Veduta aerea di un paesaggio energetico eterogeneo in Mozambico al tramonto, che mostra una centrale a gas illuminata in lontananza, linee elettriche che attraversano il territorio e piccole comunità rurali con alcune luci sparse da sistemi solari off-grid. Obiettivo grandangolare 10mm, lunga esposizione per catturare le luci e il cielo, forte contrasto tra sviluppo industriale e aree rurali.

Mozambico: L’Energia Sospesa tra Promesse Finanziarie e Realtà Sociale – Ce la Farà?

Amici, parliamoci chiaro. Quando sentiamo parlare di “obiettivi di sviluppo sostenibile”, tipo garantire a tutti energia pulita e accessibile entro il 2030 (il famoso SDG7 dell’ONU), ci sembra una cosa bellissima, no? Ma poi, come si fa? Specialmente in Africa, dove la strada è tutta in salita. Pensate che solo il 44% degli africani ha elettricità affidabile. Per colmare il divario, servirebbero circa 64 miliardi di dollari l’anno. Cifre da capogiro!

E qui entra in gioco il “soldo”. Le utility nazionali e i governi, da soli, non ce la possono fare. Hanno bisogno di un fiume di finanziamenti dal settore privato e di aiuti internazionali. Per attirare questi capitali, però, c’è un prezzo da pagare: devono allinearsi a quello che una studiosa, Daniela Gabor, ha battezzato il “Consenso di Wall Street”. In pratica, devono diventare “appetibili” per gli investitori, dimostrando affidabilità creditizia (cioè che sono in grado di restituire i prestiti) e presentando progetti “bancabili” (cioè pronti per essere finanziati e, soprattutto, profittevoli).

Ora, io mi sono immerso nel caso del Mozambico, un paese affascinante e complesso, per capire come questa corsa all’allineamento finanziario stia plasmando il suo panorama energetico. E, ve lo dico subito, le implicazioni per la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale sono tutt’altro che scontate.

Il Contesto Africano e la Sfida dell’Energia

Prima di tuffarci nel Mozambico, facciamo un passo indietro. L’Africa è un continente di enormi contrasti. Se nelle città circa il 65% delle persone ha accesso all’elettricità, nelle aree rurali questa percentuale crolla al 24%. È una disparità enorme. E anche quando l’elettricità c’è, non è sempre affidabile o sostenibile.

Per attrarre i capitali necessari, si parla tanto di “de-risking”, cioè ridurre i rischi percepiti dagli investitori. Questo significa offrire stabilità politica, rendere le utility più solide finanziariamente e preparare progetti che sembrino sicuri e redditizi. Questo “Consenso di Wall Street” non riguarda solo l’elettricità, ma sta influenzando la finanziarizzazione delle infrastrutture e dello sviluppo in generale. Il problema è che, spesso, gli interessi degli investitori – massimizzare il profitto, diversificare il portafoglio – non coincidono con quelli delle comunità locali o con gli obiettivi di sostenibilità.

Le infrastrutture diventano una sorta di “asset class” globale, e chi investe potrebbe essere più interessato al rendimento finanziario che all’impatto reale sul terreno. Questo può portare a costruire infrastrutture che non servono chi ne ha più bisogno o che non sono esattamente amiche dell’ambiente. E l’Africa, purtroppo, conosce bene le disuguaglianze spaziali ereditate dal colonialismo, con reti infrastrutturali concentrate in certe aree a scapito di altre.

Molti africani, infatti, si arrangiano con un mix eterogeneo di fonti energetiche: carbone di legna, gas, elettricità dalla rete (quando c’è), generatori personali, sistemi solari domestici. Spesso si tratta di soluzioni informali, a volte illegali, ma necessarie per sopravvivere. Le popolazioni rurali e i più poveri sono i più colpiti. E anche se si parla tanto di soluzioni off-grid e rinnovabili, i finanziamenti per questi segmenti meno redditizi faticano ad arrivare.

In questo scenario, i governi e le utility nazionali si trovano a dover barcamenarsi tra le richieste degli investitori, le esigenze dei cittadini che chiedono servizi migliori e più economici, e gli appelli globali per la decarbonizzazione. Un bel rompicapo, non trovate?

Immagine fotorealistica di un paesaggio rurale mozambicano al tramonto, con alcune capanne tradizionali e una singola lampadina a basso consumo accesa, alimentata da un piccolo pannello solare. In lontananza, pali della luce che si perdono all'orizzonte, simboleggiando la rete elettrica che non arriva. Obiettivo 50mm, luce calda del crepuscolo, profondità di campo per mettere a fuoco la capanna illuminata.

Mozambico: Un Laboratorio a Cielo Aperto

Il Mozambico, amici miei, è un caso emblematico. Negli ultimi trent’anni ha fatto passi da gigante, portando l’accesso all’elettricità dal 5% degli anni ’90 al 43% nel 2022. Impressionante, vero? Però, come spesso accade, i numeri nascondono realtà diverse. Nella capitale, Maputo, e nella sua provincia, l’accesso è quasi universale (98%), ma se ci spostiamo nella Zambézia rurale, nel centro del paese, scendiamo al 22%. E considerate che il 61% della popolazione vive ancora in aree rurali!

La gente si arrangia come può, con un mix di legna da ardere, carbone, gas ed elettricità, con fornitori formali e informali, e con qualità e costi che variano tantissimo. Il risultato è un paesaggio energetico eterogeneo, sia per la diversità dei servizi che per le disparità socio-spaziali. Colmare queste disuguaglianze costerà una fortuna: il Piano Regolatore Integrato per l’Elettricità del 2018 stimava un investimento di 34 miliardi di dollari in 25 anni. Parliamo del 7% del PIL annuo di uno dei paesi più poveri del mondo. Impossibile senza un massiccio aiuto esterno.

L’elettrificazione del Mozambico è sempre dipesa dagli aiuti allo sviluppo, perché il mercato dei capitali interno è poco sviluppato. Attirare capitali stranieri è difficile: il paese non brilla nelle classifiche sulla facilità di fare impresa. E anche gli operatori privati locali nel settore delle rinnovabili hanno capacità limitate per accedere ai finanziamenti.

Questa situazione ha radici storiche profonde, legate al modello economico estrattivo coloniale. All’indipendenza, nel 1975, la rete elettrica era frammentata e serviva principalmente i coloni bianchi. Poi sono arrivati il socialismo, la guerra civile, e infine, negli anni ’90, la transizione verso la democrazia multipartitica e le politiche neoliberiste, con riforme nel settore elettrico spinte dalla Banca Mondiale e dai donatori per attrarre investimenti privati. Insomma, il Mozambico è esposto a questo “regime di valore finanziario” da decenni.

La scoperta di ingenti riserve di gas naturale nei primi anni 2010 ha un po’ cambiato le carte in tavola, permettendo al governo di contrarre debiti contando sui futuri proventi del gas. Ma questo, capite bene, mette a rischio la transizione verso un futuro energetico sostenibile.

Strategie di Allineamento: Tra On-Grid e Off-Grid

Vediamo come il governo mozambicano e l’utility statale EDM (Electricidade de Moçambique) hanno cercato di barcamenarsi. Hanno dovuto migliorare l’attrattività dei settori on-grid (la rete tradizionale) e off-grid (soluzioni decentralizzate).

Riforme e “Creditworthiness” nel Settore On-Grid

Il governo mozambicano è stato molto pragmatico, a volte opportunista, nell’allineare il settore on-grid alle richieste degli investitori. Le riforme sono iniziate negli anni ’90. La Legge sull’Elettricità del 1997 ha introdotto i principi di liberalizzazione e privatizzazione. Ma la vera svolta per la partecipazione privata è arrivata con leggi che facilitavano le Partnership Pubblico-Privato (PPP) per grandi progetti. Questo ha aperto la strada ai Produttori Indipendenti di Energia (IPP), che generano elettricità e la vendono a EDM, spesso con profitti elevati.

Interessante notare come la legislazione richiedesse una partecipazione di capitale mozambicano in queste PPP. Questo ha portato all’arricchimento di élite economiche vicine al governo, che si sono inserite nei consorzi degli IPP. Un esempio è Gigawatt Moçambique SA, i cui azionisti iniziali includevano una compagnia sudafricana, l’azienda di un ex ministro dell’energia e quella della famiglia dell’allora Presidente della Repubblica. Secondo alcuni studiosi, questa politica di accesso selettivo alle opportunità di business ha reso il settore privato domestico dipendente dallo stato, minando obiettivi di sviluppo più ampi, come l’accesso all’elettricità a prezzi accessibili per ridurre la povertà.

L’EDM, l’utility nazionale, si trova così a dover bilanciare le richieste contrastanti del governo mantenendo la propria sostenibilità finanziaria. La sua strategia decennale (2018-2028) punta a tre obiettivi:

  • Operare come un’utility commercialmente valida e competitiva.
  • Raggiungere l’SDG7 (accesso universale all’energia).
  • Supportare l’obiettivo del governo di diventare un hub di esportazione di energia per l’Africa meridionale.

Un compito improbo! EDM soffre di un cronico problema di liquidità. Uno dei motivi è che le sue tariffe sono regolate dal governo, che le ha tenute sotto i costi di recupero per timore di reazioni popolari. Nel 2018, EDM fatturava ai clienti in media 0,102 $/kWh, ma il suo costo medio operativo era di 0,128 $/kWh. Per di più, generava solo il 9% del proprio fabbisogno e acquistava il 38% dagli IPP a un prezzo medio di 0,180 $/kWh! E, ciliegina sulla torta, esportava 1,5 volte la quantità che generava per il consumo interno. In pratica, esportava energia che poi doveva ricomprare a caro prezzo dagli IPP.

Fotografia di un ufficio moderno di EDM a Maputo, con personale che lavora a computer e grafici finanziari proiettati su uno schermo. L'immagine dovrebbe trasmettere professionalità e trasparenza. Obiettivo prime 35mm, illuminazione controllata da ufficio, focus preciso sui dettagli.

Per migliorare la sua creditworthiness, EDM ha attuato una ristrutturazione organizzativa, separando le attività in perdita da quelle redditizie. Ha introdotto misure per aumentare trasparenza e meritocrazia: revisione dei conti da parte di grandi società di auditing (KPMG, Ernst e Young), processi di reclutamento internazionali e un Codice Etico per il personale. Hanno persino lanciato campagne pubblicitarie per esortare i clienti a resistere alla corruzione da parte del personale EDM! Allo stesso tempo, si è cercato di “educare” i clienti a un consumo consapevole e a pagare le bollette, introducendo i contatori prepagati.

La “Bankability” dei Progetti: Un Linguaggio per gli Investitori

Nonostante gli sforzi sulla creditworthiness, la bankability dei progetti restava un nodo cruciale. Il Piano Regolatore Integrato, con i suoi 34 miliardi di dollari di investimenti, elenca numerosi progetti di generazione e trasmissione. Per attrarre capitali, questi progetti dovevano apparire solidi agli occhi degli investitori. EDM si è avvalsa del supporto dell’Agenzia Giapponese per la Cooperazione Internazionale (JICA) per uno studio tecnico dettagliato, pieno di analisi finanziarie (tassi di rendimento, tassi di cambio, proiezioni di vendita, ecc.). Un modo per “parlare la stessa lingua” del regime finanziario dominante.

EDM ha anche spinto il governo a migliorare il quadro normativo. Nel 2017 è stato creato un nuovo regolatore energetico, ARENE, seguito dalla Strategia Nazionale di Elettrificazione 2018-2030. La nuova Legge sull’Elettricità del 2022 ha chiarito la divisione dei compiti: EDM per l’elettrificazione on-grid entro 100 metri dalla rete esistente (chiedendo sussidi per distanze maggiori), e FUNAE, il Fondo Nazionale per l’Energia, per l’off-grid.

Questa divisione, però, ha significato due cose:

  1. Ha sancito la separazione tra progetti on-grid (potenzialmente redditizi) e off-grid (considerati più sociali e meno remunerativi).
  2. Cercando di sostenere la creditworthiness di EDM e la bancabilità dei progetti, ha di fatto accentuato la frammentazione dell’accesso all’elettricità nello spazio. Se l’elettrificazione oltre i 100 metri dalla rete dipende da sussidi governativi, non c’è garanzia che avvenga.

E un problema simile, amici, sta emergendo con l’elettrificazione off-grid.

L’Off-Grid: Speranze Verdi e Ostacoli Finanziari

Se trovare finanziamenti privati per i progetti on-grid è difficile, per l’off-grid è una vera impresa. Fino a poco tempo fa, l’elettrificazione off-grid guidata da FUNAE aveva avuto un impatto limitato sulle comunità rurali (tasso di elettrificazione del solo 5%). La comunità dei donatori sta cercando di sbloccare i finanziamenti, ma i progressi sono lenti. Si stima un contributo dei donatori di circa 212,5 milioni di euro per le rinnovabili off-grid, sparpagliati su 24 programmi che non sempre si adattano alla realtà istituzionale mozambicana.

Per esempio, nel 2023, la banca di sviluppo tedesca KfW e il GEF hanno finanziato due linee di credito per progetti di energia rinnovabile tramite una banca commerciale mozambicana. Ma la domanda era così alta che i fondi si sono esauriti in un lampo. Programmi come GET.invest, finanziato dall’UE, offrono supporto tecnico agli operatori energetici locali per attrarre finanziamenti. Ma l’impatto è limitato.

Spinta dai donatori, nel 2021 è stata approvata una nuova legislazione per il settore off-grid, seguita dal Piano di Elettrificazione Off-Grid del 2023. L’idea è aprire la strada a operatori privati e incentivati dai donatori per fornire mini-reti verdi (fino a 10 MW) e sistemi solari domestici (SHS). Secondo il piano, entro il 2030 il 68% della popolazione sarà connesso alla rete (tramite EDM), e il restante 32% avrà accesso tramite opzioni off-grid (tramite FUNAE), principalmente rinnovabili (19% SHS, 13% mini-reti).

Questa divisione crea un accesso differenziato spazialmente: chi è entro 30 km dalla rete nazionale potrebbe essere connesso; chi è oltre sarà servito da mini-reti. Ma se la densità di popolazione è bassa (distanza tra case oltre 350m), si useranno gli SHS. In pratica: più sei lontano dalla rete, più è probabile che la tua elettricità arrivi da una soluzione off-grid o individuale. Non c’è nulla di intrinsecamente negativo in questo, purché qualità e accessibilità del servizio siano garantite. Ma la nuova legislazione offre un percorso incerto per le comunità rurali distanti.

Fotografia macro di un contatore elettrico prepagato in una modesta abitazione mozambicana, con una mano che inserisce una scheda. Luce naturale soffusa che entra da una finestra. Obiettivo macro 100mm, alta definizione per mostrare i dettagli del contatore e della mano, illuminazione controllata per evidenziare la scena.

Sembra quasi che il governo voglia incanalare gli investimenti nel sistema on-grid (più redditizio) tramite EDM e IPP, lasciando le fasce di popolazione meno profittevoli ad altri (FUNAE, donatori, piccoli operatori). Questo accesso differenziato, sancito per legge, preannuncia un paesaggio energetico sempre più eterogeneo, con livelli di qualità e accessibilità diseguali.

È notevole che la normativa off-grid del 2021 non richieda la partecipazione di capitale mozambicano, a differenza di quanto avvenuto per i grandi progetti PPP. Inoltre, il governo ci ha messo tempo per approvare regolamenti aggiuntivi e incentivi fiscali. Questo disinteresse e questa incertezza preoccupano gli stakeholder dell’off-grid. Nelle interviste che ho potuto condurre, sono emersi due punti critici:

  • Le condizioni di finanziamento favorevoli devono tenere conto del contesto locale. Anche gli operatori off-grid devono soddisfare i requisiti di creditworthiness e bankability. Ottenere finanziamenti dalle banche commerciali è proibitivo a causa degli alti tassi di interesse.
  • C’è incertezza su come il governo gestirà i benefici fiscali per il settore. Se i costi di capitale e le tasse devono essere recuperati, devono essere trasferiti ai consumatori mozambicani, molti dei quali hanno redditi bassissimi. Il timore è che le soluzioni off-grid, specialmente le mini-reti, finiscano per servire solo chi può pagare.

Gli operatori off-grid affrontano anche incertezze sugli accordi fiscali (tasse, dazi doganali) e tecnici (specifiche per la futura interconnessione con la rete), che ostacolano studi di fattibilità seri. Nonostante l’annuncio di un pacchetto di stimolo economico con esenzione IVA per gli investimenti energetici off-grid nel 2022, l’attuazione è stata lenta.

Gas Naturale vs. Transizione Energetica: Il Dilemma Mozambicano

Questo approccio riluttante del governo verso l’off-grid va letto nel contesto più ampio dell’economia politica del settore energetico mozambicano. Il governo ha favorito collaborazioni pubblico-privato che facilitano un regime di estrazione di risorse, concentrandosi molto meno sulla transizione alle rinnovabili. Tuttavia, qualcosa potrebbe cambiare, magari per ragioni opportunistiche.

Il Mozambico dovrebbe diventare il terzo produttore di gas naturale dell’Africa subsahariana entro la metà degli anni 2030. Allo stesso tempo, c’è la spinta globale verso economie decarbonizzate. In questo scenario, nel dicembre 2023, il governo ha lanciato un’ambiziosa strategia di transizione energetica, cercando oltre 80 miliardi di dollari di investimenti pubblici e privati entro il 2050. L’obiettivo è espandere la capacità di energia rinnovabile (idroelettrico, solare, eolico) per compensare la quota di combustibili fossili.

Per il governo, lo sviluppo delle riserve di gas non è negoziabile, specialmente perché parte del debito attuale del paese è legato ai futuri proventi fossili. Quindi, dovrà destreggiarsi con la nascente classe di asset delle infrastrutture rinnovabili senza che i regimi di valore finanziario di donatori e investitori intacchino la sua agenda di elettrificazione.

In sintesi, le azioni del governo nel settore off-grid sembrano segnalare una volontà di allinearsi al regime finanziario dominante, ma alle proprie condizioni. Gli sforzi legislativi hanno gettato solo le basi più elementari, cercando di circumnavigare il più possibile il “Consenso di Wall Street”. Ma la fiducia nel quadro normativo è cruciale per gli investitori.

Conclusioni: Un Equilibrio Precario

Amici, la storia del Mozambico ci insegna molto. L’allineamento con il “Consenso di Wall Street”, sebbene a volte attuato in modo pragmatico o opportunistico dagli attori locali per massimizzare i profitti o attrarre finanziamenti, ha avuto un impatto significativo: la codifica per legge di un paesaggio energetico diseguale. Il governo sembra puntare su iniziative redditizie, relegando l’elettrificazione delle popolazioni rurali e a basso reddito a operazioni meno profittevoli che potrebbero non vedere mai la luce. E con l’interesse del governo per l’espansione tramite progetti a gas, gli sforzi per un settore elettrico rinnovabile off-grid potrebbero essere poco più che una facciata.

Sebbene offrire servizi elettrici differenziati possa avere dei meriti, l’attuale assetto suggerisce che il governo non sia interessato a massimizzare il potenziale di giustizia sociale dei cambiamenti legislativi approvati. Da questa vicenda mozambicana, possiamo trarre tre spunti di riflessione per l’elettrificazione universale dell’Africa:

  1. Le riforme per facilitare il coinvolgimento privato vanno avanti da tre decenni, ma gli aiuti allo sviluppo restano la norma e i finanziamenti privati l’eccezione. È lecito chiedersi se, con l’attuale regime finanziario, i capitali privati arriveranno mai a servire i segmenti di mercato meno redditizi, cioè quel 66% di africani ancora senza accesso all’elettricità.
  2. L’allineamento al regime finanziario dominante può impattare la distribuzione spaziale delle infrastrutture e la diversità dei servizi offerti, consolidando le disuguaglianze esistenti.
  3. L’emergere di soluzioni rinnovabili off-grid affidabili e convenienti potrebbe spingere gli stati ad accettare una diversità di configurazioni di servizio, ma per le ragioni sbagliate. Un paesaggio energetico eterogeneo può offrire flessibilità, ma può anche essere usato strategicamente per lasciare indietro i più bisognosi.

La finanziarizzazione delle infrastrutture, che le tratta come asset e non come beni pubblici con uno scopo sociale, ha implicazioni profonde per l’elettrificazione universale e la giustizia energetica. E questa, credetemi, è una partita che riguarda il futuro di milioni di persone.

Fonte: Springer

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