Long COVID e Vaccini negli Studi Dentistici: La Situazione in Germania Sotto la Lente
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che, anche se la fase acuta della pandemia sembra alle spalle, continua a far discutere e a creare problemi: il Long COVID. Sapete, quella serie di sintomi fastidiosi che possono persistere per mesi dopo l’infezione da SARS-CoV-2. Si stima che almeno il 10% di chi ha avuto il COVID ne soffra, ma probabilmente i numeri reali sono molto più alti.
Mi sono imbattuto in uno studio tedesco molto interessante che ha messo sotto la lente d’ingrandimento una categoria professionale specifica: i team degli studi dentistici (dentisti, assistenti alla poltrona, igienisti dentali). Perché proprio loro? Beh, lavorano a strettissimo contatto con la bocca dei pazienti, una zona potenzialmente carica di virus e batteri. All’inizio della pandemia, c’era molta paura che fossero a rischio elevatissimo.
Lo Studio Tedesco: Un Follow-Up Necessario
Questo studio è in realtà il seguito di un’indagine precedente. Nella prima fase, i ricercatori avevano scoperto che, adottando le giuste misure di protezione, il rischio di infezione per i team dentistici in Germania non era poi così diverso da quello della popolazione generale. Ora, con questo follow-up, volevano capire due cose principali:
- Qual è lo stato vaccinale di questi professionisti?
- Quanto è diffuso il Long COVID tra di loro e con quali sintomi si manifesta?
Hanno quindi ricontattato i partecipanti dello studio originale e 267 membri di team provenienti da 186 studi dentistici tedeschi hanno risposto a un questionario online. La maggior parte erano dentisti (64.4%), seguiti da assistenti (27.7%) e igienisti (7.9%).
Tassi Vaccinali: Alti, Ma con Differenze
Allora, partiamo dai vaccini. I risultati sono stati piuttosto confortanti da un certo punto di vista: ben il 91.8% dei partecipanti aveva ricevuto almeno una dose di vaccino. Anzi, l’82% ne aveva fatte addirittura tre! Questi numeri sono decisamente più alti rispetto alla popolazione generale tedesca nello stesso periodo (dove solo il 15.2% aveva tre dosi ad aprile 2023).
Questo non mi sorprende più di tanto. Ricordate l’inizio della pandemia? La paura, la chiusura forzata degli studi, la carenza di mascherine… L’arrivo dei vaccini è stato visto come una liberazione, una speranza per tornare a lavorare con più serenità. È logico che il personale sanitario, percependo un rischio maggiore, abbia aderito massicciamente alla campagna vaccinale.
Ma c’è un “ma”. Lo studio ha evidenziato una differenza significativa: i dentisti erano vaccinati in percentuale maggiore (95.9%) rispetto al personale ausiliario (assistenti e igienisti, fermi all’84.2%). Perché questa differenza? Gli autori dello studio ipotizzano diverse ragioni, già emerse in altre ricerche: un possibile status socioeconomico più basso tra il personale ausiliario, una minore “alfabetizzazione” sui vaccini, l’influenza negativa di certe notizie e forse una minore fiducia nelle autorità sanitarie o nell’industria farmaceutica. È un fenomeno complesso, ma è un dato su cui riflettere.

Infezioni e Long COVID: Chi Colpisce di Più?
Passiamo al secondo punto: infezioni e Long COVID. Dopo il 1° gennaio 2021, più della metà dei partecipanti (54.7%) ha riferito di aver contratto il COVID-19 (confermato da test PCR). Anche qui, un dato interessante: le infezioni sono state più comuni tra il personale ausiliario (66.3%) che tra i dentisti (48.3%).
E il Long COVID? Tra i 146 che si sono infettati, 33 persone (il 22.6%) hanno dichiarato di soffrire di almeno un sintomo riconducibile al Long COVID. L’età media e la percentuale di donne non erano significativamente diverse tra chi aveva Long COVID e chi no.
La vera differenza, ancora una volta, emerge guardando alle professioni. Tra chi soffriva di Long COVID:
- Il 48.5% erano assistenti dentali (contro il 29.2% nel gruppo senza Long COVID)
- Il 15.2% erano igienisti dentali (contro l’8.0% nel gruppo senza Long COVID)
- Solo il 36.4% erano dentisti (contro il 62.8% nel gruppo senza Long COVID)
Questi dati (statisticamente significativi, p=0.025) suggeriscono che assistenti e igienisti non solo si vaccinano meno, ma sembrano anche soffrire più frequentemente di Long COVID rispetto ai dentisti.
I Sintomi del Long COVID e l’Impatto sulla Vita Quotidiana
Ma quali sono questi sintomi? In media, chi soffriva di Long COVID ne riportava circa 5 o 6. I più comuni erano:
- Spossatezza (Exhaustion)
- Fatica (Fatigue)
- Mancanza di concentrazione
Altri sintomi frequenti includevano mal di testa, dolori muscolari e articolari, disturbi del sonno e perdita di gusto/olfatto (disgeusia/anosmia).
La cosa preoccupante è l’impatto sulla vita quotidiana. Anche se molti riportavano un fastidio “trascurabile”, una percentuale non indifferente lamentava un’alterazione “moderata” o addirittura “severa” delle proprie attività. I sintomi più invalidanti sembravano essere proprio la fatica, la spossatezza e i dolori muscolari/articolari. Pensate che quasi il 22% di chi aveva Long COVID ha dovuto ridurre le ore di lavoro! Questo fa pensare anche a dinamiche diverse: forse un assistente tende a stare a casa più a lungo se sta male, mentre il dentista titolare dello studio potrebbe sentirsi “costretto” a tornare prima al lavoro.

Il Ruolo Protettivo (Parziale) della Vaccinazione
E arriviamo alla domanda cruciale: la vaccinazione protegge dal Long COVID? Lo studio ha notato che la frequenza della vaccinazione era leggermente più bassa tra chi aveva Long COVID (81.8%) rispetto a chi non lo aveva (90.3%), ma questa differenza non era statisticamente significativa (p=0.183), probabilmente a causa del numero ridotto di persone con Long COVID nel campione.
Tuttavia, gli autori citano altri studi molto più ampi, come quello di Al-Aly sui veterani statunitensi, che hanno mostrato come le persone vaccinate avessero un rischio significativamente inferiore di sviluppare molti sintomi del Long COVID, specialmente quelli più gravi che richiedono ospedalizzazione.
Quindi, il messaggio sembra essere: la vaccinazione contro il SARS-CoV-2 probabilmente aiuta a ridurre il rischio e la gravità dei sintomi del Long COVID, ma non è uno scudo impenetrabile. Non elimina completamente il rischio.
Considerazioni Finali e Limiti dello Studio
Questo studio tedesco, pur con i suoi limiti (campione non rappresentativo perché basato su adesione volontaria, basso tasso di risposta al follow-up, sintomi auto-riferiti e non diagnosticati clinicamente), ci offre spunti preziosi.
Ci dice che nei team dentistici tedeschi la vaccinazione è stata ampiamente accettata, ma con disparità tra dentisti e personale ausiliario. E sono proprio questi ultimi (assistenti e igienisti) a riportare più frequentemente sintomi di Long COVID. Fortunatamente, non sembra che il personale degli studi dentistici sia più a rischio di sviluppare forme gravi di Long COVID rispetto alla popolazione generale.
La ricerca sul Long COVID è ancora in corso. Capirne le cause esatte (si ipotizzano persistenza del virus, disfunzioni immunitarie, alterazioni del microbiota intestinale, riattivazione di altri patogeni) e trovare terapie efficaci è la grande sfida. Studi come questo, focalizzati su specifiche categorie professionali, sono tasselli importanti per comporre un quadro più chiaro.
Insomma, anche se la mascherina non è più obbligatoria ovunque, le conseguenze del COVID, come il Long COVID, sono ancora tra noi e meritano tutta la nostra attenzione, sia nella ricerca che nell’assistenza a chi ne soffre.
Fonte: Springer
