Doppia Sfida: Quando Linfoma e Tumore Solido Colpiscono Insieme – Un’Analisi Clinica
Ciao a tutti! Oggi voglio addentrarmi con voi in un argomento medico tanto raro quanto complesso: la coesistenza, nello stesso paziente e quasi nello stesso momento, di un linfoma e di un tumore solido maligno. Sembra quasi uno scenario da film, eppure è una realtà clinica che pone sfide diagnostiche e terapeutiche non indifferenti. Parliamo di quelle che tecnicamente vengono definite “neoplasie multiple primarie” (MPM), e più specificamente, di quelle sincrone, ovvero diagnosticate a distanza ravvicinata, solitamente entro sei mesi l’una dall’altra.
Recentemente, mi sono imbattuto in uno studio retrospettivo molto interessante condotto presso l’Ospedale Yantai Yuhuangding, che ha analizzato proprio questi casi. Immaginate: su oltre 1700 pazienti con linfoma trattati tra il 2018 e il 2023, ne sono stati identificati 35 (circa il 2,03%) che avevano contemporaneamente anche un tumore solido maligno. Una percentuale piccola, certo, ma significativa per chi si trova ad affrontare questa “doppia battaglia”.
Chi sono i pazienti più colpiti?
Lo studio ci offre un primo identikit: si tratta più spesso di uomini (22 su 35 casi) e l’età media è piuttosto avanzata, intorno ai 62-67 anni (con un range che va dai 49 agli 83 anni). Questo suggerisce che l’età avanzata potrebbe essere un fattore di rischio o, quantomeno, un contesto in cui questa doppia diagnosi emerge più frequentemente.
Quali tipi di tumore vediamo più spesso insieme?
Quando parliamo di linfoma in questi casi, il protagonista più frequente è il linfoma non-Hodgkin (NHL), che rappresenta la totalità dei 35 casi analizzati. E all’interno degli NHL, la forma più comune è il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), riscontrato nel 40% dei pazienti. Seguono poi altre forme come il linfoma linfocitico a piccole cellule/leucemia linfatica cronica (SLL/CLL) e il linfoma della zona marginale (MZL).
E per quanto riguarda il “compagno” solido? Qui la sorpresa: il tumore solido più frequentemente associato in questa casistica è stato il carcinoma papillare della tiroide (PTC), presente in quasi il 26% dei casi. Subito dopo troviamo il cancro del colon-retto (CRC), il cancro del polmone (LC) e il cancro gastrico (GC). Meno frequenti, ma presenti, anche tumori della prostata, della mammella, del rene, della faringe e della vescica.
È interessante notare come la combinazione più comune sia stata DLBCL insieme a PTC, un dato che, seppur basato su un campione limitato, offre spunti di riflessione.

Perché accade? I misteri della patogenesi
Questa è la domanda da un milione di dollari. Perché due tumori diversi decidono di “presentarsi” insieme nello stesso individuo? Le cause precise non sono ancora del tutto chiare, ma ci sono diverse ipotesi sul tavolo.
Una pista interessante riguarda le mutazioni genetiche. Ad esempio, la mutazione BRAFV600E è nota per essere coinvolta nel carcinoma papillare della tiroide, ma studi recenti suggeriscono che possa avere un ruolo anche in alcuni tipi di linfoma, come il DLBCL. Questa mutazione potrebbe creare un “ponte” molecolare, favorendo la comparsa di entrambe le neoplasie. Si ipotizza che questa mutazione possa indurre immunosoppressione o attivare vie di segnalazione (come quella MAPK) che accelerano lo sviluppo tumorale.
Altri fattori chiamati in causa sono quelli ambientali e legati allo stile di vita. Il fumo di sigaretta e il consumo cronico di alcol sono noti fattori di rischio per molti tumori, inclusi quelli del sistema respiratorio e digestivo, e anche per alcuni linfomi. Nello studio, diversi pazienti con cancro al polmone, faringeo, gastrico o colorettale avevano una lunga storia di fumo o alcol. Anche l’esposizione a lungo termine a radiazioni o inquinamento industriale potrebbe giocare un ruolo.
Un altro fenomeno intrigante è quello dei cosiddetti “tumori da collisione“. Immaginate due tumori primari indipendenti che nascono nello stesso organo o sito anatomico e finiscono per toccarsi o infiltrarsi a vicenda, formando un’unica massa. Anche qui, il DLBCL sembra essere il tipo di linfoma più coinvolto. Le teorie spaziano dall’eterogeneità neoplastica (due cloni distinti che crescono vicini) all’interazione tra tumori, dove uno modifica l’ambiente circostante (microambiente) favorendo la crescita del secondo. Forse, l’alterazione del sistema immunitario causata dal linfoma crea un terreno fertile per un secondo tumore? Sono tutte domande aperte che la ricerca sta cercando di chiarire.
La sfida della diagnosi e del trattamento
Diagnosticare queste condizioni sincrone non è semplice. Le tecniche di imaging tradizionali (ecografia, TC, risonanza magnetica) sono ottime, ma spesso “guardano” solo una parte del corpo alla volta. Qui entra in gioco la PET/CT (Tomografia a Emissione di Positroni/Tomografia Computerizzata), che offre una visione d’insieme dell’intero corpo ed è più efficace nel scovare tumori multipli inaspettati. Per i tumori gastrointestinali, ovviamente, l’endoscopia rimane fondamentale.
Una volta ottenuta la doppia diagnosi, inizia la vera sfida: come trattare? Non esiste un protocollo standardizzato. Bisogna “cucire” un piano terapeutico su misura per ogni paziente, tenendo conto dei tipi specifici di linfoma e di tumore solido, del loro stadio, delle condizioni generali del paziente (età, altre malattie) e della sua tolleranza ai trattamenti.
Lo studio ha evidenziato come alcuni pazienti abbiano ricevuto cure solo per il linfoma, altri solo per il tumore solido, e altri ancora per entrambi. Le opzioni terapeutiche sono state varie: chemioterapia, radioterapia, chirurgia, terapie mirate, trapianto di cellule staminali, terapia endocrina.
Un aspetto delicato emerso è il rischio di effetti collaterali gravi, come la sindrome da rilascio di citochine (CRS) indotta da farmaci come il Rituximab (spesso usato per i linfomi B). Un paziente anziano dello studio, con DLBCL e adenocarcinoma del colon, è deceduto poco dopo la diagnosi a seguito di una sospetta CRS post-Rituximab, complicata da insufficienza d’organo. Questo sottolinea l’importanza di monitorare attentamente i pazienti, soprattutto quelli più fragili, e di adottare strategie per mitigare i rischi (es. dosi ridotte, premedicazione).

Curiosamente, l’analisi non ha trovato una differenza statisticamente significativa nella prognosi a seconda che si trattasse prima il linfoma o il tumore solido, né tra i pazienti con solo linfoma e quelli con la doppia neoplasia. Tuttavia, gli autori stessi sottolineano che il campione era piccolo e molto eterogeneo. Fattori come lo stato di salute generale, le specifiche mutazioni genetiche dei tumori, la loro aggressività e la risposta individuale alle terapie giocano probabilmente un ruolo determinante che va oltre la semplice sequenza di trattamento. La prognosi peggiore è stata osservata nei pazienti con DLBCL associato ad adenocarcinoma gastrointestinale, specialmente se anziani e con scarsa tolleranza alla chemio.
Cosa portiamo a casa?
La coesistenza sincrona di linfoma e tumore solido maligno è un evento raro, ma che i medici devono tenere presente, specialmente negli uomini anziani. Il DLBCL e il PTC sembrano essere gli “accoppiamenti” più frequenti osservati in questo studio specifico.
La diagnosi richiede un approccio attento e l’uso di tecniche come la PET/CT può essere cruciale. Il trattamento deve essere altamente personalizzato, bilanciando l’efficacia contro entrambe le malattie con la tollerabilità per il paziente.
C’è ancora molto da capire sulla patogenesi e sulle strategie terapeutiche ottimali. Serviranno studi più ampi e collaborazioni multicentriche per raccogliere più dati e fornire evidenze più solide. Ma ogni caso studiato, come quelli analizzati in questo lavoro, aggiunge un tassello importante alla nostra conoscenza, aiutandoci a migliorare la cura per questi pazienti che affrontano una sfida davvero doppia.
Fonte: Springer
