante una manifestazione pacifica, persone di diverse età ed etnie tengono in alto cartelli con slogan. Telephoto zoom 100-400mm per comprimere la prospettiva e mostrare la folla, fast shutter speed per congelare il movimento delle bandiere e dei partecipanti, focus sulle espressioni determinate.

Allora, Vicini o Distanti? Conclusioni (Provvisorie)

Tirando le somme, il quadro è complesso e sfaccettato. Le persone con storia migratoria in Germania condividono i principi democratici e partecipano alla vita politica, anche se con modalità e intensità diverse. La buona notizia è che la socializzazione nel contesto tedesco, generazione dopo generazione, tende ad avvicinare i modelli di partecipazione.

Le differenze che vediamo non sono abissali, ma esistono. La prima generazione e chi ha entrambi i genitori immigrati partecipa tendenzialmente meno. Il senso di appartenenza è una spinta potente, soprattutto per il voto della seconda generazione. La discriminazione è un freno per la partecipazione elettorale, ma può essere un motore per altre forme di attivismo. Le risorse contano, ma non spiegano tutto.

Resta aperta la domanda sul perché, anche a parità di condizioni, persistano alcune “latenze” partecipative, soprattutto per la seconda generazione in certe forme. Forse la percezione dell’efficacia delle diverse azioni politiche è diversa? Forse ci sono priorità diverse? Servirebbero studi ancora più approfonditi, magari continui nel tempo, per cogliere tutte le sfumature.

Quello che mi sembra chiaro è che favorire un clima di reale appartenenza e combattere ogni forma di discriminazione non sono solo questioni di giustizia sociale, ma anche leve fondamentali per una democrazia più ricca, partecipata e, in definitiva, più forte. Perché quando tutti si sentono “vicini” e non “distanti”, tutta la società ne guadagna.

E voi, cosa ne pensate? Vi ritrovate in queste dinamiche?

Fonte: Springer

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