Un giovane uomo, illuminato dal basso dalla luce di uno smartphone che tiene in mano, con un'espressione intensa e controversa, quasi aggressiva. Lo sfondo è un mix astratto di icone social media sfocate. Fotografia ritratto, obiettivo 35mm, stile film noir con forti contrasti, leggero duotone blu e arancione.

Manosfera su TikTok: Viaggio nel Mondo dei Manfluencer e della Nuova Mascolinità

Avete mai fatto un giro su TikTok ultimamente? Tra balletti, ricette lampo e gattini, magari vi siete imbattuti in un tipo di contenuto un po’… strano. Parlo di quei video dove ragazzi, spesso palestrati e con uno sguardo molto serio, dispensano consigli su come essere un “vero uomo”, su come le donne “dovrebbero” comportarsi, e su come la società moderna stia andando a rotoli, specialmente per il genere maschile. Ecco, potreste essere finiti, senza saperlo, nelle propaggini mainstream di quella che viene chiamata manosfera.

Fino a poco tempo fa, la manosfera era relegata ad angoli piuttosto oscuri del web, forum come Reddit, posti dove gruppi di uomini si riunivano per lamentarsi delle donne, del femminismo, e in generale per condividere visioni del mondo spesso misogine e piene di risentimento. Avrete forse sentito parlare di “incel” (celibi involontari) o MRA (attivisti per i diritti degli uomini). Il filo conduttore? L’idea di aver preso la “pillola rossa” (un riferimento a Matrix), ovvero di aver capito la “verità” nascosta sulla società: una verità in cui gli uomini sarebbero le vere vittime.

Ma qualcosa sta cambiando. Questa ideologia, un tempo di nicchia, sta trovando terreno fertile su piattaforme popolarissime come TikTok, grazie a figure che potremmo chiamare “manfluencer”. Pensate a nomi come Andrew Tate o Jordan Peterson, ma la cosa preoccupante è che il fenomeno è molto più diffuso e, come rivela uno studio recente focalizzato sull’Estonia, si sta adattando (o meglio, non si sta adattando più di tanto) anche a contesti locali specifici.

Un Mondo in Rovina: La Narrazione del Declino

Lo studio sui manfluencer estoni su TikTok è illuminante. Questi creator, analizzando i loro video, dipingono un quadro a tinte fosche. La società? In declino morale. I ruoli di genere? Confusi, caotici. La colpa? Della società “woke”, del femminismo, e in generale di un mondo che avrebbe “lobotomizzato” le masse. Loro, i manfluencer e i loro seguaci, sarebbero gli ultimi baluardi della sanità mentale.

Usano hashtag internazionali come #savetheworld o #blackpiller (un termine ancora più nichilista della “red pill”) mescolati a quelli locali come #eestitiktok, cercando di pescare sia nel grande mare globale della manosfera sia nel pubblico estone. È interessante notare come questa narrazione del declino cozzi un po’ con la storia recente dell’Estonia, un paese post-sovietico che ha abbracciato con forza valori neoliberali come l’individualismo e la competizione, presentandosi come una nazione di successo.

A volte, emerge un desiderio quasi nostalgico per un passato idealizzato, pre-industriale, dove l’uomo poteva “sedere sotto un albero, con un filo d’erba in bocca, pensando ai fatti suoi”. Una visione bucolica che sembra un tentativo di creare un’alternativa al presente caotico, ma anche al passato sovietico, poco attraente per molti estoni. È un esempio di mascolinità ibrida: si prendono elementi apparentemente più “soft” (introspezione, natura) ma senza mettere in discussione il nucleo duro della dominanza maschile.

Un uomo dall'aspetto pensieroso e leggermente cupo guarda fuori da una finestra su una città moderna al tramonto, luce fioca, stile cinematografico noir, obiettivo 35mm, profondità di campo ridotta per enfatizzare l'isolamento.

Uomini Vittime? Il Lamento della Manosfera

Un altro pilastro del discorso di questi manfluencer è la vittimizzazione. Gli uomini, specialmente quelli etero, bianchi e cisgender (anche se questo non viene sempre esplicitato), sarebbero le principali vittime della società odierna. Si sentono incompresi, abbandonati. Il femminismo viene dipinto come il grande nemico che ha rubato agli uomini il loro “posto” nel mondo, sia sul lavoro che nelle relazioni.

Questa retorica è molto simile a quella degli MRA (Men’s Rights Activists) e serve a puntellare l’ordine patriarcale, polarizzando i gruppi sociali. Si parla di “masse lobotomizzate” contro gli uomini “veri”, quelli che cercano di fare del bene. È quello che alcuni studiosi chiamano “ontological racketeering”: si costruisce una minaccia esistenziale (gli uomini sono in pericolo!), si esacerbano le ansie, e poi si offre una soluzione (seguimi! compra il mio corso!), guadagnando legittimità (e follower) nel processo.

La cosa paradossale, nel contesto estone, è che l’Estonia ha uno dei più alti divari salariali di genere in Europa. Eppure, sono gli uomini, o almeno questi manfluencer che parlano a loro nome, a percepirsi come vittime. Forse proprio le politiche di uguaglianza di genere, pur necessarie, vengono strumentalizzate e trasformate in un capro espiatorio. Si usa un linguaggio crudo, a volte volgare (“a nessuno frega un cazzo degli uomini”), per dare forza a questo lamento, presentandolo come una verità lapalissiana. Si arriva persino a ridicolizzare il concetto di “mascolinità tossica”, dipingendo chi ne parla come debole, fuori forma, magari con i capelli tinti. È una strategia per demonizzare l’opposizione, presa di peso dalla manosfera internazionale.

Dominio e Violenza: La Mascolinità “Alfa”

Passiamo al livello delle relazioni tra gruppi. Qui il discorso si fa ancora più crudo. La mascolinità promossa è basata sul dominio e sulla violenza, o almeno sulla prontezza ad essa. L’uomo “vero” deve essere pericoloso, pronto a combattere altri uomini per proteggere “le sue donne”, marcare il territorio, mostrare chi comanda. Si parla di “alfa”, di “tribù”, di uomini “territoriali”.

Questo linguaggio quasi animalesco serve a giustificare il controllo sulle donne. Una donna non dovrebbe andare in discoteca da sola, non perché non sia affidabile, ma perché “gli uomini sono territoriali” e potrebbe succederle qualcosa. La responsabilità, capite? Viene scaricata sulla donna stessa (victim-blaming puro). La relazione è vista come possesso.

Primo piano estremo del pugno chiuso di un uomo, nocche bianche, illuminazione drammatica laterale che crea ombre profonde, texture della pelle molto dettagliata, obiettivo macro 90mm, sfondo scuro e sfocato.

Le donne vengono spesso demonizzate. Sono viste come un ostacolo al successo maschile (“volevi allenarti ma lei voleva ordinare la pizza”), come esseri irrazionali, o peggio, vengono paragonate ad animali. Uno dei manfluencer arriva a dire che cedere alle richieste di una donna è come dare cibo a un cane a tavola: continuerà a mendicare. Questo linguaggio disumanizzante serve a rafforzare la gerarchia, a giustificare la sottomissione.

A volte, per ammorbidire il tono, si rivolgono direttamente alle donne con fare paternalistico (“credetemi, voglio solo il meglio per voi”), forse cercando di raggiungere anche chi non è già convinto al 100%, giocando sulla “decodifica negoziata” di cui parlava Stuart Hall: magari accetti una parte del discorso ma non tutto. Ma il messaggio di fondo resta: la donna è subordinata, l’uomo comanda. E tutto questo in un contesto, quello estone, dove le donne sono attive nella sfera pubblica da oltre un secolo. È uno scollamento notevole dalla realtà locale.

Disciplina e Sofferenza: La Via del “Vero Uomo”

Infine, c’è il livello individuale. Come si diventa questo “vero uomo”? Attraverso la disciplina e la sofferenza. Bisogna evitare piaceri “deboli” come masturbarsi (specialmente guardando porno), fare festa, giocare ai videogiochi. I problemi di salute mentale? Vanno ignorati o superati con la forza di volontà, sono parte della sofferenza necessaria. L’alternativa è la mediocrità: un lavoro noioso, mutui, un fisico in declino.

Si usa un linguaggio da sergente istruttore: frasi brevi, assertive, piene di “devi fare”, “non importa se vuoi o no”. La disciplina è tutto. Il fisico conta tantissimo: uno dei creator ammette che la sua opinione su una persona cala se scopre che non è in forma. È un continuo giudizio, una competizione sfrenata tra uomini per dimostrare chi è più disciplinato, più forte, più di successo (anche finanziario).

Anche qui c’è un’eco della mascolinità egemone estone, dove il successo professionale è importante. Ma si spinge all’estremo, demonizzando persino un mutuo, necessario per molti per comprare casa. Si ridicolizzano i consigli finanziari tradizionali (“investi, risparmia”) per promuovere le proprie soluzioni “miracolose”, spesso legate a schemi poco chiari. È un modo per alienare ulteriormente i giovani uomini dalla società mainstream, sfruttando le loro insicurezze economiche.

Schermo di uno smartphone che mostra un feed infinito di video brevi e colorati in stile TikTok, tenuto da una mano giovane in una stanza buia illuminata solo dallo schermo, messa a fuoco precisa sullo schermo, effetto bokeh sullo sfondo.

Perché Funziona? L’Economia dell’Attenzione

Ma perché questo tipo di contenuto ha successo su TikTok? Semplice: gioca secondo le regole dell’economia dell’attenzione. Questi manfluencer sono maestri del “rage baiting”: creano contenuti controversi, provocatori, fatti apposta per scatenare reazioni emotive forti (rabbia, indignazione). Perché? Perché le emozioni forti generano interazioni (commenti, condivisioni, like e dislike). E le interazioni segnalano agli algoritmi di TikTok che quel contenuto è “rilevante”, spingendolo a mostrarlo a sempre più persone.

Non importa se i commenti sono di odio o di approvazione. Come dice il vecchio adagio, “purché se ne parli”. La controversia paga. Mescolano ideologie diverse, a volte contraddittorie, pescano un po’ qui e un po’ là dalla cassetta degli attrezzi della manosfera globale, senza preoccuparsi troppo della coerenza o dell’adattamento locale. L’importante è catturare l’attenzione, creare dibattito, diventare virali. E in questo, bisogna ammetterlo, sono spesso molto abili.

Cosa Rischiamo?

Tutto questo può sembrare solo “roba da internet”, ma le implicazioni sono serie. Primo, stiamo assistendo alla normalizzazione di idee estremiste, misogine e antifemministe, portate a un pubblico vastissimo e giovane (la famosa Generazione Z). Secondo, questo contribuisce ad allargare il divario ideologico tra giovani uomini e giovani donne, che statistiche recenti mostrano in crescita in molti paesi.

Terzo, e questo è particolarmente rilevante nel contesto estone ma non solo, questo tipo di contenuti può essere facilmente strumentalizzato per campagne di disinformazione di genere. Lo studio menziona come la Russia abbia usato proprio le questioni di genere per polarizzare la società estone. Questi manfluencer, consapevolmente o meno, finiscono per fare il gioco di chi vuole seminare divisione e sfiducia, promuovendo una visione del mondo tossica e irrealistica.

Il fatto che queste ideologie viaggino così facilmente da un contesto all’altro, quasi senza bisogno di traduzione culturale, è forse l’aspetto più preoccupante. Suggerisce che quello che vediamo in Estonia potrebbe accadere, o sta già accadendo, ovunque. Non è solo un problema estone, è un fenomeno globale che merita la nostra attenzione. Perché la prossima “pillola rossa” potrebbe essere servita nel feed di qualcuno a cui teniamo.

Fonte: Springer

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