Tre uomini di diverse etnie (rappresentative di India, Oman, Etiopia) seduti attorno a un tavolo basso in un ambiente moderno e luminoso, discutono animatamente ma in modo costruttivo. Uno gesticola, un altro ascolta attento, il terzo sorride. Simboleggia il dialogo interculturale sul benessere maschile. Fotografia di gruppo, obiettivo 50mm, luce naturale diffusa, colori realistici, profondità di campo media che mantiene a fuoco i soggetti ma sfoca leggermente lo sfondo.

Mascolinità, Ferite Infantili e Benessere: Come la Gestione delle Emozioni Fa la Differenza per Noi Uomini

Ragazzi, parliamoci chiaro. Quante volte abbiamo sentito dire, o magari pensato, che “un uomo vero” deve essere forte, non mostrare debolezze, cavarsela da solo? Questa idea di mascolinità, spesso radicata fin dall’infanzia, può avere un impatto enorme sul nostro benessere, su come ci prendiamo cura di noi stessi e su come affrontiamo le difficoltà della vita. Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha esplorato proprio questi temi, mettendo in luce connessioni sorprendenti e, a tratti, preoccupanti.

La ricerca, pubblicata su *Scientific Reports* (e trovate il link alla fine!), ha coinvolto 823 uomini tra i 18 e i 45 anni provenienti da tre paesi – Etiopia, India e Oman – società considerate patriarcali, dove le norme di genere tradizionali sono spesso molto presenti. L’obiettivo? Capire come le esperienze infantili avverse (ACEs) e il modo in cui viviamo la nostra mascolinità influenzino due aspetti fondamentali del benessere: la cura di sé (self-care) e l’auto-compassione (self-compassion). E non solo: i ricercatori hanno voluto vedere se la nostra capacità di regolare le emozioni a livello comportamentale (BER) potesse fare da “moderatore”, cambiando le carte in tavola.

Cosa Sono le Esperienze Infantili Avverse (ACEs)?

Prima di addentrarci nei risultati, capiamo meglio cosa si intende per ACEs. Non parliamo solo di traumi eclatanti, ma di un ventaglio di esperienze negative vissute prima dei 18 anni. Queste possono includere:

  • Abusi (fisici, emotivi, sessuali)
  • Negligenza (fisica o emotiva)
  • Disfunzioni familiari (violenza domestica, abuso di sostanze in famiglia, malattie mentali, separazione dei genitori, incarcerazione di un membro della famiglia)

Queste esperienze, purtroppo, non sono rare e possono lasciare cicatrici profonde, influenzando la nostra salute fisica e mentale anche da adulti, portandoci magari verso comportamenti a rischio (fumo, alcol, droghe) o rendendoci più vulnerabili a stress e problemi psicologici. Lo studio ha rilevato che quasi il 22% degli uomini intervistati aveva vissuto 4 o più ACEs. Un dato che fa riflettere.

Mascolinità: Un’Arma a Doppio Taglio?

E la mascolinità? Qui non si parla semplicemente di “essere maschio”, ma di quanto il nostro senso di autostima dipenda dal sentirci “sufficientemente mascolini” secondo certi canoni sociali (la cosiddetta masculinity contingency). Aderire rigidamente a norme tradizionali (“l’uomo non deve chiedere mai”, “l’uomo forte non piange”) può portarci a trascurare la nostra salute, a prendere più rischi e ad avere difficoltà con le emozioni. Pensateci: la paura di apparire deboli può impedirci di cercare aiuto medico o psicologico quando ne avremmo bisogno.

Tuttavia, la ricerca suggerisce che il quadro potrebbe essere più complesso. Se da un lato la mascolinità tradizionale è spesso legata a effetti negativi, studi recenti iniziano a parlare di una “mascolinità positiva”, più flessibile, che potrebbe addirittura promuovere la cura di sé. È un campo in evoluzione, ma è importante tenerlo a mente. Nello studio, più della metà degli uomini (50.7%) mostrava un alto livello di dipendenza dalla mascolinità per la propria autostima.

Un uomo di mezza età seduto da solo su una panchina in un parco cittadino al tramonto, espressione pensierosa e leggermente accigliata, guarda lontano. La luce calda del tramonto crea lunghe ombre. Fotografia ritratto, obiettivo 35mm, profondità di campo ridotta per sfocare lo sfondo, toni duotone seppia e blu scuro per un'atmosfera introspettiva.

I Risultati Chiave: Cosa Ci Dice lo Studio?

Ed eccoci al dunque. Cosa hanno scoperto i ricercatori analizzando i dati di questi uomini in Etiopia, India e Oman?

1. ACEs e Mascolinità: Chi aveva vissuto più esperienze infantili avverse tendeva anche a basare maggiormente la propria autostima sul sentirsi mascolino (b = 1.544). È come se, di fronte a un passato difficile, aggrapparsi a un’idea forte di mascolinità diventasse un modo (disfunzionale?) per sentirsi più sicuri.
2. ACEs e Auto-Compassione: Le esperienze infantili negative riducevano significativamente la capacità di essere gentili e compassionevoli verso se stessi (b = -0.268). Le ferite del passato rendono più difficile volersi bene.
3. Mascolinità e Cura di Sé (La Sorpresa?): Qui arriva un dato interessante. Un livello più alto di “mascolinità” (intesa come autostima legata all’essere maschio) era associato a una maggiore cura di sé (b = 0.195). Contraddittorio? Forse no. Come accennato, potrebbe riflettere un’evoluzione dell’idea di mascolinità, dove prendersi cura di sé inizia a essere visto come un segno di forza e responsabilità, non di debolezza. Oppure, potrebbe dipendere da quali aspetti della mascolinità vengono valorizzati (es. successo, proattività vs. durezza fine a se stessa).
4. Il Ruolo della Regolazione Emotiva (BER): Qui le cose si complicano (e si chiariscono!). La BER riguarda le strategie che usiamo per gestire le emozioni in situazioni stressanti. Possiamo dividerle in:

  • Positive: Cercare distrazioni sane, affrontare attivamente il problema, cercare supporto sociale.
  • Negative: Ritirarsi, isolarsi, ignorare il problema.

Lo studio ha mostrato che usare strategie negative di BER non solo riduceva direttamente la cura di sé (b = -1.185), ma agiva da moderatore. Cosa significa? Che quando un uomo usava prevalentemente strategie negative, il legame tra mascolinità e cura di sé cambiava segno, diventando negativo (b = -0.644 nell’interazione)! In pratica: se basi la tua autostima sull’essere “macho” e gestisci lo stress chiudendoti a riccio o facendo finta di niente, la tua capacità di prenderti cura di te crolla. Le strategie positive di BER, invece, aumentavano la cura di sé (b = 1.416).

Il Ruolo Cruciale della Regolazione Emotiva

Questo risultato sulla regolazione emotiva è potentissimo. Ci dice che non è (solo) la mascolinità in sé a essere il problema, ma come gestiamo le emozioni che ne derivano o che affrontiamo nella vita. Un uomo può anche aderire a certi ideali maschili, ma se impara a gestire lo stress in modo sano (parlandone, cercando soluzioni, distraendosi positivamente), può comunque prendersi cura del proprio benessere. Al contrario, l’uomo “tutto d’un pezzo” che reprime le emozioni e si isola quando è sotto pressione, anche se magari parte da un’idea di mascolinità che lo spingerebbe all’azione, finisce per sabotare la propria salute.

Pensate a quante volte, di fronte a un problema, abbiamo pensato “devo farcela da solo” o “non è niente”, ignorando segnali di stress o malessere. Ecco, lo studio suggerisce che proprio questi comportamenti (ritirarsi, ignorare) sono particolarmente dannosi e annullano qualsiasi potenziale spinta positiva derivante da un senso di responsabilità maschile.

Primo piano sulle mani di un uomo che stringono delicatamente una tazza di tè caldo, vapore che sale. Luce morbida e calda proveniente da una finestra vicina. Fotografia still life, obiettivo macro 100mm, alta definizione sui dettagli della ceramica e delle mani, sfondo leggermente sfocato per concentrarsi sul gesto di conforto e cura di sé.

Implicazioni Pratiche: Cosa Possiamo Fare?

Questi risultati non sono solo numeri su un grafico, hanno implicazioni concrete per tutti noi.

  • Imparare a Gestire le Emozioni: È fondamentale sviluppare strategie di regolazione emotiva più sane. Non significa diventare “meno uomini”, ma più resilienti e capaci di affrontare le sfide. Corsi, terapie, o anche semplici tecniche di mindfulness possono aiutare.
  • Rivedere le Norme Maschili: Dobbiamo interrogarci su quali aspetti della mascolinità ci fanno bene e quali ci danneggiano. Promuovere una “mascolinità positiva”, che includa l’espressione emotiva, la richiesta d’aiuto e la cura di sé, è cruciale.
  • Affrontare le Ferite del Passato: Le ACEs lasciano un segno. Riconoscere l’impatto del passato e, se necessario, cercare supporto psicologico per elaborare eventuali traumi è un passo importante per il benessere futuro.
  • Programmi Specifici per Uomini: Servono interventi di promozione della salute pensati specificamente per noi uomini, che tengano conto delle pressioni legate alle norme di genere e che insegnino abilità di regolazione emotiva. Nelle scuole, nelle comunità, nei luoghi di lavoro.

È interessante notare che lo studio ha trovato differenze significative tra i tre paesi. Ad esempio, gli uomini in Etiopia riportavano più ACEs, quelli in Oman livelli più alti di mascolinità (e minor cura di sé), mentre quelli in India mostravano livelli più bassi di mascolinità rispetto agli altri due gruppi. Questo sottolinea come il contesto culturale giochi un ruolo importante.

Limiti e Prospettive Future

Come ogni ricerca, anche questa ha i suoi limiti. È uno studio “trasversale”, cioè fotografa la situazione in un dato momento, quindi non può stabilire nessi di causa-effetto certi. Inoltre, si basa su questionari auto-compilati, che possono avere dei bias. Serviranno studi futuri, magari longitudinali (che seguono le persone nel tempo) e qualitativi (che esplorano le esperienze in profondità), per capire ancora meglio queste dinamiche complesse, soprattutto l’evoluzione della mascolinità nelle diverse culture.

In Conclusione

Insomma, questo studio ci lancia un messaggio importante: il nostro passato (le ACEs) e il modo in cui interpretiamo il nostro essere uomini (la mascolinità) hanno un peso sul nostro benessere. Ma la chiave di volta sembra essere la nostra capacità di gestire le emozioni (la BER). Imparare a farlo in modo costruttivo, abbandonando l’idea che reprimere o ignorare sia da “veri uomini”, può davvero fare la differenza per la nostra salute fisica e mentale. È ora di prenderci cura di noi stessi, non nonostante la nostra mascolinità, ma magari trovando un modo nuovo e più sano di viverla.

Fonte: Springer

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