Occhi Secchi e Tiroide: Una Connessione Nascosta che Devi Conoscere!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un fastidio che molti di noi conoscono fin troppo bene: la sensazione di avere gli occhi secchi, quella sabbietta fastidiosa che non se ne va. Ma se vi dicessi che dietro a questo problema, a volte, potrebbe nascondersi qualcos’altro, qualcosa legato alla nostra tiroide? Sembra strano? Eppure, è proprio quello che abbiamo cercato di capire con uno studio recente, e i risultati sono davvero affascinanti.
Il Problema: Occhi Secchi Ovunque!
La sindrome dell’occhio secco, o DED (Dry Eye Disease), è un disturbo super comune. Pensate che, a livello globale, ne soffre una percentuale che va dal 5% al 50% delle persone! E con l’invecchiamento della popolazione e le ore infinite che passiamo davanti agli schermi, questi numeri sono destinati a salire. Non è solo un fastidio: l’occhio secco cronico può davvero peggiorare la qualità della vita e ha anche un costo economico non indifferente. Ecco perché è fondamentale capire cosa lo scatena.
Il Sospettato Numero Uno: La Tiroide
La tiroide, quella piccola ghiandola a forma di farfalla che abbiamo nel collo, è un po’ la centralina del nostro metabolismo. Quando non funziona a dovere (si parla di disfunzioni tiroidee), può causare un sacco di problemi in tutto il corpo, occhi compresi. Molti conoscono l’orbitopatia tiroidea (TED), una complicanza seria legata soprattutto all’ipertiroidismo autoimmune (come il morbo di Basedow-Graves), che può far “sporgere” gli occhi e causare secchezza. Ma la novità interessante, su cui ci siamo concentrati, è che anche disfunzioni tiroidee più “silenziose”, senza i segni evidenti della TED, sembrano avere un legame con l’occhio secco. Studi precedenti avevano già notato una maggiore prevalenza di DED in persone con ipotiroidismo o ipertiroidismo rispetto a chi ha una tiroide perfettamente funzionante. Ma come mai?
La Nostra Indagine: Cosa Abbiamo Fatto?
Per vederci più chiaro, abbiamo condotto uno studio retrospettivo, cioè siamo andati a “spulciare” le cartelle cliniche di pazienti visitati nella nostra clinica specializzata sull’occhio secco. Abbiamo selezionato 99 pazienti che, oltre alla diagnosi di DED, erano stati sottoposti a screening della funzione tiroidea perché c’era il sospetto clinico di qualche problema. Abbiamo poi diviso questi pazienti in due gruppi: quelli con una disfunzione tiroidea confermata dagli esami del sangue (livelli alterati di ormoni come TSH, T3, T4 o presenza di autoanticorpi specifici come Anti-TPO e Anti-Tg) e quelli con funzione tiroidea normale (eutiroidismo).
Per tutti, avevamo a disposizione i risultati di esami specifici per l’occhio secco:
- Test di Schirmer (S1T): Misura la quantità di lacrime prodotte.
- Altezza del menisco lacrimale (TMH): Valuta il “serbatoio” di lacrime sul bordo palpebrale.
- Tempo di rottura del film lacrimale non invasivo (NIBUT): Misura quanto tempo impiega il film lacrimale a “rompersi” dopo un ammiccamento. Abbiamo guardato sia il primo tempo di rottura (NIBUT-first) sia la media (NIBUT-avg). Un tempo più breve indica una lacrima più instabile.
- Colorazione corneale con fluoresceina (CFS): Evidenzia eventuali danni sulla superficie dell’occhio.
- Rapporto di perdita delle ghiandole di Meibomio (MG dropout ratio): Queste ghiandoline nelle palpebre producono la parte oleosa delle lacrime, essenziale per non farle evaporare troppo in fretta. Abbiamo usato una tecnica chiamata meibografia per visualizzarle e calcolare quanta area ghiandolare fosse andata persa (atrofizzata).
L’obiettivo era confrontare questi parametri tra i due gruppi (con e senza problemi tiroidei) e vedere se ci fossero differenze significative e correlazioni con i valori degli esami della tiroide.

La Scoperta: Cosa Abbiamo Trovato?
Ed ecco la parte interessante! Quasi la metà dei pazienti con occhio secco nel nostro campione (il 47,5%) aveva effettivamente una disfunzione tiroidea. Confrontando i due gruppi, abbiamo notato che età e sesso erano simili, quindi le differenze non dipendevano da quello. La vera sorpresa è arrivata dai test oculari:
- I pazienti con disturbi tiroidei avevano un NIBUT-first e un NIBUT-avg significativamente più brevi. In pratica, il loro film lacrimale era molto più instabile e si rompeva prima.
- Avevano anche un rapporto di perdita delle ghiandole di Meibomio (MG dropout ratio) molto più alto. Le loro ghiandole erano visibilmente più atrofizzate, più corte, sottili e rade rispetto ai pazienti con tiroide normale.
- Invece, non abbiamo trovato differenze significative nel test di Schirmer, nell’altezza del menisco lacrimale o nella colorazione corneale. Questo suggerisce che il problema principale, in questi casi, non è tanto la quantità di lacrime prodotte, ma la loro qualità e stabilità, probabilmente a causa del malfunzionamento delle ghiandole di Meibomio (un meccanismo di occhio secco detto “evaporativo”).
Ma non è finita qui. Abbiamo visto che livelli elevati degli autoanticorpi tiroidei Anti-TPO e Anti-Tg (spesso presenti nelle tiroiditi autoimmuni come quella di Hashimoto) erano fortemente correlati con un NIBUT più basso e un maggior danno alle ghiandole di Meibomio. Sembra proprio che l’autoimmunità tiroidea giochi un ruolo chiave nel peggiorare questi specifici aspetti dell’occhio secco.
Perché Succede? Esplorando il Legame
Ok, abbiamo visto la correlazione, ma qual è il meccanismo? L’ipotesi più accreditata è che l’infiammazione autoimmune tipica di alcune malattie tiroidee non si limiti alla tiroide stessa. Sappiamo che nelle ghiandole lacrimali ci sono recettori per il TSH (l’ormone che stimola la tiroide) che possono diventare bersaglio degli autoanticorpi, danneggiando la produzione lacrimale (come avviene nella TED). Potrebbe succedere qualcosa di simile anche nelle ghiandole di Meibomio? Al momento non ci sono prove dirette che queste ghiandole abbiano recettori TSH, ma è stato trovato un altro attore interessante: una proteina chiamata THRSP, che interagisce con i recettori degli ormoni tiroidei ed è coinvolta nella sintesi dei grassi (fondamentali per il sebo prodotto dalle ghiandole di Meibomio). È possibile che gli autoanticorpi Anti-TPO e Anti-Tg, o l’infiammazione generale presente in questi pazienti, interferiscano con la funzione di THRSP o danneggino direttamente le ghiandole, portando all’atrofia e alla produzione di un sebo di cattiva qualità, che a sua volta rende le lacrime instabili e causa l’occhio secco evaporativo. Ovviamente, sono ipotesi che richiedono ulteriori conferme sperimentali.

Implicazioni Pratiche: Cosa Significa per Noi?
Questa scoperta è importante perché suggerisce che, di fronte a un paziente con occhio secco, soprattutto se presenta un film lacrimale molto instabile (NIBUT basso) e segni di sofferenza delle ghiandole di Meibomio (alto MG dropout), l’oculista dovrebbe drizzare le antenne e considerare la possibilità di un problema tiroideo sottostante, magari ancora non diagnosticato. Attualmente, lo screening tiroideo viene raccomandato solo se ci sono sospetti clinici, ma mancano criteri oggettivi. Il nostro studio propone un modello che combina proprio il NIBUT-first e il MG dropout ratio: usando dei valori soglia specifici (NIBUT-first 22.9%), siamo riusciti a identificare i pazienti con disturbi tiroidei con una buona accuratezza (sensibilità dell’88.2% e specificità del 66.2%). Questo non è un test diagnostico definitivo per la tiroide, sia chiaro, ma potrebbe essere uno strumento utile per l’oculista per decidere chi indirizzare a un controllo endocrinologico più approfondito. Identificare precocemente un problema tiroideo è fondamentale, perché curandolo si potrebbero anche migliorare i sintomi dell’occhio secco!
Uno Sguardo al Futuro (e Qualche Limite)
Come ogni studio, anche il nostro ha dei limiti. Il numero di pazienti non era enorme e si trattava di uno studio retrospettivo, basato su dati già raccolti, il che può introdurre qualche imprecisione. Sarebbe fantastico poter confermare questi risultati con studi più ampi, magari prospettici (seguendo i pazienti nel tempo) e multicentrici (coinvolgendo diversi ospedali). Questo ci aiuterebbe a validare l’affidabilità del nostro modello NIBUT/MG dropout come biomarcatore predittivo e a capire se può davvero entrare nella pratica clinica quotidiana.

In Conclusione
Quindi, cosa portiamo a casa da questa chiacchierata? Che tra occhio secco e tiroide c’è un legame più stretto di quanto pensassimo, soprattutto quando entrano in gioco meccanismi autoimmuni. Se soffrite di occhio secco persistente, in particolare se il vostro oculista nota che le lacrime evaporano troppo in fretta o che le ghiandole di Meibomio non sono in forma smagliante, potrebbe valere la pena fare un controllo della funzione tiroidea. Non è detto che ci sia un problema, ma come abbiamo visto, un semplice esame degli occhi potrebbe in futuro aiutarci a scovare precocemente anche disturbi sistemici nascosti. La ricerca va avanti, ma intanto, teniamo gli occhi (e la tiroide) sotto controllo!
Fonte: Springer
