Libertà e Pandemia: Quando Esprimersi Liberamente (Forse) Aiuta a Sconfiggere il Virus
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi ha fatto riflettere parecchio, un tema che tocca corde profonde: il legame tra la libertà – quella di esprimerci, quella di fare ricerca – e la diffusione di una pandemia come il COVID-19. Sembra strano, vero? Eppure, seguitemi in questo ragionamento.
Un Mondo Iperconnesso di Fronte a una Crisi Globale
Ricordo bene il 2020. Il COVID-19 è piombato sulle nostre vite come un fulmine a ciel sereno, ma in un contesto totalmente inedito: una società iperconnessa, dove le notizie (e le paure) viaggiavano alla velocità della luce. Per la prima volta nella storia, potevamo vedere in tempo reale cosa succedeva dall’altra parte del mondo. Questa globalizzazione, come è stato poi confermato, ha giocato un ruolo enorme sia nella diffusione del virus sia nelle risposte politiche adottate.
In quei primi mesi terribili, prima dell’arrivo dei vaccini, l’unica arma che avevamo erano gli Interventi Non Farmaceutici (NPI): mascherine, distanziamento, lockdown. Misure che, diciamocelo, funzionano davvero solo se la gente decide di seguirle. Imporle con la forza su intere popolazioni, specialmente nelle nostre società occidentali che tutelano le libertà civili, è praticamente impossibile.
Il Dilemma della Comunicazione: Fiducia vs. Controllo
Qui entra in gioco la comunicazione. I governi di tutto il mondo si sono trovati di fronte a una sfida enorme: convincere milioni di persone ad adottare comportamenti nuovi e spesso scomodi. La narrazione della pandemia è diventata cruciale. Come comunicare il pericolo senza scatenare il panico? Come promuovere le buone pratiche?
Alcuni hanno pensato che i regimi autoritari fossero più efficaci, capaci di imporre le regole con pugno di ferro. Ma siamo sicuri sia andata così? Diverse analisi suggeriscono che la presunta “efficienza” di certi regimi fosse più legata alla mancanza di trasparenza e alla manipolazione dei dati che a un reale successo nel contenimento. Pensate a paesi che dichiaravano zero casi… difficile crederci, no?
Il problema è che la mancanza di trasparenza può essere un boomerang. Se la gente percepisce una discrepanza tra la realtà vissuta e quella raccontata dai media ufficiali, finisce per non credere più a nulla, nemmeno alle indicazioni sanitarie utili.
Libertà di Espressione: Un’Arma a Doppio Taglio?
E qui arriviamo al cuore della questione. Cosa succede nelle società dove la libertà di espressione è garantita? Da un lato, si potrebbe pensare che cittadini più informati e consapevoli siano più propensi a seguire le indicazioni, comprendendone la necessità. La libertà di discutere, criticare e informarsi da fonti diverse potrebbe generare una maggiore fiducia nelle istituzioni (se queste agiscono in modo trasparente) e quindi una maggiore adesione volontaria agli NPI. In questo scenario, la libertà di espressione diventerebbe un’alleata nella lotta al virus.
Ma c’è un “ma”, grosso come una casa. La libertà di espressione significa anche meno controllo sui contenuti. E durante la pandemia abbiamo assistito a un fenomeno preoccupante, definito dall’OMS “infodemia“: un’ondata di informazioni, spesso false o fuorvianti, che ha invaso i social e non solo, generando confusione, sfiducia nelle autorità sanitarie e promuovendo comportamenti pericolosi. Chi non ricorda le teorie più strampalate su cure miracolose o complotti vari? In questo caso, la libertà di espressione potrebbe aver peggiorato le cose, alimentando la diffusione del virus.
Quindi, qual è l’effetto netto? La libertà di espressione aiuta o ostacola la gestione di una pandemia? Bella domanda. La teoria ci offre due scenari opposti. Per capirci qualcosa di più, bisognava guardare ai dati.

Il Ruolo della Libertà Accademica: Scienza Indipendente e Fiducia Pubblica
Un caso particolare di libertà è quella accademica. Ricordate i virologi diventati improvvisamente star televisive? Figure come Anthony Fauci negli USA, o i nostri “viro-star” in Italia, hanno avuto un ruolo centrale nel comunicare la scienza al grande pubblico. La loro credibilità, però, poggia su un presupposto fondamentale: l’indipendenza.
La libertà accademica è proprio questo: il diritto di ricercatori e docenti di insegnare, imparare e fare ricerca senza interferenze esterne, politiche o economiche. Come sottolineava Max Weber più di un secolo fa, una scienza che risponde solo ai “piani alti” perde la sua essenza. Se il pubblico percepisce che gli esperti non sono liberi, ma rispondono a interessi di parte, perché dovrebbe fidarsi dei loro consigli? Indossare una mascherina, lavarsi le mani, evitare assembramenti… sono pratiche che abbiamo adottato (o rifiutato) anche in base alla fiducia che riponevamo in chi ce le suggeriva.
Quindi, si potrebbe ipotizzare che una maggiore libertà accademica si traduca in una scienza più credibile e, di conseguenza, in una maggiore adesione della popolazione alle misure sanitarie.
Anche qui, però, c’è l’altra faccia della medaglia. Qualcuno potrebbe obiettare che troppa libertà accademica possa portare a ricerche superficiali, a pubblicazioni di scarsa qualità o addirittura a conclusioni errate, minando la fiducia nella scienza stessa.
Insomma, sia per la libertà di espressione generale che per quella accademica, l’impatto sulla pandemia non era affatto scontato.
Cosa Dicono i Numeri? La Nostra Indagine
Spinti da queste domande (La libertà di informazione ha ridotto o aumentato i contagi? E la libertà accademica?), abbiamo deciso di indagare. Abbiamo raccolto dati su 157 paesi, concentrandoci sulla prima ondata del 2020, quando gli NPI erano l’unica difesa. Abbiamo considerato i casi giornalieri di COVID-19 (corretti per popolazione), la severità degli NPI adottati, indici specifici per misurare la libertà di espressione (incluso uno che considera le fonti alternative di informazione) e la libertà accademica, oltre a variabili di controllo come il PIL pro capite, la densità di popolazione, l’aspettativa di vita e il livello di democrazia (per tenere conto delle differenze nella qualità dei dati).
Abbiamo usato modelli statistici chiamati “modelli ibridi”, che ci permettono di stimare l’effetto di variabili che non cambiano nel tempo (come gli indici di libertà, misurati nel 2019 per evitare causalità inversa) tenendo conto delle specificità di ogni paese e dell’evoluzione giornaliera della pandemia. Sappiamo che usare i casi giornalieri ha dei limiti (test, asintomatici, manipolazioni), ma ci è sembrata l’opzione migliore per cogliere l’impatto diretto del rispetto (o meno) degli NPI. È importante sottolineare che il nostro è uno studio osservazionale: troviamo associazioni, non possiamo stabilire una causalità diretta con certezza matematica, ma i risultati sono decisamente interessanti.

I Risultati: Libertà Fa Rima con Meno Contagi?
E qui viene il bello. I risultati delle nostre analisi suggeriscono una tendenza chiara: i paesi con maggiori livelli di libertà di espressione e di libertà accademica hanno registrato, a parità di altre condizioni (inclusa la severità degli NPI), meno casi giornalieri di COVID-19 durante la prima ondata.
Sì, avete capito bene. Sembra che l’effetto positivo della fiducia e della comunicazione trasparente, favorito da queste libertà, abbia prevalso sull’effetto negativo della disinformazione.
- Un punto in più nell’indice di Libertà di Espressione corrispondeva a circa 9.8 casi giornalieri in meno per milione di abitanti.
- Un punto in più nell’indice di Libertà Accademica corrispondeva a circa 1.6 casi giornalieri in meno per milione di abitanti.
Questi numeri possono sembrare piccoli, ma ricordiamoci la crescita esponenziale del virus: pochi casi in meno ogni giorno possono fare una differenza enorme nel lungo periodo.
È interessante notare che l’indice di libertà di espressione che teneva conto anche delle fonti alternative di informazione mostrava un effetto positivo leggermente inferiore. Questo potrebbe suggerire che, sebbene la libertà sia benefica, un eccesso di fonti non controllate possa effettivamente alimentare un po’ l’infodemia, smorzando leggermente l’effetto positivo complessivo.
Abbiamo fatto anche dei test di robustezza, usando filtri statistici (come il filtro di Hamilton) per ripulire i dati da eccessive fluttuazioni giornaliere e usando un indice alternativo per la libertà di espressione (il BTI): i risultati principali sono rimasti solidi.
Cosa Ci Portiamo a Casa?
Questa analisi ci dice che, almeno nella prima fase della pandemia COVID-19, la libertà di espressione e quella accademica non sono state nemiche della salute pubblica, anzi. Sembrano aver giocato un ruolo positivo nel mitigare la diffusione del virus, probabilmente perché hanno favorito una comunicazione più efficace e rafforzato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nelle raccomandazioni sanitarie, portando a una maggiore adesione agli NPI.
Questo ha implicazioni importanti per i decisori politici. Quando si pianificano risposte a crisi sanitarie future, considerare il livello di libertà di un paese è fondamentale. Promuovere la trasparenza, proteggere la libertà di stampa e garantire l’indipendenza della ricerca scientifica potrebbero non essere solo principi democratici fondamentali, ma anche strategie efficaci per la salute pubblica. Organismi internazionali come l’OMS dovrebbero tenerne conto nel coordinare risposte globali.
Certo, il nostro studio ha dei limiti (è osservazionale, i dati non sono perfetti, potremmo aver tralasciato qualche variabile). Serviranno altre ricerche per confermare questi legami e capire meglio i meccanismi causali. Ad esempio, sarebbe interessante studiare il rapporto tra queste libertà e i tassi di vaccinazione, o l’impatto sulla salute mentale durante una pandemia, o ancora come influenzano la diffusione della disinformazione.

Ma il messaggio che emerge è potente: in tempi di crisi, la libertà e la fiducia potrebbero essere risorse preziose, non ostacoli da rimuovere. Forse, per combattere un virus che si diffonde attraverso le interazioni sociali, la capacità di parlare, informarsi e fidarsi liberamente è più importante di quanto pensassimo.
Fonte: Springer
