Amici, Amanti e Vicini: Come le Relazioni Sociali Plasmano la Vita (e i Figli) delle Cince More
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me nel fitto dei boschi, precisamente a Wytham Woods, vicino Oxford, per spiare la vita sociale, a dir poco complessa, di uccellini affascinanti: le cince more (Parus major). Vi siete mai chiesti se anche per gli animali le amicizie, le relazioni di coppia o i rapporti di vicinato contino davvero qualcosa per il successo nella vita, tipo mettere su famiglia? Beh, la risposta, come abbiamo scoperto, è un sonoro “sì”, ma con delle sfumature davvero sorprendenti!
Un Mondo Sociale su Più Livelli
Vedete, noi esseri umani non siamo gli unici a vivere in società complesse. Molti animali, dalle scimmie agli elefanti, fino ai nostri piccoli amici piumati, intrattengono una rete di relazioni. Spesso pensiamo alla “socialità” come a un blocco unico, ma in realtà è fatta di tanti tipi diversi di legami. C’è il partner, ci sono i vicini di casa (o di nido!), i compagni con cui si va in giro a cercare cibo in inverno (i “compagni di stormo”), e persino quelli con cui si condivide lo stesso spazio, anche senza interagire direttamente (li chiameremo “associati spaziali”).
Nel nostro studio, ci siamo tuffati proprio in questo groviglio di relazioni nelle cince more. Questi uccellini sono fantastici soggetti di studio perché vivono in una società che potremmo definire “multi-livello”: hanno legami di coppia stabili durante la stagione riproduttiva, interagiscono con i vicini che difendono territori adiacenti, formano stormi mobili in inverno per cercare cibo e, ovviamente, si muovono nello stesso ambiente, incrociando altri individui. La domanda chiave era: come fanno questi diversi tipi di “amicizia” a influenzare, contemporaneamente, aspetti cruciali come quanti figli fanno, quando depongono le uova o quanto sono grandi le covate?
Spiare le Cince: Tecnologia e Pazienza
Per rispondere, abbiamo sfruttato i dati raccolti per anni a Wytham Woods, un vero laboratorio a cielo aperto. Grazie a inanellamenti, microchip (tag PIT, come quelli per cani e gatti!) e mangiatoie “intelligenti” dotate di antenne RFID, siamo riusciti a seguire gli spostamenti e le interazioni di centinaia di cince, sia durante la frenetica stagione degli amori primaverile, sia nel più tranquillo periodo invernale. Immaginatevi una sorta di “Grande Fratello” per uccellini, ma con finalità scientifiche!
Abbiamo monitorato le cassette nido per registrare la data di deposizione del primo uovo (un indicatore importante: prima depongono, meglio è, di solito!), la dimensione della covata (quante uova), il peso medio dei pulcini e, infine, il numero di piccoli che riuscivano effettivamente a lasciare il nido (gli “involati”). Questi sono tutti tasselli del grande puzzle del successo riproduttivo.
Poi, abbiamo analizzato i dati invernali per quantificare i diversi legami sociali di ogni cincia:
- Legame di coppia: Quanto erano “affiatati” i futuri partner durante l’inverno precedente?
- Legami con i vicini: Quanto interagivano in inverno con quelli che sarebbero diventati i loro vicini di territorio in primavera? (Abbiamo distinto tra vicini maschi e femmine, perché potevano avere effetti diversi).
- Legami di stormo: Con quanti altri uccelli interagivano negli stormi invernali (il loro “grado” sociale) e quanto erano forti questi legami in media?
- Associati spaziali: Quanto spesso si trovavano negli stessi luoghi nello stesso giorno, indipendentemente dal fatto che fossero nello stesso gruppo?
Infine, abbiamo considerato anche dove nidificavano e la qualità dell’habitat (quante querce c’erano, fondamentali per i bruchi di cui si nutrono i piccoli!) e la “densità” locale di altre cince. Perché, come vedremo, anche lo spazio conta!

Risultati Sorprendenti: Non Tutte le Amicizie Portano Fortuna (Allo Stesso Modo)
E qui arriva il bello! Analizzando i dati di 754 cince (parte di 377 coppie), abbiamo scoperto che i diversi tipi di legami sociali influenzano il successo riproduttivo in modi contrastanti. Non è un semplice “più amici hai, meglio stai”. È molto più sfumato.
L’Amore Paga (in Anticipo!)
La prima conferma, abbastanza intuitiva: le coppie che avevano un legame più forte durante l’inverno (passavano più tempo insieme, interagivano di più) tendevano a deporre le uova prima in primavera. Questo è un vantaggio notevole, perché permette di sincronizzarsi meglio con il picco di disponibilità di cibo (i bruchi!). Quindi, un buon affiatamento invernale sembra preparare la coppia a partire col piede giusto nella stagione riproduttiva. E questo valeva sia per i maschi che per le femmine della coppia.
Vicini Maschi? Un’arma a Doppio Taglio per le Femmine
Qui le cose si complicano. Ci si potrebbe aspettare che avere buoni rapporti con i vicini sia sempre positivo (meno litigi per il territorio, magari un aiuto contro i predatori). Studi precedenti, infatti, suggerivano che la familiarità con i vicini portasse benefici. Tuttavia, nel nostro campione, abbiamo visto che le femmine che avevano legami invernali più forti con i loro futuri vicini maschi finivano per avere… meno pulcini involati! Sorprendente, vero?
Perché? Le ipotesi sono diverse. Forse interagire troppo con i maschi vicini porta via tempo ed energie che potrebbero essere dedicate alla cura del nido o alla ricerca di cibo? O forse, se questi legami portano a “scappatelle” (copulazioni extra-coppia), il partner ufficiale potrebbe ridurre il suo impegno nelle cure parentali? Questo risultato ci dice che i benefici della “buona vicinanza” non sono scontati e potrebbero dipendere dal sesso del vicino e dal contesto.

Compagnia Invernale: Più Figli, Ma Più Tardi?
E che dire della “compagnia” generica negli stormi invernali? Qui abbiamo un altro quadro misto. Gli individui più “sociali” (con un maggior numero di connessioni negli stormi, tecnicamente un “grado ponderato” più alto) tendevano ad avere più pulcini involati. Sembrerebbe confermare l’idea che essere ben inseriti socialmente porti vantaggi. Però, c’è un “ma”: questi stessi individui tendevano anche a deporre le uova più tardi!
Come si spiega? Forse dedicare tempo a mantenere tante relazioni sociali durante l’inverno va a scapito del tempo passato con il partner, ritardando quella “sintonia” che porta a una deposizione anticipata? O forse gli individui più sociali vivono in aree più affollate dove la competizione spinge a deporre più tardi? È interessante notare che il legame tra essere sociali e avere più figli si indeboliva quando tenevamo conto della posizione geografica del nido, suggerendo che parte del vantaggio potrebbe dipendere dal vivere in zone “migliori” che favoriscono sia la socialità sia la riproduzione.
Stare Vicini (Ma Non Troppo): L’Effetto della Prossimità Spaziale
Infine, abbiamo guardato agli “associati spaziali”, cioè quegli individui che frequentavano le stesse zone durante l’inverno, anche senza essere necessariamente nello stesso stormo. Qui, un’altra sorpresa: gli individui che avevano più associati spaziali invernali tendevano a deporre covate più piccole (meno uova). Questo effetto è diventato chiaro soprattutto dopo aver considerato l’autocorrelazione spaziale (cioè il fatto che nidi vicini tendono ad avere risultati simili).
Una possibile spiegazione? Forse le femmine che passano l’inverno in aree molto frequentate “percepiscono” una maggiore competizione futura per le risorse e, preventivamente, decidono di deporre meno uova, per non rischiare di non riuscire a nutrire tutti i piccoli. Questo sottolinea quanto sia importante distinguere la semplice vicinanza fisica dalle interazioni sociali dirette.

Non Dimentichiamoci dello Spazio!
Un aspetto cruciale emerso dal nostro studio è l’importanza di considerare dove vivono e nidificano le cince. Abbiamo usato tecniche statistiche avanzate (modelli GLMM con effetti spaziali SPDE, per i più tecnici) per tenere conto del fatto che gli uccelli che nidificano vicini potrebbero avere risultati simili semplicemente perché condividono lo stesso micro-habitat o le stesse condizioni locali, indipendentemente dai loro legami sociali.
Includere questi effetti spaziali ha migliorato quasi tutti i nostri modelli e, in alcuni casi, ha cambiato l’interpretazione dei risultati (come per il legame tra socialità generale e numero di figli). Abbiamo visto, ad esempio, che la parte sud del bosco sembrava essere meno favorevole alla riproduzione rispetto a quella nord, e che le deposizioni più tardive si concentravano nella zona centrale. Anche la qualità dell’habitat (le querce!) inizialmente sembrava legata a deposizioni anticipate e covate più grandi, ma questo effetto svaniva una volta considerato l’effetto “posizione” generale. Insomma, non si può capire la socialità senza capire la geografia!
Cosa Ci Portiamo a Casa?
Questa immersione nella vita sociale delle cince more ci lascia con alcune lezioni importanti. Primo: la socialità non è tutta uguale. Legami diversi hanno conseguenze diverse e a volte opposte sul successo riproduttivo. Essere ben legati al partner aiuta a partire prima, ma essere troppo “amiconi” con i vicini maschi può essere controproducente per le femmine, e avere tanti compagni di stormo può significare più figli, ma forse a costo di iniziare più tardi.
Secondo: il contesto spaziale è fondamentale. Dove un animale vive influenza sia le sue opportunità sociali sia il suo successo riproduttivo, e ignorare questo aspetto può portare a conclusioni fuorvianti.
Terzo: studiare queste dinamiche in natura è complesso ma incredibilmente affascinante. Ci mostra come la selezione naturale possa agire in modo diverso sui vari aspetti del comportamento sociale, plasmando l’evoluzione delle società animali. Certo, correlazione non significa causalità: per capire davvero i meccanismi causa-effetto servirebbero esperimenti mirati (magari manipolando le opportunità di interazione sociale, anche se non è facile!).
Quindi, la prossima volta che vedrete una cincia svolazzare, pensate a quanto complessa possa essere la sua vita sociale e a come ogni sua “amicizia” o relazione possa avere un peso nel grande gioco della vita e della riproduzione. È un promemoria che il mondo naturale è pieno di sfumature e che c’è ancora tantissimo da scoprire!
Fonte: Springer
