Proprietari Predatori e Schermi: Come il Cinema Documentario Smaschera il Crimine Organizzato negli Affitti
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta molto a cuore, un tema che intreccia case, diritti umani, crimine e… cinema. Sì, avete capito bene, il cinema! Nello specifico, come un documentario possa diventare uno strumento potentissimo per far luce su pratiche odiose come il landlording predatorio organizzato.
Viviamo in un’epoca complicata, con una crisi abitativa globale che lascia troppe persone senza un tetto “adeguato, sicuro e accessibile”. In questo contesto, purtroppo, prosperano figure senza scrupoli. In Cechia, ad esempio, si parla molto del cosiddetto “business della povertà”: affittare a caro prezzo case fatiscenti a famiglie a basso reddito o discriminate, spesso aggiungendo pratiche illecite. Ma quello che voglio sostenere, basandomi su ricerche e un’esperienza diretta molto forte, è che alcuni di questi casi non sono solo “brutti affari”, ma vero e proprio crimine organizzato. E capire questo cambia tutto, sia nel modo in cui vediamo questi gruppi, sia nel come possiamo (o non possiamo) fermarli.
Quando l’Affitto Diventa un Crimine Organizzato
Pensate al crimine organizzato. Cosa vi viene in mente? Mafie, traffici illeciti, forse riciclaggio di denaro nel mercato immobiliare. Giusto. Ma raramente pensiamo all’affitto di per sé come attività criminale organizzata. Eppure, in certi casi, lo è eccome.
Abbiamo studiato a fondo il caso di Kuncovka, un palazzo a Brno, in Cechia. Lì, un gruppo ben strutturato, legato a una famiglia e ai loro soci, ha messo in piedi un sistema di sfruttamento sistematico degli inquilini. Contratti capestro di un solo mese, rinnovati solo pagando costi gonfiati per utenze come luce e acqua calda, che i proprietari stessi compravano e distribuivano. Immaginatevi: vi limitano luce e acqua a un’ora al mattino e una alla sera, a volte le staccano del tutto, e vi dicono che per riaverle dovete pagare presunti debiti. Debiti spesso inventati o gonfiati a dismisura. E la gente paga, per paura di finire per strada.
Questo non è il singolo proprietario disonesto. Qui parliamo di una struttura organizzata, con una gerarchia (anche se mascherata da società di comodo), che opera con continuità da anni, usando violenza (minacce di sfratto, intimidazioni, persino minacce di morte a chi si ribellava) e corruzione (tentativi di comprare il silenzio degli inquilini con piccoli sconti o regali). Si infiltrano in attività legali (l’affitto) per commettere reati (“furtherance of business by crime”, come dicono gli esperti). Hanno persino usato prestanome, come un inquilino diventato formalmente amministratore di una società milionaria, ma che in realtà non decideva nulla. Questo schema ricalca molte delle caratteristiche classiche del crimine organizzato identificate dagli studiosi.

La Telecamera come Arma: Il Documentario “The Impossibility”
Qui entra in gioco il cinema. Anni fa, mentre facevamo ricerca sul campo a Kuncovka, abbiamo incrociato il cammino di Tomáš Hlaváček, un regista che stava documentando la resistenza degli inquilini. Queste persone, per lo più donne Rom, stanche di subire, si erano rivolte a un’organizzazione locale per i diritti abitativi e avevano deciso di denunciare. Hanno cercato di far condannare il proprietario principale, Robert Hrdina, per interferenza illecita nel diritto all’abitazione e hanno provato a far dichiarare illegali i contratti mensili.
Il risultato è stato “The Impossibility” (Dům bez východu), un documentario potentissimo. Perché è così importante?
- Mostra l’esperienza vissuta: Il film non si limita a raccontare i fatti, ti fa sentire cosa significa vivere lì. L’ansia, la paura, la frustrazione, ma anche il coraggio e la speranza della resistenza. Ti immerge nella realtà sensoriale di quelle persone.
- Svela i meccanismi: Documenta in modo unico le pratiche dei proprietari, le loro minacce, le loro bugie, ma anche l’inerzia o la riluttanza delle autorità inizialmente.
- Evidenzia i limiti della legge: Nonostante una condanna (cosa rarissima in questi casi!), il business illegale a Kuncovka è continuato. Il film mostra plasticamente come il solo diritto penale sia insufficiente.
Noi ricercatori siamo stati coinvolti come consulenti esperti nella produzione del film. Abbiamo contribuito a dare una lettura criminologica a ciò che accadeva, a evidenziare la complessità organizzativa dietro lo sfruttamento. Uno di noi compare persino nel film, spiegando alcuni concetti chiave. Questa collaborazione tra ricerca e cinema è stata fondamentale.
Perché un Film Funziona (Spesso) Meglio di Mille Rapporti
Abbiamo passato anni a scrivere manuali di prevenzione, a parlare con politici, polizia, assistenti sociali, a intervenire sui media. Risultati concreti? Pochi, quasi nulli prima del film. Ma “The Impossibility” ha cambiato le carte in tavola.
Il film ha vinto premi, ha avuto recensioni entusiastiche, un’eco mediatica enorme (oltre 150 articoli in pochi mesi!). Ma soprattutto, ha catturato l’attenzione delle istituzioni e dei politici in un modo sorprendente. Abbiamo organizzato proiezioni dedicate a deputati, ministri, funzionari di polizia, assistenti sociali. E la reazione è stata diversa.
Perché? Credo per due motivi principali:
- La forza della rappresentazione: Vedere il “business della povertà” non come un concetto astratto, ma come un’impresa criminale organizzata, con volti, storie, sofferenze tangibili, ne mostra tutta la gravità. Mostra l’impotenza dello Stato di fronte a questo sistema.
- L’esperienza pan-sensoriale: Un film trascende i limiti del testo. Ti fa vedere il degrado (i muri scrostati, gli insetti, il contrasto tra le auto di lusso dei proprietari e la miseria degli inquilini), sentire le urla, le risate beffarde, il pianto. Ti fa quasi percepire l’odore di muffa, il fumo delle sigarette fumate per calmare i nervi, il tatto dei soldi che passano di mano ingiustamente. Questa immersione emotiva e sensoriale colpisce molto più a fondo di qualsiasi rapporto scritto.
Guardando il film, anche chi conosceva il problema a livello teorico ha forse compreso davvero la disperazione, l’abbandono di chi vive in quelle condizioni.

Oltre la Legge Penale: Verso Soluzioni Concrete
La reazione al film è stata incoraggiante. Molti stakeholder si sono impegnati a prendere provvedimenti concreti: supporto a nuove leggi per l’edilizia sociale, riforma dei sussidi abitativi, manuali specifici per la polizia, team multidisciplinari locali, supporto legale gratuito per le vittime.
Questo non significa che il problema sia risolto, ovviamente. Le promesse vanno mantenute. Ma l’esperienza con “The Impossibility” ci ha convinto che unire le forze tra ricercatori e filmmaker è una strada promettente per l’impegno pubblico. Usare il concetto di crimine organizzato non serve a etichettare, ma ad analizzare la complessità e la natura strutturata di questo sfruttamento. E il cinema documentario può essere il veicolo perfetto per comunicare questa complessità in modo che scuota le coscienze e spinga all’azione.
Il landlording predatorio è un fenomeno grave, reso ancora più acuto dalla crisi abitativa. Merita più attenzione da parte della criminologia e della ricerca sul crimine organizzato. E forse, proprio attraverso l’obiettivo di una telecamera, possiamo trovare modi più efficaci per contrastarlo e proteggere le persone più vulnerabili.
Fonte: Springer
