Medico HEMS Fisso in Centrale Operativa: La Scommessa Norvegese sulla Precisione dell’Elisoccorso Ha Funzionato?
Amici appassionati di soccorso e medicina d’urgenza, oggi vi porto nel cuore pulsante delle decisioni che possono fare la differenza tra la vita e la morte: la centrale operativa del 118, o meglio, del suo equivalente norvegese, l’EMCC (Emergency Medical Communication Centre). Sapete, l’invio di un elisoccorso (HEMS – Helicopter Emergency Medical Service) è una faccenda seria: è una risorsa preziosa, costosa e specializzata. Mandarlo a vuoto o quando non serve davvero è uno spreco, non mandarlo quando serve può avere conseguenze tragiche. Ecco perché la “precisione di invio” è un tema caldissimo nella ricerca preospedaliera.
La Sfida Norvegese: Un Medico HEMS Sempre in Centrale?
In Norvegia, la figura del medico HEMS di turno ha tradizionalmente un doppio ruolo: non solo è pronto a volare sull’elicottero, ma funge anche da consulente medico per la centrale operativa (EMCC). Una soluzione che, diciamocelo, ha iniziato a mostrare qualche crepa. Immaginate la scena: il medico è impegnato in un intervento HEMS complicato, magari in una zona remota, e nel frattempo la centrale avrebbe bisogno del suo parere esperto per un’altra emergenza. Oppure, semplicemente, non essendo fisicamente presente in centrale, non ha accesso a tutti gli strumenti e alle informazioni in tempo reale disponibili agli operatori. Un bel dilemma, no? Si è anche ipotizzato che questo doppio incarico potesse portare a una sorta di “confusione di ruoli” nel valutare gli aspetti clinici e operativi di una missione.
Da qui l’idea, quasi rivoluzionaria per il loro sistema: e se mettessimo un medico HEMS fisicamente dentro la centrale operativa, dedicato a supportare le decisioni di invio dell’elicottero? L’obiettivo era chiaro: migliorare la precisione con cui si decide di far decollare l’elisoccorso. Alcuni studi precedenti, infatti, avevano suggerito che avere medici con accesso diretto a soluzioni telemediche in centrale potesse portare a decisioni più appropriate.
Lo Studio di Trondheim: Come Hanno Fatto?
Per rispondere a questa domanda, i ricercatori norvegesi hanno condotto uno studio quasi-sperimentale presso la base HEMS di Trondheim. Per un periodo definito (dal 1° febbraio al 5 luglio 2024), durante specifiche ore lavorative (principalmente diurne nei giorni feriali, quando c’è più attività HEMS), un medico HEMS esperto era fisicamente presente nella centrale operativa di Trondheim. La sua missione? Prendere la decisione finale sull’invio dell’elicottero HEMS di Trondheim.
Cosa hanno misurato per capire se questa novità funzionava? L’esito primario era il numero di missioni HEMS “inutili”, definite come quelle in cui l’equipaggio dell’elisoccorso, una volta sul posto, non forniva né trattamenti avanzati né un contributo logistico significativo. Come esiti secondari, hanno tenuto d’occhio i tempi di allarme e attivazione dell’HEMS, le missioni HEMS rifiutate e la gravità dei pazienti incontrati, misurata con il punteggio NACA (National Advisory Committee for Aeronautics), una scala che va da 0 (nessuna lesione/malattia) a 7 (paziente deceduto).
Per darvi un’idea del contesto: la regione della Norvegia Centrale conta circa 753.600 abitanti sparsi su un territorio vastissimo. La centrale di Trondheim, nel 2023, ha gestito circa 45.000 chiamate al numero d’emergenza 113. Gli operatori di centrale in Norvegia sono tutti professionisti sanitari (tecnici, paramedici o infermieri). I medici HEMS coinvolti nello studio erano tutti anestesisti con almeno 10 anni di esperienza nel servizio.
Durante il periodo di intervento, il medico HEMS “residente” in centrale aveva accesso a tutte le informazioni del caso: cartelle cliniche elettroniche, streaming live dai monitor paziente preospedalieri e persino video in diretta dalla scena dell’incidente. Un vero e proprio copilota decisionale per gli operatori! Agli operatori era stato detto di contattare il medico in centrale per ogni potenziale invio HEMS. Interessante notare che, in generale, al medico in centrale era stato chiesto di avere un ruolo “passivo”, cioè di intervenire principalmente “quando interpellato”, tranne che per le decisioni di invio HEMS, dove la sua consultazione era obbligatoria.

Sono state analizzate ben 785 missioni HEMS. I dati del periodo di intervento sono stati confrontati con periodi di controllo (anni precedenti e orari senza medico in centrale durante il periodo dello studio).
I Risultati: Una Sorpresa?
E qui, amici, arriva il bello. Nonostante le buone premesse e l’impegno profuso, lo studio non ha trovato una differenza significativa nel rischio di missioni HEMS inutili. La differenza percentuale era minima (5.6 punti percentuali) e l’intervallo di confidenza piuttosto ampio, il che significa che non si può escludere che la differenza reale sia zero, o addirittura in direzione opposta. In pratica, avere il medico fisso in centrale non sembra aver ridotto in modo statisticamente rilevante gli invii “a vuoto”.
Nemmeno la proporzione di pazienti con punteggi NACA elevati (cioè i più gravi, da 4 a 7) è cambiata significativamente. Questo suggerisce che la gravità dei pazienti raggiunti dall’elisoccorso è rimasta simile, indipendentemente da chi prendeva la decisione finale sull’invio.
Un altro dato interessante: non ci sono state variazioni significative nei tempi di allarme HEMS o nei tempi di attivazione (dal momento dell’allarme alla partenza dell’elicottero). Anche se, a voler essere pignoli, si è osservato un lievissimo allungamento dei tempi quando il medico era in centrale, ma nulla di statisticamente rilevante.
Qualche Spunto di Riflessione
Allora, cosa ci dice questo studio? Prima di tutto, che l’intervento è stato fattibile e sicuro. I medici HEMS hanno seguito il protocollo, e non ci sono stati impatti negativi sulla performance delle missioni. La disponibilità del medico in centrale era ottima (disponibile entro due minuti nel 97% dei casi).
Tuttavia, c’è un “ma”. Nonostante l’alta disponibilità, il medico in centrale è stato coinvolto solo nel 6.6% di tutte le chiamate d’emergenza durante le ore di intervento. Forse il ruolo “passivo” ha giocato la sua parte. O forse, come suggeriscono gli autori, gli operatori EMCC norvegesi, essendo tutti professionisti sanitari qualificati, sono abituati a operare in autonomia, supportati da linee guida consolidate, senza sentire il bisogno costante di consultare un medico, a meno che non sia strettamente richiesto come per l’invio HEMS.
Un dato curioso è che, individualmente, tutti i medici partecipanti hanno rifiutato una proporzione maggiore di richieste di missione quando erano nel ruolo di medico EP in centrale rispetto a quando erano di turno sull’elicottero. Complessivamente, il tasso di rifiuto da parte del medico EP in centrale è stato significativamente più alto. Questo potrebbe indicare una soglia più bassa per gli operatori nel discutere un potenziale invio HEMS con un medico fisicamente presente, portando a più “filtri”.
È emersa anche una notevole variabilità individuale tra i medici nella percentuale di missioni rifiutate, sia come medici HEMS di turno che, ancora di più, come medici EP in centrale. Questo suggerisce che fattori come l’esperienza e la personalità del medico giocano un ruolo non trascurabile nel processo decisionale.
Un aspetto che ha colpito è l’alta percentuale di missioni HEMS giudicate “medicalmente inutili” (cioè senza un contributo medico avanzato) dai medici stessi (58-68%), un dato superiore a quello di altri servizi HEMS nordici che usano gli stessi indicatori di qualità. Gli autori ipotizzano che diverse interpretazioni o pratiche di documentazione di questi indicatori potrebbero spiegare questa osservazione.

Limiti e Prospettive Future
Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. Il disegno quasi-sperimentale non permette di trarre conclusioni di causalità forti come uno studio randomizzato controllato. La natura soggettiva della valutazione degli indicatori di qualità da parte dei medici è un’altra limitazione. Inoltre, lo studio potrebbe non avere avuto la potenza statistica sufficiente per rilevare cambiamenti più piccoli, dato che l’effetto atteso era ambizioso.
In conclusione, trasferire la decisione medica sull’invio dell’HEMS dal medico di turno sull’elicottero a un medico fisicamente presente in centrale operativa, in questo specifico contesto norvegese, non ha dimostrato un aumento della precisione dell’invio, misurata come riduzione delle missioni senza contributo medico o logistico. Una piccola “rivoluzione” che, almeno per ora, non sembra aver portato i benefici sperati su questo fronte.
Questo non significa che l’idea sia da buttare, ma forse bisogna esplorare altre strade. Ad esempio, lavorare sulla riduzione della variabilità decisionale tra i diversi medici HEMS potrebbe essere un percorso interessante per ottimizzare l’uso di questa risorsa vitale. Come sempre nella scienza, anche un risultato “negativo” è un passo avanti nella conoscenza!
Fonte: Springer
