Una giovane madre dai capelli castani sorride dolcemente mentre tiene in braccio il suo bambino di circa 8 mesi, seduto sul suo grembo. Il bambino guarda incuriosito una piccola ciotola colorata di pappa tenuta dalla madre. La scena si svolge in una cucina luminosa. Prime lens, 35mm, depth of field con la madre e il bambino a fuoco e lo sfondo leggermente sfocato, luce naturale morbida da una finestra. Photorealistic.

Allergie Alimentari e Svezzamento: Stiamo Sbagliando Qualcosa con Uova e Noci?

Ragazzi, parliamoci chiaro: lo svezzamento è una giungla! Tra pappe, consistenze e nuovi sapori, c’è un’altra preoccupazione che ronza nella testa di molti genitori: le allergie alimentari. E non a torto, visto che sono sempre più diffuse. Ma quando è il momento giusto per introdurre quegli alimenti considerati “altamente allergenici”, come uova, latte, grano, frutta a guscio? Un tempo ci dicevano di aspettare il più possibile, ma le cose sono cambiate. Oggi vi racconto cosa ha scoperto uno studio britannico proprio su questo tema, e i risultati, ve lo dico, fanno riflettere.

Le Vecchie Credenze e le Nuove Scoperte

Fino a non molti anni fa, la raccomandazione era quella di ritardare l’introduzione degli alimenti più “rischiosi”. L’idea era: meno contatto precoce, meno rischio di allergie. Sembrava logico, no? Peccato che studi più recenti e ben controllati, come i famosi LEAP (sulle arachidi) ed EAT (su vari alimenti), abbiano ribaltato la situazione. Hanno dimostrato che, al contrario, introdurre precocemente questi alimenti (insieme agli altri cibi solidi, intorno ai 4-6 mesi) potrebbe addirittura ridurre il rischio che i nostri piccoli sviluppino allergie.

Sulla base di queste nuove evidenze, le linee guida internazionali e anche quelle britanniche (come il report SACN) sono state aggiornate. Niente più ritardi consigliati! Anzi, per i bambini considerati ad alto rischio (ad esempio con familiari allergici), l’introduzione di arachidi viene suggerita già tra i 4 e i 6 mesi. Ma la domanda è: queste nuove raccomandazioni sono state recepite dai genitori nel Regno Unito?

Cosa Succede Davvero nelle Famiglie Britanniche? Lo Studio di Portsmouth

Ed è qui che entra in gioco lo studio di cui vi parlo oggi, condotto su un gruppo di famiglie (una “coorte” in gergo tecnico) a Portsmouth, nel Regno Unito. I ricercatori hanno seguito queste famiglie dalla gravidanza fino ai 2 anni del bambino, raccogliendo informazioni dettagliate sull’alimentazione dei piccoli e sulla presenza di allergie in famiglia (genitori, fratelli). Hanno chiesto ai genitori quando avevano introdotto i vari alimenti solidi e, nello specifico, quelli più allergenici: grano, uova, latte, pesce, frutta a guscio (noci, nocciole, arachidi…) e sesamo.

Cosa è emerso? Beh, la maggior parte degli alimenti allergenici viene effettivamente introdotta tra i 6 e i 9 mesi, in linea con l’inizio dello svezzamento. Il grano, ad esempio, entra prestissimo nella dieta di quasi tutti (il 97% lo mangia prima dei 9 mesi). Fin qui, tutto bene.

Un bambino di circa 7 mesi, seduto nel suo seggiolone, guarda incuriosito un cucchiaino pieno di purea gialla (potrebbe essere zucca o patata dolce) offerto da una mano adulta fuori campo. Macro lens, 85mm, luce naturale morbida proveniente da una finestra laterale, high detail sul viso del bambino e sulla pappa, sfondo leggermente sfocato per concentrare l'attenzione sul momento dello svezzamento. Photorealistic.

Il “Caso” Uova e Frutta a Guscio: Un Ritardo Preoccupante

Ma ecco la sorpresa, o meglio, la nota dolente: uova e frutta a guscio fanno eccezione, e in modo significativo! Pensate che a 12 mesi, ben il 21% dei bambini non aveva ancora assaggiato l’uovo e addirittura il 35% (più di uno su tre!) non aveva mai avuto contatti con la frutta a guscio. Anche il sesamo viene introdotto più tardi da una fetta consistente di famiglie (16% non lo aveva introdotto a 12 mesi).

Questo significa che, nonostante le nuove raccomandazioni, una parte importante dei genitori britannici continua a ritardare l’introduzione di questi specifici alimenti ben oltre l’anno di età. È un dato che fa pensare, perché proprio per uova e arachidi l’introduzione precoce sembra essere particolarmente protettiva.

Famiglia Allergica? Non Cambia (Quasi) Nulla sull’Introduzione, Ma…

Uno potrebbe pensare: “Ok, magari sono le famiglie con una storia di allergie a essere più caute e a ritardare”. E invece no! Lo studio ha verificato proprio questo. La presenza di allergie (asma, febbre da fieno, eczema, allergie alimentari) nei genitori o nei fratelli non sembrava influenzare significativamente il momento in cui venivano introdotti gli alimenti allergenici. I tempi erano simili sia nelle famiglie con storia di allergie sia in quelle senza.

Però, c’è un “ma”. Sebbene i tempi di introduzione non cambiassero, i bambini con familiari allergici avevano una probabilità maggiore di seguire diete che evitavano certi alimenti a causa di allergie (presunte o reali nel bambino stesso, o per paura data la familiarità). E quali erano gli alimenti più evitati? Principalmente latticini, soia, uova e frutta a guscio. Questo è stato osservato a 6, 12 e 24 mesi. Quindi, anche se l’introduzione avviene magari negli stessi tempi, la tendenza all’evitamento successivo è più marcata in queste famiglie.

Una composizione still life su un tavolo di legno chiaro. In primo piano, una ciotola di ceramica bianca con uova fresche di gallina e accanto un'altra ciotola simile contenente un mix di frutta a guscio (arachidi con guscio, noci, mandorle). Macro lens, 100mm, precise focusing sui dettagli delle texture delle uova e della frutta a guscio, controlled lighting laterale per creare ombre morbide, high detail. Photorealistic.

Perché Questo Ritardo è un Problema?

Il punto cruciale è che questo ritardo nell’introduzione di uova e frutta a guscio, unito all’evitamento di alcuni cibi nelle famiglie a rischio, potrebbe non essere una strategia protettiva, ma anzi, contribuire allo sviluppo di allergie. Come dicevamo, le evidenze attuali suggeriscono il contrario: l’introduzione precoce e regolare sembra “allenare” il sistema immunitario del bambino a tollerare questi alimenti.

La buona notizia? Queste abitudini alimentari sono fattori di rischio modificabili. Significa che possiamo fare qualcosa! In altri paesi, come l’Australia e la Svezia, campagne informative mirate per comunicare le nuove raccomandazioni sull’introduzione precoce sembrano aver avuto un certo successo nel cambiare le abitudini dei genitori, anche se non è ancora chiarissimo l’impatto sulla prevalenza generale delle allergie.

Cosa Possiamo Imparare?

Questo studio britannico ci lascia con alcuni spunti importanti. Primo: c’è ancora molta strada da fare perché le nuove linee guida sullo svezzamento e l’introduzione degli allergeni vengano comprese e applicate da tutti i genitori, specialmente per quanto riguarda uova e frutta a guscio. Secondo: le famiglie con una storia di allergie, pur non ritardando l’introduzione, tendono poi a evitare certi cibi, e questo merita attenzione.

Certo, lo studio ha i suoi limiti (si basa su quanto riportato dai genitori, il campione era tendenzialmente più istruito della media), ma il messaggio è forte e chiaro. Forse c’è bisogno di più informazione, più chiara e accessibile, per fugare dubbi e paure (spesso comprensibili) dei genitori. Perché non chiediamo ai ricercatori di approfondire *perché* i genitori esitano? Capire le loro motivazioni potrebbe essere la chiave.

Insomma, la questione “allergeni sì, allergeni no, e quando?” è complessa. Ma ritardare troppo l’incontro dei nostri piccoli con uova e frutta a guscio potrebbe non essere la scelta migliore per proteggerli dalle allergie. Parliamone con il pediatra, informiamoci da fonti affidabili e cerchiamo di seguire le indicazioni più aggiornate, per dare ai nostri bambini la migliore partenza possibile, anche a tavola!

Fonte: Springer

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