Fotografia realistica di un'aula universitaria moderna e luminosa, vista dall'alto. Alcuni studenti sono presenti fisicamente, seduti ai banchi, mentre uno schermo mostra altri studenti che partecipano online. Obiettivo grandangolare 24mm, luce naturale diffusa, focus nitido su tutta la scena per mostrare l'ambiente ibrido.

Università Post-Covid: Meglio in Aula o Online? Le Scelte degli Studenti e l’Impatto sui Voti

Ragazzi, diciamocelo, la pandemia ha rimescolato le carte in tavola un po’ per tutti, e il mondo dell’università non fa eccezione. Ricordate i giorni bui del lockdown, con le lezioni seguite a fatica dallo schermo del PC in pigiama? Bene, quei tempi sembrano lontani, ma hanno lasciato un’eredità importante: la flessibilità. Oggi, in molte università tecniche, come la prestigiosa ETH di Zurigo oggetto di uno studio recente, noi studenti abbiamo molta più scelta su come seguire i corsi. Possiamo andare fisicamente in aula, collegarci in diretta streaming oppure guardarci le registrazioni quando ci fa più comodo. Una vera rivoluzione, no?

Ma la domanda sorge spontanea: con tutta questa libertà, come scegliamo? E soprattutto, questa scelta influisce sui nostri sudatissimi voti d’esame? Beh, mettetevi comodi, perché i risultati di questa ricerca sono davvero interessanti e, per certi versi, sorprendenti.

Il Ritorno in Aula: Cosa Ci Spinge Davvero?

All’inizio, subito dopo le fasi più acute della pandemia (parliamo della primavera 2022), le scelte erano ancora un po’ condizionate. Magari avevamo lasciato l’appartamento in città e il viaggio era diventato infinito, oppure c’era ancora un po’ di timore per gli assembramenti o la paura di beccarsi il virus. Insomma, non sceglievamo solo in base a come pensavamo di imparare meglio.

Ora, però, le cose sono cambiate (lo studio si riferisce all’autunno 2023). Molte di quelle costrizioni sono venute meno, ma le opzioni online e ibride sono rimaste. Cosa ci fa decidere, allora? Sembra che un fattore chiave sia l’interattività. Avete presente quelle lezioni dove il prof fa domande, usa le clicker questions, ci fa lavorare in gruppo? Ecco, pare che questo tipo di approccio sia quasi altrettanto efficace nel riportarci in aula quanto… beh, quanto togliere del tutto le alternative online! Fa riflettere, vero?

D’altra parte, perché molti di noi scelgono ancora di restare a casa o di guardare le registrazioni? I motivi sono i più vari:

  • Orari impossibili: Lezioni che si sovrappongono, impegni di lavoro, orari che semplicemente non si incastrano con la nostra vita. Le registrazioni diventano la nostra salvezza.
  • Comodità e tempo: Chi vive lontano sa di cosa parlo. Evitare ore di viaggio è un lusso che le lezioni online ci concedono.
  • Imparare al proprio ritmo: Poter mettere in pausa, riascoltare un passaggio complicato, prendere appunti con calma… per molti è impagabile, specialmente per materie toste.
  • Ambiente più tranquillo: Aule affollate e rumorose non sono per tutti. C’è chi, magari per sensibilità particolari come l’autismo, si concentra decisamente meglio nel silenzio della propria stanza.
  • Efficienza: A volte le slide sono così complete o le registrazioni così ben fatte che seguirle da remoto diventa semplicemente il modo più efficiente per gestire il carico di studio.

Ma allora, chi torna in aula perché lo fa? Anche qui, le ragioni sono forti:

  • Capire e concentrarsi meglio: Essere lì, presenti, aiuta molti a mantenere alta l’attenzione e a cogliere sfumature che online si perderebbero. Si evita la tentazione di mettere in pausa ogni due minuti per prendere appunti perfetti, concentrandosi sull’essenziale.
  • Interazione e coinvolgimento: Fare domande al volo, discutere con i compagni, partecipare attivamente (magari proprio con quelle clicker questions!)… l’aula ha una marcia in più da questo punto di vista. E diciamocelo, imparare insieme è più divertente!
  • Disciplina e struttura: Andare a lezione dà un ritmo, una routine. Aiuta a non restare indietro e a sentirsi più “sul pezzo”. La tentazione di rimandare o distrarsi è minore.
  • Mancanza di alternative: A volte, semplicemente, non ci sono registrazioni o dirette streaming. O si va, o si salta.
  • Professori coinvolgenti: Ci sono docenti che hanno un vero talento nel rendere appassionante anche la materia più ostica. Seguirli dal vivo diventa un piacere.

Fotografia realistica che cattura l'atmosfera di un'aula universitaria durante una lezione interattiva. Studenti attenti, alcuni con laptop aperti, altri prendono appunti a mano. Il professore è vicino alla lavagna, gesticolando. Luce mista, naturale dalle finestre e artificiale. Obiettivo zoom 35mm, profondità di campo media per includere sia gli studenti in primo piano che il docente.

La Modalità di Frequenza Influenza i Voti? La Risposta che Non Ti Aspetti

E arriviamo al dunque: frequentare in presenza, online o riguardare le registrazioni cambia qualcosa all’esame? Tenetevi forte: pochissimo. Sembra incredibile, ma lo studio conferma quello che altre ricerche avevano già suggerito. La modalità con cui seguiamo le lezioni, di per sé, ha una correlazione molto debole con il voto finale.

Cosa conta davvero, allora? Molto di più contano il nostro atteggiamento, l’interesse che abbiamo per la materia e, soprattutto, come lavoriamo sui contenuti. Siamo noi a fare la differenza, non tanto il “dove” o il “come” riceviamo le informazioni. Se siamo curiosi, se ci sforziamo di capire i concetti, se colleghiamo le idee tra diverse materie, allora i risultati arrivano.

Certo, l’interattività in aula (discussioni, lavori di gruppo) sembra avere un effetto positivo sulla capacità di spiegare i concetti e sulla loro memorizzazione a lungo termine, ma l’impatto diretto sul voto d’esame è meno marcato. Questo potrebbe dipendere anche da come vengono valutati gli esami (spesso con la “curva”, che adatta i voti alle aspettative generali del corso).

Il Pericolo della “Fase di Studio” Prolungata

Un aspetto molto particolare emerso dallo studio riguarda il sistema dell’ETH di Zurigo (e forse comune ad altre realtà europee): spesso c’è un lungo periodo tra la fine delle lezioni e gli esami veri e propri. Una “fase di apprendimento” di diverse settimane in cui dovremmo consolidare tutto. Bene, indovinate un po’? Chi passa troppo tempo a prepararsi in questa fase (parliamo di più di una settimana per esame, a volte anche più di 10 giorni!) tende ad avere voti peggiori e tassi di bocciatura più alti.

Sembra controintuitivo, ma potrebbe indicare che chi si riduce all’ultimo, magari confidando nel “bulimic learning” (studiare tutto insieme prima dell’esame per poi dimenticarsene), o chi ha accumulato lacune durante il semestre, non riesce a recuperare efficacemente. Lo studio suggerisce che concentrarsi sull’apprendimento durante il semestre, seguendo le lezioni (in qualsiasi modalità!) e rimanendo al passo, sia associato a risultati migliori rispetto alle full immersion pre-esame.

Fotografia dall'alto di una scrivania disordinata ma produttiva di uno studente durante la sessione d'esami. Libri aperti, evidenziatori, laptop con grafici, fogli sparsi con formule. Illuminazione notturna da lampada da tavolo. Obiettivo 24mm, messa a fuoco nitida su tutta l'area di lavoro per trasmettere l'intensità dello studio.

Identikit dello Studente Post-Covid: I 5 Cluster

Analizzando le risposte, i ricercatori hanno identificato cinque “tipi” di studenti, con approcci e risultati diversi:

1. I “Flessibili” (Focus sulla preparazione pre-esame): Poca presenza in aula, molto uso di registrazioni. Tempo di preparazione nella media (circa 7.5 giorni/esame). Voti medi, tasso di bocciatura intorno al 9-10%. Cercano soprattutto comodità e flessibilità.
2. I “Presenti” (Focus sulle lezioni live in campus): Molta presenza in aula, poco uso di registrazioni o online. Tempo di preparazione sotto la media (circa 5.6 giorni/esame). Sono quelli con i voti mediamente più alti e il tasso di bocciatura più basso (8-9%)! Spesso scelgono l’aula per l’interazione o perché non ci sono alternative.
3. I “Disciplinati” (Focus su presenza + lunga preparazione): Molta presenza in aula, ma anche tempo di preparazione altissimo (oltre 10 giorni/esame!). Sorprendentemente, hanno voti mediamente più bassi e un tasso di bocciatura elevato (13-15%)! Forse la disciplina in aula non basta se l’apprendimento non è efficace, e la lunga preparazione non compensa.
4. Gli “Equilibrati” (Focus sull’apprendimento durante il semestre): Presenza sia in aula che online, poco uso di registrazioni. Tempo di preparazione molto basso (circa 4.7 giorni/esame). Hanno ottimi risultati, simili ai “Presenti”, con voti alti e bassi tassi di bocciatura (9-10%). Sembra la strategia più efficace: seguire attivamente durante il semestre paga.
5. I “Comodisti” (Focus su flessibilità e convenienza): Poca presenza in aula, molto uso di online e registrazioni. Tempo di preparazione leggermente sopra la media (circa 8.4 giorni/esame). Sono il gruppo con i risultati peggiori: voti mediamente più bassi e tasso di bocciatura più alto (16-21%!). La flessibilità è utile, ma affidarsi troppo alle modalità asincrone senza un impegno costante sembra rischioso.

Questi cluster ci dicono che non esiste una formula magica uguale per tutti, ma anche che alcune strategie sembrano decisamente più rischiose di altre. La flessibilità è un’opportunità, ma va gestita con consapevolezza.

Quindi, Che Fare?

Se sei uno studente, il messaggio sembra chiaro: più che preoccuparti di *dove* segui la lezione, concentra le tue energie su *come* la segui. Sii attivo, interessato, cerca di capire a fondo, collega i concetti. E cerca di stare al passo durante il semestre, piuttosto che affidarti a maratone di studio dell’ultimo minuto. La presenza in aula può aiutare per la disciplina e l’interazione, ma se scegli l’online, fallo in modo attivo e costante.

Se sei un docente, la sfida è rendere le lezioni in presenza così coinvolgenti e interattive da offrire un valore aggiunto che le registrazioni non possono dare. Clicker questions, discussioni, lavori di gruppo: tutto ciò che rende la lezione un’esperienza viva può fare la differenza. Ma allo stesso tempo, riconoscere che la flessibilità è un’esigenza reale per molti studenti è fondamentale. Trovare un equilibrio, magari con approcci ibridi ben progettati, potrebbe essere la chiave.

Insomma, il panorama universitario sta cambiando. La tecnologia ci offre strumenti potenti, ma alla fine, come sempre, siamo noi studenti, con il nostro impegno e la nostra curiosità, a determinare il successo del nostro percorso.

Fonte: Springer

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