Panoramica aerea del Lago Manzala dopo le operazioni di dragaggio, con acque visibilmente più limpide e un ecosistema in fase di ripresa. Landscape wide angle 10mm, sharp focus, smooth water, scattata durante l'alba o il tramonto per colori caldi e intensi, evidenziando la vastità e la rinnovata bellezza del lago egiziano.

Lago Manzala: Il Dragaggio Funziona Davvero? Un Tuffo tra Acque e Plancton!

Amici, oggi vi porto con me in un viaggio affascinante, quasi un’avventura scientifica, nelle acque del Lago Manzala, il più grande lago costiero settentrionale dell’Egitto. Immaginatevi questa vasta distesa d’acqua, cruciale non solo per la pesca ma anche come scudo contro il cambiamento climatico e rifugio per uccelli migratori. Però, come spesso accade, questo gioiello naturale ha sofferto parecchio a causa dell’inquinamento, ricevendo quantità industriali di acque reflue non trattate. Un vero peccato, no?

Per fortuna, qualcuno ha deciso che era ora di rimboccarsi le maniche! È partito così un imponente progetto di recupero, con al centro un’operazione di dragaggio su larga scala, iniziata nel 2017 e quasi conclusa nel 2022. Ma cosa significa dragare? In parole povere, si tratta di rimuovere i sedimenti inquinati dal fondo del lago, un po’ come fare le pulizie di primavera, ma in versione maxi! L’obiettivo? Migliorare la qualità dell’acqua e, si spera, ridare vita all’ecosistema.

Ora, la domanda da un milione di dollari: questo dragaggio ha funzionato? Per scoprirlo, mi sono immerso (metaforicamente, eh!) nei dati di uno studio che ha confrontato la situazione del lago nel 2015, prima dell’intervento, con quella del 2022, a dragaggio quasi ultimato. E cosa abbiamo guardato? Parametri chimico-fisici dell’acqua – come trasparenza, salinità, ossigeno disciolto, e i cattivoni come BOD, COD e nutrienti in eccesso – e, udite udite, i cambiamenti nella comunità di zooplancton. Sì, quei minuscoli organismi acquatici che sono un po’ i canarini nella miniera per la salute di un lago!

Com’era la situazione prima del dragaggio? Un quadro del 2015

Nel 2015, il Lago Manzala non se la passava benissimo. I ricercatori avevano diviso il lago in tre zone – nord, centro e sud – in base alla qualità dell’acqua. Il nord, più vicino al Mar Mediterraneo, se la cavava meglio con acque più trasparenti, salate e ossigenate. Il sud, invece, era la zona critica: qui si concentravano i valori più alti di BOD (domanda biologica di ossigeno) e COD (domanda chimica di ossigeno), che sono indicatori di inquinamento organico, e un eccesso di nutrienti. Pensate che sono state identificate ben 43 specie di zooplancton. La maggior parte erano specie d’acqua dolce, a testimonianza del forte influsso degli scarichi. Le specie marine erano confinate solo nelle zone più settentrionali, vicino agli sbocchi a mare.

L’intervento di dragaggio: una speranza per il lago

Il dragaggio non è solo “scavare”. È una tecnica di restauro che mira a rimuovere gli strati superficiali del fondale, quelli più carichi di inquinanti, controllando così il rilascio di sostanze nocive e la biodisponibilità dei nutrienti. L’idea è quella di migliorare la qualità dell’acqua e, di conseguenza, tutto l’ecosistema. Certo, il dibattito sugli effetti del dragaggio è sempre aperto: ci sono pro e contro, e a volte può causare alterazioni temporanee. Ma nel caso del Manzala, l’obiettivo era chiaro: aumentare la profondità, rimuovere isole e vegetazione acquatica densa, e soprattutto facilitare l’ingresso di acqua marina di migliore qualità, riducendo l’impatto delle acque reflue.

Veduta aerea del Lago Manzala, Egitto, con una draga al lavoro che solleva sedimenti dal fondo del lago. Landscape wide angle 10mm, long exposure per mostrare il movimento dell'acqua, cielo parzialmente nuvoloso, evidenziando l'estensione del lago e l'attività di bonifica in corso.

Il governo egiziano ha investito molto in questo progetto, che include anche un grande impianto di trattamento delle acque reflue a Bahr El Baqar. Un impegno a 360 gradi, insomma!

E dopo il dragaggio? I risultati del 2022 e le sorprese dello zooplancton

Arriviamo al dunque: cosa è cambiato nel 2022? Beh, parecchio! Innanzitutto, la classificazione delle zone del lago è passata da tre a due: una zona nord-centro e una zona sud. Questo già ci dice qualcosa: le aree settentrionali e centrali sono diventate più simili tra loro. E la qualità dell’acqua? Migliorata! Abbiamo registrato un aumento significativo della trasparenza, della salinità e dell’ossigeno disciolto, soprattutto nelle zone nord e centro. Al contrario, i livelli di BOD, COD e nutrienti sono diminuiti. Evviva!

La salinità, in particolare, è aumentata notevolmente. Pensate che la media annuale è passata da circa 6.54‰ nel 2015 a 10.53‰ nel 2022, con picchi molto più alti nelle zone vicine al mare. Questo significa che il dragaggio ha effettivamente permesso a una maggiore quantità di acqua marina, più pulita, di entrare e diffondersi nel lago. Di conseguenza, anche la trasparenza è migliorata, e i livelli di ossigeno disciolto sono saliti, il che è un’ottima notizia per la vita acquatica.

E lo zooplancton? Qui la storia si fa interessante. Il numero totale di specie identificate è sceso a 31 nel 2022. Potrebbe sembrare una brutta notizia, ma aspettate. Il numero di specie marine o salmastre è aumentato a 12, e la loro distribuzione si è estesa anche alle zone centrali del lago! Questo è un chiaro segnale che l’ambiente sta cambiando, diventando più “marino” in vaste aree. L’analisi statistica (PCA, per i più tecnici) ha confermato che la salinità è diventata il fattore chiave nel dividere le comunità di zooplancton in due gruppi: quelle adattate all’acqua salata e quelle d’acqua dolce.

  • Specie come Favella ehrenbergi, Helicostomella subulata, Brachionus plicatilis (un rotifero che ama l’acqua salmastra) e vari copepodi marini sono diventati più comuni e diffusi.
  • Al contrario, molte specie d’acqua dolce, tipiche di ambienti eutrofizzati (cioè ricchi di nutrienti), sono diminuite o scomparse nelle zone nord e centro, rimanendo più abbondanti nel sud, dove l’impatto degli scarichi è ancora forte.

Il rotifero Brachionus plicatilis è un caso emblematico: era già presente nel 2015, ma nel 2022 è diventato il secondo organismo più abbondante, diffuso in tutto il lago ma con densità maggiori nelle aree a più alta salinità. Questo piccoletto è un vero campione di adattamento!

Campione di acqua del Lago Manzala osservato al microscopio, che mostra diverse specie di zooplancton, alcuni rotiferi e copepodi. Macro lens, 60mm, high detail, precise focusing, controlled lighting, con sfondo scuro per far risaltare gli organismi trasparenti.

Cosa ci dicono i numeri? Un’analisi più approfondita

L’analisi discriminante, uno strumento statistico che ci aiuta a raggruppare siti simili, ha confermato plasticamente questi cambiamenti. Nel 2015, avevamo tre gruppi di siti ben distinti per qualità dell’acqua. Nel 2022, i siti del nord e del centro si sono fusi in un unico grande gruppo con caratteristiche migliori, mentre il sud è rimasto un gruppo a sé, ancora influenzato dagli scarichi. Questo dimostra un chiaro miglioramento generale, soprattutto nel settore centrale, grazie al dragaggio.

È affascinante vedere come l’aumento della profondità e la rimozione dei sedimenti abbiano permesso all’acqua marina di “riconquistare” parti del lago. La trasparenza è aumentata mediamente del 28.78% annuo, con picchi estivi ancora maggiori. L’ossigeno disciolto ha seguito un trend simile, con un incremento medio del 21.49%. Anche se, va detto, nella zona sud i livelli di ossigeno restano a volte criticamente bassi, inferiori ai limiti per la sopravvivenza dei pesci.

Per quanto riguarda gli inquinanti organici, BOD e COD sono diminuiti rispettivamente del 20.78% e dell’8.79% in media. Un passo avanti, ma i loro livelli restano comunque elevati, superando i limiti consentiti. Stesso discorso per i nutrienti come ammoniaca, fosfati, azoto totale e fosforo totale: c’è stata una riduzione, ma le concentrazioni, soprattutto di ammoniaca, rimangono preoccupanti in diverse aree.

Lo zooplancton: piccoli guardiani che raccontano grandi storie

Lo zooplancton, come vi dicevo, è un indicatore eccezionale. Il fatto che le specie salmastre si siano diffuse maggiormente e che quelle tipiche di forte eutrofizzazione (come alcuni rotiferi del genere Brachionus, tipo B. calyciflorus e B. angularis) siano ora più confinate nelle aree meridionali, ci dice che il dragaggio ha avuto un impatto ecologico profondo. Ha modificato l’habitat, rendendolo meno “accogliente” per le specie che prosperano in acque dolci e inquinate, e più favorevole a quelle che tollerano o preferiscono una certa salinità.

Pensate, nel 2015 le specie salmastre erano solo 7 e relegate vicino al mare. Nel 2022, sono diventate 12 e si sono spinte più all’interno. Questo non è poco! Significa che l’ecosistema sta rispondendo attivamente ai cambiamenti indotti dal dragaggio.

Il dragaggio è la soluzione definitiva? Sfide e prospettive future

Quindi, tirando le somme, il dragaggio del Lago Manzala ha portato a un significativo miglioramento della qualità dell’acqua e a una chiara alterazione della comunità di zooplancton, specialmente nelle zone settentrionali e centrali. L’aumento della salinità, dovuto al maggiore afflusso di acqua marina, sembra essere il motore principale di questi cambiamenti positivi. È come se il lago avesse fatto un bel respiro profondo di aria (o acqua) pulita!

Tuttavia, non possiamo cantare vittoria troppo presto. Nonostante i miglioramenti, il Lago Manzala affronta ancora sfide importanti. I livelli di alcuni inquinanti (BOD, COD, ammoniaca, azoto e fosforo totali) sono ancora troppo alti, soprattutto nel settore meridionale, che continua a ricevere massicci apporti di acque reflue. Questo ci dice una cosa fondamentale: il dragaggio è uno strumento potente, ma da solo non basta. È cruciale ridurre la quantità di scarichi inquinanti e, soprattutto, trattare efficacemente le acque reflue prima che raggiungano il lago.

Lo studio che vi ho raccontato è una sorta di fotografia “prima e dopo” l’intervento. Saranno necessarie ulteriori ricerche per capire gli effetti a lungo termine del dragaggio e per monitorare costantemente la salute di questo prezioso ecosistema. Ma una cosa è certa: il Lago Manzala ha dimostrato una grande capacità di reazione, e con i giusti interventi, possiamo sperare in un futuro più roseo per le sue acque e i suoi abitanti, dai microscopici zooplancton ai magnifici uccelli che lo popolano.

Insomma, un lavoro imponente con risultati incoraggianti, ma la strada per il pieno recupero del Lago Manzala è ancora lunga e richiede un impegno costante. Speriamo che questa sia solo una tappa di un percorso virtuoso!

Fonte: Springer

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