Mortalità Infantile in Africa Occidentale: Una Corsa Contro il Tempo Verso l’Obiettivo 2030
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ particolare, un viaggio tra numeri, statistiche e, soprattutto, speranze. Parleremo di qualcosa di incredibilmente importante: la mortalità infantile, in particolare quella dei bambini sotto i cinque anni, in quattro paesi dell’Africa Occidentale: Ghana, Niger, Nigeria e Sierra Leone. Perché proprio loro? E perché ora? Beh, perché siamo in una corsa contro il tempo per raggiungere un traguardo fondamentale fissato dalle Nazioni Unite, l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 3 (SDG 3), che mira a ridurre drasticamente queste morti entro il 2030. L’obiettivo specifico è scendere sotto le 25 morti ogni 1.000 nati vivi. Ce la faranno questi paesi?
Per cercare di capirlo, mi sono immerso in uno studio affascinante che ha usato un modello statistico chiamato ARIMA (AutoRegressive Integrated Moving Average) per provare a “prevedere il futuro”. Sembra fantascienza, vero? In realtà, è un modo potente per analizzare i dati storici – in questo caso, i dati della Banca Mondiale dal 1967 al 2021 – e proiettare le tendenze future. L’idea è capire la traiettoria di ogni paese e fornire informazioni utili a chi prende le decisioni, ai politici, agli operatori sanitari, per poter intervenire in modo mirato.
Perché la Mortalità Infantile è un Termometro della Società?
Prima di tuffarci nei numeri, fermiamoci un attimo a riflettere. La mortalità dei bambini sotto i cinque anni non è solo una statistica tragica. È un indicatore potentissimo della salute generale di una società e dell’efficacia dei suoi sistemi sanitari. Pensateci: alti tassi di mortalità infantile spesso riflettono problemi diffusi come povertà, malnutrizione, scarsa igiene, accesso limitato all’acqua potabile, basso livello di istruzione materna e cure mediche inadeguate.
Nonostante i grandi progressi fatti a livello globale nell’era degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), predecessori degli SDG, la battaglia è tutt’altro che vinta, specialmente in alcune regioni come l’Africa Occidentale. Qui, malattie infettive come polmonite, sepsi, tetano, diarrea, malaria, AIDS, morbillo e meningite continuano a mietere troppe giovani vite.
Lo studio evidenzia come fattori specifici giochino un ruolo cruciale in ogni paese:
- In Ghana, ad esempio, il livello di istruzione della madre è fondamentale. Una madre con istruzione primaria o secondaria ha il 45% in meno di probabilità di perdere un figlio sotto i cinque anni rispetto a una madre senza istruzione formale. Anche lo stato civile e l’età contano: le donne sposate e quelle più giovani (sotto i 20 anni) hanno rischi minori.
- In Nigeria, le disparità regionali sono enormi e incidono pesantemente sulla sopravvivenza infantile. Altri fattori chiave sono la residenza rurale, lo sviluppo delle infrastrutture, l’uso di contraccettivi e la spaziatura delle nascite (almeno due anni).
- In Sierra Leone, l’allattamento al seno, l’età materna superiore ai 20 anni e una corretta spaziatura delle nascite sono fattori protettivi. Al contrario, essere maschio o nascere molto piccolo aumenta i rischi.
È chiaro che non si tratta solo di cure mediche, ma di un intreccio complesso di fattori socio-economici, culturali e ambientali.

La Nostra “Sfera di Cristallo”: il Modello ARIMA
Come facciamo a prevedere cosa succederà? Qui entra in gioco il modello ARIMA. Non spaventatevi per il nome! In parole semplici, questo modello statistico analizza le serie storiche dei dati (in questo caso, i tassi di mortalità anno per anno) per identificare pattern, tendenze e stagionalità. È come se cercasse di capire il “ritmo” del passato per poter estrapolare il futuro.
Perché proprio ARIMA? Perché è particolarmente adatto per previsioni a breve termine basandosi solo sui dati storici, ed è capace di gestire dati “non stazionari”, cioè dati che mostrano una tendenza (come la mortalità infantile che, fortunatamente, tende a diminuire nel tempo, anche se non sempre in modo lineare). Prima di usarlo, abbiamo dovuto “preparare” i dati, un po’ come si accorda uno strumento musicale prima di suonare. Abbiamo verificato la stazionarietà (usando test come l’Augmented Dickey-Fuller) e, se necessario, abbiamo applicato delle tecniche (chiamate “differencing”) per rendere i dati più stabili e prevedibili.
Una volta pronti i dati, abbiamo usato funzioni specifiche (come `auto.arima` nel software R) che ci aiutano a scegliere la “versione” migliore del modello ARIMA per ogni paese, quella che si adatta meglio ai dati storici minimizzando gli errori di previsione (usando criteri come AIC, BIC, AICC). Per i più curiosi, i modelli scelti sono stati:
- Ghana: ARIMA (3,2,1)
- Niger: ARIMA (2,2,3)
- Nigeria: ARIMA (1,0,0)
- Sierra Leone: ARIMA (0,2,1)
Questi numeri tra parentesi indicano semplicemente come il modello pesa i valori passati, gli errori passati e quanto è stato necessario “stabilizzare” i dati. Non entriamo nei dettagli tecnici, ma l’importante è che abbiamo trovato il modello più affidabile per ogni contesto specifico. Abbiamo poi verificato che i modelli fossero “sani” controllando i cosiddetti “residui” (gli errori di previsione sul passato) con test come il Ljung-Box. Tutto a posto? Perfetto, pronti a guardare al futuro!
Cosa Ci Dicono i Numeri per il Futuro? Un Quadro a Tinte Chiaroscure
Ed eccoci al cuore della questione: le previsioni per il 2030, l’anno target dell’SDG 3, e per il 2031, per vedere la tendenza subito dopo. I risultati dipingono un quadro variegato:
- Ghana: Qui le notizie sono relativamente buone. Il modello prevede un calo costante, arrivando a 30,5 morti per 1.000 nati vivi nel 2030 e 28,9 nel 2031. Siamo vicinissimi all’obiettivo di 25! Questo suggerisce che il Ghana è sulla buona strada, ma è fondamentale non abbassare la guardia e anzi, potenziare gli interventi sanitari per assicurarsi di tagliare il traguardo.
- Niger: La situazione qui è molto più preoccupante. Il modello ARIMA (2,2,3) mostra una tendenza non lineare. Dopo un calo iniziale, la mortalità sembra stabilizzarsi e poi addirittura risalire leggermente. Le previsioni sono allarmanti: 109,5 morti per 1.000 nel 2030 e 110,4 nel 2031. Siamo lontanissimi dall’obiettivo. Questo indica potenziali problemi strutturali, forse una stagnazione o addirittura un’inversione di tendenza che richiede un’attenzione urgentissima.
- Nigeria: Anche la Nigeria mostra un trend in calo, ma più lento. Le previsioni indicano 84,5 morti per 1.000 nel 2030 e 81,7 nel 2031. Sebbene sia un miglioramento rispetto al passato, è ancora molto lontano dall’obiettivo SDG 3. Come sottolineato da altri studi, la Nigeria avrebbe bisogno di una riduzione drastica, quasi del 300%, per raggiungere il target. Le disparità regionali e le sfide infrastrutturali probabilmente giocano un ruolo chiave.
- Sierra Leone: Simile alla Nigeria, la Sierra Leone mostra un calo, arrivando a 64,3 morti per 1.000 nel 2030 e 59,8 nel 2031. Un progresso significativo, ma ancora insufficiente per l’obiettivo 2030. C’è bisogno di uno sforzo molto più intenso.

Queste proiezioni, basate su dati solidi e modelli statistici rigorosi, sono un campanello d’allarme. Ci dicono che, nonostante i progressi, per Niger, Nigeria e Sierra Leone la strada verso l’SDG 3 è ancora molto lunga e richiede un cambio di passo radicale.
Non Basta Guardare: Cosa Possiamo Fare?
Questi numeri non devono solo farci riflettere, devono spingerci all’azione. Lo studio non si limita a prevedere, ma sottolinea l’urgenza di interventi mirati e basati sui dati. Cosa si può fare concretamente?
1. Investire nella Salute Materno-Infantile: È fondamentale potenziare i servizi sanitari, espandendo le strutture per le cure neonatali, migliorando i programmi di vaccinazione e garantendo la presenza di personale qualificato durante il parto. L’accesso equo ai servizi essenziali è cruciale.
2. Usare i Dati per Decidere: Bisogna adottare sistemi di sorveglianza sanitaria in tempo reale per monitorare l’andamento della mortalità infantile, identificare le aree a maggior rischio e implementare strategie mirate. Le decisioni devono essere guidate dalle evidenze, non dalle impressioni.
3. Coinvolgere le Comunità: Le iniziative sanitarie a livello comunitario sono potentissime. Programmi di supporto nutrizionale, prevenzione delle malattie (come la distribuzione di zanzariere per la malaria o la promozione dell’igiene) ed educazione sanitaria possono fare un’enorme differenza. Responsabilizzare le comunità locali è una chiave del successo.
4. Interventi Urgenti dove Serve di Più: Niger, Nigeria e Sierra Leone necessitano di azioni immediate e massicce. Devono espandere le infrastrutture sanitarie, affrontare le disuguaglianze nell’accesso alle cure e potenziare l’assistenza medica salvavita.
In conclusione, questo studio, usando la potenza predittiva del modello ARIMA, ci offre uno sguardo prezioso sul futuro della mortalità infantile in questi quattro paesi africani. Ci mostra che il Ghana ha una possibilità concreta di raggiungere l’obiettivo SDG 3, ma solo con sforzi continui e rafforzati. Per Niger, Nigeria e Sierra Leone, invece, la sfida è immensa e richiede un impegno politico, sociale ed economico senza precedenti.
La strada è in salita, ma conoscere la direzione e gli ostacoli è il primo passo per poter accelerare il passo. La vita di milioni di bambini dipende dalle scelte che verranno fatte oggi. Speriamo che queste previsioni servano da stimolo per trasformare le statistiche in storie di successo e di sopravvivenza.
Fonte: Springer
