Insegnanti di Tecnologia e Benessere a Scuola: Missione Possibile o Utopia?
Parliamoci chiaro: il benessere degli studenti è una cosa seria, serissima. Non si tratta solo di “stare bene” fisicamente, ma di un equilibrio complesso che tocca la sfera mentale, emotiva e sociale. E chi, se non la scuola, dovrebbe essere in prima linea per promuoverlo? Ecco, proprio su questo tema mi sono imbattuto in uno studio irlandese davvero illuminante, che ha voluto vederci chiaro sulla preparazione dei futuri insegnanti di tecnologia. Sì, avete capito bene, proprio loro, quelli che ci immaginiamo tra circuiti, stampanti 3D e software di progettazione. La domanda è: si sentono pronti non solo a insegnare la loro materia, ma anche a farsi carico del benessere dei ragazzi nelle scuole secondarie superiori irlandesi?
Il Contesto Irlandese: Quando il Benessere Entra in Cattedra
In Irlanda, da qualche anno, il benessere è diventato una parola d’ordine nelle politiche educative. Con le recenti riforme, specialmente nel ciclo inferiore della scuola secondaria (studenti dai 12 ai 15 anni circa), il benessere è stato designato come uno dei principi cardine. Pensate, le scuole sono tenute a dedicare almeno 400 ore ad attività legate al benessere! Il National Council for Curriculum and Assessment (NCCA) ha sfornato linee guida (nel 2017, aggiornate nel 2021) per aiutare le scuole a implementare programmi efficaci. E non finisce qui: dal 2020, con i nuovi standard “Céim” per la formazione iniziale degli insegnanti (ITE), il benessere è diventato un elemento centrale anche per chi si prepara a salire in cattedra. Prima, diciamocelo, non c’era un obbligo specifico, anche se qualche anima pia tra i formatori magari lo inseriva qua e là. Ora, invece, è nero su bianco: la formazione deve includere il “Benessere (personale e comunitario)”. Una svolta non da poco!
La Ricerca sul Campo: Voce ai Futuri Prof!
Lo studio che ho analizzato ha usato un approccio misto, un po’ come quando si prepara una ricetta complessa: prima un sondaggio online a un bel gruppo di futuri insegnanti di tecnologia all’ultimo anno (Fase 1), e poi interviste semi-strutturate online più approfondite con alcuni di loro (Fase 2). L’obiettivo? Capire cosa ne sanno del benessere, come si sentono preparati a insegnarlo e promuoverlo, e quali sfide e opportunità vedono all’orizzonte.
I partecipanti erano giovani, per lo più maschi (un classico nelle facoltà tecnologiche, ahimè!), e tutti prossimi alla laurea per insegnare materie come ingegneria o architettura tecnologica. Avevano già alle spalle circa 18 settimane di tirocinio, quindi un po’ di “aria di scuola” l’avevano respirata.
Cosa Significa “Benessere” per i Futuri Insegnanti? Un Concetto dai Contorni Sfumati
E qui iniziano le scoperte interessanti. Quando si è chiesto ai futuri prof cosa intendessero per “benessere”, molti lo hanno associato alla salute mentale, fisica e psicologica. Alcuni hanno parlato di benessere “emotivo” o “sociale”, altri di autostima. Però, attenzione: un buon 37,5% ha ammesso di aver avuto pochi o nessun contatto con l’argomento! Nelle interviste, la “salute mentale” è stata la risposta più gettonata, ma spesso le spiegazioni erano un po’ vaghe, superficiali. Qualcuno ha candidamente ammesso: “Ne sento parlare tanto, ma ne so poco”. Altri, invece, hanno mostrato una comprensione più profonda, collegando il benessere all’intelligenza emotiva, alla consapevolezza di sé e degli aspetti della vita che possono influenzare pensieri e sentimenti. Un dato curioso: la pandemia di COVID-19 è emersa come un fattore che ha accentuato le preoccupazioni per il benessere dei giovani, soprattutto a causa dell’isolamento e della didattica online.
Quando si è passati a chiedere della conoscenza specifica del programma di benessere nel ciclo inferiore irlandese, molti sono caduti dalle nuvole. “Poco o nulla”, hanno risposto in tanti. Alcuni sapevano che esisteva, che era legato alle “Key Skills” (competenze chiave) del Junior Cycle, ma i dettagli sfuggivano. Solo chi aveva avuto esperienze dirette durante il tirocinio, magari insegnando Educazione Sociale, Personale e Sanitaria (SPHE) o partecipando a iniziative scolastiche sulla salute mentale, ne sapeva di più.

Nonostante questa comprensione a volte limitata, la stragrande maggioranza (il 100% dei partecipanti al sondaggio!) ha dichiarato che insegnare e promuovere il benessere è importante, soprattutto per lo sviluppo olistico degli studenti e per aiutarli a gestire lo stress quotidiano.
Pronti… o Quasi? La Percezione della Preparazione
E veniamo al dunque: si sentono pronti? Beh, qui il quadro è variegato. Circa il 57% dei partecipanti al sondaggio si è detto preparato a integrare il benessere nelle proprie materie specialistiche. Tuttavia, una fetta consistente (26,8%) non sapeva dire e il 16,1% si sentiva impreparato. Nelle interviste, più della metà ha confessato di non sentirsi pronta, principalmente per una carenza di conoscenze specifiche. “Non saprei da dove cominciare”, ha ammesso qualcuno. Altri si sentivano “abbastanza” preparati, ma avrebbero voluto approfondire autonomamente prima di sentirsi sicuri.
Molti hanno puntato il dito contro la loro formazione iniziale (ITE), ritenendo che non fosse stato dato abbastanza risalto al tema del benessere. L’idea di un modulo specifico, a lungo termine, dedicato al benessere è emersa come una possibile soluzione. C’è chi, come Chloe, ha provato a inserire elementi di benessere nelle sue lezioni durante il tirocinio, ma senza sentirsi pienamente sicura delle strategie adottate: “Penso di aver bisogno di conoscere altri modi per promuoverlo… se avessi più strategie, sarei più efficace”.
Interessante notare la divergenza di opinioni sulla responsabilità: alcuni vedevano il benessere come un compito di tutti gli insegnanti, “parte del lavoro”, mentre altri pensavano dovesse essere appannaggio di figure specifiche come gli insegnanti di SPHE, Educazione Fisica (PE), il cappellano o il consulente di orientamento, perché “molti insegnanti non sono qualificati, non hanno esperienza in merito”.
Gli Ostacoli sul Percorso: Tra Programmi Sovraccarichi e Pressioni
Quando si è parlato di sfide, i futuri insegnanti hanno avuto molto da dire. I problemi più sentiti? Questioni legate al curriculum:
- Tempo tiranno: la sensazione di dover correre per “coprire il programma”.
- Sovraccarico del curriculum: troppi contenuti da insegnare.
- Pressione della valutazione: il sistema scolastico irlandese è percepito come molto focalizzato sugli esami, lasciando poco spazio al resto. “Si insegna per l’esame”, è stata una frase ricorrente, e “il benessere viene lasciato indietro”.
Altre sfide emerse riguardano:
- L’esperienza di insegnamento: sia l’osservazione di colleghi più anziani a volte “disamorati” e “fissati nelle loro abitudini”, sia la propria inesperienza come neofiti, che comporta la difficoltà di costruire relazioni di fiducia con gli studenti.
- Il benessere degli insegnanti stessi: solo uno ha menzionato esplicitamente questo punto, sottolineando come un insegnante stressato difficilmente possa promuovere benessere. Un punto cruciale, a mio avviso!
- Valori e convinzioni di insegnanti e studenti: se un insegnante non crede nell’importanza del benessere, difficilmente lo integrerà. E c’è il timore che gli studenti possano considerare “stupide” queste iniziative.
Questi sentimenti erano supportati dai dati del sondaggio, dove una percentuale significativa ha indicato di non aver avuto opportunità durante la formazione per imparare metodi specifici per l’insegnamento del benessere o per esplorare la letteratura scientifica a riguardo.
Non Solo Sfide: Le Opportunità da Cogliere
Ma non è tutto nero! I futuri prof hanno identificato anche delle opportunità. Le più citate riguardano:
- Iniziative a livello di intera scuola: “giornate del benessere”, creazione di poster, eventi speciali, interventi di esperti esterni. Queste attività, secondo loro, aiutano a creare un clima positivo e a far “uscire dal guscio” gli studenti, specialmente i più giovani.
- Integrazione nel curriculum esistente: piuttosto che un modulo separato, molti vedono la possibilità di inserire il benessere nelle materie già insegnate, ad esempio attraverso lavori di gruppo che promuovono connessione.
- Nelle materie tecnologiche: specificamente, vedono opportunità nella realizzazione di progetti pratici, attività di design e Classroom Based Assessments (CBA) con un focus sul benessere.
- Miglioramento della formazione e delle risorse: c’è una forte richiesta di maggior supporto durante la ITE e di risorse didattiche specifiche. “Ci hanno un po’ lasciati allo sbaraglio”, ha detto qualcuno. Avere linee guida chiare o policy da seguire sarebbe d’aiuto.

Riflessioni e Implicazioni: Cosa Possiamo Imparare?
Questo studio, a mio parere, solleva questioni fondamentali. La comprensione del benessere da parte dei futuri insegnanti di tecnologia è spesso legata alla salute fisica e mentale, ma manca una visione più olistica e una conoscenza approfondita delle direttive curriculari. Questo non sorprende del tutto, considerando che la loro formazione è iniziata proprio mentre queste nuove politiche sul benessere stavano prendendo piede.
La sensazione di impreparazione è un campanello d’allarme. Sebbene i nuovi standard “Céim” includano il benessere, c’è chiaramente bisogno di fare di più. Non basta inserire una voce nel programma; servono moduli dedicati, strategie pedagogiche specifiche, e opportunità pratiche durante i tirocini per osservare e implementare attività di benessere. È cruciale che i futuri insegnanti vedano il benessere non come un “extra” o responsabilità di pochi, ma come parte integrante del loro ruolo, indipendentemente dalla materia insegnata. L’approccio “whole-school”, che coinvolge tutta la comunità scolastica, è la chiave.
E non dimentichiamo il benessere degli insegnanti! Un insegnante stressato e oberato difficilmente potrà essere un promotore efficace di benessere per i suoi studenti. La formazione iniziale dovrebbe anche fornire strumenti per la gestione dello stress e la cura di sé.
Verso un Futuro Migliore: Come Potenziare la Formazione
Cosa fare, dunque? Lo studio suggerisce alcune direzioni chiare:
- Potenziare i programmi ITE: con moduli specifici e a lungo termine sul benessere, che coprano definizioni, framework (come il PERMA di Seligman), linee guida curriculari e strategie pedagogiche.
- Esperienze pratiche mirate: i tirocini dovrebbero includere esplicitamente l’osservazione e la conduzione di attività legate al benessere, con un mentoraggio strutturato.
- Sviluppo professionale continuo (CPD): workshop e percorsi per affrontare scenari reali e sviluppare strategie.
- Enfasi sulla collaborazione: promuovere il lavoro di squadra tra futuri insegnanti di diverse discipline.
- Collegare benessere e materia specifica: aiutare i futuri insegnanti di tecnologia a vedere come la loro disciplina possa contribuire al benessere.
- Priorità al benessere dell’insegnante: integrare pratiche di mindfulness, gruppi di supporto e riflessione.
- Colmare il divario tra teoria e pratica: assicurarsi che i futuri insegnanti conoscano le policy e sappiano come applicarle, affrontando anche le possibili sfide.
In conclusione, la strada per integrare efficacemente il benessere nell’insegnamento della tecnologia (e non solo) è ancora in salita. C’è entusiasmo e consapevolezza dell’importanza del tema, ma anche tanta incertezza e bisogno di supporto. Questo studio irlandese ci offre spunti preziosi per riflettere su come preparare al meglio i nostri futuri insegnanti ad affrontare una delle sfide più cruciali per la scuola di domani: formare cittadini non solo competenti, ma anche e soprattutto equilibrati e felici. E voi, cosa ne pensate?
Fonte: Springer
