Fenotipo Gengivale: Sottile o Spesso? Scopri i Metodi Migliori (e Quelli Meno Affidabili!)
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che magari non è sulla bocca di tutti (gioco di parole voluto!), ma che è fondamentale per chiunque si sottoponga a cure dentali, specialmente quelle che riguardano l’estetica, gli impianti o l’ortodonzia: il fenotipo gengivale e parodontale. In parole povere, stiamo parlando dello spessore e della forma delle nostre gengive e dell’osso sottostante. Perché è così importante? Beh, pensateci: una gengiva “sottile” reagisce diversamente da una “spessa” durante e dopo i trattamenti. Può essere più incline alla recessione, meno coprente dopo un intervento, insomma, può fare la differenza tra un risultato eccellente e uno meno soddisfacente.
Il Dilemma: Come Misurare Gengive e Osso?
Il punto è: come facciamo a sapere se abbiamo un fenotipo sottile o spesso? Esistono diversi metodi, ma quale è il più affidabile? Questa è la domanda chiave a cui ha cercato di rispondere uno studio scientifico recente, e oggi voglio raccontarvi cosa ho scoperto leggendolo.
Lo studio ha messo a confronto diversi approcci:
- Sondaggio Transgengivale: Questo è considerato il “gold standard”, il metodo di riferimento. In pratica, dopo un po’ di anestetico locale (tranquilli!), si usa uno strumento sottile per misurare fisicamente lo spessore della gengiva fino all’osso. È preciso, quantitativo, ma diciamocelo, un po’ invasivo e non proprio piacevolissimo.
- Sondaggio Parodontale Standard (SPP) con metodo TRAN: Qui si usa la classica sonda parodontale che il dentista inserisce delicatamente nel solco gengivale. Si guarda se la punta della sonda si intravede attraverso la gengiva (metodo chiamato TRAN – TRansparency ANalysis). Se si vede, la gengiva è considerata “sottile”, altrimenti “spessa”. Semplice, veloce, non invasivo, ma molto soggettivo. Dipende dalla luce, dal colore della gengiva, dall’occhio dell’operatore…
- Sondaggio Parodontale Colorato (CPP) con metodo TRAN: Simile al precedente, ma si usa un set di sonde con punte colorate (bianca, verde, blu). A seconda di quale colore si intravede (o non si intravede), si classifica la gengiva in più categorie (sottile, media, spessa, molto spessa). Un tentativo di rendere il metodo TRAN un po’ più oggettivo.
- Tomografia Computerizzata Cone Beam (CBCT): Questa è la tecnologia avanzata. Una specie di TAC specifica per la bocca che ci dà immagini 3D dettagliatissime di denti, osso e anche tessuti molli come le gengive. Permette misurazioni precise e oggettive sia dello spessore gengivale (GT – Gingival Thickness) che dello spessore dell’osso vestibolare (BBT – Buccal Bone Thickness), senza pungere nessuno. Il contro? Espone a radiazioni, anche se basse.
I ricercatori hanno preso 30 persone con gengive sane e hanno misurato lo spessore gengivale dei loro denti anteriori superiori (incisivi e canini) usando tutti questi metodi, confrontandoli poi con il sondaggio transgengivale (il gold standard). Hanno anche misurato altre cose interessanti, come l’ampiezza del tessuto cheratinizzato (KTW – Keratinized Tissue Width), cioè quella parte di gengiva più resistente e adesa all’osso.
I Risultati: Sorprese e Conferme
E cosa è venuto fuori? Beh, preparatevi a qualche sorpresa!
Il Campione della Precisione: la CBCT
La CBCT si è dimostrata il metodo che più si avvicina ai risultati del sondaggio transgengivale, il gold standard. Le misurazioni dello spessore gengivale fatte con la CBCT erano significativamente correlate a quelle ottenute pungendo delicatamente la gengiva. Inoltre, la CBCT è l’unico metodo non invasivo che permette di misurare con precisione anche lo spessore dell’osso (BBT). E la ripetibilità delle misurazioni? Eccellente! Due osservatori diversi ottenevano praticamente gli stessi risultati.

Metodi “Visivi” (TRAN): Occhio non Vede, Gengiva Spessa? Non Sempre!
Qui le cose si complicano. Sia il metodo SPP che il CPP (quelli basati sulla trasparenza della sonda) hanno mostrato un accordo piuttosto basso con il gold standard. La cosa più eclatante? Il metodo SPP (la sonda normale) ha classificato come “sottili” un numero enorme di gengive (120 su 180 denti misurati!). In confronto, il gold standard ne classificava solo 30 come sottili. In pratica, il metodo SPP tende a sovradiagnosticare il fenotipo sottile. Anche il CPP, pur distinguendo più categorie, non è risultato precisissimo nel distinguere tra sottile e spesso rispetto al metodo di riferimento.
Un dato interessante: tutti i metodi (inclusi SPP e CPP) erano più bravi a identificare correttamente le gengive *veramente* sottili. Il problema sorgeva nel classificare quelle più spesse.
Gengiva Spessa, Osso Spesso, Tessuto Cheratinizzato Ampio: Un Trio Affiatato?
Lo studio ha confermato una tendenza già osservata: dove la gengiva è più spessa, anche l’ampiezza del tessuto cheratinizzato (KTW) tende ad essere maggiore. C’è una correlazione positiva, anche se non fortissima. E non solo: lo spessore gengivale (soprattutto al margine) e il KTW sono risultati correlati anche allo spessore dell’osso vestibolare (BBT). Insomma, sembra che ci sia una certa coerenza: più “materiale” gengivale c’è, più è probabile che anche l’osso sottostante sia robusto e il tessuto cheratinizzato ampio.
Lo Spessore Cambia Lungo il Dente
Un altro dato emerso è che lo spessore gengivale non è uniforme. È risultato significativamente maggiore vicino al margine gengivale (la parte più vicina alla corona del dente) e diminuiva andando verso la radice (verso l’apice). Anche lo spessore dell’osso (BBT) non era costante, risultando un po’ più sottile nella zona apicale rispetto alla zona centrale.
Cosa Ci Portiamo a Casa da Questo Studio?
Allora, qual è il succo della storia per noi pazienti e per i dentisti?
1. La CBCT è affidabile: Se avete già fatto una CBCT per pianificare un impianto o un trattamento ortodontico complesso, quelle immagini possono essere usate anche per valutare il fenotipo gengivale e osseo senza bisogno di ulteriori radiazioni o procedure invasive. È un metodo preciso e ripetibile. Certo, non si fa una CBCT *solo* per vedere lo spessore gengivale, ma se c’è già, sfruttiamola!
2. Attenzione ai metodi “visivi” (TRAN): Il classico metodo di guardare se la sonda si intravede (SPP) è semplice e rapido, ma rischia di farci credere di avere gengive sottili anche quando non lo sono. Questo potrebbe portare a scegliere trattamenti magari più complessi o costosi del necessario (“overtreatment”) per paura di complicazioni legate al fenotipo sottile. Anche il metodo con le sonde colorate (CPP), pur essendo un passo avanti, va usato con cautela.
3. Il Fenotipo Conta: Sapere se abbiamo un fenotipo sottile o spesso prima di iniziare certi trattamenti è importante. Può influenzare la guarigione, il rischio di recessione gengivale, il risultato estetico finale e la stabilità a lungo termine di impianti e restauri.
4. Serve Standardizzazione: C’è ancora bisogno di mettersi d’accordo su quale sia il punto esatto dove misurare lo spessore, quale valore usare per distinguere “sottile” da “spesso” (il famoso 1 mm è davvero universale?), e quale metodo usare nella pratica clinica quotidiana. Questo studio dà ottimi spunti, ma la ricerca continua.

In conclusione, la valutazione del fenotipo gengivale e parodontale è un pezzo importante del puzzle per ottenere i migliori risultati possibili dalle cure dentali. La CBCT si conferma uno strumento potente e preciso quando disponibile, mentre i metodi più semplici e rapidi vanno interpretati con un po’ di spirito critico. E ricordate, una gengiva più spessa spesso si accompagna a un osso più robusto e a più tessuto cheratinizzato, il che generalmente è una buona notizia per la salute e la stabilità dei nostri denti e impianti!
Spero che questo viaggio nel mondo dello spessore gengivale vi sia piaciuto! Alla prossima!
Fonte: Springer
