Allarme Siccità: Quando un Melo Raggiunge il Punto di Non Ritorno?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta molto a cuore, e che riguarda uno dei frutti più amati e coltivati, soprattutto qui in Europa: la mela. Siamo abituati a vederli lì, forti e generosi, i nostri meli. Ma vi siete mai chiesti cosa succede quando la natura mette davvero alla prova la loro resistenza? In particolare, come reagiscono a un evento climatico estremo che sta diventando purtroppo sempre più comune: la megasiccità, ovvero una siccità intensa e prolungata per un’intera stagione.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha cercato di rispondere proprio a questa domanda, e i risultati, ve lo dico subito, sono piuttosto allarmanti e fanno riflettere parecchio sul futuro della nostra agricoltura.
L’esperimento: Meli sotto stress estremo
Immaginate un frutteto moderno, di quelli ad alta densità, in Catalogna, Spagna – una delle principali regioni produttrici di mele in Europa, che nel 2023 ha vissuto una siccità da record. I ricercatori hanno preso delle piante di melo mature (‘Golden Reinders’ su portainnesto M.9, molto comune nei nuovi impianti) e le hanno messe in delle “vasche” speciali chiamate lisimetri a pesata. Questi strumenti fantastici permettono di misurare con precisione quanta acqua usa la pianta (l’evapotraspirazione, o ETC).
Hanno creato due scenari:
- Controllo (L-Control): Alberi irrigati perfettamente, secondo il loro fabbisogno idrico. Praticamente, meli felici e senza sete.
- Siccità (L-Drought): Alberi a cui è stata tolta completamente l’irrigazione dal 7 maggio 2023 fino a fine stagione. Questi poveri meli dovevano cavarsela solo con la pioggia (che è stata scarsa, circa 158 mm contro un fabbisogno stimato di oltre 500 mm).
L’obiettivo era chiaro: vedere fino a che punto questi meli potessero resistere e cosa succedesse loro a livello fisiologico.
Cosa abbiamo misurato? Segnali di sofferenza
Per capire come stavano reagendo gli alberi, non ci siamo limitati a guardarli (anche se, come vedremo, i segni visivi erano evidenti!). Abbiamo monitorato continuamente parametri chiave:
- Evapotraspirazione (ETC): Quanta acqua “bevevano” e traspiravano gli alberi ogni giorno.
- Potenziale idrico del tronco (Ψtrunk): Misurato con dei sensori speciali (microtensiometri), è un po’ come misurare la “pressione sanguigna” dell’albero, un indicatore diretto del suo stato di idratazione.
- Contenuto d’acqua nel suolo: Per vedere quanto si stava prosciugando il terreno per il gruppo sotto siccità.
- Conduttanza stomatica: Misura quanto sono aperti gli stomi, le piccole “bocche” sulle foglie che regolano la traspirazione e l’assorbimento di CO2.
- Potenziale idrico del fusto a mezzogiorno (Ψstem): Un’altra misura classica dello stress idrico, fatta con la camera a pressione.
- Crescita dei frutti: Abbiamo misurato peso fresco e secco delle mele per vedere l’impatto sulla produzione.

I risultati: Un declino drammatico e un punto di non ritorno
I risultati sono stati impressionanti, in senso negativo purtroppo. Gli alberi del gruppo “Siccità” hanno iniziato a soffrire quasi subito.
La loro evapotraspirazione (ETC) è crollata: da valori simili al gruppo di controllo (circa 4 mm/giorno) prima dello stop all’irrigazione, è scesa quasi a zero verso la fine dell’esperimento. In pratica, gli alberi hanno smesso di “bere” e traspirare. Dopo 60 giorni senza acqua, l’ETC era diminuita del 66% rispetto agli alberi irrigati.
Il potenziale idrico (Ψstem e Ψtrunk) è precipitato a livelli critici. Pensate che il potenziale idrico del tronco (Ψtrunk) negli alberi sotto siccità è sceso sotto i -4.5 MPa! Per darvi un’idea, gli alberi ben irrigati stavano tra -1.0 e -1.5 MPa. Valori così negativi indicano uno stress idrico estremo, una “sete” disperata.
La conduttanza stomatica ha seguito un percorso simile: da valori normali (0.4 mmol m⁻²s⁻¹) è scesa a zero dopo circa 60 giorni, indicando la chiusura completa degli stomi nel tentativo disperato di non perdere altra acqua. Le foglie, anche se rimanevano verdi all’inizio, hanno cominciato ad appassire (flagging), poi a diventare grigiastre e infine a seccarsi completamente, diventando marroni.
Anche i frutti ne hanno risentito pesantemente. Mentre le mele del gruppo di controllo crescevano normalmente, raggiungendo circa 200g di peso fresco, quelle del gruppo siccità si sono praticamente fermate, finendo la stagione con un misero peso di 40g, piccole e disidratate.
Ma il dato più scioccante è arrivato la primavera successiva (2024): tutti e quattro i meli sottoposti alla megasiccità erano agronomicamente morti. Non hanno germogliato correttamente. Solo alcuni hanno emesso qualche gemma stentata nella parte bassa del tronco, ma la parte superiore, quella produttiva, era completamente secca. Una sola stagione di siccità estrema li aveva uccisi.

La soglia critica: -3.5 MPa da non superare
Questo studio ci ha permesso di identificare delle soglie critiche per la sopravvivenza dei meli ‘Golden Reinders’ su M.9:
- Un potenziale idrico (sia Ψstem che Ψtrunk) di -3.5 MPa sembra essere un limite da non superare per garantire la sopravvivenza dell’albero e evitare danni permanenti. Già a questo livello, si osservano sintomi gravi come l’appassimento delle foglie e la chiusura stomatica quasi totale.
- Valori di potenziale idrico sotto i -4.0 MPa mantenuti per 27 giorni consecutivi hanno causato la morte degli alberi. Questo suggerisce un danno irreversibile al sistema idraulico della pianta (fallimento idraulico, embolia xilematica), che impedisce all’acqua di risalire dalle radici alle foglie.
Perché è importante? Implicazioni per il futuro
Questi risultati sono un campanello d’allarme. Ci dicono che i moderni frutteti di melo ad alta densità, che usano portainnesti nanizzanti come l’M.9 (scelti per la loro precocità e produttività), potrebbero essere più vulnerabili alla siccità estrema rispetto ai vecchi sistemi o a portainnesti più vigorosi con apparati radicali più estesi. L’apparato radicale limitato di questi portainnesti li rende più dipendenti da un’irrigazione costante e più suscettibili quando l’acqua viene a mancare drasticamente.
Questo studio contraddice in parte ricerche precedenti (come quella di Ebel et al. 2001 nello stato di Washington, USA) dove i meli avevano resistito a una stagione senza irrigazione senza morire. Le differenze potrebbero dipendere dalle condizioni ambientali (più o meno aride), dal tipo di suolo, ma anche proprio dal sistema di coltivazione e dal portainnesto usato. I nostri moderni meleti super-produttivi potrebbero essere anche super-fragili di fronte a eventi climatici estremi.
Sapere che esiste una soglia critica di -3.5 MPa e che scendere sotto i -4.0 MPa per quasi un mese è letale, è un’informazione cruciale per gli agricoltori. In scenari di restrizioni idriche severe, queste soglie possono aiutare a prendere decisioni difficili sulla gestione dell’acqua, magari concentrando le poche risorse disponibili per evitare di superare questi limiti critici, anche a costo di sacrificare parte del raccolto di quell’anno, per salvare gli alberi.

In conclusione, questo esperimento ci mostra in modo drammatico che sì, i meli possono morire a causa di una singola stagione di megasiccità, soprattutto nei sistemi moderni ad alta densità. Abbiamo ora dei valori di riferimento (-3.5 MPa come soglia di allarme, -4.0 MPa mantenuti per 27 giorni come soglia letale) che ci aiutano a capire i limiti di tolleranza di questi alberi. È una conoscenza amara, ma fondamentale per affrontare le sfide che il cambiamento climatico ci sta ponendo davanti, e per cercare strategie che garantiscano la sopravvivenza dei nostri preziosi frutteti. La prossima volta che addenterete una mela succosa, pensate a quanta acqua e cura ci sono volute, e a quanto sia fragile questo equilibrio di fronte alla forza della natura.
Fonte: Springer
