Mal di Schiena e Equilibrio Instabile: Quando i Sensi Vanno in Tilt
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che tocca tantissime persone: il mal di schiena cronico (Low Back Pain, o LBP). Ma non voglio concentrarmi solo sul dolore in sé, quanto su un aspetto forse meno conosciuto ma incredibilmente importante: come il mal di schiena influenzi il nostro equilibrio e la nostra capacità di stare in piedi, letteralmente! Sembra strano? Eppure, il nostro corpo è una macchina complessa e affascinante, e quando qualcosa non va nella schiena, tutto il sistema ne risente, compreso il modo in cui percepiamo il mondo intorno a noi e manteniamo la stabilità.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio molto interessante che ha cercato di capire meglio proprio questo legame. La ricerca si è focalizzata sulle strategie di integrazione sensoriale – cioè come il nostro cervello usa le informazioni provenienti dai sensi (vista, tatto, percezione del corpo nello spazio) – e su come queste cambiano in chi soffre di LBP, specialmente durante compiti che richiedono equilibrio, come stare su una gamba sola.
Il Problema dell’Equilibrio nel Mal di Schiena
Chi soffre di mal di schiena cronico spesso riferisce non solo dolore, ma anche una sensazione di instabilità, quasi come se non avesse pieno controllo del proprio corpo. E non è solo una sensazione! Diversi studi hanno dimostrato che queste persone tendono ad avere maggiori difficoltà a mantenere l’equilibrio, oscillano di più (quello che tecnicamente chiamiamo “sway posturale”) e hanno un rischio maggiore di cadute.
Ma perché succede? Il problema sembra risiedere in un’alterazione del controllo neuromusculare e in deficit nell’integrazione sensoriale. In pratica, il dolore e le alterazioni strutturali o funzionali della schiena possono “confondere” i segnali che arrivano al cervello dai muscoli, dalle articolazioni e dalla pelle (input somatosensoriali), rendendo più difficile per il sistema nervoso centrale capire esattamente come siamo posizionati nello spazio e come reagire per mantenere l’equilibrio. A questo si aggiunge spesso una debolezza muscolare e cambiamenti nel modo di camminare e muoversi, che peggiorano ulteriormente la situazione.
Misurare l’Equilibrio: COP, COG e la Danza Neuromuscolare
Per studiare l’equilibrio, i ricercatori usano strumenti sofisticati come le pedane di forza. Queste pedane misurano il Centro di Pressione (COP), che è il punto in cui la forza del nostro corpo viene applicata al suolo. Immaginatelo come il punto medio della pressione esercitata dai nostri piedi. Poi c’è il Centro di Gravità (COG), che rappresenta il punto medio della distribuzione della massa del nostro corpo.
Mantenere l’equilibrio è una sorta di danza continua tra COP e COG. Il nostro sistema neuromuscolare lavora incessantemente per mantenere il COG all’interno della base d’appoggio (i nostri piedi), aggiustando continuamente la posizione del COP. La distanza tra COP e COG (COP-COG displacement) è una misura molto interessante perché ci dice quanto “lavoro” sta facendo il nostro sistema neuromuscolare per controllare l’equilibrio. Una distanza maggiore suggerisce una maggiore instabilità o uno sforzo maggiore per mantenere la postura. A differenza della semplice oscillazione (sway), che può essere influenzata anche da fattori meccanici passivi, la distanza COP-COG riflette più direttamente l’efficienza del controllo neurale attivo.

Il Ruolo della Vista
Sappiamo tutti quanto sia più difficile stare in equilibrio al buio o ad occhi chiusi. La vista gioca un ruolo cruciale nel fornirci informazioni sull’ambiente circostante e sulla nostra posizione rispetto ad esso. Ma cosa succede nelle persone con LBP? Alcune ricerche suggeriscono che chi soffre di mal di schiena tende a fare più affidamento sulla vista per compensare i deficit degli altri sistemi sensoriali (come la propriocezione, cioè la percezione della posizione del corpo). Altri studi, però, danno risultati contrastanti.
Lo studio che sto analizzando ha voluto approfondire proprio questo aspetto, confrontando l’equilibrio su una gamba sola in persone con e senza LBP, sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi, e ripetendo la prova più volte. L’idea era vedere non solo le differenze tra i gruppi, ma anche come si adattavano (o non si adattavano) alla ripetizione del compito e al cambiamento della condizione visiva.
Cosa Abbiamo Fatto: L’Esperimento
Nello studio sono stati coinvolti 32 adulti (età 50-75 anni) con mal di schiena cronico da almeno tre mesi e 40 controlli sani, simili per età e indice di massa corporea (BMI). A tutti è stato chiesto di stare in piedi su una gamba sola (quella dominante) per 10 secondi su una pedana di forza speciale (parte di un sistema chiamato CDP-IVR, che include anche realtà virtuale immersiva, anche se in questo specifico test non è stata usata la VR).
Ogni partecipante ha eseguito il test tre volte di seguito ad occhi aperti e poi tre volte di seguito ad occhi chiusi, con una breve pausa tra una prova e l’altra. Durante le prove, venivano registrati i dati della pedana di forza per calcolare le oscillazioni del COP (sway) nelle direzioni avanti-indietro (anteroposteriore, AP) e destra-sinistra (mediolaterale, ML), e la distanza COP-COG. Per sicurezza, tutti indossavano un’imbracatura. Ai partecipanti con LBP sono stati anche misurati il livello di disabilità (tramite il questionario Oswestry Disability Index – ODI) e l’intensità del dolore (tramite la scala Visual Analogue Scale – VAS), che sono risultati moderati.
Risultati Sorprendenti: La Vista Non È Tutto
E qui arrivano i risultati più intriganti. Come ci si poteva aspettare, entrambi i gruppi oscillavano di più ad occhi chiusi che ad occhi aperti. Ma le differenze tra i gruppi sono emerse in modo particolare.
Per quanto riguarda l’oscillazione del COP (sway):
- C’è stata un’interazione significativa tra gruppo, condizione visiva e ripetizione della prova.
- Nello specifico, ad occhi aperti, il gruppo con LBP ha mostrato oscillazioni significativamente maggiori rispetto al gruppo di controllo, sia nella prima prova (direzione AP) che nella terza prova (direzioni AP e ML).
- Ad occhi chiusi, invece, non sono emerse differenze significative nelle oscillazioni tra i due gruppi.
Questo suggerisce che, mentre il gruppo di controllo utilizzava efficacemente la vista per stabilizzarsi meglio, il gruppo con LBP mostrava difficoltà specifiche proprio quando la vista era disponibile, e queste difficoltà aumentavano con la ripetizione. Sembra quasi che facessero più fatica ad integrare le informazioni visive in modo efficiente o che altri deficit diventassero più evidenti con la ripetizione del compito.
Ancora più interessante è stato l’analisi della risposta neuromuscolare (distanza COP-COG):
- Anche qui, sono emerse interazioni significative tra gruppo, condizione visiva, ripetizione e direzione dello sway.
- Il gruppo LBP ha mostrato un aumento significativo della distanza COP-COG (quindi, un maggiore “sforzo” neuromuscolare per mantenere l’equilibrio) nella terza prova, specificamente nella direzione mediolaterale (ML, destra-sinistra).
- E la cosa notevole è che questo aumento si è verificato sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi!

Cosa Significa Tutto Questo?
Questi risultati ci dicono cose importanti. Primo, le persone con LBP sembrano avere difficoltà nell’adattare le loro strategie posturali durante compiti ripetuti, specialmente quando si tratta di controllo neuromuscolare. L’aumento dello sforzo (COP-COG) nella terza prova, indipendentemente dalla vista, suggerisce che potrebbero avere una ridotta capacità di apprendimento motorio o che la fatica neuromuscolare si instauri più rapidamente.
Secondo, il fatto che le differenze nello sway fossero evidenti ad occhi aperti ma non ad occhi chiusi, e che lo sforzo neuromuscolare aumentasse in entrambe le condizioni nella terza prova, suggerisce che il gruppo LBP non si affida alla vista nello stesso modo del gruppo di controllo. Potrebbero fare meno affidamento sulla vista in generale, o potrebbero avere difficoltà a integrare correttamente le informazioni visive con quelle propriocettive e vestibolari, un fenomeno noto come deficit di integrazione sensoriale o “reweighting” sensoriale (la capacità del cervello di dare più “peso” a un senso piuttosto che a un altro a seconda della situazione).
Terzo, l’aumento specifico dello sforzo nella direzione mediolaterale (ML) è particolarmente rilevante. Il controllo dell’equilibrio laterale è cruciale per camminare, evitare cadute laterali ed è fortemente legato all’attivazione dei muscoli dell’anca, come il gluteo medio. Difficoltà nel controllo ML potrebbero indicare problemi specifici nell’attivazione o nella resistenza di questi muscoli stabilizzatori del bacino, un problema comune in chi soffre di LBP.
Quindi, non si tratta solo di “vedere meglio” o “sentire meglio” il proprio corpo. Il problema nel LBP sembra essere più profondo, riguardando come il cervello elabora e combina le diverse informazioni sensoriali e come comanda i muscoli per rispondere alle sfide posturali, specialmente quando il compito si ripete.
Limiti e Direzioni Future
Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. Il campione non era enorme, e il disegno cross-sezionale non permette di stabilire rapporti di causa-effetto. Inoltre, si è focalizzato solo sull’input visivo, mentre anche altri sensi sono importanti. Sarebbe interessante, in futuro, studiare campioni più grandi, seguire le persone nel tempo (studi longitudinali) e indagare la relazione tra intensità del dolore, livello di disabilità e queste misure di equilibrio. Analizzare sottogruppi di pazienti con LBP potrebbe anche rivelare differenze basate sulla causa specifica del dolore o su come rispondono all’apprendimento motorio.
Nonostante ciò, questi risultati sono preziosi. Ci ricordano che la valutazione e la riabilitazione del mal di schiena dovrebbero andare oltre il semplice trattamento del dolore locale. È fondamentale considerare il controllo neuromuscolare e l’integrazione sensoriale. Strategie riabilitative potrebbero includere esercizi specifici per migliorare la propriocezione, l’adattamento posturale, il controllo dell’equilibrio (specialmente nella direzione ML) e forse anche training con feedback visivo per aiutare il cervello a “ri-imparare” a usare le informazioni sensoriali in modo ottimale.
In conclusione, il mal di schiena cronico è molto più di un semplice dolore. È una condizione che può alterare profondamente il modo in cui il nostro corpo interagisce con il mondo, compromettendo il nostro equilibrio e la nostra sicurezza nei movimenti. Capire queste complesse interazioni tra dolore, sensi e controllo motorio è il primo passo per sviluppare strategie di trattamento davvero efficaci e personalizzate.
Fonte: Springer
