Mamma a Casa o Mamma in Carriera? Personalità e Tradizioni Svelano il Mistero in Libano
Amiche, diciamocelo chiaramente: la domanda se sia “meglio” per una mamma stare a casa o tornare al lavoro dopo aver avuto figli è una di quelle che scatena dibattiti infiniti, opinioni non richieste e, diciamocelo, un bel po’ di ansia. Chi non si è mai sentita giudicata, o almeno osservata, per la propria scelta? Io di sicuro sì! E spesso mi sono chiesta: ma cosa c’è davvero dietro questa decisione così personale e cruciale? È solo una questione di opportunità, di necessità economiche, o c’è dell’altro?
Ebbene, mi sono imbattuta in uno studio libanese fresco fresco di pubblicazione che ha cercato di andare un po’ più a fondo, esplorando le connessioni tra gli atteggiamenti tradizionali sui ruoli di genere, i tratti della personalità e la preferenza delle mamme laureate per il ruolo di “casalinga” (o meglio, “stay-at-home mother”, come dicono oltreoceano) in Libano. E vi assicuro che i risultati sono super interessanti e fanno riflettere!
Ma perché alcune mamme preferiscono il focolare? Tradizione vs. Carattere
Partiamo da un presupposto: la Teoria del Ruolo Sociale. Detta in parole povere, questa teoria suggerisce che le nostre preferenze, anche quelle lavorative, sono influenzate dalle aspettative che la società ha su di noi in base al genere. Storicamente, alle donne è stato appioppato il ruolo di cura della famiglia e della casa, mentre agli uomini quello di “portare il pane a casa”. Questi schemi, volenti o nolenti, si tramandano attraverso la socializzazione e, diciamocelo, a volte è più facile seguire la corrente che andare controvento, no? Chi si discosta rischia critiche e disapprovazione, chi si adegua riceve pacche sulle spalle. Pensateci: le mamme a casa sono viste spesso come dolci, emotive, dipendenti; quelle che lavorano come competenti, indipendenti, ma a volte anche fredde o negligenti. Una bella pressione!
Ma i ricercatori si sono chiesti: e se anche la nostra personalità giocasse un ruolo? Dopotutto, il nostro carattere influenza come affrontiamo lo stress, quanto siamo ambiziose, quanto cerchiamo stimoli. Finora, però, nessuno aveva messo in relazione diretta i tratti della personalità delle mamme con la loro preferenza per stare a casa o lavorare. Ed è qui che lo studio libanese entra in gioco, cercando di colmare questo vuoto.
L’obiettivo era proprio questo: capire se i famosi Big Five (estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevroticismo e apertura all’esperienza) potessero predire la preferenza per il ruolo di mamma a tempo pieno, tenendo conto anche dell’adesione agli atteggiamenti tradizionali sui ruoli di genere. E perché proprio in Libano? Beh, ogni contesto culturale ha le sue specificità, e studiare queste dinamiche in un paese del Medio Oriente aggiunge un tassello importante al puzzle globale.
Cosa è emerso dallo studio libanese? Sorprese e conferme
I ricercatori hanno coinvolto 409 mamme libanesi laureate, con almeno un figlio minorenne a casa. Hanno compilato un sondaggio online sulla loro personalità, le loro idee sui ruoli di genere, la preferenza per stare a casa e dati demografici. E cosa è saltato fuori? Tenetevi forte!
Innanzitutto, una conferma: le mamme che interiorizzavano maggiormente gli atteggiamenti tradizionali sui ruoli di genere erano significativamente più propense a preferire di essere mamme a tempo pieno. Questo va a braccetto con la Teoria del Ruolo Sociale: se credi che il posto della donna sia principalmente a casa, è logico che tu preferisca quel ruolo.
Ma la vera novità riguarda la personalità. È emerso che:
- Un alto livello di nevroticismo (la tendenza a sperimentare emozioni negative come ansia, preoccupazione, irritabilità più intensamente e frequentemente) era associato a una maggiore preferenza per stare a casa. Forse perché gestire le sfide del mondo del lavoro, sommate a quelle familiari, può risultare più pesante per chi è più incline allo stress? Studi passati, infatti, hanno mostrato legami negativi tra nevroticismo e sviluppo di carriera. Le mamme lavoratrici spesso riportano stress, energie prosciugate e poco supporto: chi è più nevrotico potrebbe trovare queste sfide insormontabili.
- Al contrario, una maggiore apertura all’esperienza (essere curiose, creative, amanti delle novità e delle riflessioni complesse) era legata a una minore preferenza per il ruolo di casalinga. Questo ha senso: chi è molto aperto mentalmente potrebbe trovare l’ambiente domestico meno stimolante dal punto di vista intellettuale e cercare maggiori opportunità di crescita e novità nel mondo del lavoro. Anche qui, la letteratura precedente conferma legami positivi tra apertura e orientamento alla carriera.
Curiosamente, la coscienziosità e la gradevolezza non sembravano avere un impatto statisticamente significativo sulla preferenza, e l’estroversione non è stata analizzata a fondo per problemi di affidabilità della sua misurazione nello specifico campione.
Un altro dato interessante: le mamme con un livello di istruzione più alto e quelle che già lavoravano erano meno propense a preferire di stare a casa. Comprensibile: dopo anni di studio, mettersi in gioco professionalmente può essere un modo per applicare le conoscenze acquisite e raccogliere soddisfazioni personali e finanziarie. E per chi già lavora, forse i benefici superano le difficoltà.

È fondamentale sottolineare una cosa: nello studio, l’adesione agli atteggiamenti tradizionali sui ruoli di genere è risultata un predittore più forte della preferenza per il ruolo di casalinga rispetto ai singoli tratti di personalità. Questo ci dice che, per quanto il nostro carattere conti, le aspettative culturali e sociali che interiorizziamo pesano ancora tantissimo sulle nostre scelte.
Cosa ci portiamo a casa da questa ricerca (oltre alla voglia di un caffè libanese)?
Beh, prima di tutto, che la scelta di una madre non è mai solo “bianco o nero”, ma un affascinante intreccio di fattori individuali e culturali. Questo studio è il primo a esaminare direttamente il legame tra personalità e preferenza per il ruolo di mamma a tempo pieno, e i risultati sono una bella sveglia.
A livello pratico, queste scoperte sono oro colato per chi si occupa di politiche del lavoro, per i datori di lavoro e per gli attivisti sociali che vogliono integrare più donne nel mondo del lavoro. Ci dicono, per esempio, che il nevroticismo può essere un ostacolo. Quindi? Le aziende dovrebbero impegnarsi ancora di più per creare ambienti di lavoro che supportino il benessere delle mamme lavoratrici, magari con orari flessibili, congedi parentali estesi e un clima aziendale più empatico. E, perché no, incoraggiare percorsi di supporto psicologico o programmi per aiutare le mamme (e chiunque ne senta il bisogno) a gestire meglio lo stress e abbassare i livelli di nevroticismo – sì, perché pare si possa fare!
Questo studio ci invita ad adottare un approccio olistico, che tenga conto sia della persona (la sua personalità, le sue aspirazioni) sia del contesto (la cultura, l’ambiente di lavoro, le politiche sociali). Un po’ come dice la Teoria dei Sistemi Ecologici di Bronfenbrenner, per cui siamo influenzati da tanti “gusci” concentrici, dalla nostra individualità fino alla cultura generale.
Certo, ogni studio ha i suoi “ma”…
Come ogni ricerca scientifica che si rispetti, anche questa ha i suoi limiti, ammessi candidamente dagli stessi autori. Per esempio:
- L’affidabilità della misurazione dell’estroversione non era ottimale, quindi non si è potuto esplorare a fondo il suo ruolo.
- La preferenza per stare a casa è stata misurata con una singola domanda (anche se presa da un sondaggio Gallup affidabile). Usare più item in futuro darebbe risultati ancora più robusti.
- Il campione, seppur interessante, non è perfettamente rappresentativo di tutte le mamme libanesi (erano tutte laureate e proficienti in inglese).
- Lo studio si basa su una dicotomia “mamma a casa” vs “mamma che lavora”, ignorando tutte quelle figure intermedie (volontariato, lavori part-time non convenzionali, ecc.).
- Essendo uno studio “cross-sezionale” (una fotografia in un dato momento), non può dirci come queste preferenze cambiano nel tempo o se la personalità influenzi le scelte o viceversa.
E poi, la personalità è un universo! I Big Five sono un ottimo modello, ma ci sono tanti altri aspetti (autoefficacia, bisogni, obiettivi) che potrebbero entrare in gioco.
Insomma, la scelta di una madre se dedicarsi alla famiglia a tempo pieno o destreggiarsi tra casa e carriera è un cocktail complesso, dove si mescolano le pressioni e le aspettative della società, il nostro vissuto, e sì, anche i tratti più profondi del nostro carattere, come il modo in cui gestiamo lo stress o quanto siamo affamate di nuove esperienze. Capirlo è il primo passo per creare un mondo in cui ogni donna possa fare la sua scelta sentendosi supportata, compresa e, soprattutto, libera.
Fonte: Springer
