Immagine macro altamente dettagliata di vari resti di insetti archeologici, come elitre di coleotteri scuri e lucidi e pupari di ditteri color ambra, rinvenuti su resti mummificati avvolti in tessuto logoro all'interno di una cripta antica. Obiettivo macro 100mm, illuminazione controllata e radente per evidenziare le texture e i colori tenui dei reperti, messa a fuoco precisa sui dettagli morfologici degli insetti, sfondo scuro e suggestivo della cripta.

Insetti e Mummie: I Segreti Sussurrati dalla Cripta di Castelsardo e il Mistero del MNI

Ciao a tutti gli appassionati di misteri e scoperte! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante, un’avventura che unisce storia, archeologia e… insetti! Sì, avete capito bene. Parleremo di come questi piccoli esseri, spesso trascurati, possano raccontarci storie incredibili sul nostro passato, in particolare sulle mummie scoperte nella cripta della Cattedrale di Sant’Antonio Abate a Castelsardo, in Sardegna. E vi anticipo: c’è anche un piccolo “giallo” metodologico da svelare!

Quando gli Insetti Diventano Detective del Passato: L’Archeoentomologia Funeraria

Forse avete sentito parlare di entomologia forense, quella disciplina che usa gli insetti per risolvere casi criminali, aiutando a determinare, ad esempio, l’ora della morte. Bene, immaginate di applicare principi simili a contesti molto, molto più antichi. Ecco che nasce l’archeoentomologia funeraria. Come l’ha definita ufficialmente Jean-Bernard Huchet nel 1996, è lo studio degli insetti associati a resti umani antichi, come mummie naturali o antropogeniche, o sepolture.

Ma cosa ci possono dire questi minuscoli testimoni? Tantissimo! Non solo informazioni tanatologiche (relative alla morte), ma anche dettagli sulle pratiche funerarie, la stagione del decesso, le abitudini sociali, le condizioni igienico-sanitarie delle popolazioni passate. Pensateci: lo sviluppo degli insetti è legato a temperature e habitat specifici. Quindi, trovare certe specie in un sito archeologico può aiutarci a ricostruire il paleoambiente e persino a tracciare cambiamenti nella biodiversità nel corso dei secoli. E non è tutto: gli insetti sono noti vettori di malattie. Analizzare il loro DNA può svelare patogeni antichi, aiutandoci a capire le condizioni di salute di una popolazione o, a volte, persino la causa di morte durante eventi storici significativi.

Quando un corpo si decompone, può scheletrizzarsi o mummificarsi. Ma anche dopo secoli, le tracce della colonizzazione degli insetti possono rimanere, grazie ai loro resistenti esoscheletri (specialmente quelli dei coleotteri), ai pupari dei ditteri o ai bozzoli dei lepidotteri, soprattutto in ambienti protetti come cripte e tombe.

Il Caso di Castelsardo: Mummie Sarde Sotto la Lente

Torniamo in Sardegna, a Castelsardo. Durante i lavori di restauro nella cripta della Cattedrale di Sant’Antonio Abate, ecco la sorpresa: un ossario e diverse mummie naturali! Immaginate l’emozione! Subito è partita un’indagine multidisciplinare per capire la storia di quei corpi, datati tra l’inizio e la fine del XVIII secolo, prima che l’Editto di Saint Cloud di Napoleone vietasse le sepolture all’interno delle città.

Ci sono state due campagne di raccolta di reperti entomologici. La prima, nel 2011, effettuata da archeologi, aveva già dato risultati interessanti, pubblicati da Giordani e colleghi nel 2018. Avevano persino trovato una specie di mosca, la Phormia regina, non più segnalata in Sardegna! Tuttavia, la lista degli insetti di interesse archeologico sembrava incompleta. Per questo, nel 2018, un entomologo esperto (il coautore Stefano Vanin, che chiameremo SV per comodità) ha condotto una seconda, più mirata, raccolta di campioni dagli stessi individui, inclusi i loro vestiti. E qui le cose si fanno ancora più intriganti!

Fotografia macro di frammenti di insetti antichi, come elitre di coleotteri e pupari di ditteri, sparsi su un tessuto logoro all'interno di una cripta scarsamente illuminata. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, messa a fuoco precisa, illuminazione controllata per evidenziare le texture dei reperti e l'atmosfera della cripta.

I Piccoli Abitanti della Cripta: Un Bestiario Inaspettato

Nella seconda indagine sono stati raccolti e analizzati migliaia di esemplari! Un vero tesoro per noi entomologi. Abbiamo trovato insetti appartenenti a vari ordini: Coleotteri, Lepidotteri, Imenotteri, Sifonatteri (le pulci!) e Ditteri, oltre ad altri artropodi come Aracnidi e Malacostraci.

Tra i Coleotteri, abbiamo identificato diverse famiglie:

  • Histeridae (Gnathoncus rotundatus, Gnathoncus communis, Saprinus subnitescens): predatori di uova e larve di altri insetti, tipici di cadaveri in avanzato stato di decomposizione.
  • Dermestidae (generi Anthrenus e Dermestes): i famosi “scarabei delle pelli”, si nutrono di materiale animale secco. Arrivano quando il cadavere inizia a disidratarsi.
  • Ptinidae (come Anobium punctatum, il tarlo comune dei mobili, e specie del genere Ptinus, oltre a Gibbium psylloides): alcuni sono xilofagi (mangiatori di legno), altri detritivori.
  • Cleridae (Necrobia violacea, o “scarabeo del prosciutto dalle zampe nere”): infesta carcasse negli stadi avanzati di decomposizione.
  • Tenebrionidae (Blaps mucronata, Akis bacarozzo, Alphitobius diaperinus): coleotteri scuri, molti adattati ad ambienti aridi. A. diaperinus è anche una peste delle derrate alimentari.
  • Curculionidae (Amaurorhinus sardous): i curculioni, o punteruoli. Questa specie, endemica della Sardegna, è stata trovata per la prima volta su beni culturali! Solitamente colonizzano il legno.

Poi ci sono i Ditteri, le mosche, fondamentali per datare la colonizzazione:

  • Calliphoridae (mosconi della carne come Calliphora vicina, Phormia regina, Chrysomya albiceps): tra i primi colonizzatori.
  • Sarcophagidae (mosche della carne).
  • Muscidae (mosche domestiche, come Hydrotaea capensis, tipica di corpi nascosti o sepolti).
  • Fanniidae (piccole mosche domestiche come Fannia scalaris e Fannia canicularis): si sviluppano in ambienti umidi, sulla fase di fermentazione butirrica del cadavere.
  • Phoridae (mosche “bara” o “tagliatrici” come Megaselia scalaris e Conicera tibialis): capaci di raggiungere corpi sepolti anche a profondità notevoli.
  • Dolichopodidae (Medetera sp.): piccole mosche predatrici, spesso trovate in ambienti ombrosi come le chiese.

E che dire dei Sifonatteri? Le pulci! Ne abbiamo trovate ben quattro specie: Nosopsyllus cf. fasciatus (pulce del ratto nordico), Echidnophaga murina, Leptopsylla segnis (pulce europea del topo) e Pulex irritans (la pulce dell’uomo). Questa scoperta è importantissima perché le pulci sono vettori di malattie gravi come la peste nera (causata da Yersinia pestis) e il tifo murino (causato da Rickettsia typhi). Sono previste analisi molecolari su questi esemplari per cercare tracce di patogeni, il che potrebbe darci indizi sulle cause di morte o sulle condizioni sanitarie della popolazione di Castelsardo nel XVIII secolo!

Primo piano macro di un coleottero Dermestidae su un frammento di tessuto mummificato, obiettivo macro 60mm, illuminazione laterale controllata per enfatizzare i dettagli del carapace e le setole, alta definizione, sfondo scuro e leggermente sfocato per isolare il soggetto.

Non mancano i Lepidotteri (bozzoli di falene, probabilmente Tineidae, le tarme dei vestiti, e resti di Pyralidae), che colonizzano i resti nelle fasi secche e possono degradare tessuti. E gli Imenotteri, con Braconidae (parassitoidi di larve di coleotteri e lepidotteri) e Formicidae (formiche come Tetramorium meridionale e Messor ibericus), che possono essere predatori di larve di ditteri o necrofagi.

Infine, altri artropodi come gli Pseudoscorpioni (ad esempio Cheridium museorum, che si trova spesso nelle vecchie biblioteche polverose, e Pselaphochernes laceratosus) e gli Acarina (acari), anch’essi importanti decompositori e potenziali indicatori forensi.

Cosa Ci Raccontano Questi Inquilini? E il Dilemma del MNI

L’insieme di questa entomofauna suggerisce una colonizzazione iniziale dei corpi in un contesto aperto ed esposto, probabilmente durante una stagione calda o nella transizione tra estate e autunno (data la presenza di specie come Ph. regina e Ch. albiceps). La presenza di Calliphora vicina, invece, potrebbe indicare una colonizzazione in una stagione più fresca, sia in condizioni esposte che nascoste, come all’interno della cripta. Non si esclude una sovrapposizione di periodi, magari autunnali.

I coleotteri e gli altri artropodi della seconda indagine ci danno un quadro più complesso dell’ambiente unico della cripta: un microhabitat sotterraneo, sinantropico (legato all’uomo), con presenza di legno, materia organica animale ed escrementi di uccelli. Molte di queste specie potevano trovare cibo sia nelle derrate conservate nelle case vicine sia sui cadaveri.

Ed eccoci al punto cruciale che volevo discutere: il Numero Minimo di Individui (MNI). In archeozoologia, è un’unità di quantificazione comune. Il caso di Castelsardo è emblematico di come il metodo di campionamento possa influenzare drasticamente il calcolo del MNI. La prima raccolta (2011) è stata fatta da archeologi, la seconda (2018) da un entomologo esperto. Il risultato? Una differenza enorme nella biodiversità (numero di specie) e nel numero di esemplari raccolti tra le due campagne (vedi Tabella 3 dello studio originale, che non posso riportare qui ma che è chiarissima).

Questo “bias” nel recupero dei reperti ha un impatto significativo sul calcolo del MNI. Cosa significa? Che confrontare siti analizzati da operatori/raccoglitori diversi, soprattutto se con diversi livelli di specializzazione, manca di affidabilità se ci basiamo solo sul MNI. Tuttavia, l’interpretazione di un singolo sito, come abbiamo fatto per Castelsardo basandoci sulla seconda, più completa, raccolta, rimane valida e credibile anche senza fare un calcolo formale del MNI, concentrandosi piuttosto sulla presenza/assenza delle specie e sulla loro ecologia.

Insomma, l’avventura nella cripta di Castelsardo ci ha insegnato ancora una volta quanto sia prezioso il lavoro dell’archeoentomologo e come ogni dettaglio, anche il più piccolo insetto, possa aprire finestre straordinarie sul passato. E ci ha anche ricordato l’importanza del metodo: chi cerca, e come cerca, fa davvero la differenza!

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *