Legno di Recupero in Edilizia: Sveliamo Barriere e Soluzioni dal Modello Finlandese!
Ammettiamolo, il legno nell’edilizia è una meraviglia. Caldo, versatile, sostenibile… o almeno, potrebbe esserlo ancora di più se imparassimo a dargli una seconda, terza, quarta vita! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio, un po’ come farebbe un esploratore curioso, nel mondo del legno di recupero. E per farlo, sbirciamo cosa succede in Finlandia, un paese che di foreste se ne intende, ma che, un po’ a sorpresa, sul riutilizzo del legno da costruzione ed demolizione (CeD) è ancora ai blocchi di partenza.
L’Unione Europea spinge forte sull’acceleratore dell’economia circolare, e il legno, pensate un po’, è tra i materiali da costruzione con la maggiore capacità di essere riutilizzato. Eppure, in Finlandia, la maggior parte del legno recuperato dalle costruzioni finisce… incenerito per produrre energia. Un vero peccato, no? È come avere un tesoro e usarlo per accendere il fuoco.
Studi recenti, come quello che ha ispirato questo mio racconto, ci dicono che per sbloccare il potenziale del legno di recupero serve un vero e proprio “ecosistema di business”. Un po’ come in natura, dove ogni elemento ha un ruolo, anche qui servono attori diversi che collaborino. Ma quali sono questi attori? E quali ostacoli trovano sulla loro strada? E, soprattutto, quali soluzioni possiamo immaginare? Allacciate le cinture, perché stiamo per scoprirlo!
L’Ecosistema del Legno di Recupero: Chi C’è (e Chi Manca Davvero?)
Immaginatevi il ciclo di vita di un edificio: dalla progettazione alla demolizione. In ogni fase, ci sono figure chiave. Lo studio finlandese ha messo sotto la lente architetti, progettisti, finanziatori, investitori immobiliari, imprese di costruzione, sviluppatori e appaltatori. Loro sono il cuore pulsante, soprattutto nelle fasi iniziali e costruttive. Poi ci sono gli attori “estesi”: produttori di materiali, rivenditori, aziende di gestione dei rifiuti, manutentori immobiliari e imprese di demolizione o, meglio ancora, di “decostruzione” (che è un modo più intelligente di smontare, pensando al riuso).
Tutto bello, direte voi. Ma la ricerca ha evidenziato anche delle assenze pesanti. Per esempio, mancano organizzazioni che monitorino i prodotti in legno di recupero, a qualsiasi livello. E, udite udite, in Finlandia non esiste un vero e proprio deposito centrale per il legno di recupero! Sarebbe fondamentale, un po’ come una biblioteca dei materiali, per facilitarne l’utilizzo su larga scala. Mancano anche società di consulenza specializzate proprio sul legno di recupero, figure che potrebbero aiutare a valorizzarlo, selezionarlo, standardizzarlo e garantirne la qualità. Insomma, l’orchestra c’è, ma mancano alcuni strumenti e forse anche qualche direttore d’orchestra specializzato.

Le Barriere Insormontabili? Non Proprio, Ma Toste Sì!
Passare da un’economia lineare (prendi-produci-usa-getta) a una circolare non è una passeggiata. Lo studio finlandese, basandosi su interviste e workshop con esperti, ha identificato quattro categorie principali di ostacoli. Tenetevi forte:
- Barriere di Mercato: Qui casca l’asino, o meglio, il legno. Il problema numero uno? Il prezzo bassissimo del legno vergine. Se il legno nuovo costa poco, perché sbattersi per recuperare quello vecchio, che magari richiede più lavoro? La Finlandia, con le sue immense risorse forestali, ha legno vergine di alta qualità a bizzeffe. Questo, paradossalmente, frena l’interesse per il recupero. L’industria forestale ha una posizione fortissima e, diciamocelo, il legno da cantiere viene visto quasi come materiale di serie B, buono solo per bruciare. Manca una vera domanda industriale per il legno di recupero e, come se non bastasse, incenerirlo costa pochissimo ed è la via più facile. Poi c’è il costo della manodopera: selezionare, pulire, stoccare il legno di recupero richiede più lavoro manuale, e il lavoro costa.
- Barriere Culturali: C’è una sorta di “mentalità dell’abbondanza”: il legno c’è sempre stato, perché preoccuparsi? Molte imprese edili vedono la circolarità solo come un costo aggiuntivo e preferiscono la “sicurezza” del materiale vergine. L’industria delle costruzioni, non solo in Finlandia, è spesso conservatrice, restia al cambiamento e un po’ diffidente verso le innovazioni. Ci sono paure e pregiudizi: il legno recuperato sarà sicuro? Non conterrà sostanze tossiche? E poi, diciamocelo, c’è scetticismo: la gente vorrà davvero vivere in una casa fatta con “legno di scarto”? (Spoiler: in altri paesi, come la Danimarca, progetti simili sono un successone!). Manca una visione chiara sulla sostenibilità che vada oltre il “business as usual”.
- Barriere Normative: Le leggi, a volte, invece di aiutare, complicano. La legislazione finlandese è descritta come rigida e poco incline a favorire il legno di recupero. Gli standard di qualità sono pensati per il legno vergine, e questo taglia fuori molto materiale recuperato. Addirittura, il legno da un cantiere, anche se tecnicamente riutilizzabile, viene classificato come “rifiuto” e servono permessi speciali per usarlo. Mancano anche incentivi, come sgravi fiscali, per chi sceglie il recupero.
- Barriere Tecnologiche: Nonostante tutto, c’è una scarsa conoscenza del potenziale di circolarità del legno. Si potrebbero produrre materiali compositi innovativi (come il CLST, Cross-Laminated Secondary Timber), ma in Finlandia pochi sanno cosa sia. C’è resistenza verso tecnologie come l’edilizia modulare, che faciliterebbe il disassemblaggio e il riuso. E poi, la forte domanda di legno per gli impianti di cogenerazione (calore ed energia) sottrae materiale al recupero edilizio. Manca un sistema di classificazione del legno di recupero pensato per il riuso, non solo per l’energia.

Sembra un quadro un po’ fosco, vero? Ma non disperiamo, perché dove ci sono problemi, ci sono anche menti brillanti al lavoro per trovare soluzioni!
Idee Brillanti e Soluzioni Esistenti (e Quelle che Servono!)
Nonostante le difficoltà, qualcosa si muove. In Finlandia, sono nate piattaforme online, dei veri e propri marketplace virtuali, per scambiare materiali da costruzione, legno incluso. Alcune sono gestite da enti statali, altre da progetti regionali. Con la nuova Legge sulle Costruzioni finlandese (in arrivo nel 2025), diventerà obbligatorio segnalare i materiali demoliti, e app digitali aiuteranno a mappare cosa c’è negli edifici, facilitando l’inserimento dei materiali riutilizzabili in questi mercati.
Ci sono anche iniziative più “fisiche”, come piccole “biblioteche dei materiali riciclati” dove progettisti e designer possono toccare con mano i materiali prima di usarli. La città di Helsinki, ad esempio, ha creato un forum per attori pubblici e privati interessati all’economia circolare nell’edilizia, con webinar, risorse online ed eventi. Esistono anche reti informali di aziende specializzate nel restauro e riuso di materiali lignei, veri e propri “registri di esperti”.
E guardando fuori dai confini? In Belgio, a Lovanio, la “Materials Bank” si concentra sul legno ma include anche altri materiali. È un luogo fisico con tanto di falegnameria per lavorare il legno recuperato. A Bergen, in Norvegia, un progetto scolastico sperimenta lo smontaggio di vecchie case in tronchi per riutilizzarne i componenti. A Oslo, un magazzino fisico, “Sirksentral”, offre stoccaggio intermedio per il legno di recupero, aumentandone la disponibilità. In Svizzera, i “cacciatori di componenti di Basilea” cercano letteralmente materiali riciclabili negli edifici in demolizione.
Ma cosa serve ancora? Dai workshop sono emerse idee preziose:
- Creare più interazione: Demolitori e progettisti devono parlarsi! Serve una piattaforma di comunicazione, eventi, progetti pilota collaborativi. La circolarità richiede nuove forme di collaborazione.
- Il ruolo degli intermediari: Servono consulenti specializzati nel legno di recupero, che si occupino di valutazione, certificazione, logistica, stoccaggio. La digitalizzazione (come il BIM) è essenziale.
- Spazi di stoccaggio: Fondamentali! Pubblici o privati, ma servono luoghi dove conservare il legno in attesa di riutilizzo, magari con servizi di consulenza annessi.
- Partenariati Pubblico-Privato (PPP): Per sperimentazioni su larga scala, formazione per nuovi “mestieri circolari” (come la selezione o la rimozione dei chiodi dal legno recuperato, che potrebbero coinvolgere anche gruppi marginalizzati). Il public procurement con criteri di circolarità forti può dare una bella spinta.

Cosa Ci Insegna il Caso Finlandese? (E Perché Dovrebbe Interessarci)
La Finlandia, con la sua abbondanza di foreste e l’ambizione di guidare la bioeconomia circolare, si trova di fronte a un bivio interessante. Da un lato, la spinta a utilizzare le risorse forestali vergini; dall’altro, l’imperativo della circolarità. Questo studio ci mostra chiaramente il conflitto latente tra una bioeconomia basata sullo sfruttamento primario e un’economia circolare che punta al riuso.
Una delle scoperte più affascinanti, secondo me, è l’importanza di un approccio olistico, che guardi all’intero ciclo di vita dell’edificio e a tutti gli attori coinvolti. Non basta un singolo intervento; serve un cambio di paradigma. Bisogna sensibilizzare gli esperti sulle possibilità del riuso, rassicurarli sulla qualità e sicurezza dei materiali. Gli architetti devono conoscere meglio le opzioni di recupero, le imprese edili devono acquisire competenze sulla decostruzione e selezione, i gestori immobiliari devono considerare il legno di recupero per ristrutturazioni e manutenzioni. E gli investitori? Loro potrebbero giocare un ruolo chiave, spingendo per soluzioni più sostenibili.
Le soluzioni, poi, devono essere multi-sfaccettate. Armonizzare le normative è cruciale, perché può abbattere barriere di mercato, regolatorie e tecnologiche. Pensateci: se si eliminano gli incentivi all’incenerimento del legno e si promuove il suo recupero, il mercato cambia. Creare comunità e piattaforme di dialogo aiuta a superare le barriere culturali, come paure e pregiudizi, e a stimolare l’innovazione. Gli intermediari, con servizi di digitalizzazione, smistamento, pulizia e stoccaggio, possono facilitare enormemente l’adozione del legno di recupero.

Un altro punto che mi ha colpito è la necessità di “cambiare la retorica”. Smettiamola di chiamarlo “rifiuto”! Quel legno ha una storia, un valore. Magari con una carbonizzazione superficiale (una tecnica antica e affascinante), vecchie travi di supporto possono diventare splendidi pannelli di rivestimento, durevoli ed esteticamente unici. Dobbiamo vedere le opportunità di business, non solo i problemi.
E che dire del rilancio delle pratiche costruttive tradizionali? In Finlandia, le case in tronchi, per esempio, sono intrinsecamente pensate per il riuso e la riparazione dei singoli elementi. Il recupero del legno apre anche nuove prospettive occupazionali, ma serve formazione specifica.
Infine, il ruolo dei consumatori e degli investitori. Oggi siamo tutti più attenti alla sostenibilità, ma quando si tratta di investire cifre importanti, la qualità, l’innovazione, l’accessibilità economica e, perché no, il valore emotivo del legno recuperato devono essere competitivi. Il “green financing” potrebbe essere una leva potentissima, ma al momento, in Finlandia, sembra ancora un miraggio. Un partecipante a un workshop ha detto una frase emblematica: “Finanziare un edificio in legno di recupero è doloroso, pieno di lotte e punizioni… nessuno vuole farlo”. Dobbiamo invertire questa tendenza!

Certo, lo studio si concentra sulla Finlandia e il numero di intervistati e partecipanti ai workshop è limitato, quindi non possiamo generalizzare troppo. Ma le lezioni che ne traiamo sono preziose, non solo per i finlandesi, ma per chiunque abbia a cuore un’edilizia più sostenibile.
La strada per rendere il legno di recupero una prassi comune è ancora in salita, ma le ambizioni, le motivazioni e la volontà degli attori coinvolti saranno, secondo me, il vero motore del cambiamento. E con i giusti servizi di intermediazione – digitalizzazione, selezione, pulizia, stoccaggio – possiamo affrontare sia le sfide tecniche che quelle di mercato, trasformando l’esitazione in entusiasmo. Io ci credo, e voi?

Fonte: Springer
