Giocare senza rovinarsi: le linee guida canadesi funzionano anche per noi?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che tocca molti di noi, direttamente o indirettamente: il gioco d’azzardo. Sappiamo bene che può creare dipendenza e causare danni seri, non solo a chi gioca, ma anche alle famiglie e alla società intera. Per questo, in tutto il mondo si cercano strategie per ridurre questi rischi. Ma sviluppare strategie efficaci costa tempo e risorse. E allora, perché non vedere se modelli già esistenti, come quelli canadesi, possono funzionare anche in altri contesti, tipo… la Finlandia?
Mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha fatto proprio questo: ha preso le Linee Guida per il Gioco d’Azzardo a Basso Rischio (LRGG) sviluppate in Canada e ha cercato di capire se fossero fattibili e accettabili qui, nel contesto culturale finlandese. È un’indagine qualitativa, il che significa che si è andati a fondo, parlando con le persone per capire davvero cosa ne pensano.
Ma cosa dicono queste linee guida canadesi?
In sostanza, suggeriscono tre limiti da rispettare contemporaneamente per mantenere il gioco a un livello di rischio basso:
- Non scommettere più dell’1% del reddito familiare annuo lordo al mese.
- Non giocare più di 4 giorni al mese.
- Evitare di giocare regolarmente a più di 2 tipi di giochi d’azzardo.
Inoltre, sottolineano che queste regole potrebbero non valere per persone con problemi di ansia, depressione, abuso di alcol o droghe, o con una storia familiare di dipendenze. Insomma, un approccio basato su dati e studi, simile a quello che già conosciamo per l’alcol o il fumo. L’idea è dare parametri chiari, non solo vaghi slogan come “gioca responsabilmente”.
L’indagine in Finlandia: cosa ne pensano le persone?
Per capire se queste LRGG potessero “attecchire” in Finlandia, i ricercatori hanno organizzato 13 focus group, coinvolgendo 37 persone (23 donne e 14 uomini) appartenenti a diverse categorie:
- Giocatori a basso rischio o senza rischio.
- Persone con esperienze passate di gioco problematico.
- Familiari preoccupati per persone con problemi di gioco.
- Giocatori professionisti.
- Assistenti sociali e operatori sanitari.
Un bel mix di prospettive! L’obiettivo era capire come questi diversi gruppi percepissero e accettassero le raccomandazioni canadesi. E i risultati sono stati davvero interessanti.
Soldi, soldi, soldi: quanto è troppo secondo i finlandesi?
La prima linea guida, quella sull’1% del reddito familiare annuo lordo, ha fatto storcere un po’ il naso. Il concetto di “reddito familiare” è risultato un po’ estraneo. Qui in Finlandia, siamo più abituati a pensare al reddito personale, anche perché il sistema fiscale si basa su quello individuale e c’è un’alta partecipazione femminile al mondo del lavoro. L’idea di un budget familiare condiviso per il gioco sembrava strana, quasi come se si potesse usare i soldi del partner. Molti hanno sottolineato che si gioca con “i propri soldi”.
Inoltre, è emersa forte la necessità di considerare il reddito al netto delle tasse e delle spese fisse (affitto, mutuo, ecc.). Avere un reddito alto non significa automaticamente avere più soldi “liberi” se anche le spese sono elevate. E poi, perché parlare di reddito annuo? Molto più intuitivo ragionare sul reddito mensile, quello che tutti conoscono bene. La percentuale suggerita? Si è discusso tra l’1% e il 10%, ma senza un vero consenso. L’idea prevalente è stata: limita il gioco a una percentuale fissa del tuo reddito personale mensile netto, dopo aver pagato le spese essenziali.

Quante volte giocare? Meglio la settimana del mese
Anche la seconda regola (“non più di 4 giorni al mese”) è stata rivista. I partecipanti finlandesi preferivano un limite settimanale, tipo una o due volte a settimana. È venuto fuori spesso l’esempio della lotteria del sabato sera, una tradizione ben radicata.
Ma non solo. Molti hanno sollevato un punto non considerato dalle linee guida originali: la durata delle sessioni di gioco. Giocare una volta a settimana per 12 ore di fila è peggio che giocare un po’ ogni giorno? Secondo i partecipanti, limitare anche la durata aiuterebbe a evitare “fraintendimenti intenzionali”. Certo, si è riconosciuto che dipende dal gioco: con alcuni si possono perdere fortune in pochi secondi, con altri (tipo la lotteria) è difficile “rimanere bloccati” per ore. Quindi, la proposta finlandese è: limita il numero e la durata delle sessioni di gioco settimanali.
Tutti i giochi sono uguali? Non proprio…
La terza linea guida (“non più di due tipi di giochi regolarmente”) è stata accolta con più consenso, ma con una precisazione importante. Più che il numero di giochi, conta la loro pericolosità. I partecipanti hanno identificato chiaramente i giochi più rischiosi: i casinò online (soprattutto quelli veloci) e le slot machine fisiche (le famose EGM che si trovano ovunque, persino nei supermercati – cosa che stupisce gli stranieri!).
Le lotterie, invece, sono state viste come il prodotto a minor rischio, quasi un’abitudine innocua, un “prodotto di consumo come il latte”, tanto da normalizzare il gioco stesso. Molti hanno la loro “droga preferita”, un gioco specifico su cui si concentrano. Quindi, limitare il numero di tipi di gioco sembrava meno rilevante. La proposta emersa è stata: evita di giocare regolarmente alle forme di gioco più dannose, come i casinò online. Qualcuno ha anche suggerito di evitare di giocare nei luoghi di spesa quotidiana, come i supermercati, per rompere l’abitudine.
Casi particolari e consigli extra “Made in Finland”
I partecipanti erano d’accordo con le raccomandazioni aggiuntive delle LRGG (evitare il gioco se si hanno problemi di salute mentale, dipendenze, ecc.). Anzi, hanno aggiunto parecchi suggerimenti!
- Evitare assolutamente di giocare sotto l’effetto di alcol o droghe, anche senza avere una dipendenza specifica.
- Non giocare se si hanno debiti o se il gioco può causare difficoltà finanziarie. Mai chiedere prestiti per giocare!
- Chi ha un reddito molto basso (es. sussidi sociali) dovrebbe astenersi completamente.
- Considerare fattori di rischio come tratti di personalità (impulsività, ricerca del brivido) o specifiche condizioni mediche (es. disturbo bipolare).
- Una regola d’oro: mai giocare per recuperare le perdite.
- Se una persona cara (CSO – Concerned Significant Other) esprime preoccupazione, è un campanello d’allarme da non ignorare.

Come dirlo alla gente? Chiarezza e canali giusti
Ok, le regole ci sono (o quasi), ma come comunicarle? I partecipanti hanno dato feedback anche su questo. I poster usati nello studio, traduzione di quelli canadesi, sono stati giudicati da alcuni chiari, da altri troppo pieni di testo. “Se fosse alla fermata dell’autobus, ne passerebbero cinque prima di finire di leggerlo!”, ha detto qualcuno. Meno testo, più immediatezza.
La tabella con gli esempi di reddito e spesa massima? Utile per alcuni, problematica per altri: potrebbe essere interpretata come un “via libera” a giocare fino a quella cifra, un po’ come succede con i limiti per l’alcol (“Ho bevuto solo 11 birre, il limite è 12, quindi non ho problemi!”).
Dove diffondere queste linee guida? I canali suggeriti sono stati quelli “istituzionali”: sanità pubblica, medicina del lavoro, servizi sociali. Ma anche vicino alle macchinette, nei centri di aiuto, sui social media (anche se meno menzionati) e persino nelle scuole, per educare i giovani prima che inizino a giocare. E la responsabilità? Molti l’hanno attribuita ai fornitori di gioco, che potrebbero mostrare le linee guida, magari con pop-up durante le sessioni.
La sfida più grande: “Ma queste regole non sono per me!”
Ed eccoci al nodo cruciale, la vera sfida emersa da questo studio. Praticamente tutti i partecipanti, pur riconoscendo l’utilità delle linee guida, pensavano che fossero rivolte a qualcun altro.
Chi aveva avuto problemi di gioco le vedeva adatte a chi gioca poco. Chi giocava poco le riteneva pensate per chi ha problemi. Nessuno si sentiva veramente il “bersaglio” di queste raccomandazioni.
Questo è un problema enorme! Se le persone non si riconoscono come destinatarie del messaggio, le linee guida rischiano di rimanere lettera morta. È come se tutti dicessero: “Sì, ottima idea, ma io non ne ho bisogno”. Questo atteggiamento di “distanziamento” è un ostacolo noto nella comunicazione sulla salute pubblica.
Tiriamo le somme: cosa ci portiamo a casa?
Questo studio finlandese ci dice che le Linee Guida Canadesi per il Gioco a Basso Rischio (LRGG) sono una base utile, ma non possono essere importate così come sono. Servono degli adattamenti culturali importanti:
- Focalizzarsi sul reddito personale mensile netto (dopo tasse e spese fisse).
- Dare limiti settimanali di frequenza e aggiungere un limite sulla durata delle sessioni.
- Spostare l’attenzione dal numero di giochi alla pericolosità, consigliando di evitare quelli più dannosi.
Ma la lezione più importante è un’altra: bisogna comunicare in modo chiarissimo che queste linee guida sono per TUTTI coloro che giocano, non solo per chi ha già problemi. Solo così potranno davvero aiutare le persone a mantenere il controllo e a giocare, se scelgono di farlo, senza rovinarsi. È una sfida comunicativa, ma fondamentale per far sì che queste preziose indicazioni non restino solo sulla carta.

Fonte: Springer
