Fotografia grandangolare 24mm di un moderno data center high-tech, file di server rack con luci LED blu lampeggianti, un tecnico di rete in primo piano (leggermente sfocato) interagisce con uno schermo che mostra un'interfaccia di automazione di rete con barre di progresso verdi, focus nitido sullo schermo e sui rack, atmosfera pulita e ordinata, long exposure per un leggero motion blur sui LED.

Reti Multivendor? Blindatele in un Lampo con Nornir: La Mia Esperienza con l’Hardening Automatico

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che, lo so, può sembrare un po’ ostico ma che in realtà è fondamentale per chiunque gestisca reti complesse: l’hardening dei dispositivi di rete, specialmente quando ci si trova a dover fare i conti con apparecchiature di vendor diversi. Un bel grattacapo, vero? Mettetevi comodi, perché sto per raccontarvi come un framework Python chiamato Nornir possa trasformare questo processo da incubo a… beh, quasi una passeggiata!

Il Problema: Un Mosaico di Dispositivi e Tante Minacce

Viviamo in un’era digitale dove le reti sono il cuore pulsante di ogni azienda. Crescono a dismisura, diventano sempre più complesse e, spesso, sono un mix di tecnologie e marchi diversi: Cisco da una parte, Juniper dall’altra, magari un firewall Fortinet a proteggere il perimetro. Bello, no? Sì, ma gestirlo è un’altra storia. Configurare manualmente ogni singolo dispositivo per renderlo sicuro (il famoso “hardening”) è un lavoro immane, ripetitivo e, diciamocelo, ad alto rischio di errori umani.

E gli hacker? Loro non dormono affatto! Sanno benissimo come sfruttare configurazioni deboli, password insicure, errori o falle di sicurezza per intrufolarsi. Immaginate la superficie d’attacco in una rete aziendale con centinaia di dispositivi multivendor… da far venire i brividi! L’hardening serve proprio a questo: tappare le falle prima che qualcuno le trovi e le sfrutti. Bisogna implementare policy di sicurezza rigorose e coerenti su tutta l’infrastruttura. Ma come farlo in modo efficiente?

L’Automazione: La Via Maestra (con qualche intoppo)

La risposta è quasi ovvia: automazione! Automatizzare la configurazione e l’hardening riduce i tempi, minimizza gli errori, taglia i costi e aumenta sicurezza, flessibilità e resilienza. Sembra perfetto, no? Esistono già strumenti come Ansible o librerie Python come Netmiko. Fantastici, per carità, ma spesso hanno dei limiti:

  • Focus su un solo vendor: Molti approcci funzionano alla grande se hai solo dispositivi Cisco, o solo Juniper, ma nel mondo reale le reti multivendor sono la norma.
  • Scalabilità: Strumenti come Ansible, basati su file YAML, possono diventare complessi da gestire su larga scala con logiche intricate. Librerie come Netmiko, invece, non nascono con il multi-threading nativo, rendendo l’esecuzione su molti dispositivi lenta perché sequenziale.

Qui entra in gioco la vera svolta di cui voglio parlarvi.

Fotografia macro di un groviglio complesso di cavi di rete colorati (blu, giallo, rosso) collegati a diverse porte su switch di rete di marche differenti (Cisco, Juniper visibili), illuminazione controllata per evidenziare i dettagli dei connettori, obiettivo macro 100mm, alta definizione, messa a fuoco precisa sui punti di connessione.

Nornir: Il Direttore d’Orchestra per Reti Multivendor

Ho scoperto (e sperimentato, come vedremo) un framework basato su Python chiamato Nornir. Cos’ha di speciale? Beh, affronta proprio le lacune che abbiamo visto:

  • Vendor-Agnostico: Grazie a Python e a un sistema di “inventory” flessibile, Nornir permette di gestire e configurare dispositivi Cisco, Juniper, Fortinet (e potenzialmente altri) all’interno dello stesso flusso di lavoro automatizzato. Finalmente!
  • Multi-threading Nativo: Nornir è progettato per eseguire task in parallelo su più dispositivi contemporaneamente. Questo significa una riduzione drastica dei tempi di esecuzione.
  • Flessibilità di Python: Essendo basato su Python, si ha accesso a tutta la potenza del linguaggio per creare logiche complesse, gestire eccezioni in modo granulare e integrare altre librerie. Addio alla rigidità di YAML per operazioni complesse!
  • Gestione Granulare dell’Inventory: Si possono definire gruppi di dispositivi (es. tutti i router Cisco, tutti i firewall perimetrali) e lanciare task specifici solo su quei gruppi. Controllo totale!

In pratica, Nornir agisce come un direttore d’orchestra: sa quali “musicisti” (dispositivi) ha davanti, sa quali “spartiti” (configurazioni di hardening) devono suonare e li fa eseguire in parallelo e in armonia.

Ma Funziona Davvero? I Risultati sul Campo (Simulato)

Parole, parole, parole… Vogliamo i fatti! Eccoli. Basandomi su uno studio recente (trovate il link alla fine), ho visto come Nornir sia stato messo alla prova in un ambiente simulato (usando GNS3, un tool fantastico per creare reti virtuali) con dispositivi Cisco, Juniper e Fortinet. L’obiettivo? Applicare le linee guida di hardening del CIS (Center for Internet Security), uno standard riconosciuto a livello globale.

I risultati sono stati, francamente, impressionanti:

  • Velocità Pazzesca: Rispetto alle tecniche manuali, l’hardening con Nornir ha mostrato una riduzione del tempo del 99.99%. Sì, avete letto bene.
  • Meglio di Altri Tool Automatici: Confrontato con un approccio basato su Ansible (documentato in studi precedenti sulla stessa tipologia di task), Nornir è risultato l’82.18% più veloce. Questo grazie soprattutto al multi-threading.
  • Scalabilità Dimostrata: In uno scenario con 18 dispositivi eterogenei (8 Cisco, 7 Juniper, 3 Fortinet), l’intero processo di hardening (livelli 1 e 2 del CIS) è stato completato in soli 44 secondi (con un intervallo di confidenza del 95% tra 43.8 e 44.1 secondi). Provate a farlo a mano!
  • Consistenza Garantita: Applicando le benchmark CIS, ci si assicura che le policy di sicurezza siano coerenti tra i diversi vendor, mitigando vulnerabilità comuni come policy SNMP deboli o protocolli di routing non sicuri.

Fotografia di un moderno Network Operations Center (NOC), vista grandangolare 24mm, schermi multipli che mostrano dashboard di monitoraggio rete con grafici e log, uno schermo in primo piano mostra righe di codice Python (simulando script Nornir) in esecuzione, ambiente high-tech, illuminazione soffusa bluastra, messa a fuoco nitida sugli schermi.

Come Funziona Nornir (in Pillole)

Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, il setup di Nornir si basa su alcuni file di configurazione (in formato YAML, ma usati solo per definire l’inventario, non la logica complessa):

  • hosts.yaml: Definisce i dispositivi (IP, credenziali, tipo di device).
  • groups.yaml: Raggruppa i dispositivi (es. per vendor, ruolo, location).
  • defaults.yaml: Imposta valori di default (es. username/password comuni).
  • config.yaml: Mette tutto insieme e, cosa fondamentale, permette di configurare il multi-threading (quanti “worker” paralleli usare).

Poi, c’è lo script Python vero e proprio che importa Nornir, legge l’inventario e definisce i task da eseguire (spesso usando librerie come Netmiko sotto il cofano per la comunicazione SSH con i dispositivi). La bellezza è che si scrive la logica una volta e Nornir si occupa di distribuirla ai dispositivi giusti, in parallelo.

L’Importanza delle Benchmark CIS

Un punto chiave di questo approccio è l’adesione agli standard CIS Benchmarks. Questi documenti, creati da esperti di sicurezza globali, forniscono linee guida dettagliate su come configurare in modo sicuro sistemi operativi, software e, appunto, dispositivi di rete. Esistono solitamente due livelli:

  • Livello 1: Misure di sicurezza fondamentali, considerate essenziali per tutti. Stabilisce una baseline di sicurezza.
  • Livello 2: Misure più avanzate, per ambienti che richiedono una sicurezza rafforzata, magari più complesse da implementare ma che offrono protezione aggiuntiva.

Usare Nornir per applicare queste benchmark in modo automatico garantisce che, indipendentemente dal fatto che si stia configurando un Cisco IOS, un Juniper Junos o un Fortinet FortiOS, le policy di sicurezza fondamentali siano implementate in modo coerente, traducendo i principi CIS nei comandi specifici di ciascun vendor.

Fotografia still life di un lucchetto robusto e moderno appoggiato su una superficie riflettente scura, accanto a un cavo di rete Ethernet blu, illuminazione drammatica laterale controllata per creare ombre profonde, obiettivo macro 85mm, alta definizione sui dettagli metallici del lucchetto, simbolo di sicurezza di rete.

Cosa Significa Tutto Questo per Noi?

Per chi gestisce reti, specialmente quelle complesse e multivendor, questo approccio basato su Nornir è una vera manna dal cielo. Significa poter:

  • Accelerare drasticamente l’implementazione delle policy di sicurezza.
  • Ridurre gli errori di configurazione manuale.
  • Garantire coerenza nelle policy di sicurezza anche tra vendor diversi.
  • Migliorare la postura di sicurezza complessiva della rete in tempi rapidi.
  • Scalare l’automazione man mano che la rete cresce.

Certo, come ogni tecnologia, ci sono delle sfumature. Lo studio si basa su simulazioni (GNS3), che non replicano al 100% l’hardware fisico. Alcuni controlli CIS (come gli aggiornamenti firmware) potrebbero richiedere integrazioni con API specifiche dei vendor, non solo CLI. E l’approccio si basa su regole predefinite, non sull’intelligenza artificiale per adattarsi a minacce zero-day (anche se il futuro potrebbe portare integrazioni in tal senso!).

Guardando al Futuro

La strada è tracciata. L’automazione con strumenti flessibili e potenti come Nornir è la chiave per gestire la complessità e la sicurezza delle reti moderne. I prossimi passi potrebbero includere architetture ibride che integrano Nornir con le API dei vendor, l’uso di sistemi di code per scalare ulteriormente su reti enormi, e magari l’integrazione con modelli di machine learning per un hardening ancora più dinamico e proattivo.

Per ora, però, sapere che esiste uno strumento capace di domare la bestia dell’hardening multivendor in modo così efficiente è già una notizia fantastica. Se gestite reti complesse, vi consiglio caldamente di dare un’occhiata a Nornir. Potrebbe davvero cambiarvi la vita (lavorativa, s’intende!).

Fonte: Springer

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