Maschera Facciale vs Mentoplate: La Verità sulla Correzione della Terza Classe nei Bambini (Studio a 5 Anni!)
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che sta molto a cuore a noi ortodontisti e, soprattutto, ai genitori di bambini con una malocclusione di Terza Classe, quella che comunemente chiamiamo “morso inverso” o “mandibola in avanti”. Sappiamo bene quanto sia importante intervenire precocemente per cercare di guidare la crescita e, se possibile, evitare interventi chirurgici più complessi in età adulta. L’obiettivo è chiaro: dare una spintarella alla crescita della mascella (l’osso superiore) e tenere un po’ a freno quella della mandibola (l’osso inferiore).
Per anni, la soluzione più comune è stata la classica maschera facciale (FM), quel dispositivo extra-orale che molti bambini hanno indossato con pazienza. Recentemente, però, si sono affacciate nuove tecniche che utilizzano ancoraggi scheletrici, come viti o placche fissate direttamente all’osso. Tra queste, la mentoplate (MP), una placchetta posizionata sul mento, ha guadagnato popolarità. L’idea alla base è che, ancorando le forze direttamente all’osso, si possa ottenere un controllo migliore della crescita e magari una maggiore collaborazione da parte del piccolo paziente (niente più apparecchio esterno da mettere e togliere!). Ma è davvero così? C’è una reale superiorità di un metodo rispetto all’altro, specialmente sul lungo periodo?
La Domanda Cruciale: FM o MP con Ancoraggio Scheletrico?
Nonostante l’entusiasmo per le nuove tecniche, mancavano studi solidi, soprattutto trial clinici randomizzati controllati (RCT) – il top della ricerca scientifica – che confrontassero direttamente l’efficacia a lungo termine di questi approcci. La maggior parte degli studi esistenti aveva un follow-up limitato, e sappiamo che gli effetti del trattamento possono cambiare man mano che il bambino continua a crescere. Anzi, alcune ricerche indicano che, nonostante un trattamento precoce, una percentuale non trascurabile di pazienti (circa il 25-30%) potrebbe comunque aver bisogno di chirurgia ortognatica da adulto.
Inoltre, la maschera facciale tradizionale non è esente da “effetti collaterali”: può causare rotazioni indesiderate della mandibola o compensazioni a livello dentale, perché le forze non agiscono direttamente sull’osso ma passano attraverso i denti. Ecco perché l’ancoraggio scheletrico sembrava così promettente. In questo contesto, è emerso anche il dispositivo Hybrid Hyrax (HH), un espansore palatale che si fissa con due mini-viti direttamente sull’osso del palato. Questo permette un ancoraggio scheletrico superiore, meno invasivo rispetto ad altre placche, e può essere combinato sia con la maschera facciale (HH+FM) sia con la mentoplate (HH+MP).
Ma quale combinazione funziona meglio nel tempo? Quali sono gli effetti scheletrici reali, misurati in 3D, a distanza di anni?
Lo Studio: Un Confronto Diretto e a Lungo Termine
Per rispondere a queste domande, abbiamo messo in piedi uno studio molto rigoroso: un trial clinico randomizzato controllato, monocentrico, durato ben 5 anni. Abbiamo coinvolto 28 bambini (età media 9.7 anni) con malocclusione scheletrica di Terza Classe, tutti in dentizione mista. Li abbiamo divisi casualmente (usando buste sigillate, per garantire l’imparzialità) in due gruppi:
- Gruppo 1 (14 bambini): Trattamento con Hybrid Hyrax + Maschera Facciale (HH+FM). Hanno usato elastici con una forza di 360-400g per lato, per 12-14 ore al giorno (principalmente di notte).
- Gruppo 2 (14 bambini): Trattamento con Hybrid Hyrax + Mentoplate (HH+MP). Hanno usato elastici con una forza continua di 185g per lato, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Tutti i bambini hanno seguito un protocollo specifico di espansione palatale chiamato Alt-RAMEC con l’Hybrid Hyrax. L’obiettivo primario era confrontare i cambiamenti scheletrici tridimensionali (3D) della mascella e della mandibola dopo 1 anno (T1) e, soprattutto, dopo 5 anni (T2) dalla fine della fase attiva di trattamento, utilizzando scansioni TC a basso dosaggio.

Ovviamente, né noi operatori né i bambini potevamo essere “ciechi” rispetto al tipo di trattamento ricevuto (è difficile non accorgersi se si indossa una maschera o una placca!), ma chi ha analizzato i dati delle scansioni 3D non sapeva a quale gruppo appartenesse ciascun paziente, garantendo così l’obiettività delle misurazioni. Abbiamo perso qualche paziente lungo la strada (uno al primo anno, altri tre prima dei 5 anni), ma siamo riusciti ad analizzare i dati di 24 bambini fino alla fine.
I Risultati: Cosa Abbiamo Scoperto Dopo 5 Anni?
E qui arriva la parte interessante, forse un po’ sorprendente per chi si aspettava una netta superiorità dell’ancoraggio scheletrico con mentoplate. Tenetevi forte: dopo 5 anni, gli effetti scheletrici dei due protocolli (HH+FM e HH+MP) sono risultati praticamente identici!
Analizzando i dati 3D con software sofisticati (sovrapponendo le scansioni TC iniziali e finali), abbiamo visto che:
- Avanzamento Mascellare: L’avanzamento della mascella a 5 anni è stato identico in entrambi i gruppi (in media 0.85 mm).
- Controllo Mandibolare: Anche il controllo della crescita mandibolare è stato molto simile, con differenze minime tra i due gruppi (FM: leggero movimento indietro di -0.01 mm; MP: quasi stabile a +0.10 mm).
- Nessuna Differenza Significativa: Statisticamente, non abbiamo trovato differenze significative tra i gruppi per nessuna delle misurazioni scheletriche analizzate (p > 0.05).
In pratica, entrambi i metodi hanno funzionato allo stesso modo nel modificare le basi scheletriche sul lungo periodo. Un dato curioso emerso è che i maschi hanno mostrato cambiamenti mandibolari maggiori rispetto alle femmine, sia in termini di direzione che di entità totale dello spostamento. Inoltre, i pazienti con un angolo mandibolare iniziale più ampio (indice di una tendenza alla crescita verticale) hanno mostrato cambiamenti mandibolari più marcati.
È interessante notare anche come la crescita si è manifestata. L’avanzamento “utile” (diretto in avanti) della mascella rappresentava circa la metà del cambiamento totale osservato. Nella mandibola, invece, la componente di crescita in avanti era minima (nel gruppo MP) o addirittura negativa (leggermente indietro nel gruppo FM) dopo 5 anni, suggerendo che la trazione elastica ha effettivamente guidato la direzione della crescita in modo favorevole. Sorprendentemente, questo pattern di crescita sembrava mantenersi anche dopo l’interruzione della trazione attiva con gli elastici.

Considerazioni Pratiche e Limiti dello Studio
Dal punto di vista pratico, la mentoplate ha alcuni vantaggi: può essere inserita precocemente, anche prima dell’eruzione completa dei canini inferiori, e il rischio di danneggiare le radici dei denti è minimo. Nel nostro studio, non abbiamo avuto casi di allentamento della placca e i piccoli fastidi (rottura dei gancetti, irritazione gengivale) sono stati gestiti facilmente senza interrompere la terapia. L’inserimento della MP e delle viti palatali per l’HH è anche meno invasivo rispetto ad altre tecniche di ancoraggio scheletrico che richiedono incisioni più estese.
Tuttavia, il nostro studio ha dei limiti. È stato condotto in un unico centro, il numero di pazienti, seppur statisticamente adeguato, non è enorme, e c’è stata una certa perdita di partecipanti nel tempo. Inoltre, ci siamo concentrati sugli effetti scheletrici puri, senza analizzare nel dettaglio i movimenti dentali o la correzione complessiva del morso, che potrebbero differire. Non avevamo un gruppo di controllo non trattato (per ovvi motivi etici), quindi è difficile separare completamente l’effetto del trattamento dalla crescita naturale.
È fondamentale ricordare che la risposta al trattamento è molto individuale e dipende tantissimo dal pattern di crescita geneticamente determinato di ogni bambino. Non possiamo prevedere con certezza chi risponderà perfettamente e chi meno. Bisogna sempre informare i genitori che, anche con un trattamento precoce ben condotto, esiste la possibilità (circa 20-30%) che sia necessaria la chirurgia una volta completata la crescita.

Il Messaggio da Portare a Casa
Cosa ci dice, quindi, questo studio? La conclusione principale è che, quando combinati con un ancoraggio scheletrico superiore come l’Hybrid Hyrax, sia la maschera facciale che la mentoplate producono effetti scheletrici a lungo termine molto simili nel trattamento precoce della Terza Classe. L’idea che l’ancoraggio scheletrico mandibolare (MP) sia intrinsecamente superiore alla più tradizionale maschera facciale (FM) in termini di risultato scheletrico non trova conferma nei nostri dati a 5 anni.
Questo è importante per noi clinici e per le famiglie. Significa che abbiamo due opzioni valide ed equivalenti dal punto di vista dell’efficacia scheletrica. La scelta tra HH+FM e HH+MP non dovrebbe basarsi su presunti vantaggi meccanici di uno rispetto all’altro, ma piuttosto su fattori individuali del paziente:
- La potenziale collaborazione nell’indossare la maschera facciale.
- La preferenza per una soluzione completamente intraorale (MP) rispetto a una extraorale (FM).
- Considerazioni anatomiche specifiche.
- La disponibilità ad accettare un piccolo intervento chirurgico per la mentoplate.
Insomma, la personalizzazione del trattamento diventa ancora più centrale. Non esiste una soluzione universalmente “migliore”, ma la scelta più adatta per quel singolo, specifico bambino. E questo, secondo me, è un passo avanti nella comprensione e nella gestione di una malocclusione complessa come la Terza Classe.
Fonte: Springer
