Fotografia macro di una mano che raccoglie acqua da un ruscello torbido in Uganda usando un contenitore improvvisato, luce naturale controllata, obiettivo macro 100mm, alta definizione, messa a fuoco precisa sul punto di contatto tra mano, acqua e contenitore, evocando un senso di rischio igienico in un contesto rurale.

Tragedia a un Funerale in Uganda: Quando un Pasto Condiviso Diventa Letale per Colpa di un Batterio Acquatico

Ciao a tutti! Oggi voglio raccontarvi una storia che arriva dall’Uganda, una vicenda triste ma che ci insegna tanto sulla sicurezza alimentare e sull’importanza dell’acqua pulita. Immaginate la scena: un funerale, un momento di cordoglio e condivisione per un leader religioso rispettato a Buyengo, nel distretto di Jinja. Ma quello che doveva essere un commiato si è trasformato in un incubo. Era il febbraio del 2024.

L’Allarme e le Prime Indagini

Tutto è iniziato il 15 febbraio, quando il Ministero della Salute ugandese ha ricevuto una notifica preoccupante: decine di persone che avevano partecipato a un funerale nei giorni precedenti stavano male. Molto male. Si parlava di 72 persone ricoverate con gravi sintomi gastrointestinali, e purtroppo, tre di loro non ce l’avevano fatta. C’era il sospetto forte di un’intossicazione alimentare, ma cosa l’aveva causata? E come si poteva fermare? È qui che siamo entrati in gioco noi, o meglio, gli investigatori sanitari, per capire cosa fosse successo.

Il primo passo? Definire chi considerare un “caso”. Abbiamo stabilito che un caso sospetto era chiunque avesse partecipato al funerale tra l’11 e il 22 febbraio e avesse sviluppato dolore addominale accompagnato da almeno un altro sintomo come diarrea, vomito o nausea. Poi è partita la caccia ai casi: abbiamo setacciato i registri degli ospedali e dei centri sanitari locali e abbiamo battuto la comunità palmo a palmo, parlando con la gente, con l’aiuto prezioso dei team sanitari dei villaggi. Volevamo essere sicuri di non perderci nessuno, anche tra chi era venuto da fuori per il funerale.

Caccia all’Indizio: Pazienti e Sintomi

Alla fine, abbiamo identificato 65 persone che corrispondevano alla nostra definizione di caso. Purtroppo, come detto, 3 di loro sono decedute, portando il tasso di mortalità a un preoccupante 5%. I sintomi erano piuttosto chiari e violenti:

  • Dolore addominale: Tutti, il 100% dei pazienti, lo lamentavano, spesso descritto come crampi forti.
  • Diarrea: Quasi tutti, il 94%, ne soffrivano. In un quarto di questi casi, la diarrea era anche sanguinolenta.
  • Vomito: Circa la metà dei pazienti (51%) ha vomitato.
  • Febbre: Presente in circa un terzo dei casi (34%).
  • Altri sintomi comuni erano una profonda debolezza generale (63%) e mal di testa (42%).

L’età media dei pazienti era di 20 anni, ma la fascia più colpita era quella tra i 5 e i 14 anni. Tuttavia, calcolando il tasso di attacco sulla popolazione, sono stati gli anziani (over 60) a mostrare il rischio maggiore. Uomini e donne sono stati colpiti in modo simile.

Fotografia di un operatore sanitario con maschera e guanti che raccoglie un campione di acqua da un ruscello in un contesto rurale ugandese, utilizzando una provetta sterile. Obiettivo macro 70mm, alta definizione, luce naturale filtrata dagli alberi, messa a fuoco precisa sul campione d'acqua, trasmettendo un senso di indagine scientifica sul campo.

La cosa che accomunava tutti i malati? Aver partecipato al funerale del leader religioso, deceduto domenica 11 febbraio. Il funerale si è protratto per giorni, attirando moltissime persone. I pasti sono iniziati lunedì 12 febbraio. C’è stata una colazione (solo tè nero), un pranzo (riso bianco, riso saltato, carne di capra e stufato di manzo) e una cena (riso saltato e stufato di manzo, preparati separatamente). Ed è qui che le cose si complicano.

Sulle Tracce del Cibo Killer

Analizzando i racconti dei pazienti e costruendo la curva epidemica (un grafico che mostra quando le persone hanno iniziato a stare male), abbiamo notato qualcosa di interessante: c’erano picchi multipli, a distanza di 12-24 ore l’uno dall’altro. Questo suggeriva una fonte di contaminazione comune (come un cibo specifico), ma consumata in momenti diversi. I sospetti si sono concentrati sulla cena di lunedì e sulla colazione di martedì mattina. Perché? Perché per la colazione di martedì erano stati usati gli avanzi dello stufato di manzo e del riso saltato della cena precedente.

Quasi tutti i malati (il 90%) avevano mangiato o la cena di lunedì o la colazione “riciclata” di martedì. I sintomi hanno iniziato a comparire martedì mattina presto, intorno alle 8:00. Calcolando il tempo trascorso tra il consumo del pasto sospetto e l’inizio dei sintomi (il periodo di incubazione), abbiamo trovato una mediana di circa 34 ore (con un intervallo enorme, da 12 a 211 ore!). Questo intervallo è compatibile con diversi tipi di intossicazione batterica.

L’Acqua Sospetta e le Pratiche Culinarie

Durante le nostre indagini sul posto, parlando con le vedove del defunto, con uno dei cuochi e con i leader locali, è emerso un dettaglio cruciale. Normalmente, la gente del posto usa acqua da pozzi trivellati (boreholes), considerata più sicura. Ma per il funerale, data l’enorme affluenza (oltre 1000 persone!) e l’urgenza, la maggior parte dell’acqua è stata prelevata da un ruscello locale chiamato ‘Kabakubya’. Quest’acqua, trasportata con moto-taxi (boda boda) e pick-up, è stata usata per cucinare.

E qui sta il punto critico: i cuochi hanno ammesso che, per far bastare lo stufato di manzo sia per la cena di lunedì che per la colazione di martedì, hanno aggiunto acqua non bollita presa direttamente dal ruscello ‘Kabakubya’ per “allungare” il sugo. E, cosa altrettanto grave, lo stufato non è stato poi fatto ribollire a sufficienza per uccidere eventuali batteri presenti nell’acqua aggiunta. Lo stufato è stato servito lunedì sera con riso saltato fresco, e martedì mattina gli avanzi di riso (sempre quello saltato della sera prima) sono stati serviti già mescolati con lo stufato avanzato. Un mix potenzialmente letale.

Scatto macro 100mm di una porzione di stufato di manzo e riso in un piatto semplice, illuminazione controllata da studio per alta definizione, messa a fuoco precisa sulla texture del cibo, evocando il pasto centrale dell'indagine sull'intossicazione alimentare.

Le Prove del Laboratorio: Il Batterio Incriminato

A questo punto, avevamo bisogno di prove concrete. Abbiamo raccolto campioni di ogni tipo: campioni clinici dai pazienti (aspirato gastrico da un paziente, feci, sangue, urine) e campioni ambientali (acqua dai pozzi e dal ruscello ‘Kabakubya’, avanzi di cibo trovati sul posto – anche se questi ultimi erano troppo vecchi per analisi microbiologiche affidabili).

I risultati delle analisi sono stati illuminanti. Nell’aspirato gastrico di un bambino di 4 anni, purtroppo uno dei deceduti, sono stati isolati due batteri: Aeromonas hydrophilia e Aeromonas caviae. E indovinate un po’? L’analisi dell’acqua del ruscello ‘Kabakubya’ ha dato risultato positivo per Aeromonas hydrophilia. Bingo! Avevamo trovato il colpevole: il batterio *Aeromonas*.

Ma cos’è questo *Aeromonas*? Si tratta di batteri Gram-negativi che vivono comunemente negli ambienti acquatici di tutto il mondo. Alcune specie sono patogeni emergenti per l’uomo, capaci di causare gastroenteriti acute (proprio come nel nostro caso), infezioni di ferite e persino setticemia. Producono tossine che possono scatenare sintomi rapidamente. E la cosa preoccupante è che basta una dose infettiva molto bassa per ammalarsi, specialmente se l’esposizione avviene naturalmente (come bevendo acqua contaminata). Pensate che nel campione gastrico del bambino c’erano 3 unità formanti colonia per millilitro (cfu/ml), più del triplo della dose mediana considerata sufficiente a causare malattia!

Gli altri campioni clinici (feci, sangue, urine) sono risultati negativi per *Aeromonas* e altri batteri comuni come *Salmonella*, *Shigella*, *E. coli*, *Campylobacter*. Questo probabilmente perché sono stati raccolti dopo che i pazienti avevano già iniziato la terapia antibiotica. Anche le analisi tossicologiche sugli avanzi di cibo e sui campioni clinici sono risultate negative per pesticidi o erbicidi comuni, escludendo un avvelenamento chimico intenzionale o accidentale.

Fattori di Rischio e Conferme Statistiche

Per essere ancora più sicuri del legame tra lo stufato e la malattia, abbiamo condotto uno studio caso-controllo. Abbiamo confrontato le abitudini alimentari durante il funerale di 61 pazienti (i “casi”) con quelle di 183 persone che avevano partecipato al funerale ma non si erano ammalate (i “controlli”).

I risultati hanno confermato i nostri sospetti in modo schiacciante:

  • Chi aveva mangiato lo stufato di manzo a cena lunedì aveva una probabilità 2.7 volte maggiore di ammalarsi rispetto a chi non l’aveva mangiato.
  • Chi aveva mangiato lo stufato di manzo avanzato (mescolato al riso) a colazione martedì aveva una probabilità addirittura 57 volte maggiore di ammalarsi!

Mangiare solo il riso saltato a cena, senza lo stufato, non era invece associato a un rischio significativo. Questo puntava il dito inequivocabilmente contro lo stufato di manzo, contaminato dall’acqua del ruscello e non adeguatamente ricotto. Abbiamo anche notato un effetto “dose-risposta”: mangiare lo stufato due volte (cena + colazione) aumentava ulteriormente il rischio rispetto a mangiarlo una sola volta, anche se questa differenza non era statisticamente nettissima.

Fotografia grandangolare 18mm di un paesaggio rurale ugandese con un ruscello in primo piano che scorre tra la vegetazione. Lunga esposizione per rendere l'acqua setosa e liscia, focus nitido sull'ambiente circostante, luce del tardo pomeriggio, evocando la bellezza naturale ma anche la potenziale fonte di contaminazione.

Le Conseguenze e le Misure Correttive

Questa epidemia ci ricorda tragicamente quanto possano essere vulnerabili le persone, specialmente in contesti con risorse limitate. Le tre vittime erano persone senza particolari problemi di salute pregressi. La loro morte è probabilmente legata al ritardo con cui hanno cercato assistenza medica (oltre 12-24 ore dall’inizio dei sintomi) e forse anche alla carenza di farmaci e fluidi intravenosi segnalata negli ospedali in quel momento critico. La disidratazione grave, conseguenza della diarrea e del vomito profusi, è una causa di morte comune in queste situazioni se non trattata tempestivamente.

Cosa abbiamo imparato e cosa si è fatto? Abbiamo immediatamente comunicato i risultati alle autorità locali. La misura più urgente è stata quella di vietare l’uso dell’acqua del ruscello ‘Kabakubya’, dato che c’erano alternative più sicure disponibili. Sono state intensificate le campagne di sensibilizzazione sull’igiene, sul trattamento dell’acqua (distribuzione di cloro), sulla corretta preparazione e conservazione dei cibi, specialmente durante grandi raduni come i funerali. Si è sottolineata l’importanza di cercare cure mediche immediate ai primi sintomi.

Questa triste storia di Buyengo è un monito. Ci ricorda che l’accesso all’acqua sicura e le buone pratiche igieniche in cucina non sono un lusso, ma una necessità vitale per prevenire tragedie come questa. La prossima volta che partecipiamo a un evento con cibo condiviso, ricordiamoci di quanto sia importante la sicurezza alimentare.

Fonte: Springer

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