Immagine concettuale di una rete complessa di fili colorati che si interconnettono, rappresentante le dinamiche relazionali in una classe. Al centro, un nodo più grande simboleggia la relazione insegnante-studente. Macro lens, 100mm, alta definizione dei fili, illuminazione controllata per far risaltare i colori e la tridimensionalità della rete, sfondo neutro.

Svelare l’Intreccio in Classe: Un Nuovo Modello per Capire (e Migliorare) le Relazioni Insegnante-Studente

Ah, la classe! Un universo di sguardi, parole, silenzi, emozioni. Un luogo dove si impara, si cresce, e, soprattutto, si costruiscono relazioni. E sono proprio queste, le relazioni tra insegnanti e studenti (TSR, per gli amici accademici, da Teacher-Student Relationships), ad essere al centro del mio interesse e, diciamocelo, di un bel po’ di studi recenti. Perché? Semplice: una relazione positiva è come il fertilizzante per il terreno dell’apprendimento. Fa fiorire non solo i risultati cognitivi, ma anche lo sviluppo affettivo, socio-emotivo e motivazionale dei ragazzi. E non pensiate che noi insegnanti ne siamo immuni! Una buona relazione con gli studenti impatta direttamente sul nostro benessere, sulle nostre emozioni e sulla qualità stessa del nostro insegnamento.

Per decenni, abbiamo cercato di capire, di modellizzare queste dinamiche. Ma, ammettiamolo, definire con precisione cosa sia una TSR e creare un modello che tenga conto di tutti – insegnanti, studenti, la classe come entità – e che consideri il gioco di specchi tra comportamenti (percepiti e reali), caratteristiche psicologiche interne e fattori di contesto… beh, è stata una bella sfida. Una sfida che, secondo me, non era ancora stata vinta del tutto.

L’importanza cruciale (e la complessità) delle relazioni in classe

Partiamo da un presupposto: le relazioni sociali sono nel nostro DNA. La teoria del “bisogno di appartenenza” ce lo dice chiaramente. E l’aula non fa eccezione. Pensateci: una relazione, qualsiasi relazione, implica sentimenti, influenza reciproca, la motivazione a rispondere ai bisogni dell’altro. C’è una componente affettiva (quel calore emotivo), una motivazionale (l’intenzione di connettersi) e una cognitiva (interesse e rispetto). E poi, c’è la reciprocità: ci si influenza a vicenda, in un continuo dare e avere.

Le TSR, però, hanno delle peculiarità. Sono, per natura, più gerarchiche rispetto alle relazioni tra adulti. L’insegnante guida, lo studente è guidato. Ma, a differenza del rapporto genitore-figlio, sono meno esclusive. Un insegnante ha tanti studenti, uno studente ha tanti insegnanti. E l’attaccamento che si sviluppa è diverso, soprattutto con l’età. C’è poi la questione della distanza professionale: noi docenti siamo anche modelli e abbiamo obiettivi che vanno oltre la relazione, come trasmettere conoscenze. E, non dimentichiamolo, queste relazioni sono in qualche modo “forzate” – non ci scegliamo a vicenda – e limitate nel tempo. Infine, l’insegnante interagisce principalmente con l’intera classe, le interazioni uno-a-uno sono più rare. Ecco perché è fondamentale considerare la relazione insegnante-classe come un fenomeno a sé.

Un errore comune è confondere interazioni e relazioni. Le interazioni sono gli scambi momento per momento, i comportamenti reciproci. Le relazioni, invece, sono l’accumulo di queste esperienze nel tempo, arricchite da processi affettivi, motivazionali e cognitivi. La qualità della TSR è, a sua volta, un sotto-concetto del clima di classe o scolastico.

Fotografia di un'aula scolastica luminosa, vista da una prospettiva leggermente angolata. Al centro, un'insegnante sorridente interagisce con un piccolo gruppo di studenti adolescenti seduti ai loro banchi, che sembrano attenti e coinvolti. Alcuni studenti sullo sfondo lavorano individualmente. Obiettivo prime 35mm per un look naturale, profondità di campo media per mantenere a fuoco sia l'insegnante che gli studenti in primo piano, luce naturale da ampie finestre. L'immagine deve trasmettere un senso di interazione positiva e apprendimento collaborativo.

Uno sguardo ai modelli esistenti: cosa ci hanno insegnato (e cosa manca)

Per capire meglio, ho fatto un “tour d’orizzonte” tra i modelli teorici esistenti. Ce ne sono di focalizzati sull’insegnante, che analizzano, ad esempio, gli stili comportamentali (come il modello di Wubbels e colleghi, con le sue dimensioni di vicinanza e influenza) o il benessere e le emozioni del docente (come il modello di Spilt et al., che lega le TSR alle emozioni e al benessere dell’insegnante, basandosi sulla teoria dell’autodeterminazione e dell’attaccamento). C’è anche il recente “motivating teacher-student relationships framework” di Robinson, che si concentra sulle credenze motivazionali degli insegnanti nel costruire relazioni. Questi modelli sono utilissimi, specie per la formazione, ma tendono a trascurare il ruolo attivo dello studente.

Poi c’è un modello, quello di Nurmi e Kiuru, che mette al centro lo studente, sottolineando come le sue caratteristiche (cognitive, motivazionali, socio-emotive) e i suoi comportamenti “evochino” determinate reazioni e pratiche nell’insegnante, influenzando la TSR. Un’ottica preziosa, ma che forse non rappresenta graficamente a sufficienza la reciprocità.

Infine, alcuni modelli cercano di tenere insieme entrambi gli attori. Il modello transazionale di Nickel, ad esempio, evidenzia l’influenza reciproca dei comportamenti percepiti di insegnante e studente, filtrati dalle rispettive aspettative e abitudini. Il modello concettuale di Pianta et al. si basa sulla teoria dell’attaccamento e dei sistemi ecologici, ipotizzando modelli rappresentazionali della relazione per entrambi, interconnessi con le caratteristiche individuali e i processi di scambio. Similmente, Wubbels et al. (2014) propongono un modello dove le interazioni momento per momento, accumulate nel tempo, formano la relazione percepita, che a sua volta influenza le interazioni future.

Tutti questi modelli hanno offerto spunti preziosi. Hanno messo in luce aspetti diversi, da prospettive teoriche differenti, con vari livelli di specificità. Però, a mio avviso, nessuno rappresentava pienamente la natura asimmetrica della TSR (potere, conoscenza, status non sono uguali) né considerava esplicitamente la differenza tra la relazione con il singolo studente e quella con l’intera classe. Mancava un quadro che integrasse e ampliasse queste visioni, colmando le lacune.

Verso un nuovo orizzonte: il nostro modello di Relazioni Reciproche Situate Insegnante-Studente

Ed è qui che, insieme ai miei colleghi, abbiamo provato a fare un passo avanti. Basandoci su tutto questo patrimonio di conoscenze, sulle limitazioni dei modelli precedenti e sulle più recenti ricerche empiriche, abbiamo sviluppato un nuovo modello. L’obiettivo? Essere più completi. Ecco i punti cardine:

  • Distinguiamo chiaramente tra interazioni momento per momento e la relazione come rappresentazione mentale.
  • Sottolineiamo l’interazione reciproca delle caratteristiche individuali e dei comportamenti di tutti gli agenti coinvolti: insegnanti, singoli studenti e la classe come gruppo.
  • Evidenziamo i fattori e i contesti generali che influenzano le TSR (società, sistema educativo, ecc.).

Questo modello è un’estensione del modello BELL (Raufelder e Lazarides, 2021) e cerca di rappresentare la complessità delle TSR basandosi sulle teorie dei sistemi, sulla letteratura sull’attaccamento genitore-figlio e sui modelli di Pianta e Wubbels.

Diagramma concettuale stilizzato che rappresenta il nuovo modello TSR. Tre cerchi parzialmente sovrapposti (insegnante, studente individuale, classe) al centro, con frecce che indicano interazioni e influenze reciproche. Intorno, box che rappresentano caratteristiche individuali e comportamenti. Il tutto è racchiuso in un cerchio più grande che simboleggia i contesti socio-culturali e istituzionali. Utilizzare uno stile grafico pulito e moderno, con colori distinti per ogni elemento. L'immagine deve essere chiara e autoesplicativa, come un'infografica scientifica. Obiettivo macro 100mm per dettagli nitidi del diagramma, illuminazione uniforme.

Le fondamenta del nostro modello

Al centro del nostro modello ci sono le rappresentazioni mentali della TSR. Ogni attore (insegnante, studente, la classe) ha la sua, che può o meno coincidere con quella degli altri. Queste rappresentazioni emergono dalle esperienze accumulate di interazioni sociali (principalmente legate all’insegnamento/apprendimento) che avvengono in classe, ma anche fuori. Le interazioni sono fatte di comportamenti reciproci; la relazione si sviluppa nel tempo e include processi psicologici più profondi. E, naturalmente, la relazione influenza le interazioni future.

Riconosciamo che insegnanti e studenti contribuiscono entrambi alla relazione. Tuttavia, il ruolo professionale dell’insegnante (guidare, valutare) crea un’asimmetria di potere, conoscenza e status. Nel nostro modello, questo è rappresentato graficamente posizionando l’insegnante “sopra” gli studenti.

Una novità importante è l’inclusione esplicita della classe come terzo agente. Le dinamiche con il singolo studente e con il gruppo intero sono interdipendenti ma distinte. Forti connessioni individuali possono migliorare il clima generale, e un clima positivo può facilitare le relazioni individuali. Considerare entrambi gli aspetti è cruciale.

Le TSR e le interazioni sono influenzate dalle differenze individuali di tutti gli agenti: caratteristiche socio-demografiche (età, genere, status socio-economico) e, soprattutto, intrapsicologiche. Queste ultime includono aspetti cognitivi e motivazionaliaffettivi (performance, aspettative, benessere, autoefficacia, emozioni) ed esperienze relazionali passate. Queste caratteristiche influenzano le TSR, ma non sono la TSR.

La reciprocità è un altro pilastro. Tutti si influenzano a vicenda. Se uno studente mostra gioia e l’insegnante lo percepisce, potrebbe rispondere con più calore, migliorando la rappresentazione mentale che lo studente ha della relazione, e così via. Per chiarezza grafica, non abbiamo disegnato frecce bidirezionali ovunque, ma il concetto è quello.

Infine, le TSR sono immerse e influenzate da contesti più ampi: scuole, comunità, nazioni, società. Norme, valori, politiche, risorse strutturali… tutto gioca un ruolo. Pensiamo alle differenze culturali nell’esperienza del potere o nella dipendenza socio-motivazionale da insegnanti e pari.

Un insegnante e uno studente seduti uno di fronte all'altro a una scrivania in un'aula tranquilla, entrambi sorridenti e impegnati in una conversazione costruttiva. Lo studente tiene un libro aperto. La luce entra da una finestra laterale, creando un'atmosfera calda. Obiettivo prime 50mm, profondità di campo ridotta per mettere a fuoco i soggetti e sfocare leggermente lo sfondo, per enfatizzare la connessione diadica. L'immagine deve trasmettere fiducia e supporto.

Perché questo modello è un passo avanti? Implicazioni e sfide future

Credo che il nostro modello sia più completo dei precedenti perché distingue interazioni e relazioni, differenzia tra relazione insegnante-studente e insegnante-classe, e considera l’influenza delle percezioni individuali, della reciprocità e dei fattori contestuali. Permette ai ricercatori di focalizzarsi su aspetti specifici senza perdere di vista il quadro generale e aiuta a categorizzare meglio i costrutti negli studi su larga scala, evitando confusioni terminologiche (le famose “jingle-jangle fallacies”).

Certo, ha anche dei limiti. Si concentra sulle relazioni insegnante-studente, meno su quelle tra pari. E per mantenerlo gestibile, alcuni determinanti (come le caratteristiche intrapsicologiche) raggruppano concetti molto diversi che meriterebbero forse sotto-modelli specifici.

Dal punto di vista pratico, questo modello può essere uno strumento prezioso per la formazione degli insegnanti, per migliorare i programmi esistenti orientati alla relazione, e per l’auto-riflessione. Può aiutare a identificare le sfide relazionali a vari livelli e a discutere strategie pedagogiche. Un passo importante è diagnosticare efficacemente la qualità della relazione con studenti specifici e con l’intero gruppo, e il nostro modello può guidare lo sviluppo di strumenti diagnostici ad hoc, che al momento scarseggiano.

Per quanto riguarda la ricerca futura, c’è ancora tanto da fare.

  • Molti modelli TSR, incluso il nostro, necessitano di una validazione empirica completa. Testare queste dinamiche complesse richiede disegni di ricerca sofisticati, sia longitudinali su larga scala che micro-valutazioni delle interazioni.
  • C’è bisogno di coerenza terminologica e operativa. Spesso non si distingue abbastanza tra interazioni e rappresentazioni mentali della relazione. Metodi come i diari giornalieri o l’experience-sampling potrebbero essere utili. Servono anche nuovi strumenti di misurazione multi-metodo e multi-informatore.
  • La ricerca sulla distinzione tra relazione insegnante-studente e insegnante-classe è ancora carente, così come quella sul gioco reciproco e sul ruolo delle relazioni diadiche nelle dinamiche di gruppo. Come misurare al meglio la relazione insegnante-classe?
  • È fondamentale includere molteplici punti di vista (insegnanti, studenti, osservatori), adottare approcci più orientati alla persona e studi longitudinali per capire meglio le causalità e la stabilità nel tempo.
  • Infine, l’influenza dei fattori contestuali è spesso trascurata negli studi empirici. Come influiscono lezioni più direttive o più centrate sullo studente? Che ruolo ha il tipo di scuola o le caratteristiche del corpo studentesco? Qui si potrebbero creare legami con teorie come quella dello “stage-environment fit”.

Insomma, il viaggio per comprendere appieno le relazioni in classe è ancora lungo, ma spero che questo nuovo modello possa essere una mappa utile per orientarci, per studiare meglio, spiegare più chiaramente e, soprattutto, per implementare pratiche che favoriscano quel meraviglioso e complesso intreccio di connessioni umane che chiamiamo relazione insegnante-studente.

Fonte: Springer

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