Pace Interiore: Chi la Trova Davvero? Un Viaggio Incredibile in 22 Paesi!
Sapete una cosa? Parliamo tantissimo di pace nel mondo, di relazioni internazionali, di conflitti da sedare. Giustissimo, per carità! Ma quanto spesso ci fermiamo a pensare alla pace interiore, quella sensazione di calma e tranquillità che abita (o dovrebbe abitare) dentro ognuno di noi? Ecco, pare che noi studiosi, soprattutto qui in Occidente, l’abbiamo un po’ trascurata, forse perché siamo più attratti da emozioni “forti” e stati d’animo ad alta energia. Però, qualcosa sta cambiando, e finalmente si inizia a indagare seriamente su questo aspetto fondamentale del nostro benessere.
E io sono qui per raccontarvi di uno studio pazzesco, il più ambizioso mai realizzato finora sulla pace interiore: il Global Flourishing Study (GFS). Pensate, un’indagine che durerà almeno cinque anni e che, solo nel primo anno, ha coinvolto la bellezza di 202.898 persone in 22 Paesi sparsi per il globo! L’obiettivo? Capire cosa ci fa “fiorire”, cosa ci rende felici e realizzati, e la pace interiore è uno dei pezzi grossi di questo puzzle. Nello specifico, abbiamo chiesto ai partecipanti: “In generale, quanto spesso senti di essere in pace con i tuoi penseri e sentimenti?”. Sembra una domanda semplice, ma le risposte ci stanno aprendo un mondo!
Ma cos’è esattamente questa “Pace Interiore”?
Prima di tuffarci nei risultati, facciamo un piccolo passo indietro. Quando parliamo di “pace”, di solito intendiamo due cose. C’è la pace esteriore, quella collettiva, che riguarda le relazioni tra persone, gruppi, nazioni. È il campo di studi dei “Peace and Conflict Studies”, per intenderci. E poi c’è lei, la pace interiore (IP, dall’inglese Inner Peace), che è una faccenda tutta personale. Riguarda il nostro stato mentale, concetti come calma, serenità, equanimità. È di questa che ci siamo occupati.
Curiosamente, la parola “pace” in inglese deriva dal latino “pax”, che indicava più che altro accordi e assenza di guerra, quindi un concetto esteriore. Ma in altre culture, specialmente quelle orientali, l’idea di pace interiore ha radici antichissime e un lessico ricchissimo. Pensate all’upekkha nel Buddismo, uno stato meditativo sublime, o alla realizzazione del Brahman nell’Induismo. Ma non pensiate sia solo una “fissa” orientale! Anche i filosofi greci antichi esaltavano l’ataraxia (libertà dall’angoscia) e l’apatheia (equilibrio emotivo). Insomma, la pace interiore è sempre stata considerata cruciale per la saggezza e l’illuminazione, e pure come base per contribuire all’armonia nel mondo esterno.
Noi psicologi occidentali, quando abbiamo iniziato a studiarla, l’abbiamo spesso incasellata tra gli “stati positivi a bassa attivazione” (LAPS, Low Arousal Positive States). Immaginate un grafico con due assi: valenza (piacevole/spiacevole) e attivazione (alta/bassa). La pace interiore finirebbe nel quadrante “bassa attivazione, valenza positiva”, insieme alla calma, per esempio. Però, c’è chi dice che questa sia una visione un po’ limitata, forse troppo “nostrana”. I monaci buddisti, per esempio, vedono la pace interiore più come uno stato di neutralità emotiva, un punto fermo da cui osservare le emozioni che passano, senza farsi travolgere. Che sia LAPS o neutralità, una cosa è certa: la pace interiore conta, eccome! È un po’ l’antidoto a stati come ansia, angoscia, stress. Pensateci: se l’ansia è come un mare in tempesta, la pace interiore è l’acqua calma.
Lo Studio Globale sulla Fioritura: Numeri da Capogiro!
Torniamo al nostro Global Flourishing Study. Abbiamo raccolto dati in 22 paesi diversissimi: Argentina, Australia, Brasile, Egitto, Germania, Hong Kong, India, Indonesia, Israele, Giappone, Kenya, Messico, Nigeria, Filippine, Polonia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Tanzania, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. Un campione enorme, rappresentativo a livello nazionale per ogni paese. L’idea è seguire queste persone per almeno cinque anni, per vedere come cambiano le cose nel tempo.
Ci siamo posti tre domande principali:
- Come sono distribuiti i fattori demografici chiave nel nostro campione internazionale?
- Come si posizionano i livelli medi di pace interiore nei vari paesi?
- Come varia la pace interiore a seconda delle diverse categorie demografiche (età, sesso, lavoro, ecc.)?
E avevamo delle ipotesi, ovviamente! Ci aspettavamo di trovare grande diversità demografica, differenze significative nei livelli di pace interiore tra i paesi, e che queste differenze si riflettessero anche nelle varie categorie demografiche, con variazioni specifiche da paese a paese. Beh, vi anticipo che… ci avevamo preso!

I dati sono stati raccolti principalmente nel 2023, con alcuni paesi che hanno iniziato già nel 2022. Abbiamo usato un rigoroso processo di traduzione dei questionari per assicurarci che le domande fossero comprese allo stesso modo ovunque. Per la pace interiore, abbiamo chiesto: “In generale, quanto spesso senti di essere in pace con i tuoi pensieri e sentimenti?”, con opzioni di risposta: sempre, spesso, raramente, mai. Per le nostre analisi principali, abbiamo raggruppato “sempre/spesso” come avere pace interiore e “raramente/mai” come non averla.
I Risultati: Sorprese e Conferme sulla Pace Interiore nel Mondo
Allora, cosa abbiamo scoperto? Innanzitutto, una variabilità pazzesca tra i paesi! Se prendiamo la percentuale di persone che si sentono “spesso” o “sempre” in pace, si va da un incredibile 89% a Hong Kong e un 87% in Israele, fino a un più modesto 49% in Turchia e 50% nelle Filippine. Già questo ci dice che generalizzare basandosi solo su un paese (tipo gli USA, dove il 79% si sente spesso o sempre in pace) è un errore madornale. La pace interiore non è vissuta allo stesso modo ovunque!
Certo, bisogna essere cauti nell’interpretare queste differenze: traduzioni, norme culturali, persino il periodo dell’anno in cui sono stati raccolti i dati potrebbero influenzare i risultati. Ma perché queste differenze? Non possiamo dirlo con certezza solo da questi dati, ma è interessante notare, per esempio, che Hong Kong tende ad avere punteggi migliori della Turchia su molti indicatori economici, di salute, educativi e istituzionali. Chissà, forse un contesto di vita più favorevole aiuta. Però, attenzione, perché entrambi i paesi hanno vissuto periodi di grande instabilità recentemente, quindi la situazione è dinamica. Ecco perché seguire le persone nel tempo sarà fondamentale!
Chi Trova Più Facilmente la Pace Interiore? I Fattori Demografici
Passiamo ora a vedere come i diversi fattori demografici si legano alla pace interiore. Preparatevi, perché anche qui le sorprese non mancano!
L’Età: La Saggezza Porta Serenità?
Il fattore che ha mostrato la variazione più grande è stato l’età. In generale, più si invecchia, più si tende a trovare pace interiore. Si passa da un 68% tra i 18-24enni a un notevole 86% tra gli over 80! Sembra che, nonostante gli acciacchi, l’invecchiamento porti con sé una maggiore salute psicologica, forse grazie alla maturità e alla saggezza accumulate. O magari, semplicemente, un ritmo di vita più lento aiuta.
Ma attenzione! Questa tendenza generale non è universale. In alcuni paesi, i più giovani (Kenya, Polonia) o persone di mezza età (Indonesia) riportano i livelli più alti di pace interiore. E il divario tra i più giovani e i più anziani varia tantissimo: solo 6 punti percentuali in Israele e Nigeria, ma ben 33 negli USA! Questo suggerisce che come una cultura tratta le diverse fasce d’età e le risorse che mette a loro disposizione potrebbe fare una grande differenza.
Lavoro e Disoccupazione: Denaro Non Fa la Felicità, Ma Aiuta la Pace?
Al secondo posto per impatto troviamo lo stato occupazionale. I pensionati sono quelli che riportano più pace interiore (78%), seguiti dai lavoratori autonomi (74%) e dipendenti (73%). Chi se la passa peggio? I disoccupati in cerca di lavoro (63%). Questo non sorprende: avere un lavoro spesso significa stabilità e sicurezza. È interessante, però, che i pensionati, tecnicamente “fuori dal lavoro”, stiano così bene. Forse non è tanto la mancanza di lavoro in sé a pesare, quanto il bisogno di lavorare senza riuscirci.
Anche qui, le sfumature nazionali sono importantissime. In Israele e Tanzania, i pensionati stanno peggio dei lavoratori. E in Sud Africa, incredibilmente, i disoccupati hanno i livelli di pace interiore più alti di tutti! Questo merita sicuramente un approfondimento.

Frequenza Religiosa: La Fede Come Scudo?
Chi partecipa più assiduamente a servizi religiosi tende ad avere più pace interiore. Si va dal 68% di chi non partecipa mai all’80% di chi lo fa più di una volta a settimana. Questo è in linea con molta letteratura scientifica.
Ma, ancora una volta, il contesto è re! Il divario tra chi partecipa molto e chi partecipa poco è minimo in India (1%) ma enorme negli USA (22%). E in paesi come Egitto, India, Nigeria e Sud Africa, non c’è una relazione significativa tra frequenza religiosa e pace interiore. Anzi, in Egitto e Nigeria, chi non partecipa mai ha livelli di pace leggermente superiori! Forse in contesti con tensioni interreligiose, come in Nigeria, il coinvolgimento religioso può essere più complicato.
Stato Civile: Sposati e Felici (e Pacifici)?
Le persone sposate riportano i livelli più alti di pace interiore (76%), mentre i single mai sposati e chi ha un partner convivente sono in fondo alla classifica (68%). I vedovi se la cavano piuttosto bene (74%), meglio di separati e divorziati (69%). Forse il matrimonio, se di buona qualità, offre una stabilità che favorisce la pace. E forse la vedovanza, per quanto dolorosa, può portare a una sorta di “chiusura” che manca nelle separazioni, dove l’ex partner può rimanere una presenza.
Le variazioni nazionali? Enormi! In Indonesia, la differenza tra il gruppo con più pace e quello con meno è solo del 6%, ma in Australia arriva al 28% e in Nigeria addirittura al 48% (anche se con intervalli di confidenza molto ampi per alcune categorie).
Istruzione: Studiare Rende Zen?
Chi ha più di 15 anni di istruzione riporta più pace interiore (78%) rispetto a chi ne ha meno (71-72%). L’istruzione può fornire strumenti e prospettive che aiutano, o magari chi è più sereno è più propenso a continuare gli studi. È interessante che la differenza si veda solo per i livelli di istruzione molto alti.
Ma indovinate un po’? Non è così ovunque! In Australia, Hong Kong, Sud Africa, Svezia e USA, chi ha meno istruzione riporta più pace interiore. E il divario tra i livelli di istruzione varia da un misero 1% in Sud Africa a un consistente 21% in Giappone.
Sesso e Immigrazione: Piccole Differenze, Grandi Variazioni Locali
Infine, due fattori con un impatto generale minore, ma con dinamiche locali affascinanti. Gli uomini riportano livelli di pace interiore leggermente superiori alle donne (74% vs 72%). La piccola minoranza che si identifica come “altro” genere ha punteggi ancora più alti (81%), ma il campione è troppo piccolo per trarre conclusioni definitive. È comunque un dato sorprendente, considerando che le persone LGBTQ+ spesso riportano livelli di salute mentale inferiori. A livello nazionale, però, in 5 paesi le donne stanno meglio degli uomini (fino a +7% in Giappone) e in 3 sono alla pari.
Per quanto riguarda lo stato di immigrazione, la differenza è minima: 73% per i nativi, 72% per gli immigrati. Questo è notevole, perché spesso si pensa che l’immigrazione sia stressante. Invece, sembra che gli immigrati non siano svantaggiati, e in alcuni paesi (come la Nigeria, +12%) stanno addirittura meglio dei nativi! Questo fenomeno, noto come “effetto immigrato sano”, merita attenzione.

Cosa Ci Portiamo a Casa da Questo Viaggio?
Questo studio è uno dei primi a esplorare così a fondo i predittori demografici della pace interiore, e soprattutto a farlo su scala globale. La prima grande lezione è che la pace interiore non è un lusso per pochi, ma una realtà vissuta da molti, sebbene con enormi differenze tra paesi. La seconda è che, sebbene ci siano tendenze generali (gli anziani e i pensionati sembrano stare meglio, i giovani e i disoccupati peggio), il contesto socio-culturale conta tantissimo. Le stesse categorie demografiche vivono la pace interiore in modo diverso a seconda di dove si trovano nel mondo.
Se vogliamo promuovere la pace interiore, dovremmo forse concentrarci sui gruppi più vulnerabili, come i giovani disoccupati. Certo, le politiche per ridurre la disoccupazione aiuterebbero. Ma anche interventi mirati, come insegnare la mindfulness nelle scuole, potrebbero fare la differenza.
Spero che questa ricerca stimoli un maggiore interesse per la pace interiore, un ingrediente fondamentale per una vita fiorente. E non vedo l’ora di vedere cosa ci riserveranno i prossimi anni di questo studio! C’è ancora tantissimo da scoprire su questo affascinante aspetto della nostra umanità.
Fonte: Springer
