Visualizzazione artistica di nanosheet di MXene modificati con molecole di CTAB che adsorbono selettivamente molecole di antibiotico cefazolin da una soluzione acquosa. Macro lens, 100mm, high detail, precise focusing, controlled lighting, con un leggero effetto di profondità di campo per evidenziare l'interazione molecolare.

MXene Potenziato con CTAB: La Mia Ricetta Segreta per Acque Libere da Antibiotici!

Ciao a tutti! Vi siete mai chiesti dove finiscono i farmaci una volta che li abbiamo usati o, peggio ancora, quando non li smaltiamo correttamente? Beh, una buona parte finisce nelle nostre acque, creando un bel grattacapo ambientale. E io, nel mio piccolo, ho cercato di trovare una soluzione, concentrandomi su un antibiotico specifico: il cefazolin.

Questo farmaco, super utile in medicina umana e veterinaria, soprattutto per prevenire infezioni chirurgiche grazie al suo basso costo, ha un “lato oscuro”: la sua persistenza nell’ambiente. Anche se la sua emivita è breve, i residui possono rimanere lì, pronti a fare danni, come indurre mutazioni batteriche o formare sottoprodotti nocivi durante la clorazione delle acque reflue. Un bel problema, vero?

La Sfida degli Antibiotici nelle Acque

L’aumento della popolazione mondiale ha portato a un uso sempre maggiore di prodotti farmaceutici. Questi, anche se presenti in concentrazioni bassissime (parliamo di nanogrammi o microgrammi per litro), sono considerati “inquinanti emergenti” a causa della loro persistenza e dei potenziali effetti dannosi su ecosistemi acquatici, salute umana e fauna selvatica. Il cefazolin (CFZ) è uno di questi. Per eliminarlo dall’acqua, sono state esplorate diverse tecniche: elettrocoagulazione, processi ossidativi avanzati (AOP) e adsorbimento. Ognuna con i suoi pro e contro. Ad esempio, l’elettrocoagulazione consuma molta energia, e gli AOP, pur efficaci, possono essere costosi e generare sottoprodotti indesiderati. L’adsorbimento, invece, si presenta come un’opzione semplice, economica ed efficiente. Ed è proprio qui che entra in gioco la mia ricerca!

MXene: Un Super Materiale Bidimensionale

Avete mai sentito parlare degli MXene? Sono una famiglia relativamente nuova di carburi e nitruri di metalli di transizione bidimensionali (2D) che stanno facendo impazzire la comunità scientifica. Immaginate dei fogli sottilissimi, quasi atomici, con una struttura lamellare unica, grandi dimensioni laterali e un sacco di gruppi funzionali sulla superficie. Queste caratteristiche li rendono idrofili, con un’ampia area superficiale, biocompatibili, con siti superficiali attivi e, soprattutto, modificabili! Perfetti, insomma, per essere usati come adsorbenti. Possono anche fungere da piattaforme flessibili per combinare materiali a base di metallo e carbonio, migliorando ulteriormente l’efficienza di adsorbimento.

Tuttavia, c’è un piccolo “inghippo”: gli strati di MXene tendono a “riappiccicarsi” a causa delle forze di van der Waals, limitando l’esposizione completa dei loro siti attivi. Inoltre, lo spazio limitato tra gli strati ne restringe la capacità di adsorbire molecole più grandi. E non è finita qui: la carica superficiale naturalmente negativa degli MXene in un ampio intervallo di pH può ostacolare l’adsorbimento del cefazolin, che in soluzione acquosa esiste principalmente come specie anionica (carica negativamente).

La “Magia” del CTAB: Come Potenziare gli MXene

Come superare queste sfide? Ho pensato che modificare la superficie degli MXene potesse essere la chiave. E l’ingrediente “magico” che ho scelto è il bromuro di cetiltrimetilammonio (CTAB), un tensioattivo cationico. Perché proprio il CTAB? Beh, per diversi motivi:

  • La tecnica di modifica superficiale è semplice.
  • Migliora la selettività dell’adsorbimento.
  • Sviluppa una carica superficiale positiva omogenea.
  • Aumenta l’area superficiale specifica e favorisce la formazione di pori.

Inserendo il CTAB tra gli strati di MXene, si previene efficacemente il “riappiccicamento” dei nanosheet. Inoltre, la carica positiva del CTAB è perfetta per catturare contaminanti anionici come il nostro cefazolin, migliorando le interazioni elettrostatiche e le proprietà di scambio ionico. Nonostante le promettenti capacità degli MXene, il loro uso pratico per rimuovere inquinanti anionici come il CFZ era ancora poco esplorato, proprio a causa del ridotto distanziamento interstrato e della carica superficiale negativa. Il mio studio si è quindi concentrato sulla funzionalizzazione del Ti3C2Tx MXene con CTAB per affrontare queste limitazioni.

Un primo piano macro di nanosheet di MXene esfoliati, che fluttuano in una soluzione acquosa prima della modificazione con CTAB. La luce laterale evidenzia la loro struttura lamellare sottile e traslucida. Macro lens, 100mm, high detail, precise focusing, controlled lighting.

Sintesi e Caratterizzazione: Dietro le Quinte del Laboratorio

Per prima cosa, ho sintetizzato i nanosheet di Ti3C2Tx MXene partendo dalla fase MAX Ti3AlC2. In pratica, ho “inciso” selettivamente lo strato di alluminio usando acido fluoridrico. Un processo delicato ma fondamentale. Una volta ottenuto l’MXene puro, l’ho sonicato in acqua per esfoliare ulteriormente gli strati. Poi, ho aggiunto diverse quantità di CTAB alla sospensione di MXene, mescolando il tutto. Ho chiamato questi campioni MC-X, dove X rappresenta le diverse concentrazioni di tensioattivo.

Dopo aver preparato i campioni, è arrivato il momento di “guardarli da vicino”. Ho usato un arsenale di tecniche di caratterizzazione:

  • FESEM (Microscopia Elettronica a Scansione a Emissione di Campo): per osservare la morfologia superficiale. Le immagini hanno mostrato che la fase MAX ha una struttura stratificata. Dopo l’incisione, l’MXene presentava fogli aperti, simili alle pagine di un libro tenuto sciolto. E dopo la modifica con CTAB, la superficie è diventata più ruvida, segno che il tensioattivo aveva ricoperto non solo le superfici ma anche gli spazi tra gli strati.
  • EDS (Spettroscopia a Raggi X a Dispersione di Energia): per determinare la composizione elementare. La presenza di bromo (Br) ha confermato l’attaccamento del CTAB.
  • FTIR (Spettroscopia Infrarossa a Trasformata di Fourier): per identificare i gruppi funzionali. Gli spettri hanno confermato la rimozione dell’alluminio e la presenza di gruppi C-F sull’MXene, oltre alle vibrazioni tipiche del CTAB nel campione modificato, indicando l’incorporazione del tensioattivo.
  • XRD (Diffrazione a Raggi X): per analizzare la struttura cristallina. I risultati hanno mostrato un aumento della spaziatura interstrato nell’MXene dopo la modifica con CTAB (da 9.71 Å a 10.96 Å), il che è ottimo per l’adsorbimento!
  • BET (Brunauer-Emmett-Teller): per misurare l’area superficiale specifica e la porosità. Curiosamente, l’area superficiale e il volume dei pori sono diminuiti dopo la modifica con CTAB. Questo perché le voluminose molecole di CTAB occupano gli spazi interstrato e la superficie esterna. Tuttavia, la dimensione media dei pori è aumentata, suggerendo un ambiente più accessibile per le molecole di CFZ.
  • Potenziale Zeta: per misurare la carica superficiale. L’MXene puro ha una carica negativa in un ampio range di pH. Dopo la modifica con CTAB, il potenziale zeta è aumentato, e a pH inferiori a 9.25, la superficie del CTAB@MXene è diventata positiva. Bingo! Proprio quello che volevamo per attrarre il CFZ anionico.

Ottimizzazione e Performance: Alla Ricerca della Formula Perfetta

Una volta caratterizzato il materiale, è iniziata la fase di test per l’adsorbimento del cefazolin. Ho variato diversi parametri per trovare le condizioni ottimali: concentrazione di CTAB, dosaggio dell’adsorbente, tempo di contatto, concentrazione iniziale di CFZ e pH della soluzione.

L’MXene non modificato rimuoveva solo il 22% del CFZ. Ma dopo la modifica con CTAB, l’efficienza è schizzata! Il campione MC-0.9 (con 0.9 mM di CTAB) ha mostrato una rimozione del 96.3%. Aumentare ulteriormente la concentrazione di CTAB non migliorava significativamente le cose, anzi, a concentrazioni molto alte l’efficienza diminuiva, probabilmente a causa della formazione di micelle di tensioattivo che bloccavano i siti attivi.

Le condizioni ottimali che ho trovato sono state:

  • Dosaggio dell’adsorbente: 0.1 g/L (ovvero 5 mg in 50 mL di soluzione)
  • pH della soluzione: 5 (il pH naturale della soluzione di CFZ, il che è ottimo per ridurre i costi)
  • Tempo di contatto: 60 minuti
  • Concentrazione iniziale di CFZ: 50 mg/L

In queste condizioni, il mio MC-0.9 ha raggiunto un’efficienza di rimozione del 96.3% e una capacità di adsorbimento massima di 481.5 mg/g. Un risultato davvero notevole!

Una serie di beute in un laboratorio, ognuna contenente una soluzione di cefazolin di colore leggermente diverso, che mostra la progressiva rimozione del colore (e quindi dell'antibiotico) dopo l'aggiunta dell'adsorbente MXene-CTAB. Macro lens, 60mm, high detail, precise focusing, controlled lighting, con etichette chiare per ogni campione.

Come Funziona? Il Meccanismo di Adsorbimento

Ma come fa esattamente questo materiale “dopato” a catturare il cefazolin? I modelli cinetici hanno indicato che il processo segue il modello pseudo-secondo ordine, mentre i dati di isoterma si adattano bene al modello di Langmuir, suggerendo un adsorbimento monostrato su una superficie omogenea. Il valore di E dal modello di Dubinin-Radushkevich (0.69 kJ/mol) ha confermato che il meccanismo dominante è la fisiosorbimento.

I principali meccanismi coinvolti sono:

  1. Interazioni elettrostatiche: Questa è la star dello show! Il CFZ, a pH 5, è prevalentemente anionico (CFZ). La superficie del CTAB@MXene, grazie al CTAB, è carica positivamente. Positivo e negativo si attraggono, no?
  2. Legami idrogeno: I gruppi funzionali presenti sul CFZ (come l’anello β-lattamico, l’anello tiazolico e il gruppo acetamido) possono formare legami idrogeno con la superficie del CTAB@MXene.
  3. Interazioni π-catione: I gruppi cationici del CTAB possono interagire con la nuvola elettronica π dell’anello tiazolico del CFZ.

Inoltre, l’aumento della distanza tra i nanosheet di MXene, grazie al CTAB, espone più siti attivi, migliorando l’efficacia complessiva dell’adsorbente.

Sfide Reali: Gli Ioni Interferenti

Le acque reflue reali non contengono solo antibiotici, ma un cocktail di altre sostanze, inclusi vari anioni inorganici. Ho quindi testato l’effetto di ioni come Cl, NO3, SO42- e CO32-. Come previsto, la loro presenza ha ridotto la capacità di adsorbimento del CFZ, con il seguente ordine di influenza (dal più impattante al meno): CO32- > Cl > SO42- > NO3. Lo ione carbonato è stato il più “fastidioso”, probabilmente perché forma complessi stabili con la superficie dell’adsorbente o compete più efficacemente per i siti attivi.

Riciclabilità e Tossicità: Uno Sguardo al Futuro

Un buon adsorbente non deve solo essere efficiente, ma anche riutilizzabile e sicuro. Ho testato la riciclabilità del mio MC-0.9 per quattro cicli consecutivi. Dopo ogni ciclo, rigeneravo l’adsorbente lavandolo con acqua deionizzata ed etanolo. La capacità di adsorbimento è diminuita leggermente, da 481.5 a 421.3 mg/g dopo quattro usi, dimostrando una buona stabilità e riutilizzabilità. La lieve diminuzione è probabilmente dovuta a un piccolo distacco del CTAB dalla superficie dell’MXene durante i lavaggi.

E la tossicità dell’effluente trattato? Ho usato la Daphnia magna, un piccolo crostaceo molto sensibile agli inquinanti, come bioindicatore. I risultati sono stati incoraggianti: una mortalità significativa è stata osservata solo dopo 48 ore di esposizione all’effluente non diluito, suggerendo un profilo di tossicità ridotto. Inoltre, l’analisi del Carbonio Organico Totale (TOC) ha confermato che le molecole di CFZ venivano adsorbite intatte, con minima degradazione o trasformazione in altri sottoprodotti organici, e ha indicato solo un leggero rilascio di CTAB dopo i cicli di adsorbimento.

Confrontando la capacità di adsorbimento del mio sistema CTAB@MXene (481.5 mg/g) con altri materiali riportati in letteratura per la rimozione del CFZ, posso dire con orgoglio che il mio sistema si colloca tra i migliori, mostrando un potenziale davvero notevole.

Conclusioni e Prospettive

Quindi, cosa ci portiamo a casa da tutta questa storia? Che la modifica superficiale del Ti3C2Tx MXene con il tensioattivo cationico CTAB è una strategia vincente per migliorare drasticamente la sua capacità di rimuovere antibiotici anionici come il cefazolin dall’acqua. Il materiale MC-0.9 si è dimostrato un vero campione, con alta efficienza, buona capacità di adsorbimento, stabilità e un impatto tossicologico ridotto dell’effluente trattato.

Certo, c’è sempre spazio per migliorare e ottimizzare ulteriormente, ma credo che questa ricerca apra la strada a nuove ed entusiasmanti applicazioni degli MXene modificati nel campo del trattamento delle acque reflue. Chissà, forse un giorno la mia “ricetta segreta” contribuirà a rendere le nostre acque un po’ più pulite e sicure per tutti!

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *