Immagine fotorealistica di un'interfaccia utente di un'app MaaS (Mobility-as-a-Service) visualizzata su uno smartphone tenuto in mano. L'app mostra una mappa cittadina stilizzata con icone che rappresentano diverse opzioni di trasporto disponibili: un autobus, un tram, una bicicletta (bike sharing) e un'auto (car sharing). Catturata con un obiettivo standard da 50mm che crea una piacevole profondità di campo sfocando leggermente lo sfondo urbano. I colori dell'interfaccia sono vivaci e moderni.

Rivoluzione Mobilità: Come Integriamo i Nuovi Servizi nel Cuore del Trasporto Pubblico Tradizionale?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema caldissimo, qualcosa che sta cambiando il volto delle nostre città e il nostro modo di muoverci: l’integrazione dei Nuovi Servizi di Mobilità (NMS) – pensate a car sharing, bike sharing, monopattini elettrici, servizi on-demand – nel tessuto, a volte un po’ rigido, delle nostre care vecchie aziende di trasporto pubblico (quelle che in gergo chiamiamo TPL, Trasporto Pubblico Locale).

Parliamoci chiaro: la trasformazione digitale e la spinta verso una mobilità più sostenibile (la famosa transizione energetica) stanno mettendo una bella pressione sulle spalle delle aziende di TPL tradizionali. Non basta più offrire solo autobus e tram con orari fissi. La gente cerca flessibilità, immediatezza, soluzioni integrate. Ed è qui che entrano in gioco gli NMS.

La Sfida: Unire Due Mondi

Questi nuovi servizi, come il car sharing o i monopattini che troviamo ovunque, stanno diventando super popolari, soprattutto nelle grandi città. Stanno già influenzando le nostre abitudini di spostamento per le brevi e medie distanze. Ma che impatto hanno sulle aziende di TPL? Enorme!

Pensateci: le aziende tradizionali sono abituate a una logica “orientata all’offerta” (supply-oriented), con percorsi e orari prestabiliti. Gli NMS, invece, sono l’esatto opposto: “orientati alla domanda” (demand-responsive), nascono per rispondere ai bisogni estemporanei degli utenti. Unire questi due mondi non è una passeggiata.

Integrare gli NMS significa mettere mano a un sacco di cose:

  • Processi: Come gestiamo i pagamenti unici? Come pianifichiamo l’offerta integrata? E la logistica, la gestione operativa?
  • Organizzazione: Servono nuove competenze, forse nuove strutture interne.
  • Sistemi Informativi (IT): E qui casca l’asino! L’infrastruttura IT deve evolversi per supportare questa complessità.

È difficile immaginare che le aziende pubbliche di TPL possano restare immobili, limitandosi al loro ruolo classico. Devono evolversi, magari diventando esse stesse operatrici di NMS o collaborando strettamente con chi già li offre.

Immagine fotorealistica di un moderno tram cittadino che sfreccia silenzioso accanto a una stazione di bike sharing colorata con e-scooter ordinatamente parcheggiati. La scena è vista da un angolo basso a livello stradale, catturata con un obiettivo 35mm che crea una leggera profondità di campo, sotto la luce morbida e diffusa di un pomeriggio nuvoloso.

L’Architettura d’Impresa: La Mappa per Navigare la Complessità

Ed è qui che entra in gioco un concetto fondamentale, anche se forse un po’ tecnico: l’Architettura d’Impresa (Enterprise Architecture – EA). Cos’è? Immaginatela come una mappa strategica che aiuta un’organizzazione a capire e allineare i propri obiettivi di business con la propria struttura IT. L’EA modella le interazioni chiave tra processi aziendali e tecnologia.

La gestione dell’EA (EAM) è diventata cruciale, specialmente in un’epoca di trasformazione digitale. Aiuta a prendere decisioni informate, a garantire che l’IT non sia solo un supporto, ma una vera fonte di innovazione. Nel nostro caso, l’EA è lo strumento chiave per capire come integrare efficacemente gli NMS nell’ecosistema del TPL.

Il problema? Fino ad ora, c’era poca ricerca specifica su come gli NMS modificano l’EA delle aziende di TPL. I modelli esistenti, come l’ITVU-Kernmodell (un riferimento importante nel mondo del TPL tedesco), si concentravano sul trasporto tradizionale.

La Nostra Ricerca: Costruire un Ponte tra Vecchio e Nuovo

Ecco perché abbiamo avviato un progetto di ricerca, seguendo l’approccio della Design Science Research (DSR). L’obiettivo? Sviluppare un’architettura di riferimento, una sorta di “modello guida”, per le aziende di TPL tradizionali che vogliono abbracciare gli NMS, sia come soluzione on-demand pura sia integrata nell’offerta esistente.

Non siamo partiti da zero. Abbiamo analizzato i modelli esistenti (come l’ITVU e le specifiche VDV tedesche), studiato la letteratura, ma soprattutto abbiamo lavorato a stretto contatto con esperti del settore attraverso interviste e cicli di valutazione. Volevamo creare qualcosa di concreto, utile, validato “sul campo”.

Il risultato è un’estensione dei modelli esistenti, una sorta di “mattoncino” aggiuntivo che mostra come integrare gli NMS nell’architettura complessiva. Abbiamo usato ArchiMate, un linguaggio standard per modellare le architetture d’impresa.

L’Architettura di Riferimento in Pillole

La nostra architettura di riferimento copre vari livelli, dalla strategia alle applicazioni software. Vediamo alcuni punti chiave emersi:

Livello Strategico e Motivazionale
Qui abbiamo definito le capacità necessarie e come le risorse devono essere governate per integrare il trasporto on-demand. Abbiamo collegato questi aspetti agli obiettivi aziendali (es. sostenibilità, riduzione del traffico privato) e alle esigenze degli stakeholder.

Livello Operativo (Business e Applicazioni)
Questo è il cuore pulsante. Abbiamo mappato i processi chiave che devono adattarsi o essere creati ex-novo:

  • Pianificazione e Impiego delle Risorse: Come pianificare sia i servizi a orario fisso sia quelli on-demand? Come gestire la flotta (bus, tram, bici, auto condivise) e il personale in modo integrato? Qui entrano in gioco figure come il Traffic Planner e il Timetable Planner, ma con compiti più complessi.
  • Gestione Tariffe, Noleggi e Incassi: Bisogna creare sistemi tariffari flessibili che comprendano biglietti tradizionali, abbonamenti, noleggi a tempo, pagamenti per servizi on-demand. Il tutto, possibilmente, attraverso un unico catalogo prodotti e un unico sistema di pagamento (il sogno del MaaS – Mobility-as-a-Service!).
  • Controllo Operativo: Come gestire in tempo reale sia i bus in ritardo sia la disponibilità di auto in sharing? La centrale operativa (Leitstelle) diventa ancora più cruciale, supportata da sistemi di monitoraggio e dispatching avanzati.
  • Distribuzione e Vendita: Qui l’interfaccia con il cliente è fondamentale. Servono piattaforme (app, siti web, sportelli) che permettano di pianificare viaggi multimodali, prenotare servizi on-demand (spesso con una prenotazione non vincolante che diventa tale all’inizio del viaggio), acquistare biglietti e pagare.

Fotografia macro ad alta definizione di uno schermo di tablet appoggiato su una scrivania da ufficio. Lo schermo mostra complessi diagrammi di flusso colorati rappresentanti l'architettura d'impresa per l'integrazione di servizi di mobilità urbana. L'illuminazione è controllata e focalizzata sullo schermo, catturata con un obiettivo macro da 100mm per evidenziare i dettagli dei diagrammi.

Per rendere l’architettura flessibile, abbiamo puntato su un approccio orientato ai servizi (SOA) e inizialmente avevamo pensato a un Enterprise Service Bus (ESB), una sorta di “autostrada centrale” per i dati. Dopo il feedback degli esperti, abbiamo optato per un più pragmatico “Application Interface Layer”, uno strato di interfacce standardizzate per far comunicare i diversi sistemi.

La Prova del Nove: Il Parere degli Esperti

Un’architettura, per quanto bella sulla carta, deve funzionare nel mondo reale. Per questo l’abbiamo sottoposta a tre cicli di valutazione “naturalistica”, coinvolgendo esperti di aziende importanti come la Bremer Straßenbahn AG (Brema), la Stadtwerke München (SWM) (Monaco) e rappresentanti del VDV (l’associazione tedesca delle aziende di trasporto) durante un incontro alla Rostocker Straßenbahn AG (Rostock).

Cosa è emerso?

  • Feedback positivo generale: L’architettura è stata giudicata logicamente solida, completa (per gli aspetti trattati) e molto rilevante per le sfide attuali.
  • Suggerimenti concreti: Abbiamo ricevuto input preziosi per affinare la terminologia (usare il gergo corretto del settore è fondamentale!), per distinguere meglio tra pianificazione tradizionale e on-demand, per rivedere alcuni aspetti tecnici (come il passaggio da ESB a Interface Layer per motivi di sicurezza e fattibilità).
  • Richieste di approfondimento: È emersa la necessità di mappare meglio le “Business Capabilities” (le capacità chiave che l’azienda deve possedere) e di esplorare come il modello possa gestire forme “ibride” di trasporto (es. bus a orario fisso che partono solo su prenotazione).
  • Apprezzamento per l’utilità pratica: Diversi esperti hanno sottolineato come questo modello possa essere una risorsa preziosa per le loro decisioni strategiche e operative, e persino per la formazione interna.

Abbiamo integrato questi feedback, rendendo l’architettura ancora più robusta e aderente alla realtà.

Quindi, a Cosa Serve Tutto Questo?

Questa ricerca e l’architettura che ne è derivata confermano una cosa importante: le aziende di TPL tradizionali possono e devono giocare un ruolo da protagoniste nella nuova era della mobilità. Hanno le carte in regola per integrare i servizi on-demand, gestendoli e orchestrandoli all’interno di un’offerta più ampia e centrata sul cliente.

Non devono necessariamente fornire tutti i servizi in prima persona, ma devono avere la capacità (e l’architettura IT!) per pianificarli, controllarli e offrirli in modo integrato. La nostra architettura di riferimento vuole essere uno strumento concreto per aiutarle in questo percorso complesso ma affascinante.

Foto grandangolare scattata con un obiettivo da 24mm all'interno di una moderna e luminosa sala riunioni. Diversi esperti di mobilità, uomini e donne di varie età, sono seduti attorno a un tavolo e discutono animatamente, indicando uno grande schermo sulla parete che mostra grafici complessi e mappe sull'integrazione dei trasporti urbani. La messa a fuoco è nitida su tutta la scena, illuminata da luce ambientale interna ben bilanciata.

E Adesso? Uno Sguardo al Futuro

Il lavoro non finisce qui. Ci sono diverse direzioni interessanti da esplorare:

  • Sviluppare una Capability Map dettagliata, come suggerito dagli esperti.
  • Approfondire come l’architettura gestisce i modelli ibridi di servizio.
  • Valutare più a fondo l’architettura dei dati, verificando la compatibilità con standard come quelli del VDV.
  • Continuare a valutare l’architettura rispetto ad attributi di qualità specifici per le EA.

Insomma, la strada verso una mobilità urbana davvero integrata, efficiente e sostenibile è ancora lunga, ma avere una buona mappa, come la nostra architettura di riferimento, può fare davvero la differenza. Speriamo che questo lavoro sia utile a tante aziende di trasporto per affrontare con successo la sfida dell’integrazione!

Fonte: Springer

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