COVID Lieve o Moderato? Il Cervello Tira un Sospiro di Sollievo (Secondo la Risonanza Magnetica)
Ehilà! Parliamoci chiaro: da quando il COVID-19 è entrato nelle nostre vite, una delle preoccupazioni più grandi, oltre alla salute polmonare, è stata quella per il nostro cervello. Quante volte abbiamo sentito parlare di “nebbia cognitiva” o “brain fog”? Quanti di noi, dopo aver avuto il COVID, anche in forma non grave, si sono chiesti: “Ma avrà lasciato qualche segno lassù?”. È una domanda che ci siamo posti in tanti, me compreso. Le notizie su possibili conseguenze neurologiche, soprattutto nei casi gravi, non hanno certo aiutato a tranquillizzarci.
Ma oggi ho una notizia che potrebbe farci tirare un bel sospiro di sollievo, almeno per quanto riguarda le forme lievi o moderate dell’infezione. Mi sono imbattuto in uno studio scientifico fresco fresco, pubblicato su una rivista autorevole, che ha cercato di fare luce proprio su questo punto. E i risultati, ve lo anticipo, sono piuttosto rassicuranti.
COVID e Cervello: Una Preoccupazione Diffusa
Prima di tuffarci nello studio, facciamo un passo indietro. Sappiamo che il COVID-19, soprattutto nelle sue forme più severe, può avere un impatto sul sistema nervoso centrale. Studi precedenti, spesso condotti su pazienti ospedalizzati gravemente, hanno mostrato un’ampia gamma di problemi rilevabili con la risonanza magnetica (MRI): lesioni simili a ictus, infiammazioni dei vasi (vasculiti), micro-sanguinamenti, encefalopatie e altre alterazioni. Questo ha alimentato il timore che il virus, o la risposta infiammatoria che scatena, potesse danneggiare il cervello in modo permanente.
Ma la stragrande maggioranza delle persone ha avuto un’infezione da SARS-CoV-2 in forma lieve o moderata. Cosa succede nel loro cervello? Rimangono “cicatrici” visibili? La famosa “brain fog” che alcuni lamentano ha una base strutturale, un danno fisico che possiamo vedere con le tecniche di imaging?
Cosa Hanno Fatto i Ricercatori? Uno Sguardo allo Studio
Ed è qui che entra in gioco lo studio di cui vi parlavo, intitolato “No brain MRI abnormalities after mild-to-moderate COVID-19: an observational study”. Un gruppo di ricercatori ha deciso di vederci chiaro. Hanno reclutato 112 persone che si erano riprese da un’infezione da COVID-19 confermata, classificata come lieve o moderata. È importante sottolineare questo: nessuno di loro aveva avuto bisogno di terapia intensiva, anche se 30 erano stati brevemente ospedalizzati. L’età media era di 45 anni, quindi parliamo di una popolazione relativamente giovane e in età lavorativa.
Queste persone sono state sottoposte a una risonanza magnetica cerebrale ad alta risoluzione (3 Tesla), in media circa 228 giorni (più di 7 mesi) dopo la diagnosi di COVID-19. I ricercatori hanno usato un protocollo di scansione molto completo, andando a cercare specificamente tutti quei segni che erano stati associati al COVID grave in studi precedenti:
- Lesioni ischemiche (vecchie o recenti)
- Alterazioni della corteccia cerebrale
- Micro-sanguinamenti
- Anomalie nella perfusione (cioè nell’afflusso di sangue)
- Lesioni specifiche del corpo calloso
- Anomalie dei vasi sanguigni
Inoltre, hanno quantificato manualmente le lesioni della sostanza bianca (spesso legate all’invecchiamento o a problemi vascolari minori) e gli spazi perivascolari (piccoli spazi attorno ai vasi sanguigni, che possono aumentare in caso di infiammazione). Hanno anche eseguito un’analisi automatica dei volumi cerebrali.
Per avere un termine di paragone solido, hanno confrontato i risultati di queste 112 persone con quelli di 50 persone sane, simili per età e sesso, che avevano fatto una risonanza magnetica prima della pandemia per sintomi neurologici non focali e i cui esami erano risultati completamente normali.
I Risultati: Una Notizia Rassicurante
Ebbene, tenetevi forte perché la notizia è di quelle che fanno piacere: confrontando i due gruppi, i ricercatori non hanno trovato alcuna differenza significativa nelle alterazioni morfologiche del cervello. Avete capito bene.
Nello specifico:
- Nessuna evidenza di lesioni ischemiche acute o pregresse legate al COVID.
- Nessuna alterazione corticale specifica.
- Nessun micro-sanguinamento rilevato.
- Nessuna anomalia nella perfusione cerebrale.
- Nessuna lesione del corpo calloso.
- Nessuna anomalia vascolare tipo vasculite.
Anche l’analisi quantitativa ha dato esiti confortanti. La quantità di lesioni della sostanza bianca (quelle piccole macchioline bianche che si vedono spesso nelle risonanze con l’avanzare dell’età) non era significativamente diversa tra chi aveva avuto il COVID lieve-moderato e il gruppo di controllo. Lo stesso vale per il numero di spazi perivascolari dilatati.

Nemmeno l’analisi volumetrica automatizzata ha mostrato differenze nel volume della materia grigia tra i due gruppi, una volta tenuto conto di età e sesso (che, come noto, influenzano il volume cerebrale). E, cosa altrettanto importante, non c’erano differenze significative nemmeno confrontando chi era stato brevemente ospedalizzato (ma non in terapia intensiva) con chi aveva gestito l’infezione a casa.
Cosa Significa Tutto Questo (E Cosa Non Significa)
Questi risultati sono decisamente incoraggianti. Suggeriscono che, nella maggior parte delle persone che hanno contratto il COVID-19 in forma lieve o moderata, l’infezione non sembra lasciare dietro di sé danni strutturali visibili con una risonanza magnetica avanzata, almeno a distanza di diversi mesi dall’evento acuto. È una bella differenza rispetto a quanto osservato nei casi gravi, dove le complicanze neurologiche possono essere evidenti e correlate alla severità della malattia polmonare.
Questo non significa che sintomi come la “brain fog”, la stanchezza persistente o le difficoltà di concentrazione riportate da alcuni non siano reali. Significa piuttosto che, se ci sono, la loro origine potrebbe non essere un danno morfologico macroscopico del cervello rilevabile con queste tecniche. Le cause potrebbero essere altre: forse alterazioni funzionali, forse meccanismi infiammatori più sottili non visibili all’MRI standard, forse effetti indiretti legati allo stress della malattia o ad altri fattori. La ricerca su questo fronte deve continuare.
Inoltre, lo studio ha esaminato le persone in media 7 mesi dopo l’infezione. Non possiamo escludere che ci possano essere state alterazioni transitorie più precoci, poi risolte, o che possano emergere cambiamenti a lunghissimo termine (anche se, al momento, non ci sono prove in tal senso per le forme lievi-moderate).
Un Attimo di Cautela: I Limiti dello Studio
Come ogni studio scientifico, anche questo ha i suoi limiti, che gli stessi autori riconoscono onestamente.
- La dimensione del campione (112 persone) è buona ma non enorme.
- Non avevano una risonanza magnetica “pre-COVID” degli stessi pazienti per vedere i cambiamenti individuali.
- Non è stato usato il mezzo di contrasto, che avrebbe potuto evidenziare infiammazioni attive delle meningi o dei nervi cranici (anche se queste sono state descritte più raramente).
- I dati sui sintomi soggettivi post-COVID erano disponibili solo per una parte dei partecipanti e raccolti retrospettivamente.
- Non si conosce lo stato vaccinale o la variante specifica del virus per tutti i partecipanti.
Nonostante queste cautele, il messaggio principale rimane solido: in questo gruppo di persone con COVID-19 lieve-moderato, non sono emerse prove di danni cerebrali strutturali diffusi all’esame MRI.
Tirando le Somme: Un Messaggio di Speranza?
Allora, cosa ci portiamo a casa da questo studio? Per me, è un messaggio prevalentemente positivo. Se avete avuto il COVID in forma non grave e vi preoccupate per possibili danni permanenti al cervello visibili con le “foto” che fa la risonanza magnetica, questo studio suggerisce che potete stare un po’ più tranquilli. Sembra che il nostro cervello, in questi casi, sia più resiliente di quanto temessimo a livello strutturale.
Certo, la ricerca deve andare avanti per capire meglio le basi di sintomi persistenti come la “brain fog” e per monitorare eventuali effetti a lungo termine. Ma per ora, possiamo accogliere questa notizia come un piccolo, ma significativo, passo verso una maggiore comprensione e, speriamo, una minore ansia riguardo alle conseguenze di questa pandemia sul nostro organo più prezioso.
Fonte: Springer
