Operazione di mining d'oro artigianale nelle Ande ecuadoriane, lente grandangolare 15 mm, che mostra attrezzature di lavorazione rudimentale sotto un tetto in metallo ondulato con lavoratori nelle vicinanze, catturando il paesaggio robusto e il contesto ambientale, focus acuto, illuminazione pomeridiana naturale.

Miniere Artigianali in Ecuador: Fame d’Energia e Impronta sul Pianeta, la Mia Indagine

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ insolito, nel cuore pulsante – e spesso nascosto – dell’economia di molti paesi in via di sviluppo: le miniere artigianali e su piccola scala (ASM). In particolare, ci tufferemo nella realtà ecuadoriana, un paese dove questa attività non solo dà lavoro a tantissime persone, supportando le economie locali, ma solleva anche questioni ambientali piuttosto serie.

Quando pensiamo all’oro, magari immaginiamo gioielli scintillanti o lingotti custoditi in caveau. Ma vi siete mai chiesti quanta energia serve per estrarre quel metallo prezioso, soprattutto quando si usano metodi artigianali? Ecco, è proprio qui che inizia la nostra esplorazione.

Il Lato Oscuro dell’Oro: Consumi Energetici alle Stelle

Le miniere artigianali, pur essendo vitali per milioni di persone (parliamo di circa 100 milioni di persone che dipendono da questo settore, inclusi 15 milioni di minatori!), spesso arrancano con tecnologie obsolete e competenze tecniche limitate. Il risultato? Un consumo energetico spaventosamente alto e processi poco efficienti. Immaginate macchinari vecchiotti, alimentati principalmente da elettricità (spesso instabile) e generatori diesel, che lavorano senza sosta. Questo non solo gonfia i costi, ma lascia anche un’impronta di carbonio notevole sull’ambiente.

La mia curiosità mi ha spinto ad approfondire: come possiamo quantificare questo impatto? Studiando diverse operazioni ASM in Ecuador, ci siamo concentrati su alcuni indicatori chiave: il Fabbisogno Energetico Lordo (GER), l’Indice di Intensità Energetica (EII) e, ovviamente, le emissioni di CO2. Volevamo capire dove si annidano le inefficienze e quali sono le vere fonti del problema.

Macinazione: Il Processo “Divora-Energia”

Sapete qual è stata una delle scoperte più lampanti? Il processo di macinazione. Sì, quella fase in cui la roccia estratta viene frantumata per liberare i minerali preziosi. Beh, è proprio lei la principale responsabile dei consumi energetici esorbitanti. Pensate che, in media, oltre il 99% dell’energia totale utilizzata in queste miniere proviene dall’elettricità! E questa elettricità, tra il 2019 e il 2023, ha generato un fattore medio di emissione di circa 25.55 kg di CO2 per ogni Gigajoule (GJ) di energia consumata.

Certo, anche il diesel e il GPL (usato in minima parte) fanno la loro parte nell’inquinare, ma è l’elettricità il vero gigante energetico (e di emissioni) in questo contesto. La correlazione tra intensità energetica (quanta energia serve per produrre una certa quantità di minerale) ed emissioni di CO2 è risultata fortissima. In pratica: più un’operazione è inefficiente dal punto di vista energetico, più inquina. Sembra ovvio, ma vederlo nero su bianco nei dati fa un certo effetto.

Scatto macro ravvicinato, obiettivo da 85 mm, di un contatore di elettricità che gira rapidamente all'interno di un impianto di lavorazione minerario su piccola scala in Ecuador, elevato dettagli, illuminazione controllata che mostra particelle di polvere nell'aria, sottolineando il consumo di energia.

L’Ecuador tra Oro, Rame e Crisi Energetica

L’Ecuador ha una lunga storia mineraria. Dalle coste ricche di minerali non metallici e oro alluvionale, agli altopiani con calcare e altre risorse, fino all’Amazzonia, scrigno di oro, argento, rame e altro ancora. L’oro è il re Mida dell’estrazione sotterranea, con tonnellate prodotte ogni anno e un giro d’affari milionario. Pensate che nel 2018, il settore minerario contribuiva per l’1.63% al PIL ecuadoriano.

Le province più attive, come Zamora Chinchipe, Morona Santiago, El Oro, Azuay e Loja, pullulano di concessioni minerarie, e la stragrande maggioranza (oltre il 76% nel 2020) è gestita proprio da minatori artigianali e su piccola scala. Ma qui casca l’asino: tecnologia datata, poca formazione, uso inefficiente dell’energia e difficoltà a rispettare le normative sono all’ordine del giorno. Aggiungeteci l’impatto ambientale, specialmente in aree come Zaruma-Portovelo, dove l’uso di mulini e cianuro produce scarti tossici pieni di metalli pesanti, e il quadro si complica. Il mercurio, poi, resta una piaga ambientale difficile da sanare.

E come se non bastasse, l’Ecuador sta affrontando una crisi energetica, con frequenti carenze di elettricità dovute alla forte dipendenza dall’energia idroelettrica, vulnerabile ai cambiamenti climatici. Questa instabilità colpisce duramente settori energivori come quello minerario, specialmente le piccole realtà ASM situate in aree remote. La mancanza di elettricità affidabile spesso spinge all’uso di combustibili fossili, peggiorando l’impatto ambientale e aumentando i costi. Capite bene che migliorare l’efficienza energetica qui non è solo una questione ambientale, ma una necessità economica e strategica.

Cosa Abbiamo Scoperto Analizzando i Dati (2019-2023)

Analizzando i dati di sette aziende minerarie tra il 2019 e il 2023, abbiamo usato una metodologia specifica per calcolare gli indicatori energetici (GER, EII) e le emissioni di CO2, tenendo conto anche delle fluttuazioni dei prezzi internazionali dei minerali, che ovviamente influenzano la produzione.

Abbiamo visto un aumento del 26% nel Fabbisogno Energetico Lordo (GER) totale tra il 2019 e il 2023, spinto principalmente da un aumento del 23% nella produzione di oro e del 4% in quella di rame. Questo boom sembra legato alla ripresa economica post-COVID. Alcune miniere e impianti hanno visto picchi enormi di consumo energetico in certi anni, per poi magari ridimensionarsi, segno di aggiustamenti operativi o di mercato.

Interessante notare come la produzione si sia adattata: un impianto (Plant 2) ha smesso di processare oro nel 2021 per concentrarsi sul rame, raggiungendo picchi produttivi notevoli in questo metallo. Altri, come Plant 5, hanno mostrato andamenti inversi. Questo dimostra la resilienza del settore, ma anche come la crescente domanda globale di rame (pensate alle auto elettriche e alle energie rinnovabili!) stia influenzando le scelte produttive e, di conseguenza, i consumi energetici.

Scatto interno di un impianto di mining artigianale in Ecuador, lenti Prime da 35 mm, concentrandosi su un minerale di elaborazione di macinazione operativa di grande e operativo, profondità di campo che offusca lo sfondo, catturando l'atmosfera industriale e l'intensità energetica del processo di macinazione.

L’Indice di Intensità Energetica (EII) ha mostrato fluttuazioni ancora più marcate: un aumento del 423% per l’oro (EII-Au) e del 79% per il rame (EII-Cu)! Questo significa che, in media, per estrarre la stessa quantità di minerale si è usata molta più energia. Alcuni impianti sono diventati incredibilmente inefficienti (Plant 4 ha visto un aumento dell’EII-Au del 2842%!), mentre altri hanno cercato di bilanciare la produzione, magari spostandosi sul rame e cercando (non sempre con successo) di contenere i consumi generali.

L’Importanza dei Dati (e della loro Affidabilità)

Un aspetto cruciale emerso è la questione della verifica dei dati. Attualmente, ogni impianto comunica i propri dati di produzione all’Agenzia di Regolamentazione e Controllo Minerario (ARCOM), che li raccoglie senza una verifica indipendente. Si basa sulla buona fede dei proprietari. Questo, capite bene, apre la porta a possibili imprecisioni o omissioni, magari influenzate dal quadro normativo. Il monitoraggio energetico si basa molto sulle bollette elettriche, ma i registri di produzione potrebbero non essere del tutto accurati. È fondamentale implementare sistemi di verifica indipendenti – audit, controlli incrociati, magari tecnologie di monitoraggio in tempo reale – per avere un quadro veritiero e poter prendere decisioni basate su dati solidi.

Il “Prezzo” del Carbonio: Un’Opportunità Mancata?

Abbiamo anche provato a fare uno scenario: cosa succederebbe se le emissioni di CO2 avessero un costo, diciamo 24 dollari a tonnellata (un valore preso da report internazionali)? Questo non significa che le miniere guadagnerebbero vendendo crediti di carbonio (anzi, più probabilmente dovrebbero pagare tasse), ma serve a dare un’idea dell’impatto economico delle emissioni. Sebbene alcuni studi vedano nel mercato del carbonio una potenziale fonte di finanziamento per tecnologie pulite, la realtà delle ASM è spesso fatta di capitali limitati e scarsa partecipazione a questi meccanismi.

Eppure, l’idea è potente: rendere economicamente tangibile l’impatto ambientale potrebbe spingere verso l’adozione di processi più efficienti, soprattutto nella macinazione, riducendo costi energetici e impronta di carbonio. Alcune ricerche suggeriscono che i ricavi derivanti da eventuali meccanismi di scambio di emissioni potrebbero essere reinvestiti in tecnologie pulite. Ma, ad oggi, sembra che questo potenziale rimanga in gran parte non sfruttato. C’è un disallineamento tra i potenziali guadagni finanziari legati al carbonio e gli investimenti reali in pratiche sostenibili.

A grandangola ampia paesaggio, lente da 20 mm, che mostra uno stagno di sterili vicino a una miniera artigianale nella regione di Zaruma-Portovelo, Ecuador, contrastando la terra disturbata con l'ambiente verde naturale circostante, focus acuto, illuminazione per il giorno invertito, evidenziando un impatto ambientale.

Confronti e Fattori Chiave

Confrontando i nostri dati con studi precedenti, vediamo una certa continuità nell’estrazione dell’oro, ma anche l’emergere prepotente del rame. Le quantità trattate sono enormi: in media, ogni impianto/miniera da noi analizzato processava circa 1.500 tonnellate d’oro e 800 tonnellate di rame al mese! Questo sottolinea l’importanza di politiche pubbliche che guidino queste attività verso pratiche più efficienti e meno dannose.

Perché tanta variabilità nell’efficienza tra diverse miniere, anche nello stesso paese o tra paesi diversi? I fattori sono tanti:

  • Tecnologie utilizzate: Macchinari moderni vs. obsoleti fa una differenza enorme.
  • Normative: Regole più stringenti spingono all’efficienza.
  • Tecniche estrattive: Metodi diversi richiedono quantità diverse di energia.
  • Fonti energetiche: Accesso a rinnovabili vs. dipendenza da fossili.

Capire queste dinamiche è fondamentale per disegnare strategie efficaci.

Verso un Futuro Sostenibile per le Miniere Artigianali

Alla fine di questa immersione nei dati e nella realtà delle miniere ecuadoriane, cosa ci portiamo a casa? Che il settore ASM è un gigante economico con un tallone d’Achille energetico e ambientale. La dipendenza dall’elettricità (spesso prodotta in modo non del tutto green o instabile) e l’inefficienza dei processi, specialmente la macinazione, creano un circolo vizioso di alti consumi e alte emissioni.

La buona notizia è che le soluzioni esistono. Investire in tecnologie più efficienti (soprattutto per la macinazione), ottimizzare la gestione dell’energia all’interno degli impianti, e rafforzare i quadri normativi con incentivi mirati può fare la differenza. Immaginate se parte dei ricavi (anche quelli potenziali legati al carbonio) venissero sistematicamente reinvestiti per ammodernare gli impianti, formare il personale e magari integrare fonti rinnovabili come il solare.

Portrait Photography, Lens Lens da 50 mm, di un minatore artigianale ecuadoriano che sembra ponderato accanto alle attrezzature di elaborazione rudimentale, stile noir in bianco e nero, catturando la dimensione umana e le sfide del nesso di energia/ambiente in ASM.

Servono però sforzi congiunti: incentivi governativi, accesso a finanziamenti, collaborazioni tra pubblico e privato, e soprattutto, dati affidabili e trasparenti. Solo così potremo aiutare questo settore vitale a trovare un equilibrio tra i benefici economici che genera e la sostenibilità ambientale che tutti auspichiamo. È una sfida complessa, ma assolutamente necessaria per il futuro del pianeta e delle comunità che dipendono da queste risorse.

Fonte: Springer

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