Tubercolosi Resistente in Etiopia: Quando la Fame Diventa un Complice Silenzioso
Amici, oggi voglio parlarvi di una battaglia sanitaria che si combatte ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, ma con implicazioni enormi per la vita di migliaia di persone. Sto parlando della tubercolosi (TB), una vecchia nemica dell’umanità che, purtroppo, è ancora tra noi e, in alcune sue forme, è diventata ancora più ostica da sconfiggere. Immaginate di dover lottare contro un nemico potente e, come se non bastasse, di doverlo fare a stomaco vuoto, o quasi. Ecco, questa è la cruda realtà che emerge da uno studio recente condotto ad Addis Abeba, in Etiopia, che ha acceso i riflettori su un legame pericolosissimo: quello tra la malnutrizione e gli esiti del trattamento della tubercolosi resistente ai farmaci (RR/MDR-TB).
Lo studio, pubblicato su BMC Research Notes, ha seguito 344 pazienti affetti da queste forme complicate di TB, trattati in due ospedali specializzati della capitale etiope, l’Alert e il St. Peter’s Specialized Hospitals. E i numeri, ve lo dico subito, fanno riflettere parecchio.
Un quadro preoccupante: la malnutrizione dilaga
Pensate che ben il 43,3% dei pazienti inclusi nello studio era sottonutrito. Praticamente quasi uno su due! Questo dato da solo ci fa capire quanto la malnutrizione sia un problema diffuso tra chi combatte la TB resistente. Ma la cosa che mi ha colpito di più è l’impatto diretto che questa condizione ha avuto sull’efficacia delle cure.
Complessivamente, il 22,1% dei pazienti ha avuto un esito del trattamento definito “non riuscito”. Questo significa che il trattamento non ha funzionato come sperato, portando a fallimenti terapeutici, abbandoni del trattamento, o, nel peggiore dei casi, al decesso del paziente. E qui arriva il dato più allarmante: i pazienti sottonutriti avevano una probabilità oltre otto volte maggiore di andare incontro a un esito negativo rispetto a quelli con uno stato nutrizionale normale o in sovrappeso. Otto volte! Un numero che fa davvero impressione e che ci dice chiaramente che non possiamo ignorare lo stato nutrizionale quando trattiamo la TB resistente.
Fattori di rischio: chi è più vulnerabile?
I ricercatori non si sono fermati qui. Hanno voluto capire meglio quali altri fattori, oltre alla malnutrizione di per sé, potessero influenzare l’esito delle cure. E hanno scoperto cose interessanti, analizzando separatamente il gruppo dei pazienti sottonutriti e quello dei pazienti normo/sovrappeso.
Nel gruppo dei pazienti sottonutriti, diversi elementi sono emersi come significativamente associati a un esito negativo del trattamento. Tra questi troviamo:
- L’età: i pazienti più anziani (≥45 anni) sembravano avere più difficoltà.
- La residenza: vivere in aree rurali era associato a esiti peggiori rispetto alle aree urbane. Questo potrebbe dipendere da un accesso più difficile alle cure continue, a minori risorse alimentari o a una minore consapevolezza.
- L’occupazione: essere disoccupati era un fattore di rischio rispetto, ad esempio, agli impiegati statali.
- I risultati della radiografia toracica: reperti anomali indicavano un rischio maggiore.
- L’anemia: una condizione spesso legata alla malnutrizione e alla malattia cronica, che peggiorava le prospettive.
- La presenza di comorbidità: avere altre malattie concomitanti complicava ulteriormente il quadro.
- Abitudini come il fumo di sigaretta e il consumo di alcol: questi vizi, purtroppo, giocano un ruolo nefasto, indebolendo ulteriormente un organismo già provato.
Pensate, i pazienti sottonutriti con una storia di fumo avevano una probabilità più che triplicata di fallimento terapeutico, e quelli che consumavano alcol addirittura più che quadruplicata! E se avevano una radiografia toracica anomala, il rischio schizzava a più di sette volte. L’anemia? Un rischio otto volte maggiore. Numeri da capogiro.

E per i pazienti con uno stato nutrizionale normale o in sovrappeso? Anche per loro sono emersi dei fattori di rischio, sebbene diversi in parte. L’età giocava ancora un ruolo, con i più giovani (18-44 anni) che avevano esiti migliori rispetto ai più anziani. La co-infezione con l’HIV aumentava drasticamente (quasi otto volte!) il rischio di esito negativo, un dato che conosciamo bene data l’interazione deleteria tra queste due malattie. E, ancora una volta, il fumo di sigaretta si confermava un nemico, aumentando di oltre sette volte il rischio di insuccesso terapeutico.
Il circolo vizioso tra TB e malnutrizione
Quello che emerge chiaramente è che la tubercolosi e la malnutrizione si alimentano a vicenda in un circolo vizioso terribile. La TB, come ci spiegano gli autori, può causare perdita di appetito, un aumento del catabolismo (cioè il corpo “brucia” più rapidamente le sue riserve) e un malassorbimento dei nutrienti. Tutto questo porta inevitabilmente alla malnutrizione. D’altra parte, un corpo malnutrito ha un sistema immunitario indebolito, che diventa terreno fertile per l’infezione tubercolare o per una sua progressione più aggressiva. È difficile dire se venga prima l’uovo o la gallina, ma il legame è bidirezionale e fortissimo.
Lo studio ha anche evidenziato che i pazienti sottonutriti presentavano una proporzione maggiore di infezione da HIV (26,2% vs 14,6% nei normopeso), anemia (72,5% vs 35,4%), comorbidità (35,6% vs 13,8%), abitudine al fumo (27,5% vs 17,0%) ed eventi avversi ai farmaci (76,5% vs 64,1%). Queste condizioni preesistenti o concomitanti, esacerbate dalla malnutrizione, contribuiscono pesantemente agli esiti negativi del trattamento.
Cosa ci insegna questo studio?
Beh, prima di tutto, che la malnutrizione non è un dettaglio trascurabile nella lotta alla TB resistente, ma un fattore determinante. I pazienti sottonutriti, come abbiamo visto, sono incredibilmente più vulnerabili. Questo studio, sebbene con alcune limitazioni ammesse dagli stessi autori (come la difficoltà nel quantificare esattamente il consumo di sigarette o alcol, o il numero ridotto di pazienti obesi che non ha permesso di valutare l’impatto del sovrappeso), lancia un messaggio forte e chiaro.
È fondamentale che i programmi di trattamento per la TB resistente integrino attivamente la gestione della malnutrizione. Non basta dare i farmaci giusti; bisogna assicurarsi che il paziente sia nelle condizioni fisiche ottimali per rispondere alle cure, per tollerare terapie lunghe e spesso pesanti, e per ricostruire le proprie difese. Questo significa screening nutrizionale all’inizio e durante il trattamento, supporto alimentare mirato, e consulenza per migliorare le abitudini di vita, come smettere di fumare o ridurre il consumo di alcol.
Insomma, la lotta alla tubercolosi resistente, specialmente in contesti difficili come quello etiope, richiede un approccio olistico, che guardi al paziente nella sua interezza. E la nutrizione, amici miei, è una pedina fondamentale su questa scacchiera. Ignorarla significa lasciare un fianco scoperto a un nemico già di per sé temibile.
La speranza è che studi come questo spingano a un cambiamento di rotta, perché sconfiggere la TB è possibile, ma dobbiamo usare tutte le armi a nostra disposizione, inclusa quella, potentissima, di un corpo ben nutrito e forte.
Fonte: Springer
