Rizoartrosi: E se l’Osteotomia Rimodellasse Davvero l’Articolazione (e Forse anche la Cartilagine)?
Avete presente quel dolore fastidioso alla base del pollice, che rende difficili anche i gesti più semplici come aprire un barattolo o girare una chiave? Si chiama rizoartrosi, ed è una forma di artrosi che colpisce l’articolazione carpo-metacarpale (CMC) del pollice. Un bel problema, considerando quanto usiamo le mani ogni giorno!
Esistono diverse soluzioni, ma oggi voglio parlarvi di una tecnica chirurgica particolare, l’osteotomia di estensione-abduzione del primo metacarpo. Lo so, il nome sembra uno scioglilingua, ma in pratica è un intervento che mira a “conservare” l’articolazione, modificando l’orientamento dell’osso per alleviare il dolore e migliorare la funzione. È spesso proposta a persone più giovani o con artrosi non ancora all’ultimo stadio.
Ma la domanda che mi sono posto è: come funziona davvero questa tecnica a livello microscopico? Cambia solo la meccanica o succede qualcos’altro lì dentro? Bene, ho scovato uno studio affascinante che ha provato a rispondere proprio a queste domande, usando tecnologie avanzate come la TAC e l’artroscopia. E i risultati sono davvero interessanti!
Il Problema: Stress Anomalo sull’Articolazione
Prima di capire la soluzione, capiamo il problema. Nell’artrosi del pollice, l’articolazione non lavora più come dovrebbe. Si crea una sorta di sublussazione, e le forze non si distribuiscono in modo uniforme sulla cartilagine e sull’osso sottostante (l’osso subcondrale). Questo stress concentrato in alcuni punti contribuisce al dolore e al peggioramento dell’artrosi.
I ricercatori di questo studio hanno usato la TAC per “fotografare” la densità dell’osso subcondrale prima dell’intervento. Hanno misurato i cosiddetti valori Hounsfield (HU), che in pratica ci dicono quanto è denso l’osso in un certo punto. Più è denso, più stress sta sopportando quella zona. E cosa hanno scoperto? Che nei pazienti con rizoartrosi, lo stress era altissimo in specifiche aree:
- Sulla parte palmare (verso il palmo della mano) del primo metacarpo.
- Sulle regioni centrali dell’osso trapezio (l’altro osso dell’articolazione).
Immaginate delle impronte più profonde lasciate sulla sabbia solo in certi punti: ecco, l’osso reagiva così allo stress anomalo.
La Soluzione Chirurgica: Riorientare l’Osso
L’osteotomia di estensione-abduzione consiste nel fare un piccolo taglio controllato alla base del primo metacarpo, rimuovere un piccolo cuneo d’osso e poi richiudere, fissando il tutto con una placchetta. Questo cambia l’angolazione dell’osso (circa 30° di estensione e 10° di abduzione nello studio) e, di conseguenza, il modo in cui le forze passano attraverso l’articolazione quando muoviamo il pollice. L’idea è di spostare il carico dalle zone usurate e sovraccaricate a zone più sane.
La “Magia” Post-Operatoria: Rimodellamento e Stress Uniforme
Ed ecco la parte più intrigante. I ricercatori hanno rifatto la TAC a un anno dall’intervento. E cosa hanno visto? Un vero e proprio rimodellamento articolare!
I valori HU, cioè la densità ossea, erano diminuiti significativamente proprio in quelle zone che prima erano super stressate (la parte palmare del metacarpo e le zone centrali del trapezio). Non solo: la distribuzione dello stress su tutta l’articolazione era diventata molto più uniforme, più simile a quella vista in un gruppo di controllo di persone sane.
È come se l’osso, non più costretto a sopportare un carico eccessivo in pochi punti, si fosse “rilassato” e avesse ridistribuito il lavoro in modo più equo. Questo cambiamento nella distribuzione dello stress è probabilmente uno dei motivi principali per cui i pazienti sentono meno dolore e funzionano meglio dopo l’intervento.

Una Sorpresa Inattesa: Possibile Riparazione della Cartilagine?
Ma le sorprese non finiscono qui. Durante l’intervento iniziale e poi di nuovo un anno dopo (quando hanno rimosso la placchetta), i chirurghi hanno guardato dentro l’articolazione con una piccola telecamera (artroscopia) per valutare lo stato della cartilagine articolare. Hanno usato una scala di valutazione chiamata ICRS.
Prima dell’intervento, la situazione non era rosea: in quasi tutti i casi, la cartilagine era così danneggiata (grado 4 ICRS) che l’osso sottostante era esposto, sia sul metacarpo che sul trapezio. Ma un anno dopo… sorpresa!
- In 5 casi su 9, la cartilagine sul lato del metacarpo era migliorata.
- In 4 casi su 9, era migliorata anche sul lato del trapezio.
Il miglioramento più comune era passare da un grado 4 (osso esposto) a un grado 2/3, il che suggerisce che l’osso esposto si era ricoperto con un tessuto di riparazione, una sorta di “cicatrice” cartilaginea (fibrocartilagine).
Attenzione, non stiamo parlando di una rigenerazione di cartilagine nuova e perfetta come quella originale, ma il fatto che l’osso esposto si sia ricoperto è comunque un segnale molto positivo! Sembra che, riducendo lo stress meccanico anomalo, l’articolazione abbia avuto la possibilità di mettere in moto dei meccanismi di riparazione.
Miglioramenti Clinici: Meno Dolore, Più Funzione
Ovviamente, tutto questo ha senso se poi i pazienti stanno meglio. E infatti, lo studio ha confermato che, a un anno dall’intervento, i pazienti avevano:
- Dolore significativamente ridotto, sia a riposo che durante il movimento.
- Un miglioramento significativo nel punteggio DASH (che misura la disabilità dell’arto superiore).
La forza di presa e di pinza è leggermente aumentata, ma in questo gruppo specifico la differenza non è stata statisticamente significativa, anche se il sollievo dal dolore era evidente.
Cosa Ci Dice Questo Studio? Implicazioni e Futuro
Questo studio è importante perché ci dà una visione più chiara di come funziona l’osteotomia del primo metacarpo. Non è solo una questione di “cambiare l’angolo”, ma innesca un vero processo di rimodellamento dell’osso subcondrale e, potenzialmente, favorisce anche una certa riparazione della cartilagine.
Un aspetto notevole è che questi benefici sono stati osservati anche in pazienti con artrosi di stadio III secondo la classificazione di Eaton (la maggioranza dei pazienti nello studio), uno stadio considerato già avanzato. Questo suggerisce che l’osteotomia potrebbe essere un’opzione valida anche quando l’artrosi è più avanti, non solo nelle fasi iniziali. Essendo una procedura che conserva l’articolazione, lascia aperte le porte per eventuali futuri interventi (come protesi o artrodesi) se mai dovessero servire.
Certo, lo studio ha i suoi limiti: il numero di pazienti è piccolo, il follow-up è di un solo anno (sarebbe interessante vedere cosa succede a lungo termine) e non si è potuto correlare direttamente il miglioramento di ogni singolo paziente con i cambiamenti visti alla TAC o in artroscopia. Serviranno studi più ampi e lunghi per confermare questi risultati e definire meglio quali pazienti beneficiano di più da questo intervento.

Un Futuro più Mobile per il Pollice
In conclusione, l’osteotomia di estensione-abduzione del primo metacarpo si conferma non solo come un intervento efficace per ridurre il dolore e migliorare la funzione nella rizoartrosi, ma sembra agire più in profondità, rimodellando letteralmente l’articolazione stressata e forse dando una chance alla cartilagine di ripararsi. Una prospettiva affascinante che offre una speranza concreta a chi convive con questo disturbo debilitante, aprendo la strada a trattamenti che non si limitano a sostituire, ma cercano di preservare e riparare.
Fonte: Springer
