Immagine fotorealistica di un uccello canoro (come un tordo eremita, Catharus guttatus) posato su un ramo nella foresta pluviale temperata dell'Isola Principe di Galles, Alaska. Teleobiettivo 150mm, messa a fuoco sull'uccello con dettagli del piumaggio visibili, sfondo leggermente sfocato che mostra alberi coperti di muschio e felci. La luce è soffusa, tipica di una giornata nuvolosa in Alaska, evocando l'ambiente dello studio sulla biodiversità dei parassiti.

Parassiti Misteriosi in Alaska: Una Scoperta Inattesa alle Alte Latitudini

Ciao a tutti! Avete mai pensato a quanta vita brulica intorno a noi, spesso invisibile ai nostri occhi? Io sì, e il mio mondo, o meglio, il mondo che studio con passione, è quello dei parassiti. Non storcete il naso! Sono creature affascinanti che ci raccontano storie incredibili sugli ecosistemi e sulla salute del nostro pianeta.

Un Tuffo nell’Invisibile: Perché Studiare i Parassiti?

Capire la biodiversità globale dei parassiti è una sfida enorme. Pensateci: la maggior parte delle regioni del mondo e dei potenziali ospiti non sono mai state veramente esplorate alla ricerca di questi minuscoli compagni di viaggio. Fare un inventario completo, descrivendo nuove specie e conservandole nei musei, è l’obiettivo finale, ma servono anche metodi rapidi per avere un’idea della diversità nascosta. Qui entra in gioco la genetica: analizzando il DNA, possiamo scovare lignaggi distinti, anche quando i parassiti sembrano identici al microscopio o sono difficili da studiare.

Ultimamente, le regioni ad alta latitudine, come l’Artico e le zone subartiche, sono finite sotto i riflettori della parassitologia. Perché? Il cambiamento climatico. Le temperature in aumento potrebbero spostare le aree di trasmissione di alcuni parassiti e l’arrivo di nuovi “invasori”, magari portati da ospiti che modificano le loro rotte migratorie, potrebbe avere impatti ecologici devastanti su popolazioni animali non preparate. Ecco perché è fondamentale capire chi vive *adesso* in queste aree, per poter monitorare i cambiamenti futuri.

La Nostra Missione in Alaska: Caccia ai Parassiti del Sangue

Le foreste ad alta latitudine del Nord America si sono rivelate una vera miniera d’oro per la scoperta di nuovi parassiti del sangue negli uccelli. Generi come Haemoproteus, Leucocytozoon e Plasmodium (sì, parenti di quello che causa la malaria umana!) sono abbondanti e diversificati lassù, anche in Alaska. Tuttavia, vaste aree rimangono inesplorate. Nessuno, ad esempio, aveva mai condotto un’indagine generale sugli emosporidi (questo è il nome del gruppo a cui appartengono i generi citati) nella regione sud-orientale dell’Alaska, dove si trova la Tongass National Forest, la più grande foresta nazionale degli Stati Uniti.

Ma non ci sono solo gli emosporidi. Anche i tripanosomatidi, una famiglia che include il famoso genere Trypanosoma (alcuni causano malattie come la malattia del sonno), sono parassiti comuni e diversificati, ma spesso trascurati, soprattutto negli uccelli. Mentre la ricerca sugli emosporidi aviari è esplosa negli ultimi 25 anni, quella sui tripanosomi negli uccelli è rimasta indietro. E poi ci sono generi di tripanosomatidi ancora meno conosciuti, come Zelonia. Si tratta di parassiti “monoxeni”, cioè che vivono in un solo tipo di ospite (in questo caso, insetti), e sono parenti stretti del genere Leishmania. Fino a poco tempo fa, si pensava che Zelonia vivesse solo in regioni calde e tropicali dell’emisfero australe. Ma una scoperta recente in Russia ha scombussolato tutto, dimostrando che la sua distribuzione è molto più ampia. Questo ci ha fatto drizzare le antenne: e se ci fosse Zelonia anche nelle regioni boreali del Nord America?

Così, ci siamo messi all’opera. Abbiamo deciso di indagare sulla presenza di emosporidi e tripanosomatidi negli uccelli di un’isola ad alta latitudine nel Nord America mai studiata prima per questi parassiti: l’Isola Principe di Galles, in Alaska. Un luogo affascinante, con una foresta pluviale temperata e una fauna unica.

Fotografia macro di un piccolo campione di tessuto di uccello conservato in una piastra di Petri, obiettivo macro 80mm, alto dettaglio, illuminazione controllata da laboratorio, che suggerisce strutture cellulari e la potenziale presenza di parassiti microscopici.

Abbiamo utilizzato campioni di tessuto (muscolo e fegato) di 67 uccelli appartenenti a 18 specie diverse, conservati preziosamente presso l’American Museum of Natural History. Questi campioni erano stati raccolti nel giugno 2019. Per noi era un’occasione d’oro: ben 5 di queste specie non erano mai state testate per gli emosporidi con metodi molecolari, e addirittura 11 non erano mai state campionate per i tripanosomatidi!

Come abbiamo fatto? Abbiamo estratto il DNA dai tessuti e poi utilizzato la tecnica della PCR (Reazione a Catena della Polimerasi) per amplificare specifici frammenti genetici: uno del gene citocromo b (cytb) per gli emosporidi (un metodo standard usato da 20 anni) e uno del gene 18S rRNA per i tripanosomatidi. In pratica, abbiamo cercato le “impronte digitali” genetiche di questi parassiti. Se la PCR dava risultato positivo, mandavamo il campione a sequenziare per leggere la sequenza esatta del DNA.

Cosa Abbiamo Trovato: Emofilidi Sotto la Lente

I risultati sono stati elettrizzanti! Su 67 campioni, ben 28 (il 41.8%) sono risultati positivi per almeno un lignaggio di emosporidi. Addirittura 17 di questi erano coinfezioni, cioè ospitavano più di un tipo di parassita contemporaneamente (una prevalenza di coinfezioni del 25.4%).

Analizzando le sequenze, abbiamo trovato:

  • Haemoproteus: presente in 30 campioni (45%).
  • Leucocytozoon: presente in 19 campioni (28%).
  • Plasmodium: presente in un solo campione (1.5%).

È interessante notare la quasi assenza di Plasmodium, che in altri studi in Alaska era risultato più comune. Forse dipende dalle caratteristiche specifiche dell’ecosistema costiero dell’isola, diverso dalle foreste boreali interne studiate in precedenza? O forse è solo un caso? Difficile dirlo per ora.

Le infezioni non erano distribuite a caso tra le specie di uccelli. Le famiglie più colpite erano i Turdidi (tordi, 81.2% di prevalenza) e i Corvidi (nel nostro caso, solo la Ghiandaia di Steller, Cyanocitta stelleri, con il 77.8% di prevalenza), seguiti dai Passerellidi (passeri, 50%). Altre famiglie, campionate meno frequentemente, non hanno mostrato infezioni.

In totale, abbiamo identificato 20 distinti lignaggi genetici di emosporidi: 7 di Haemoproteus, 12 di Leucocytozoon e 1 di Plasmodium. Il più comune era un lignaggio di Leucocytozoon (L_ZOONAE02), trovato in tre specie diverse.

Ma la scoperta più entusiasmante sono stati due lignaggi completamente nuovi, mai descritti prima! Entrambi sono stati trovati esclusivamente nella Ghiandaia di Steller (Cyanocitta stelleri):

  • Un nuovo Haemoproteus, che abbiamo chiamato CYASTE09.
  • Un nuovo Leucocytozoon, chiamato CYASTE10.

La Ghiandaia di Steller si conferma un ospite particolarmente ricco di parassiti, e chissà quanti altri ne scopriremo campionandola in altre parti del suo areale!

Immagine fotorealistica di una Ghiandaia di Steller (Cyanocitta stelleri) appollaiata su un ramo muschioso in una foresta pluviale temperata, teleobiettivo zoom 200mm, messa a fuoco nitida sull'uccello, sfondo sfocato che mostra il fitto fogliame tipico dell'Isola Principe di Galles, Alaska.

Il Mistero dei Tripanosomatidi e la Sorpresa *Zelonia*

Passando ai tripanosomatidi, li abbiamo trovati in 8 campioni su 67 (12% di prevalenza). Abbiamo ottenuto 7 sequenze, che corrispondevano a 5 genotipi unici. Tre di questi erano identici a un ceppo già noto di Trypanosoma avium, molto diffuso globalmente. Gli altri tre erano genotipi nuovi di Trypanosoma, la cui identità specifica rimane incerta. Questo conferma che anche usando campioni di tessuto (e non solo di sangue) si possono trovare e studiare geneticamente questi parassiti.

Ma la vera, grande sorpresa è arrivata da un campione prelevato da una Dendroica di Townsend (Setophaga townsendi). La sequenza ottenuta era quasi identica (solo una base diversa!) a quella di… Zelonia daumondi! Ricordate? Il parassita degli insetti che si pensava vivesse solo ai tropici e che recentemente è stato trovato in Russia?

Trovare materiale genetico di Zelonia in un tessuto di uccello è stato sconcertante. Come ci è finito lì? L’ipotesi più probabile è una contaminazione ambientale: magari un insetto infetto è venuto a contatto con il campione durante la lavorazione sul campo. È anche intrigante pensare alla possibilità di trasmissione orale (l’uccello mangia l’insetto infetto), ma al momento non ci sono prove che Zelonia possa sopravvivere in un ospite vertebrato. Quello che è certo è che non si tratta di contaminazione da laboratorio.

Indipendentemente da come sia avvenuto il rilevamento, il fatto resta: questa è la prima segnalazione in assoluto del genere Zelonia in tutta la regione Neartica (che comprende Nord America, Groenlandia e parte del Messico)! Conferma che la distribuzione di questo genere è molto più ampia di quanto pensassimo e che è presente anche ad alte latitudini nel Nuovo Mondo. Resta da capire quali siano i suoi ospiti insetti in questa regione.

Fotografia paesaggistica grandangolare della foresta pluviale temperata sull'Isola Principe di Galles, Alaska, grandangolo 18mm, messa a fuoco nitida su tutta la scena, catturando alti abeti Sitka e tsuga occidentali drappeggiati di muschio, cielo coperto che suggerisce un clima fresco e umido.

Riflessioni Finali e Sguardi al Futuro

Questa nostra “incursione” parassitologica in un angolo poco studiato dell’Alaska ci ha regalato nuove conoscenze sulla diversità e la distribuzione geografica di emosporidi e tripanosomatidi. Abbiamo scoperto nuovi lignaggi genetici e confermato l’importanza di concentrarsi su specifiche famiglie di uccelli (come Corvidi e Turdidi) per svelare ulteriormente la ricchezza nascosta di parassiti.

Soprattutto, la scoperta inaspettata di Zelonia sottolinea quanto ancora poco sappiamo, specialmente su gruppi di parassiti considerati “minori” o poco studiati. C’è un bisogno enorme di espandere le ricerche, campionando più ospiti e più aree geografiche, in particolare in queste regioni ad alta latitudine così sensibili ai cambiamenti climatici.

Continuare a esplorare questa biodiversità nascosta non è solo una curiosità scientifica, ma un passo fondamentale per capire come gli ecosistemi stanno cambiando e come possiamo proteggerli al meglio. E chissà quali altre sorprese ci riserva il mondo invisibile dei parassiti!

Fonte: Springer

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