Età Incerta: Viaggio nell’Accertamento dell’Età dei Minori Stranieri a Novara
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema tanto delicato quanto fondamentale: i minori stranieri non accompagnati (MSNA) che arrivano nel nostro Paese. Sapete, circa il 20% dei migranti che raggiungono l’Italia sono minorenni, e una fetta enorme di questi (il 75%!) viaggia da sola, senza genitori o parenti. Sono ragazzi e ragazze con storie difficili alle spalle, che cercano protezione e un futuro migliore in Europa.
Se sono davvero minorenni, la legge europea garantisce loro accoglienza e tutele specifiche. Ma cosa succede quando sorgono dubbi sulla loro età? Qui entriamo in un campo complesso, quello dell’accertamento dell’età, un compito che le autorità richiedono per capire quali diritti applicare. Ed è proprio di questo che voglio raccontarvi, prendendo come esempio l’esperienza dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, un punto di riferimento per il Piemonte Orientale.
Come si stabilisce l’età a Novara? Il protocollo sotto la lente
Vi chiederete: ma come si fa a capire quanti anni ha un ragazzo che magari non ha documenti o la cui data di nascita dichiarata non convince? Beh, non esiste una bacchetta magica, e nemmeno un protocollo unico valido in tutta Europa. Anzi, spesso ogni regione italiana, se non ogni ospedale, segue strade diverse.
A Novara, e in Piemonte in generale, dal 2018 si segue un percorso specifico che cerca di essere il più completo possibile, pur con i suoi limiti (come vedremo). Il protocollo piemontese prevede diversi passaggi:
- Una visita pediatrica approfondita: il medico raccoglie la storia del ragazzo, cerca eventuali malattie croniche che potrebbero aver influenzato lo sviluppo e fa un esame fisico completo. Si presta attenzione anche allo sviluppo puberale (usando le famose scale di Tanner) e all’eventuale eruzione dei denti del giudizio.
- Una radiografia della mano e del polso sinistro: questa è una tappa cruciale. I radiologi analizzano lo stato di ossificazione delle ossa, usando principalmente l’atlante di Greulich e Pyle, per stimare l’età ossea del ragazzo.
- Un referto finale del Medico Legale: questa figura raccoglie i dati della visita e della radiografia e stila una relazione finale. Qui sta un punto chiave: basandosi sull’età ossea stimata dalla radiografia, il medico legale indica un’età “più probabile” ma aggiunge sempre un margine di incertezza di ± 2 anni, come imposto dal protocollo. Ai fini legali, si considera sempre l’età minima risultante da questo calcolo (età stimata – 2 anni).
Importante sottolineare che, a differenza del protocollo nazionale (Legge 47/2017 e Protocollo Conferenza Regioni 2020) che punta su metodi meno invasivi come colloqui sociali e psicologici e riserva gli esami radiologici a casi eccezionali, il Piemonte ha mantenuto un approccio che include la radiografia e la figura del medico legale, ritenendoli più oggettivi.
Cosa abbiamo scoperto analizzando i dati di Novara (2018-2023)?
Abbiamo analizzato i dati di ben 301 ragazzi che sono passati dall’ospedale di Novara tra il 2018 e il 2023 per l’accertamento dell’età. Ecco qualche numero interessante:
- La stragrande maggioranza (97%) erano maschi.
- L’età media dichiarata da questi ragazzi era di 16,32 anni.
- L’età media stimata dalla radiografia del polso era invece di 17,81 anni. C’è già una bella differenza, no?
- In oltre il 71% dei casi, la radiografia indicava un’età ossea pari o superiore ai 18 anni (addirittura 19 anni nel 41% dei casi!).
- Abbiamo notato che l’esame dello sviluppo puberale (stadio di Tanner e volume testicolare) non era statisticamente correlato in modo forte con l’età stimata dalla radiografia (il coefficiente di correlazione era solo 0,36).
- Purtroppo, abbiamo anche riscontrato frequentemente la presenza di patologie (scabbia, tigna, criptorchidismo, idrocele, ma anche malaria e polmonite) e segni di traumi passati (cicatrici, fratture ossee pregresse, ustioni estese, denti persi a seguito di percosse, persino ferite da arma da fuoco). Questo ci ricorda le difficili condizioni di vita e di viaggio di questi giovani.

Ma il dato forse più sorprendente, e che fa riflettere, è questo: nonostante l’età ossea spesso elevata, nessuno dei 301 migranti è stato certificato come sicuramente maggiorenne alla fine del percorso. Com’è possibile? Semplice: applicando il margine di “-2 anni” all’età massima che si può stimare con la radiografia del polso (che è 19 anni secondo il metodo Greulich-Pyle), il risultato per la legge è sempre un’età inferiore ai 18 anni (19 – 2 = 17). Quindi, matematicamente, con questo protocollo è impossibile dichiarare qualcuno “adulto senza ombra di dubbio”.
Uno sguardo all’Europa: cosa fanno gli altri?
Questa “impossibilità” di certificare la maggiore età a Novara stride un po’ se confrontiamo i dati con esperienze simili in altri paesi europei come Germania, Spagna e Francia. Lì, spesso si seguono protocolli più articolati, come quello proposto dall’AGFAD (Study Group on Forensic Age Diagnostics), che includono:
- Esame fisico
- Radiografia del polso
- Ortopantomografia (OPT) per valutare la mineralizzazione dei denti (soprattutto il terzo molare)
- Se necessario (cioè se i primi esami non sono conclusivi o indicano un’età vicina ai 18 anni), una TC della clavicola, l’ultimo osso a completare la sua ossificazione (anche oltre i 21 anni).
E i risultati? Beh, cambiano eccome!
- A Barcellona, quasi il 29% dei casi è stato confermato maggiorenne.
- A Münster (Germania), il 74,5% è stato dichiarato “probabilmente adulto”, e di questi il 37,8% “adulto oltre ogni ragionevole dubbio”.
- A Montpellier (Francia), addirittura il 49,4% è stato certificato adulto senza dubbi, grazie soprattutto all’uso sistematico della TC della clavicola.
Vedete la differenza? In Francia, ad esempio, quasi la metà dei ragazzi esaminati (131 su 265) è risultata sicuramente maggiorenne. Se pensiamo ai 122 ragazzi di Novara la cui radiografia del polso indicava già 19 anni, è ragionevole supporre che, se fossero stati sottoposti agli esami ulteriori previsti dal protocollo AGFAD (OPT e TC clavicola), una parte di loro sarebbe risultata adulta anche in Italia.

Punti di forza e debolezze del sistema piemontese (e italiano)
Allora, il protocollo di Novara è tutto da buttare? No, assolutamente. Ha i suoi punti di forza. L’approccio multidisciplinare (pediatra, radiologo, medico legale, a volte psicologo) è prezioso. La visita medica sistematica permette un contatto diretto con il ragazzo, facendogli capire che il medico non è solo lì per “scoprire la sua vera età”, ma anche per prendersi cura della sua salute, diagnosticare e trattare eventuali problemi.
Però, le debolezze emerse sono significative. La principale è proprio l’incapacità di rispondere alla domanda fondamentale: questo ragazzo è sicuramente maggiorenne oppure no? Come abbiamo visto, la risposta è sempre “no”, anche quando i dati radiologici suggerirebbero il contrario.
Inoltre, ci sono perplessità sull’utilità e l’etica di alcune parti dell’esame. La valutazione dello sviluppo genitale (Tanner), ad esempio, oltre a creare potenziale disagio nel ragazzo (alcuni si sono rifiutati) e ad essere sconsigliata a livello europeo (EASO) o addirittura vietata in alcuni paesi (Francia), nel nostro studio non ha mostrato una correlazione forte con l’età ossea. Forse, far spogliare completamente un adolescente, magari con un passato di violenze, non è così indispensabile per la stima dell’età, che può basarsi anche su altri fattori (struttura corporea, voce, peli).
Infine, colpisce che la tendenza legislativa italiana sembri andare nella direzione opposta rispetto ai protocolli più efficaci (come l’AGFAD), privilegiando metodi meno invasivi ma anche molto meno precisi e più soggettivi, escludendo persino figure esperte come il medico legale dalle raccomandazioni nazionali più recenti. Si considera la radiografia “invasiva”, ma forse per un ragazzo è più invasiva un’ispezione fisica completa che un rapido esame radiologico.
Un bivio delicato: diritti, accuratezza e invasività
Eccoci al punto. L’accertamento dell’età dei minori stranieri non accompagnati è un rompicapo. Da un lato, c’è l’imperativo di tutelare i diritti di chi è veramente minorenne. Dall’altro, c’è la necessità di avere strumenti che diano risposte concrete e affidabili, senza però violare l’integrità fisica e psicologica di questi ragazzi.
L’esperienza di Novara, pur rappresentando uno degli approcci più strutturati in Italia, ci mostra che il metodo attuale, basato principalmente sulla radiografia del polso con un ampio margine di errore “prudenziale”, non riesce a identificare con certezza chi ha già compiuto 18 anni. Il confronto con altri paesi europei suggerisce che protocolli più completi, che integrano diversi metodi (polso, denti, clavicola), pur essendo più “invasivi” dal punto di vista radiologico, ottengono risultati più definitivi.
La sfida, quindi, è trovare il giusto equilibrio. Un equilibrio che garantisca i diritti, utilizzi metodi scientificamente validi e il più possibile rispettosi, e fornisca alle autorità le informazioni necessarie per prendere decisioni corrette. Un compito non facile, su cui la riflessione, anche bioetica, deve continuare.
Fonte: Springer
