Primo piano del volto espressivo di un orango di Sumatra che guarda intensamente un oggetto che tiene tra le mani abili. Obiettivo prime 35mm, stile ritratto, profondità di campo ridotta per sfocare lo sfondo della foresta o del recinto, luce calda e naturale che evidenzia la texture del pelo rossiccio.

Oranghi Selvatici vs. Zoo: Modi Diversi di Esplorare il Mondo (e Cosa Ci Insegna)

Avete mai osservato un bambino piccolo mentre scopre il mondo? Tocca tutto, mette in bocca oggetti, li smonta, li sbatte. Questo comportamento, che gli scienziati chiamano manipolazione esplorativa degli oggetti (EOM), è fondamentale per lo sviluppo cognitivo, ci aiuta a capire come funzionano le cose, le loro proprietà fisiche come peso, consistenza, gravità. È un motore potentissimo per imparare.

Mi sono sempre affascinato dai nostri cugini primati, in particolare gli oranghi, così intelligenti e curiosi. Anche loro, come noi, esplorano attivamente il loro ambiente, soprattutto da piccoli. Ma mi sono chiesto: cosa succede quando l’ambiente cambia drasticamente? Come si comporta un orango che vive libero nelle foreste pluviali di Sumatra rispetto a uno che cresce in uno zoo, per quanto ben curato? L’ambiente dello zoo, così diverso da quello naturale, influisce sul loro modo di esplorare e, di conseguenza, sul loro sviluppo cognitivo?

Un Confronto Illuminante: Foresta vs. Recinto

Recentemente, mi sono imbattuto in uno studio scientifico che ha cercato di rispondere proprio a queste domande, confrontando il comportamento EOM di oranghi di Sumatra selvatici con quello di individui ospitati in diversi zoo europei. I ricercatori hanno raccolto una quantità enorme di dati, quasi 12.000 eventi di esplorazione osservati in 51 oranghi di tutte le età. E i risultati sono, a dir poco, sorprendenti.

La prima cosa che salta all’occhio è la frequenza con cui gli oranghi esplorano. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli oranghi negli zoo mostrano tassi di EOM significativamente più alti rispetto ai loro cugini selvatici. Sembra quasi che, avendo più tempo libero (niente stress per cercare cibo o difendere il territorio) e più energia a disposizione, si dedichino con maggior frequenza a questa attività. È interessante notare che negli oranghi selvatici, l’esplorazione cala drasticamente intorno agli 8 anni, età in cui di solito vengono svezzati e devono iniziare a cavarsela da soli per il cibo. Negli zoo, invece, questo calo non è così marcato, suggerendo che la necessità di foraggiare influenzi molto questo comportamento in natura.

Non Solo Quanto, Ma Come: La Diversità dell’Esplorazione

Ma la differenza non sta solo nel “quanto”, ma soprattutto nel “come”. Gli oranghi negli zoo mostrano un’esplorazione più diversificata. Cosa significa?

  • Utilizzano un repertorio più ampio di azioni esplorative.
  • Sono più propensi a esplorare oggetti utilizzando più parti del corpo contemporaneamente.
  • Mostrano una maggiore probabilità di esplorare più oggetti insieme, combinandoli o usandone uno per manipolarne un altro (una sorta di uso di strumenti!).

Questo è in parte dovuto, ovviamente, agli oggetti di arricchimento forniti negli zoo, spesso progettati per stimolare la manipolazione complessa. Ma la cosa davvero intrigante è che questa maggiore diversità si osserva anche quando gli oranghi dello zoo manipolano oggetti naturali, come foglie o rami, disponibili anche in natura! Sembra quasi che l’esperienza con una varietà maggiore di oggetti nello zoo insegni loro un set più ampio di “azioni possibili” (quello che gli scienziati chiamano affordances), che poi applicano a qualsiasi cosa capiti loro tra le mani. Hanno, in pratica, più “idee” su cosa fare con un oggetto.

Un orango di Sumatra selvatico, tra la fitta vegetazione della foresta pluviale indonesiana, osserva con curiosità un ramo spezzato. Obiettivo teleobiettivo 200mm, luce naturale filtrata dalla canopia, alta velocità dell'otturatore per catturare l'espressione attenta, tracciamento del movimento, fotografia naturalistica.

Punti Ferme e Traiettorie Comuni

Nonostante queste differenze marcate, ci sono anche delle somiglianze importanti. La durata media di un singolo evento di esplorazione non cambia significativamente tra zoo e foresta. Quando decidono di esplorare qualcosa, entrambi i gruppi ci mettono la stessa tenacia.

Inoltre, l’età in cui compaiono per la prima volta specifiche azioni esplorative (quelle comuni ad entrambi gli ambienti) è molto simile. Questo suggerisce che la sequenza di sviluppo delle abilità manipolative segua una sorta di programma neurosviluppale relativamente fisso, poco influenzato dall’ambiente esterno. Prima imparano a toccare, poi a portare alla bocca, poi a combinare oggetti, e così via, seguendo tappe simili sia in natura che in cattività.

Cosa Implica Tutto Questo? Cognizione, Cattività e Potenziale

Questi risultati sono fondamentali. Ci dicono chiaramente che l’ambiente dello zoo modifica significativamente il comportamento esplorativo degli oranghi. E dato che l’EOM è strettamente legato allo sviluppo cognitivo e alle capacità di problem-solving (sia negli umani che in altri animali), queste differenze comportamentali potrebbero tradursi in differenze cognitive.

Gli oranghi negli zoo, esplorando di più e in modi più vari, potrebbero sviluppare un bagaglio di esperienze e abilità manipolative più ampio. Questo potrebbe dar loro un vantaggio quando si trovano di fronte a problemi nuovi o compiti cognitivi proposti dai ricercatori. È il fenomeno che alcuni chiamano “captivity bias“: gli animali in cattività a volte sembrano più “bravi” nei test cognitivi rispetto ai loro simili selvatici. Non perché siano intrinsecamente più intelligenti, ma perché il loro ambiente li ha forse “allenati” meglio a interagire con oggetti nuovi e complessi.

Questo ci porta a due considerazioni importanti:

  1. Dobbiamo essere cauti quando studiamo animali negli zoo per trarre conclusioni sull’evoluzione della cognizione o sul comportamento tipico della specie in natura. I risultati potrebbero non essere direttamente trasferibili.
  2. Allo stesso tempo, studiare gli animali in cattività è prezioso perché ci può rivelare il potenziale cognitivo di una specie. L’ambiente dello zoo, in un certo senso, permette agli oranghi di esprimere capacità esplorative e forse cognitive che in natura rimangono più “latenti” o meno sviluppate a causa delle diverse pressioni ambientali.

Un orango in un moderno recinto dello zoo interagisce con un complesso oggetto di arricchimento ambientale, forse un puzzle feeder in legno e corda. Obiettivo macro 90mm, messa a fuoco precisa sulle mani abili dell'orango e sull'oggetto, illuminazione controllata che simula luce diurna, alto dettaglio della texture del legno e del pelo.

In conclusione, questo studio ci ricorda quanto l’ambiente, sia esso fisico che sociale, plasmi il comportamento e potenzialmente la mente degli animali. Confrontare individui selvatici e in cattività non serve a dire quale sia “meglio” o “peggio”, ma ci apre una finestra affascinante sulla plasticità del comportamento e sulle complesse interazioni tra geni, sviluppo ed esperienza. È un viaggio continuo nella comprensione di questi incredibili primati e, in fondo, anche un po’ di noi stessi.

Fonte: Springer

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