Uva Siah-e-Samarghandi: Svelati i Segreti per Grappoli Perfetti con GA3, Nitrato di Potassio e il Giusto Polline!
Ciao a tutti gli appassionati di viticoltura e a chi, come me, resta sempre affascinato dai misteri della natura! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio nel cuore dell’Iran, precisamente nella provincia di Fars, per parlare di un’uva davvero speciale: la Siah-e-Samarghandi. Un nome che evoca terre lontane, vero? Si tratta di una varietà a bacca scura, quasi viola, apprezzata per il suo sapore e l’alto contenuto di antociani, ma che nasconde un piccolo, grande problema per i viticoltori: l’acinellatura, ovvero la tendenza a produrre acini piccoli e sottosviluppati (“shot berries”), insieme a una scarsa allegagione, che ne riducono drasticamente la resa e l’appeal sul mercato.
Immaginate la frustrazione: coltivare con cura queste viti, spesso in condizioni aride con piogge limitate, per poi ritrovarsi con grappoli non proprio perfetti. Ecco, proprio per affrontare questo “rompicapo”, mi sono immerso in uno studio intrigante che ha cercato di capire come migliorare la situazione. L’obiettivo? Trovare delle soluzioni pratiche per ottenere grappoli più belli, pieni e commercialmente validi.
Gli Attori in Campo: GA3, KNO3 e il Potere del Polline
Per cercare di dare una mano a questa varietà un po’ “capricciosa”, abbiamo deciso di testare l’effetto di alcuni “aiutanti” speciali. Parliamo principalmente di due sostanze e di una strategia agronomica:
- Acido Gibberellico (GA3): Un fitoregolatore noto per la sua capacità di influenzare la crescita dei frutti, in particolare per aumentare la dimensione degli acini, soprattutto nelle uve senza semi (apirene).
- Nitrato di Potassio (KNO3): Un sale minerale fondamentale. Il potassio gioca un ruolo cruciale nella regolazione della pressione osmotica cellulare, nell’elasticità della parete cellulare e nell’apertura/chiusura degli stomi, tutti fattori importanti per la crescita degli acini.
- Impollinazione Incrociata: La Siah-e-Samarghandi è una varietà femminile, e anche se molte viti sono autofertili, abbiamo voluto vedere cosa succedeva utilizzando polline proveniente da altre cultivar di vite. L’idea è che un polline “diverso” e vigoroso potesse stimolare meglio lo sviluppo del frutto.
Abbiamo quindi impostato diversi esperimenti in un vigneto commerciale vicino a Shiraz, lavorando per due anni consecutivi (2021-2022). Un lavoro meticoloso, ve lo assicuro!
Esperimenti con GA3 e Nitrato di Potassio: Cosa Abbiamo Scoperto?
Nel primo set di esperimenti, abbiamo spruzzato diverse concentrazioni di GA3 (0, 30, 60, 90 mg/L) e di KNO3 (0 e 1.5%) sui grappoli in condizioni di impollinazione libera (cioè, come avviene normalmente in natura). In un secondo esperimento, abbiamo fatto la stessa cosa, ma “insacchettando” i grappoli prima della fioritura per simulare l’autoimpollinazione o comunque limitare l’arrivo di polline esterno.
I risultati sono stati davvero interessanti! In generale, l’applicazione di GA3 a 30 mg/L, spesso in combinazione con il KNO3 al 1.5%, ha mostrato gli effetti più positivi sulle caratteristiche quantitative e qualitative dei grappoli e degli acini.
Ad esempio, in condizioni di impollinazione libera, il GA3 a 30 mg/L ha aumentato significativamente l’allegagione (la percentuale di fiori che diventano frutti), passando da un misero 16.75% del controllo al 27.26%. Non male, vero? Un altro effetto notevole del GA3, soprattutto a concentrazioni più alte e in combinazione con KNO3, è stata la riduzione del numero di semi per acino. Questo può essere un vantaggio per l’uva da tavola.

Per quanto riguarda la qualità, i risultati sono stati un po’ più complessi. Il GA3, da solo o con KNO3, tendeva ad aumentare il pH del succo (rendendolo meno acido) e, in condizioni di autoimpollinazione simulata, anche i solidi solubili totali (SST), che sono un indicatore del contenuto zuccherino. L’acidità titolabile (AT), invece, tendeva a diminuire con i trattamenti rispetto al controllo. È interessante notare come il GA3 sembri favorire l’accumulo di antociani (i pigmenti che danno il colore viola scuro), soprattutto alla dose di 30 mg/L. Anche i composti fenolici totali e l’attività antiossidante hanno mostrato variazioni complesse a seconda del trattamento e delle condizioni di impollinazione. Sembra che il GA3 possa ridurre l’attività antiossidante negli acini con semi (impollinazione libera), ma aumentarla in quelli senza semi (autoimpollinazione), forse perché compensa la mancanza degli ormoni prodotti dai semi stessi. Il potassio, dal canto suo, sembra contribuire all’aumento di fenoli e antociani.
Il Fattore Polline: L’Importanza del “Partner” Giusto
Il terzo esperimento è stato forse il più affascinante. Abbiamo preso la nostra Siah-e-Samarghandi e l’abbiamo impollinata manualmente (impollinazione controllata) con polline proveniente da cinque diverse cultivar: Rotabi, Rishbaba, Askari, Atabaki e Siah-e-Shiraz. Ovviamente, abbiamo incluso anche l’autoimpollinazione della Siah-e-Samarghandi come controllo.
Qui la musica è cambiata parecchio! L’autoimpollinazione ha prodotto acini senza semi, ma anche grappoli molto più leggeri e con meno acini. Un disastro dal punto di vista produttivo.
Invece, l’impollinazione incrociata ha fatto miracoli, o quasi! Ecco alcuni highlight:
- Peso del grappolo: L’impollinazione con polline di Askari ha dato i grappoli più pesanti (365 g in media!), un salto enorme rispetto ai 44 g dell’autoimpollinazione. Anche Rotabi, Rishbaba e Siah-e-Shiraz hanno migliorato notevolmente il peso. Solo Atabaki non ha fatto una gran differenza rispetto al controllo.
- Dimensione del grappolo: Il polline di Rotabi e Rishbaba ha prodotto grappoli più lunghi, mentre quasi tutti (tranne l’autoimpollinazione) hanno aumentato significativamente il diametro del grappolo, con Rotabi in testa.
- Numero di semi e peso dell’acino: L’impollinazione incrociata ha portato alla formazione di semi (ricordate, l’autoimpollinazione dava acini apireni). Il polline di Siah-e-Shiraz ha prodotto il maggior numero di semi per acino (circa 2.5). Questo si è tradotto anche in un maggior peso medio dell’acino, con Rotabi, Askari e Siah-e-Shiraz che hanno dato i risultati migliori rispetto agli acini piccoli dell’autoimpollinazione (solo 0.76 g).
- Allegagione e numero di acini: Ancora una volta, Siah-e-Shiraz si è distinta per la più alta percentuale di allegagione (24.62%) e il maggior numero di acini per grappolo (quasi 92!). Atabaki, invece, è risultata la peggiore, simile all’autoimpollinazione.

Anche qui, gli effetti sulla qualità del succo (AT, SST, pH, fenoli, antociani, antiossidanti) sono stati vari. Ad esempio, il polline di Atabaki ha aumentato l’acidità e gli zuccheri (SST), mentre quello di Rotabi ha portato al pH più alto e al maggior contenuto di antociani. L’attività antiossidante, curiosamente, è risultata più alta nell’autoimpollinazione e più bassa con il polline di Atabaki. Questo dimostra come il “partner” pollinico influenzi non solo la quantità, ma anche le sfumature qualitative del frutto!
Conclusioni: Un Mix Vincente per Grappoli da Sogno
Cosa ci portiamo a casa da questa immersione nella viticoltura iraniana? Beh, diverse cose importanti!
Primo, la Siah-e-Samarghandi soffre davvero se lasciata a sé stessa (autoimpollinazione), producendo poco e male. Il problema dell’acinellatura e della scarsa allegagione è reale.
Secondo, l’uso di acido gibberellico (GA3), specialmente a basse dosi (30 mg/L), può dare una bella spinta all’allegagione e alla dimensione degli acini, riducendo anche il numero di semi.
Terzo, il nitrato di potassio (KNO3) può interagire positivamente con il GA3, migliorando ulteriormente alcuni parametri quantitativi e qualitativi, come il contenuto di fenoli e antociani. La combinazione GA3 30 mg/L + KNO3 1.5% sembra essere particolarmente promettente.
Quarto, e forse più importante, la scelta del polline per l’impollinazione incrociata è cruciale. Utilizzare polline da cultivar come Siah-e-Shiraz, Askari, Rotabi o Rishbaba può trasformare radicalmente la produttività e le caratteristiche del grappolo della Siah-e-Samarghandi, aumentando peso, numero di acini, allegagione e influenzando anche la composizione del succo. Il polline di Atabaki, invece, sembra meno efficace.

In sintesi, per aiutare i viticoltori che coltivano la preziosa Siah-e-Samarghandi, la strada sembra essere quella di combinare trattamenti mirati con GA3 e KNO3 con una gestione attenta dell’impollinazione, favorendo quella incrociata con polline di cultivar compatibili e performanti. È la dimostrazione che, a volte, per ottenere il meglio, bisogna dare una mano alla natura con un pizzico di scienza e la giusta collaborazione tra “vicini di vigna”!
Spero che questo viaggio nel mondo dell’uva vi sia piaciuto tanto quanto è piaciuto a me approfondire questi aspetti. Alla prossima scoperta!
Fonte: Springer
