Malnutrizione Infantile in Ghana: Un Viaggio Tra Ostacoli e Speranze Visto da Chi Cura
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ diverso, uno di quelli che ti aprono gli occhi su realtà complesse e urgenti. Parliamo di malnutrizione acuta grave (SAM) nei bambini, una piaga che, purtroppo, affligge ancora troppi piccoli sotto i cinque anni in molte parti del mondo. Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante condotto nel nord del Ghana, che ha cercato di capire quali siano le difficoltà e, per fortuna, anche i punti di forza nella gestione di questa emergenza sanitaria, direttamente dalla voce dei professionisti sanitari. E credetemi, quello che emerge è un quadro ricco di spunti e riflessioni.
Cos’è la Malnutrizione Acuta Grave (SAM) e perché ci preoccupa tanto?
Prima di addentrarci nei dettagli dello studio, facciamo un passo indietro. La SAM, per farla semplice, è quella condizione in cui un bambino è talmente denutrito da rischiare seriamente la vita. Si parla di edema nutrizionale, o di un braccino così sottile (la famosa misurazione MUAC, circonferenza del braccio a metà altezza, inferiore a 115 mm) che fa stringere il cuore. Pensate che un bambino con SAM ha una probabilità di morire nove volte superiore rispetto a un coetaneo ben nutrito. E i numeri globali sono da capogiro: nel 2022, 45 milioni di bambini soffrivano di deperimento (wasting), una delle facce della SAM. Pandemie, guerre, crisi economiche globali non fanno che peggiorare la situazione.
In Ghana, la situazione è complessa: il deperimento è aumentato, mentre l’arresto della crescita (stunting) è diminuito, ma c’è ancora un 12% di bambini sottopeso. Gestire la SAM richiede un approccio integrato, un vero lavoro di squadra da parte del personale sanitario. L’OMS raccomanda l’uso di formule terapeutiche standard come F75, F100 e gli alimenti terapeutici pronti all’uso (RUTF), essenziali per un recupero efficace. Ma, come vedremo, la loro disponibilità non è sempre scontata.
Le Voci dal Campo: Cosa ci Raccontano i Professionisti Sanitari del Ghana?
Lo studio che ha catturato la mia attenzione si è concentrato su due strutture sanitarie nel nord del Ghana: il Tamale Teaching Hospital (TTH) e il Kings Medical Centre (KMC). Hanno intervistato 30 membri del personale – medici, infermieri, nutrizionisti, persino i cuochi dietisti – tutti coinvolti direttamente nella gestione della SAM. L’obiettivo? Capire cosa funziona e cosa, invece, rema contro.
Ebbene, sono emerse diverse criticità, ma anche aspetti positivi che fanno ben sperare. Una delle prime cose che salta all’occhio è la mancanza di una formazione standardizzata. Immaginate di dover gestire casi così delicati senza un protocollo di training uniforme per tutti. È chiaro come questo possa impattare l’efficacia delle cure. Poi c’è il tasto dolente degli alimenti terapeutici pronti all’uso (RUTF): in entrambe le strutture, questi prodotti, spesso importati, scarseggiano, complici anche le crisi economiche globali. Questo ha costretto il personale a fare di necessità virtù, affidandosi ad alternative formulate localmente. Una soluzione tampone, certo, ma con le sue complessità.
Altri ostacoli significativi? I referral tardivi – bambini che arrivano in ospedale quando la situazione è già gravissima – carichi di lavoro pesanti per il personale e una collaborazione tra colleghi non sempre ottimale. Tutti fattori che, messi insieme, possono minare la qualità complessiva dell’assistenza.
Ma non è tutto nero, anzi! Tra gli aspetti che aiutano, i cosiddetti “enablers”, troviamo una buona integrazione tra i servizi nutrizionali e quelli sanitari. La disponibilità, seppur limitata, di formule terapeutiche preparate localmente è comunque un salvagente. E poi, infrastrutture di supporto e una collaborazione fruttuosa con l’amministrazione ospedaliera giocano un ruolo chiave.

Mi ha colpito molto leggere le testimonianze dirette. Un infermiere del KMC ha detto: “Non ho ricevuto alcuna formazione formale sulla gestione comunitaria della malnutrizione acuta (CMAM), il che rende difficile seguire i protocolli.” E un nutrizionista, sempre al KMC, ha rincarato la dose: “Non c’è mai stata una formazione CMAM al KMC. Impariamo da soli. Da quando sono stato assunto nel 2017, non sono mai stato formato sulla gestione della SAM. Quindi, se un nutrizionista non è formato, figuriamoci gli altri operatori sanitari?”. Parole che fanno riflettere sull’importanza cruciale della formazione continua.
Gli Ostacoli: Un Percorso a Ostacoli Quotidiano
Approfondendo, ho scoperto che la mancanza di RUTF standard è un problema che si trascina da anni. Un nutrizionista del TTH ha confessato: “…non abbiamo nulla per gestire i casi di SAM; quello che riceviamo dall’ospedale in termini di logistica per la preparazione delle formule è solo una goccia nell’oceano.” E un altro ha aggiunto: “…sento che semplicemente non siamo preparati adeguatamente a gestire i casi senza intoppi, poiché i materiali di consumo sono sempre scarsi, quindi siamo semplicemente impreparati.”
Il carico di lavoro è un altro gigante contro cui combattere. Un medico del TTH ha raccontato: “Sì, è difficile seguire tutte le procedure, quindi alcuni compiti possono essere saltati a causa di un elevato carico di lavoro. Tutto ciò rallenterà il miglioramento dei casi. I medici sono anche di turno, una persona alla volta, e dovrebbero vedere tutti i casi e tornare al reparto generale per continuare la gestione generale dei casi.” E ancora, lo stesso medico ha ammesso: “Come medico, gestisco l’unità di malnutrizione e altri reparti in aggiunta. Pertanto, ho a malapena abbastanza tempo con tutti i pazienti… A causa di questo, mi sono reso conto di aver perso un caso che era in reparto da circa 23 giorni… Più tardi, ho saputo che i problemi erano molti per il bambino, e non era solo un puro caso di SAM. Tuttavia, a causa del carico su di me, non ho potuto vedere quel caso e tenermi aggiornato sui problemi.” Fa impressione pensare a quanto la carenza di personale possa impattare direttamente sulla vita dei piccoli pazienti.
Un aspetto interessante è che la gestione del tempo, di per sé, non sembra essere il problema principale per molti operatori, ma è il volume di pazienti e la scarsità di colleghi a rendere tutto più difficile. E la preparazione delle formule terapeutiche locali? Un fardello extra per molti, soprattutto per infermieri e medici che non si sentono sicuri nel formularle, lasciando spesso l’incombenza ai soli nutrizionisti. Questo, capite bene, può creare ritardi nell’inizio dell’alimentazione o nell’assicurare pasti regolari, specialmente di notte.
La mancanza di RUTF standard, secondo molti intervistati, è direttamente collegata a tassi di mortalità più elevati e a degenze ospedaliere più lunghe. E soggiorni prolungati possono portare le madri a fuggire o a chiedere dimissioni contro il parere medico, a volte alimentate dalla convinzione che la SAM abbia cause spirituali e non sia curabile in ospedale. Un nutrizionista del TTH ha detto una frase che riassume bene il dilemma delle formule locali: “La preparazione locale è utile anche se non siamo sicuri di quanto sia efficace rispetto alla formulazione standard. Meglio un pezzo di pane che niente, si dice…”
E non finisce qui. La carenza di formule standard mette ulteriore pressione economica sui genitori, già spesso indigenti, a cui a volte viene chiesto di acquistare i materiali per la preparazione locale. Immaginate la disperazione. Tra gli altri ostacoli emersi con forza ci sono:
- Referral tardivi: “Alcuni casi vengono trattenuti in altre strutture sanitarie, che li tengono finché la situazione non è gravissima, e poi ce li mandano.”
- Limitata collaborazione tra staff: “A causa del numero limitato di personale sanitario, la collaborazione diventa impegnativa. Gli infermieri a volte si rifiutano di dare da mangiare ai pazienti, insistendo che dovrebbero farlo i nutrizionisti.”
- Problemi di spazio: Specialmente al KMC, con soli 8 letti nell’unità di malnutrizione, che durante l’alta stagione si riempiono, costringendo a ricoverare i bambini in altri reparti, con rischio di infezioni secondarie.
- Credenze culturali e analfabetismo: Questi fattori rendono difficile per i caregiver seguire i protocolli di trattamento. Una nutrizionista ha raccontato di una madre che, nonostante le indicazioni, dava di nascosto riso al figlio edematoso, che poi è deceduto. O di nonne che, al posto delle creme medicate, usavano burro di karité.

Le Leve del Cambiamento: Cosa Funziona Davvero?
Nonostante le difficoltà, ci sono anche segnali incoraggianti. Un aspetto molto positivo è che i casi di SAM vengono facilmente identificati da quasi tutto il personale ospedaliero, inclusi addetti alle pulizie e guardie di sicurezza. Un medico del TTH ha detto: “Quasi tutti sono abilitati a identificare i casi di SAM a rischio. Anche gli addetti alle pulizie, quando vedono potenziali casi di SAM, ti informano rapidamente… Anche il personale di sicurezza indirizza i casi sospetti all’unità di malnutrizione.” Questo dimostra una sensibilità diffusa.
Un altro elemento chiave è il ruolo dei volontari sanitari comunitari e degli ex-clienti, ovvero madri i cui figli sono stati curati con successo. Diventano veri e propri “ambasciatori” nelle loro comunità, aiutando a identificare nuovi casi e a promuovere la fiducia nelle cure. “Quando collaboriamo con i membri della comunità e anche con i volontari sanitari comunitari, fa un’enorme differenza nel convincere le famiglie a portare i loro figli per il trattamento,” ha sottolineato un nutrizionista.
L’integrazione dei servizi nutrizionali (come il CMAM) nei servizi sanitari esistenti (cure primarie, pediatria) è un altro fattore di successo. Ad esempio, la misurazione di altezza, peso, temperatura e MUAC è diventata una prassi standard per tutti i nuovi casi, facilitando diagnosi precoci. Anche la disponibilità, seppur limitata, di formule preparate localmente e infrastrutture adeguate per la loro conservazione (come frigoriferi funzionanti) sono viste come un aiuto concreto.
La collaborazione con l’amministrazione ospedaliera e il personale di supporto, nonostante le sfide nella collaborazione interna tra i team clinici, è stata identificata come un facilitatore. Gli operatori sanitari hanno anche sottolineato l’importanza di campagne di sensibilizzazione per ottenere supporto finanziario e per sfatare i falsi miti sulla malnutrizione.
Riflessioni e Prospettive Future: Cosa Possiamo Imparare?
Questo studio, a mio avviso, è preziosissimo. Ci mostra senza filtri le difficoltà quotidiane di chi è in prima linea contro la SAM, ma anche la loro incredibile resilienza e dedizione. Le raccomandazioni che emergono sono chiare:
- Potenziare la formazione del personale sanitario.
- Sostenere la collaborazione tra governo e donatori internazionali per garantire una fornitura costante di RUTF standard e dei materiali per le formule locali.
- Affrontare il problema della carenza di personale.
- Assicurare una fornitura continua di materiali di consumo.
Insomma, serve un approccio coordinato e multi-sfaccettato. È fondamentale capire meglio l’efficacia delle formule terapeutiche locali rispetto a quelle standard e approfondire le conoscenze, le attitudini e le pratiche delle madri e dei caregiver. Solo così potremo sperare di migliorare davvero gli esiti per questi bambini vulnerabili.
È una battaglia complessa, ma ogni piccolo passo avanti, ogni vita salvata, conta. E conoscere queste realtà, anche se lontane, ci rende tutti un po’ più consapevoli e, spero, più desiderosi di contribuire, ognuno come può, a un mondo dove nessun bambino debba più soffrire la fame.

Fonte: Springer
